2001: Odissea nelle parrocchie. Stelle varie in caduta libera

I sacerdoti sono uomini innalzati a dignità sovrumana e si possono rappresentare come astri destinati a splendere, come stelle poste a far luce nel Cielo della vita umana, nel firmamento dell’umanità.
Eppure, da quando anche nella Chiesa voler essere autenticamente cattolici è diventata una colpa, sono tante le luci false e sinistre.
Qui faremo una carrellata di varie stelle che non hanno forse mai brillato, o non abbastanza da accendere «il fuoco sulla terra» (Lc 12,49), da riscaldare un cuore, da rendere pura una fonte o sicuro il pascolo delle loro disgraziate pecore.
In tutta la diocesi, per quanto abbia cercato, Teodoro non ha mai trovato un solo prete o sacerdote frate che invitasse i poveracci venuti alla sua “messa” – una volta si chiamavano fedeli – a fare il ringraziamento alla Comunione, o anche solo a stare in silenzio in chiesa. Anzi, tutti questi sacerdoti non si fanno scrupolo di parlare in chiesa, onorando l’uomo e non Dio che è presente nel Tabernacolo. Del resto è proprio quello che succede nella Messa riformata, durante la quale il celebrante dà le spalle al Tabernacolo e se la vede con la gente radunata in chiesa.
Tranne due preti ultranovantenni, nessun altro prete della diocesi, da quando Teodoro vi ha messo piede (più di vent’anni fa) ha mai portato l’abito talare, l’unico cattolico, se non in rarissime occasioni che ne fanno quasi una beffa. Solo cinque preti, di cui due già defunti e uno poi diventato Vescovo, hanno concesso alle loro pecore di apparir loro in clergyman, l’abituccio con colletto, giacca e pantaloni preso in prestito dai protestanti. Tutti gli altri vestono in borghese.
Teodoro è sempre andato alla ricerca di veri sacerdoti e veri fratelli e sorelle cristiani. Guardava con speranza a ogni nuova persona incontrata, appena vedeva o s’illudeva di vedere un minimo segno di sincerità e vita spirituale.
Per esempio, una volta a un incontro di formazione dottrinale, Teodoro era rimasto colpito positivamente dal prete che aveva tenuto la lezione, giovane e in clergyman. Dopo la lezione quindi gli si avvicinò e gli si rivolse amabilmente. Il prete era ancora seduto dietro la cattedra e Teodoro gli stava vicino, parlandogli. A un certo punto Teodoro disse al giovane prete, con slancio di speranza: «Mi farebbe piacere conoscerla meglio!». Il prete allora, senza guardare Teodoro, con un sorrisetto fece uno strano suono, una via di mezzo tra «Ah!» ed «Eh!», e senza più rivolgergli uno sguardo o una parola, si alzò, girò dall’altra parte intorno alla cattedra e si mise in piedi là davanti, fisso, dando le spalle a Teodoro che era rimasto al suo posto a guardare.
Teodoro ne rimase addolorato, ma che importa a questo clero se la speranza muore e marcisce nel cuore dei giovani e degli adulti, di un popolo che è «come pecore senza pastore» (Mc 6,34)?
Presentiamo ai lettori anche la figura di un prete che sarebbe un missionario, in borghese però, quindi un missionario di se stesso, come poi ha rivelato anche la superbia che mette nelle confessioni.
Dunque, una domenica del 2017 Teodoro si trovava nella chiesa parrocchiale, e prima della celebrazione andava in cerca di un sacerdote per confessarsi. Ed ecco che, già annunciatogli da un diacono, entra da fuori un prete, un missionario dicono, vestito in borghese. Una vecchia conoscenza.
In sacrestia Teodoro lo saluta. Con un viso e una voce impassibili, l’altro risponde al saluto. Si spostano nella cappella adiacente per la confessione.
Il “missionario” fa due tirate, una prima e una dopo la breve accusa dei peccati di Teodoro. Nel marasma delle parole sembra di cogliere il fatto che qualcosa del modo di vivere del penitente non gli piaccia (nessun riferimento ai peccati). Poi si rifiuta di dare al nostro la penitenza, cosa di cui ha l’obbligo grave come sacerdote.
Segue una discussione. Il missionario di se stesso parla ironicamente di «flagellazione» con riferimento alla penitenza. Invita il nostro ad andarsene in un’altra chiesa se così non gli sta bene, al che Teodoro ribatte: «Io non devo andarmene, sono a casa mia!».
Il “missionario” ha pure la sfrontatezza di chiedere al penitente quale sarebbe allora la penitenza, ma il nostro gli risponde a tono: «Lei che è sacerdote chiede questo a me?». E poco dopo gli dice chiaramente: «Io le sto solo ricordando i suoi doveri di sacerdote», visto che il prete dichiara di sentirsi giudicato.
Tutto inutile. Verso sera, il direttore spirituale raccomanderà al nostro di non andare mai più a confessarsi da quel sacerdote, confermando che le sette Ave Maria nel frattempo recitate sono una penitenza adatta.
Sempre per limitarci ai casi più emblematici, raccontiamo un’altra esperienza nell’Odissea del nostro Teodoro.
Era domenica 14 gennaio 2018 e si era in una chiesa di frati. Rivediamo la storia al presente.
Come al solito, nelle letture della Messa riformata si alternano i laici, anche donne, magari figure di maschiette con capelli corti e pantaloni. La solita solfa. La mente, un po’ stordita dal teatrino dei vari personaggi, cerca lo stesso di cogliere qualcosa della Parola di Dio, mentre ce la porgono loro e non il clero come avviene invece nella S. Messa tridentina.
Ed ecco che arriva l’omelia. All’uditorio di anime morte o a rischio di sopravvivenza, viene detto chiaramente, con aria di grande bontà, chi sono i cocchi della falsa chiesa: i profughi e i peccatori «fragili».
Per i burattinai della falsa misericordia, oggi è un trionfo: hanno indetto per questa domenica la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. L’invasione deve essere cattolica e universale come un tempo lo fu l’amore per Cristo e la sua Verità.
Teodoro nutriva la flebile speranza che il celebrante citasse appena la “Giornata”. Ma no, che gusto parlare di questi soggetti bisognosi, che tendono la mano con le loro pressanti richieste, violentano le nostre donne anche anziane, bambine, bambini, picchiano a sangue la nostra gente e le nostre forze dell’ordine, e spesso vengono subito rimessi a piede libero e tenuti comodamente da magistrati e politici di sinistra.
Gli altri beniamini che vengono fuori gloriosamente dall’omelia del frate sono i peccatori. Il peccato non è altro che «fragilità». Poverini, i peccatori abituali e incalliti: probabilmente clero e fedeli dovrebbero gettarsi ai loro piedi, chiedendo perdono per gli eventuali fastidi arrecati.
E allora, parlando del peccato, ecco la voce belante ripetere «amore», «misericordia», non «pentimento» e «conversione».
Oggi fra l’altro, una lettura da San Paolo parlava del peccato dell’impurità. Il mondo, l’Italia, i falsi cattolici sono ricoperti dal fango dell’impurità. Ma il celebrante non ha detto una sola parola su questo. Forse il fango è diventato oro, e l’oro è diventato fango?
Per la verità, Teodoro ha ricevuto anche del bene da sacerdoti della diocesi, anzi da diversi di loro un gran bene. Infatti, questi sacerdoti benefattori non sono tra quelli descritti fin qui nell’Odissea parrocchiale. Diciamo però che Teodoro non ha trovato il pascolo tranquillo dove il Buon Pastore, e chi lo imita, fa riposare le sue pecore.
Anzi, un pascolo c’era, su una collina, dove si erano raccolti Padri e frati di una famiglia religiosa devotissima alla Madonna. Guarda caso, era stato il più grande prete benefattore di Teodoro a cercare informazioni su di loro per conto del Vescovo di allora, e a parlargliene bene. E guarda caso, la maggioranza del clero locale ha poi avversato quei Padri e frati.
Nel frattempo, dai vertici ufficiali della Chiesa Cattolica è stata scatenata una persecuzione contro quei bravissimi religiosi. Del resto, con l’autorità che esiste per reggere la Chiesa universale nella santità viene oggi perseguitato chiunque nel clero si distingua per la fedeltà alla dottrina cattolica.
Ma come proclama l’Immacolata, Maria Santissima, nel Magnificat, Dio ha rovesciato e rovescerà i potenti dai troni (Lc 1,52). Attendiamo e perseveriamo!


