Il peccato dell’angelo ed il peccato moderno

Il peccato degli angeli è oggetto di oblio oggi nel mondo moderno, dove il soprannaturale si è eclissato e sembra contare solo l’esperienza immediata e sensibile. L’ossessione per l’economia, per i grandi movimenti popolari, per l’emancipazione di classe ci ha fatto dimenticare il fine ultimo per il quale siamo stati creati e la ragione dei nostri mali.
La venerabile suor Maria di Agreda († 1665), monaca concezionista e grande mistica spagnola, già venerabile per la Santa Chiesa, ispirata dalla Vergine a scrivere la vita ed i pensieri della Madre di Dio nella sua opera, Mistica città di Dio, ci offre una grande spiegazione sul senso della ribellione a Dio di Lucifero, la creatura più perfetta e più pura che Dio aveva costituito al suo servizio.
«[…] Prima [gli angeli] ebbero intelligenza molto chiara dell’essere di Dio, uno nella sostanza e trino nelle Persone, e ricevettero ordine di adorarlo e riverirlo come loro Creatore e sommo Signore, infinito nel suo essere e nei suoi attributi. A quell’ordine si arresero tutti, seppure con qualche differenza; infatti gli angeli buoni ubbidirono per amore e per un principio di giustizia, assoggettando il loro affetto di buona volontà, ammettendo e credendo ciò che era superiore alle loro forze, e ubbidendo con gioia. Lucifero invece si assoggettò perché gli pareva che fosse impossibile il contrario. Non lo fece dunque con carità perfetta, perché divise la volontà dandone parte a se stesso e parte alla verità infallibile del Signore» (vol. I, p. 87).
La sottomissione a Dio per la natura stessa del primo agente deve essere totale, piena, assoluta. Non la si può fare con riserva. Nella distanza presa verso Colui al quale si deve obbedienza si insinua la malizia del male, la discordia della divisione, sebbene non esplicita e solo in potenza. Questa prima imperfezione dell’obbedienza la santa Monaca di Agreda la paragona al peccato veniale volontario. Non c’è in esso infrazione grave delle Legge, ma una mancanza quanto alla parvità di materia o del dubbio o del risentimento che non fa aderire perfettamente la volontà a ciò che è comandato. Sebbene l’obbedienza sia salva, in questo caso essa non è perfetta.
Santa Teresa d’Avila afferma che il più piccolo peccato volontario è sempre grave davanti a Dio. Il peccato dell’angelo, anche se iniziale, non poteva essere poca cosa poiché egli, a differenza degli uomini, essendo puro spirito, aveva intelligenza molto chiara dell’Essere divino, uno e trino.
La visione più chiara che gli angeli avevano di Dio nella sua bontà e nella sua perfezione è già una prova di colpa grave davanti al peccato degli uomini che invece «non sanno quello che fanno» (Lc 23,34).
Ma il peccato dell’angelo non si ferma qui.
«In secondo luogo, Dio manifestò loro che avrebbe creato una natura umana e creature razionali inferiori perché amassero, temessero e riverissero Dio, come loro Autore e Bene eterno. Manifestò loro che avrebbe molto favorito tale natura, che anzi la seconda Persona della stessa Trinità Santissima si sarebbe incarnata e fatta uomo, innalzando la natura umana all’unione ipostatica e alla Persona divina e che essi dovevano riconoscere come Capo quella Persona, Uomo e Dio, non solo in quanto Dio, ma anche in quanto uomo; lo avrebbero dovuto riverire e adorare, dovendo essere essi, gli angeli, inferiori a Lui in dignità e grazia, e suoi servi […]. Quando a tutti gli angeli si propose di ubbidire al Verbo incarnato, si diede loro un terzo precetto, in forza del quale dovevano ritenere ugualmente superiore una Donna, nelle membra della quale avrebbe assunto la natura umana l’Unigenito del Padre. Tale Donna sarebbe stata loro Regina e Padrona di tutte le creature, distinta e avvantaggiata nei doni di grazia e di gloria più di tutte le creature angeliche ed umane. Gli angeli buoni, obbedendo a questo precetto del Signore, accrebbero la loro umiltà, per cui non solo lo accolsero, ma lodarono anche il potere e i misteri dell’Altissimo. Non così Lucifero e i suoi compagni: essi, per questo precetto e mistero, si levarono in superbia e in vanità […] al punto che, disordinatamente furibondo, egli bramò per se stesso il privilegio di essere capo di tutta la stirpe umana e di tutti gli ordini angelici; e se ciò fosse avvenuto mediante l’unione ipostatica, che questa si operasse in lui stesso» (vol. I, pp. 88; 90).
