Lo scandalo del moderno funerale cattolico

2 novembre 2018 (LifeSiteNews) – Un giorno morì una persona molto importante nella mia vita. Partecipai al funerale. Era una delle solite cerimonie funebri del Novus Ordo [il nuovo ordine liturgico promulgato nel 1969] concepite come una specie di canonizzazione del defunto. La conducevano un sacerdote e tre donne in giacca e gonna che facevano da ministranti nel santuario. Tutti al funerale erano vestiti di nero, ma non il sacerdote, che vestiva di bianco. La diversità era vistosa e di cattivo gusto. Per me non era mai stato così evidente il contrasto tra il profondo istinto umano del lutto, che è poi una parte insopprimibile del sensus fidelium [sentimento dei fedeli], e gli insani riformatori liturgici che hanno introdotto il bianco come colore per le Messe per i defunti.
Il giorno prima, comunque, con la mia famiglia eravamo andati a una Messa da Requiem tradizionale, cantata da un amico sacerdote. Il contrasto non era semplicemente netto, ma scioccante. Tra quel giorno e il seguente, ci trovammo emotivamente sospesi tra due suffragi per i defunti radicalmente diversi: uno che prendeva la morte con serietà mortale, che si preoccupava del destino dell’anima trapassata e ci permetteva di soffrire; un altro che scansava da un lato la morte con delle banalità e vuote promesse. Il contrasto tra le vesti del venerdì, il canto del Dies irae e i suffragi recitati sottovoce, e la pianeta bianca con la stola sopra del sabato successivo e i sentimenti di universale benevolenza diffusi dagli amplificatori, sembrava un segno chiaro dell’abisso che separa la fede dei santi dal modernismo invecchiato prematuramente dei tempi recenti.
Mi ritrovai a pensare: Il più grande miracolo dei nostri tempi è che la fede cattolica sia sopravvissuta alla riforma liturgica.
Un corrispondente una volta mi ha raccontato di sue simili esperienze, e vorrei condividere le sue riflessioni.

Sono appena tornato dal funerale di mio nonno. Era un uomo caduto nel peccato, e la speranza della sua salvezza si fonda solo sull’infinita Misericordia di Dio e sulle nostre molte preghiere – una realtà che era infelicemente assente dalle preghiere e cerimonie di sepoltura secondo il nuovo ordine liturgico, come io le ho vissute. Non saprei dire se il sacerdote avesse scelto solo le opzioni più ottimistiche in ogni caso, o se stesse leggendo correttamente le preghiere che formano il rito, ma rimasi sconcertato per tutto il tempo non sentendo il minimo accenno al Purgatorio, all’espiazione dei peccati o anche solo a un’ombra di dubbio che il defunto potesse essere già in Paradiso. Invece, dall’inizio alla fine, ci veniva ordinato di rallegrarci perché l’anima del nonno in quel momento stava già contemplando la luce del volto di Dio.
L’impressione schiacciante data da tutto questo – anche senza contare l’aggiunta di un’omelia dolciastra sulla speranza sicurissima che possiamo avere della nostra salvezza – era che il defunto stesse già cantando con gli angeli, che quindi il lutto non fosse necessario, e che tutte le preghiere per il suo eterno riposo sarebbero state superflue. In realtà, la gioiosità quasi disinvolta e il modo banale in cui si metteva da parte la necessità delle lacrime e del lutto, alla luce della sicura salvezza del caro estinto, erano davvero piuttosto offensivi. Come a dire: “La morte dopo tutto non è una faccenda così seria”.
Ovviamente, le vesti e il drappo funebre bianchi non facevano che accentuare quell’impressione, per cui ero sopraffatto dalla sensazione deprimente e nauseante che anche in questo caso, il nuovo rito del funerale ci offre un’esperienza spogliata di simboli e accuratamente ricostruita, sterilizzata e terapeutica del lutto cristiano che si rifiuta di scuotersi davanti alle grandiose realtà soprannaturali, in vista del trono del Giudizio su cui temibilmente siederà Cristo (come la liturgia bizantina si esprime).
In breve, mi sentivo derubato con l’inganno di un lutto portato bene. Se questo è tutto quello che riceviamo alla morte, la vita cristiana è veramente degna di essere vissuta? È davvero così eroico morire da fedeli, se il nostro lutto è così prosaico e il nostro destino così scontato? Dopo di ciò, mio padre e io abbiamo dichiarato, in presenza di testimoni, che noi dovremo avere un funerale tradizionale a tutti i costi!

