Qual è il vero fascino femminile?

Le donne possono mostrare il fascino della bellezza esteriore, il fascino di qualità come la dolcezza e la femminilità, il fascino dell’istinto materno, di colei che dona, nutre e fa crescere la vita, il fascino di un’espressione del volto e di una parola fuori dall’ordinario, il fascino della grazia femminile che modella l’intera loro persona, il fascino di un mistero aperto sull’infinito… ma il fascino vero, il fascino più grande di tutti è un altro.
Il fascino vero di una donna è la potenza della Verità e della Grazia divina che sono e trionfano in lei. Questo è il vero fascino che rende una donna spirituale, soprannaturale, elevata, ammirabile al di sopra di tutte le altre donne. È questo il fascino che rende un volto di donna superficialmente difettoso come il più meravigliosamente attraente per un vero uomo, perché è il volto di colei che sa donargli felicità in ogni momento. Ed è il fascino che spinge un uomo vero alla riverenza, all’inchino, a un casto e devoto baciamano.
Ogni altro genere di fascino che abbiamo nominato all’inizio, senza il trionfo della Verità e della Grazia di Dio, è un fascino che ricade per tutta la vita nella mediocrità.
Soltanto la Verità ci rende liberi dalla schiavitù e dalle bassezze del mondo, che vengono dal diavolo. Come ci insegna il Signore Gesù: «Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (Gv 8,31-32).
La donna che si ferma a metà, che non vuole conoscere e realizzare la Verità tutta intera, è una donna mediocre o carente. Una donna che agisce come se potesse servire due padroni (Mt 6,24; Lc 16,13), accontentando Dio, che deve essere adorato «in spirito e verità» (Gv 4,23-24), e il mondo, che è bassezza e menzogna. Una donna così non piace del tutto al mondo e ai suoi seguaci, ma nemmeno del tutto a Dio e ai suoi fedeli.
Sta scritto nell’ultimo capitolo del libro dei Proverbi:

Una donna perfetta chi potrà trovarla?
Ben superiore alle perle è il suo valore.
In lei confida il cuore del marito
e non verrà a mancargli il profitto.
Essa gli dà felicità e non dispiacere
per tutti i giorni della sua vita.

Forza e decoro sono il suo vestito
e se la ride dell’avvenire.
Apre la bocca con saggezza
e sulla sua lingua c’è dottrina di bontà.

I suoi figli sorgono a proclamarla beata
e suo marito a farne l’elogio:
«Molte figlie hanno compiuto cose eccellenti,
ma tu le hai superate tutte!».
Fallace è la grazia e vana è la bellezza,
ma la donna che teme Dio è da lodare.

Quanto è lontano questo ritratto dalla mediocrità, che poi altro non è che voler fare di testa propria e non santamente. Le donne di oggi non si accorgono però che facendo di testa propria fanno in realtà almeno qualcosa come vuole il mondo, come vuole il diavolo da loro, e non come vuole Dio.
Nella nostra esistenza non facciamo mai veramente di testa nostra. In una qualsiasi scelta seguiamo sempre l’ispirazione che viene dall’alto, da Dio, o dal basso, dal mondo e quindi dal diavolo.
Quando una donna non è tradizionale, perché non vuole vivere secondo la pura Tradizione cattolica, è una donna mediocre e perde il suo fascino. Quando una donna non copre il suo corpo fino al collo, ai polsi e ai piedi, o lo copre con i pantaloni presi in prestito dagli uomini, potrà anche avere molta bontà, dolcezza e femminilità, ma non ha tutto questo in pienezza, e soprattutto le manca la perfezione della castità e della purezza, della dignità e del decoro.
La nostra è una società capovolta, anticristiana, completamente sviata, e per essere veri uomini e vere donne dobbiamo contraddirla in tutto. Quando la donna è come in preda a uno stordimento, a un equivoco e non sa disprezzare tutte le proposte di questa società, allora in lei non si compie il progetto di Dio, che è il progetto della santità.
Perché un uomo dovrebbe sposare una donna così? Una donna di cui non potrà essere il buon re, e che non potrà essere la sua buona regina, perché «forza e decoro» non sono il suo vestito, non «apre la bocca con saggezza» e non possiede «dottrina di bontà», ma solo una bontà imperfetta che non potrà mai essere dottrina.
Allora vengono forse a proposito quelle parole che i discepoli del Signore Gesù avevano detto a torto riguardo al divorzio: «Se questa è la condizione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi» (Mt 19,10).
Se la donna che ha colpito un uomo per un qualche fascino rimane soggiogata, irretita dalle bassezze di una società non più cristiana, e si ostina in certe scelte nonostante i buoni consigli che riceve, vuol dire che è destinata a uomini mediocri, o che comunque non saprà realizzare la propria vocazione.
Allora l’uomo che vuole sinceramente servire il Signore farà bene a cercare ancora, e a pregare Dio che gli dia una sposa degna imitatrice di Maria Santissima.


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