2001: Odissea nelle parrocchie. Alla corte di Don Sandalo

Ecco che Teodoro, ancora abbastanza giovane, una domenica decise di “provare” una chiesa in un quartiere un po’ lontano. Non aveva mai visto il parroco e non sapeva nemmeno come si chiamasse.
Arrivò dunque con un certo anticipo rispetto all’inizio della “messa”, prese posto tra i banchi e s’inginocchiò sull’inginocchiatoio. Sembra infatti che l’inginocchiatoio serva proprio a inginocchiarsi.
La chiesa intanto si riempiva e tutti o quasi i presenti parlavano ad alta voce, con una brutalità come di bestie grosse e feroci. A un certo punto, una donna robusta si buttò a sedere in faccia a Teodoro che stava ancora inginocchiato, e piazzò subito i piedi sull’inginocchiatoio.
Poi apparve Don Sandalo, che chiamiamo così perché aveva deciso di vestire in borghese e con i sandali, spogliandosi di beni materiali ma restando ricco dell’orgoglio che gli faceva rifiutare l’abito talare.
Don Sandalo piroettò lungo la navata, fermandosi qua e là a scambiare dei commenti eccitati e divertiti con singoli e coppie. Notate che si era in chiesa, dove si deve osservare un assoluto silenzio stando in preghiera alla presenza di Dio. E quello risultava che fosse un sacerdote…
A Teodoro pareva già di respirare i fumi d’una droga pesante. Comunque rimase al suo posto.
Don Sandalo poi celebrò come un ossesso, parlando per quasi tutto il tempo invece di pronunciare solo le parole previste dal Messale, il libro sull’altare che il sacerdote celebrante deve seguire fedelmente.
Al diacono toccò leggere il brano del Vangelo sul paralitico miracolosamente guarito dal Signore Gesù. A titolo d’omelia, Don Sandalo fece stendere sul pavimento un ragazzino, inscenò una guarigione miracolosa da burla e nominò ripetutamente invano il nome di Dio, come un’esclamazione di contentezza per la liberazione dalla paralisi. Nel frattempo rideva, e il pubblico di bestie rumoreggiava divertito, in sintonia con il loro burattinaio.
Al culmine della Consacrazione eucaristica, sempre che fosse valida, qualcuno mandò in filodiffusione un lugubre canto registrato, al quale si unì un coro di sparse bestie abituate e partecipi. Quindi le Ostie sacre o presunte tali cominciarono a passare dalla mano del burattinaio alle mani dei poveracci presenti.
Alla fine della riunione animalesca, Teodoro era traumatizzato. Uscì da quel miserabile luogo di ritrovo e fuori poté respirare un po’ di aria fresca.
Non tornò mai più in quel posto a cercare una Messa. Vi rimise piede solo un giorno per fare una domanda a Don Sandalo.
Tempo dopo la “messa”, infatti, un esponente rinomato in Italia di un movimento tipo Rinnovamento nello Spirito, quando Teodoro gli domandò se conosceva un buon sacerdote nella città, visto che era della stessa regione italiana, gli fece grandi elogi di un certo prete. E gli disse il nome.
Teodoro allora si recò da Don Sandalo e gli chiese se era lui quel tale. Don Sandalo gli rispose di sì e Teodoro salutò, andò via e non si fece più vedere.


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