Il fine primario della Messa tradizionale per i defunti è quello di pregare per l’anima del morto, nella speranza che si sia salvata e, se ha bisogno di purificazione (come accade alla grande maggioranza delle anime salvate), perché possa essere presto liberata dalle fiamme del Purgatorio. Perciò, l’antica Messa da Requiem concentra tutta la sua attenzione sul fedele estinto. Non c’è l’omelia; sono assenti le benedizioni di certi oggetti delle persone; una speciale preghiera dell’Agnus Dei [Agnello di Dio] implora il riposo delle anime; il Proprio [parte della S. Messa composta da testi della Sacra Scrittura che possono variare] è un continuo intreccio di preghiere per i defunti; e così via.
Il modo in cui i funerali moderni sono stati rivolti a sollevare emotivamente i vivi e a celebrare la vita terrena del defunto è, in realtà, un doppio atto contro la carità, l’amore verso il prossimo: innanzitutto, priva i cristiani dell’opportunità di impegnarsi a pregare con amore per la salvezza dell’anima dei loro cari, l’opportunità di compiere un grande atto di misericordia spirituale, invece di starsene passivi a ricevere loro un atto di misericordia spirituale; e poi priva l’anima del defunto della potenza e della consolazione della preghiera comunitaria in suo favore. È un male per i morti e un male per i vivi.
Ovviamente, tutto questo presuppone una comprensione ortodossa dei quattro Novissimi (morte, giudizio, inferno, Paradiso), che raramente oggi ci si può aspettare dal clero o dai laici.
Come, quanto spesso e quanto noi preghiamo per i morti fa la vera differenza, secondo la tradizione della Chiesa Cattolica. La preghiera, che include l’offerta del Santo Sacrificio [la S. Messa], è un’azione umana particolare che avviene nel tempo e nello spazio, e quindi ha un effetto proporzionale all’intensità con cui viene compiuta e offerta a Dio. Perciò, pregare con raccoglimento e di frequente per le anime che sono in Purgatorio è un bene per loro e un bene per noi.
Per riuscirci, noi dobbiamo credere in quello che stiamo facendo, è necessario che le preghiere stesse ce ne facciano sentire il senso e l’urgenza, e dobbiamo avere a disposizione le opportunità adatte. La chiesa del post Concilio [Vaticano II] ha privato i cattolici di tutte queste cose in qualche misura, ed è solo adesso, nella riscoperta crescente della liturgia tradizionale, che stiamo cominciando a vedere il ritorno di una seria preghiera per i defunti alle Messe da Requiem tradizionali.
Cosa dobbiamo fare, allora? Dobbiamo recuperare la Messa da Requiem ogni qual volta e dovunque sia possibile. Ai sacerdoti che possono celebrarla dovremmo dare le offerte e le intenzioni. Dovremmo assicurarci che le nostre ultime volontà e il nostro testamento includano la richiesta specifica che si offra per noi una Messa da Requiem tradizionale in latino, lasciando per questo i fondi necessari. È da notare che qualsiasi cattolico ha il permesso di chiedere e ricevere una Messa da Requiem nella forma cosiddetta straordinaria [tradizionale]. Dovremmo partecipare alle Messe da Requiem quando vengono offerte nel nostro vicinato e pregare seriamente per i defunti, come speriamo che un giorno facciano per noi anche i nostri cari.

Peter Kwasniewski

Traduzione dall’inglese di Isidoro D’Anna. Titolo originale: The scandal of the modern Catholic funeral.

Fonte
https://www.lifesitenews.com/blogs/the-scandal-of-the-modern-catholic-funeral


2 risposte a "Lo scandalo del moderno funerale cattolico"

  1. Caro Isidoro, un articolo chiaro e limpido, purtroppo con il novus ordo si sono gettate alle ortiche anche le esequie funebri, occasione sia per confortare i famigliari, sia per ricordare che prima o poi toccherà anche a noi, non si parla più dei Novissimi, della destinazione finale dell’uomo, la casula non c’è più nera, sostituita da quella…….arcobaleno, senza contare la cattiva abitudine di battere le mani, a chi poi non è dato sapere.
    E poi mi vengono a dire che il CVII è in perfetta continuità con gli altri concili, e meno male, figuriamoci se non era in continuità.

    Mi piace

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