2001: Odissea nelle parrocchie. Prime perlustrazioni

Ai vecchi tempi, nei lontani primi anni 2000, nella Chiesa c’era ancora ufficialmente qualcosa di cattolico, ma già allora uno di noi percorse un’Odissea nelle parrocchie. Chiameremo Taverna la città interessata, e tavernicoli quindi sono i suoi abitanti. Sì, stiamo per raccontarvi un’Odissea, con un pizzico d’ironia per condire fatti realmente accaduti e darvi più forza nell’affrontarne di simili o peggio.
L’Odissea presuppone un lungo e difficile viaggio con una meta importante, anzi vitale. Che cosa cercava mai il nostro novello Ulisse? Semplicemente, veri sacerdoti e veri fratelli e sorelle cristiani. Solo molto più tardi, quando i vecchi tempi erano oramai finiti, ha trovato persone di valore. Ma questa è un’altra storia.
Dunque il nostro, che chiameremo Teodoro, ovvero “dono di Dio” come ogni figlio che viene concepito, andò di parrocchia in parrocchia alla ricerca del tanto sospirato tesoro.
Il racconto si svolgerà per puntate, ognuna dedicata a una parrocchia o a un gruppo di parrocchie.
Di liturgia tridentina, quella in latino, non l’unica valida ma l’unica lecita secondo quanto stabilito per sempre da Papa San Pio V, ovviamente neanche a parlarne. Quella porta è già sfondata. Guarderemo dentro le chiese ridotte a teatrini e vedremo cadere gli ultimi bastioni non dico della fede, ma anche del minimo buonsenso e della lucidità mentale.

Prime perlustrazioni

Un bel giorno avvenne che il nostro Teodoro si trasferì a Taverna da un’altra città e un’altra regione. Aveva da poco rinunciato al peccato mortale dell’ateismo e voleva fare una confessione in piena regola. Si era confessato da bambino per la Prima Comunione, ma con molta superficialità.
Lo consigliarono di rivolgersi a un Padre francescano e così fece. Teodoro era agli inizi della sua vita di credente, visto che da piccolo non aveva conosciuto una vera e propria vita di fede. Il cammino sarebbe stato lungo, e ringraziamo il buon Dio che gli ha concesso degli anni, con infinita pazienza.
Quel sacerdote era abbastanza affidabile. Per esempio, combatteva la contraccezione, che un giorno descrisse come una scorciatoia per la prostituzione. O anche, raccomandava fortemente la consacrazione alla Madonna, per grandi e piccoli.
C’erano però anche dei brutti risvolti, come il vizio di tenere la filodiffusione in chiesa, o l’invito che rivolse a Teodoro a smettere d’inginocchiarsi per ricevere Gesù Eucaristia. Spesso vestiva in borghese.
Teodoro aveva certo preso contatto anche con il parroco della sua parrocchia ufficiale. Spettava a quel sacerdote preparare il nostro alla Cresima che doveva ancora fare.
Si organizzò un appuntamento. Il prete, vestito in borghese, parlava e parlava, saltando di palo in frasca, senza dire mai niente d’essenziale. Teodoro si allarmò pensando che forse quel prete voleva sviarlo invece di formarlo com’era doveroso, e chiese di essere preparato dal Padre già citato. Poi si tenne alla larga dalla parrocchia.
La chiesa più vicino casa però era un’altra. Anche lì Teodoro andò a tentar fortuna. Frequentò qualche Messa celebrata da un giovane prete, ma un fatto più degli altri lo spinse ad allontanarsi. Il prete faceva violenza alle persone e alla sacralità della Messa, invitando tutti i presenti a tenersi per mano durante il Padre Nostro. Cosa che non sarebbe mai potuta accadere con la S. Messa tridentina. Una triste pagliacciata.
Teodoro era molto sensibile ai torti fatti contro la dignità e la libertà delle persone, anche se ancora non aveva la minima idea di cosa fosse la Tradizione cattolica.
Dunque il nostro parlò con quel prete e mise in questione l’invito a tenersi per mano durante il Padre Nostro. Il prete sfoggiò grande sicurezza nel dire che l’aveva fatto Giovanni Paolo II per primo. Al che, il nostro non seppe cosa rispondere, perché non conosceva la differenza tra la fedeltà alla Tradizione e le invenzioni del clero nell’era modernista.
Comunque, nelle varie parrocchie si avverava quello che il Signore Gesù aveva detto di simili pastori (Gv 10,5): «Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». A Teodoro succedeva proprio così.


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