Vegetariani sì o no?

La mia prima insegnante d’inglese anglosassone era vegetariana. Una volta in qualche modo seppi da lei che non era credente. Dopo di che mise bene in chiaro che non voleva parlare di fede.
Il mio secondo insegnante d’inglese anglosassone era vegetariano. Non è stato difficile sapere che credeva in Dio, seppure da protestante. Purtroppo però il cristianesimo, con le sue esigenze anche basilari, gli andava piuttosto stretto.
La mia terza e ultima insegnante d’inglese anglosassone non era vegetariana. È protestante e in effetti ogni tanto protestava. Comunque, anche se non si ritrova nella purezza cattolica, non accetta un mondo dove si rinnega Cristo e si pratica l’aborto. Per certi aspetti la trovo molto più seria della maggior parte dei cattolici di oggi.
Ma vi faccio anche degli esempi di personaggi molto noti e vegetariani.
Ve li ricordo in ordine di comparsa sul palcoscenico della storia.
Cominciamo da Lev Tolstoj (1828-1910), il famoso scrittore russo. Pur essendo stato battezzato nella Chiesa cristiana ortodossa, arrivò a negare la divinità di Cristo e la sua resurrezione.
Potrei citarvi anche Franz Kafka (1883-1924), altro scrittore di straordinario talento. Ebreo boemo, scriveva in tedesco, la lingua dell’impero austro-ungarico di cui era cittadino. Avviato alla frequentazione di prostitute dal suo migliore amico, portò sempre il segno dell’impurità, sia come uomo che come scrittore. Non si convertì al cristianesimo.
Per terzo chiamo in causa Adolf Hitler (1889-1945). C’è bisogno che vi dica che gran filantropo e uomo di profonda pietà cristiana era? Oppure lo sapete già?
Penso che abbiate capito dove voglio andare a parare, e forse ci stiamo andando insieme.
Gesù è Dio, e il salmo dice: «Buono è il Signore verso tutti, / la sua tenerezza si espande su tutte le creature» (144,9).
Nessuno che abbia pietà per gli animali e le creature anche meno elevate può aggiungere qualcosa alla bontà del Creatore. È il Creatore che dona la vita a ogni creatura e ci ispira la pietà che a nostra volta possiamo avere. Però Gesù non era vegetariano. Ce lo dicono tra l’altro due fatti.
Il primo è che Gesù viveva poveramente e accettava volentieri gli inviti a tavola dalle sue creature umane.
Ai suoi discepoli, mandandoli come missionari del Vangelo, ha detto di fare la stessa cosa: «Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi» (Lc 10,8).
L’altro fatto lo leggiamo sempre dai Vangeli, quando si avvicina l’ora della Passione.
In San Matteo 26,17 i discepoli chiedono a Gesù: «Dove vuoi che ti prepariamo, per mangiare la Pasqua?». Per “Pasqua” si intendeva anche l’agnello che veniva immolato durante la festa.
Quindi il Signore Gesù, l’Agnello di Dio, cenò con l’agnello alla vigilia della sua Passione.
Ci sono dei buoni motivi per cui il Signore non vuole che diventiamo vegetariani.
Il primo è che non possiamo affidarci interamente alla Provvidenza di Dio, e quindi a Lui stesso, se non accettiamo tutto quello che ci viene offerto.
Il secondo motivo è riferito al nostro prossimo. Sarebbe una mancanza di riguardo verso chi ci ospita o verso gli altri credenti rifiutare di mangiare insieme la carne. Si aspettano questo da noi perché non si sognerebbero mai di sciupare la convivialità che ci unisce, o che almeno ci fa ritrovare insieme.
L’ultima persona che prendo come esempio non lascia davvero a desiderare.
È San Francesco d’Assisi (1181/82-1226), quell’uomo che per la grandezza della sua santità è stato definito un altro Cristo. Nel senso, ovviamente, che imitava alla perfezione il Signore, pur senza uguagliarlo.
In uno splendido libro sono raccolte le due biografie scritte sul Santo dal Beato Tommaso da Celano, con il Trattato dei miracoli. S’intitola Vita di S. Francesco d’Assisi (Ed. Porziuncola) ed è una piacevolissima versione dall’originale latino.
Nella Vita Seconda, il Beato Tommaso racconta diversi episodi che mostrano la grande tenerezza di San Francesco proprio per tutte le creature. Persino per i poveri vermi (non in senso figurato), che il Santo toglieva dal passaggio delle persone per evitare che venissero schiacciati.
Oppure era il caso di un fagiano, mandatogli da un nobile delle parti di Siena. San Francesco non pensava minimamente di mangiarselo, ma prima di tutto lo salutò con le parole: «Sia lodato il nostro Creatore, frate fagiano!». Poi lo invitò a scegliere se tornare in libertà o restare con lui e gli altri frati. Ma il fagiano non ne voleva sapere di allontanarsi dal suo nuovo grande amico. «Il Santo allora comandò di nutrirlo diligentemente, e lo abbracciava e accarezzava, mormorando dolci parole».
D’altra parte, mangiò anche del cappone quando a tavola gli fu offerto.
Ma c’è un altro passo della Vita Seconda che la dice lunga (pag. 376):

Discutendosi se fosse o no lecito mangiar carne, poiché il Natale era di venerdì, egli rispose a frate Morico: «Fai peccato, frate, chiamando venerdì il giorno in cui ci è nato il Bambino! Voglio che in un giorno come questo anche le pareti mangino carne; o, se non è possibile, almeno ne siano stropicciate di fuori».

E non credo che San Francesco per “carne” intendesse le bistecche di soia.


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