Lucifero non si sottomette all’Incarnazione perché la considera disdicevole per la sua natura angelica. Ma ancor più si oppone a Dio per il fatto che l’Incarnazione sarebbe avvenuta per una donna, una creatura umana che avrebbe donato l’umanità alla seconda Persona della Trinità, alla quale tutte le creature, anche angeliche, avrebbero dovuto essere sottomesse.
La ribellione avviene quindi non tanto per Cristo che continua ad essere per sempre di natura divina anche con l’Incarnazione, ma per Maria che con la sua natura umana inferiore “scavalca” quella angelica per il potere datole da Dio di generare nella carne Dio stesso.
La superbia angelica fa perdere gli angeli ribelli, il non inchinarsi a Maria è il segno della loro dannazione, la perdita della grazia e della visione beatifica. Segno che solo Maria racchiude tutto questo in sé e non vi è altra creatura che possa vivere in grazia fuori di Lei e senza di Lei, che è la Piena di grazia.
«Quanto all’essere inferiore alla Madre del Verbo incarnato e Signora nostra, [Lucifero] vi si oppose con orrende bestemmie, prorompendo in uno sdegno sfrenato contro l’Autore di così grandi meraviglie. Di conseguenza, provocando anche gli altri, questo drago diceva loro: “Questi ordini sono ingiusti e si fa affronto alla mia grandezza; però questa natura a cui tu, Signore, guardi con tanto amore e che ti proponi di favorire tanto, io la perseguiterò e distruggerò, e in questo impiegherò il mio potere e la mia cura. Io precipiterò questa donna, Madre del Verbo, dallo stato in cui tu prometti di porla e nelle mie mani dovrà perire il tuo intento”» (vol. I, p. 91).
In queste frasi blasfeme del demonio, piene di arroganza e di follia nella sua rivolta contro Dio, ci possiamo innestare benissimo il pensiero moderno, dimentico tutto di Dio, ed anche una certa teologia cattolica che oggi vuole abbassare a tutti i costi il merito e l’onore della Beata Vergine.
L’angelo divenuto ormai demonio decreta da sé che i giudizi del Signore non sono giusti perché in Maria Santissima ha elevato la creatura umana al di sopra degli angeli, puri spiriti, e per questo prende la risoluzione di distruggere l’opera di Dio nella figura di questa Donna, così favorita dal Creatore.
«Io precipiterò questa donna!». Questo è il grande obiettivo del demonio dall’inizio dei tempi fino ad oggi. La tentazione per prima rivolta ad Eva fu per rovinare per sempre il piano di Dio, facendo perire la capostipite di tutte le donne, compresa quella dalla quale doveva nascere il Messia.
Oggi l’impurità smerciata come un diritto, l’adulterio ostentato, la donna ridotta a oggetto di piacere, la dimenticanza della sua dignità divina nella cura della maternità e soprattutto il tentativo di abolire la vera devozione a Maria definendola una come le altre donne o donna feriale, donna comune e non come la Madre divina che ci ha procurato il Signore del Cielo e della terra, ecco questa è la battaglia moderna che è la continuazione del programma di Lucifero di distruggere la Donna del Paradiso, direbbe il beato Jacopone da Todi, e privarci così di ogni possibilità di Vita eterna.
Il demonio ci renderebbe come lui, spregiatori del piano divino, spregiatori dell’unico fondamentale mezzo dell’Incarnazione e della Redenzione: la Vergine Immacolata.

Padre Luca M. Genovese

Da «Il Settimanale di Padre Pio», 30 settembre 2018, n. 37.


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