4 risposte a "2001: Odissea nelle parrocchie. Stelle varie in caduta libera"

  1. Quei frati sono sicuramente i Frati Francescani dell’Immacolata che tutti ora calpestano dopo averli accolti. Ma l’Immacolata vincerà..

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  2. La fede si fonda su due pilastri la Parola e i Gesti.
    La “ Tua Parola è una Lampada al mio piede, una Luce al mio cammino”.

    Mai come in questi tempi necessita questa luce, la quale illumina il nostro percorso, illumina le nostre decisioni, illumina gli inganni, ma nel contempo riscalda il cuore, conforta, sana e rinvigorisce.
    Il sacerdote come alter Christi, non deve far mai mancare tale parola, gli insegnamenti di Gesù Cristo sono tesori che debbono essere scavati, poiché più si scava e più emergono tesori avvicinandosi sempre più alla sua comprensione e ai suoi insegnamenti.

    La Parola è cristologica, in quanto verte su Cristo e come riflesso verso al nostro prossimo, oggi no, non è più così, la parola è antropologica, in quanto è centrata sull’uomo come bene assoluto, additando il Cristo in modo accidentale.
    Se la parola si….annacqua, anche i “Gesti” espressione del nostro essere nell’adorazione, vengono annacquati, perduto il sacro, subentra la creatività, con tutte le sue derive.

    Il popolo non vede più il sacro, non vede più il Cristo come fine ultimo del nostro sguardo, ma l’uomo, quando la chiesa (minuscolo voluto) perde di vista il suo Skopos (scopo per cui è istituita)perde anche il suo Telos (l’obiettivo da conseguire), e si uniforma al…mondo.
    La chiesa è chiamata ad annunciare il Kerygma non a dialogare con il mondo, poiché, se tu, “Pietro” sei acclamato dal mondo, vuol dire solo due cose, o che tu hai cambiato il mondo, oppure il mondo ha cambiato te, ma non credo che tu abbia cambiato il mondo.

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  3. Articolo molto indicativo della situazione disastrosa della Chiesa attuale. Ormai la “misericordia” del Padre, per il sangue versato dal Figlio per i peccatori, sta “lavando” tutti e tutto: sia i fedeli, che gli infedeli, e ogni tipo di peccato commessi, compresi quelli che denuncia San Paolo in due lettere: i peccati della carte che ti impediscono, senza la conversione operata verso la purezza, di entrare nel Regno di Dio. Peccati della carne di ogni tipo sono stati sempre commessi da molti del Clero, in ogni epoca e ad ogni livello. Basta leggere cosa dettava Santa Caterina da Siena…. Però era un Clero che fuggiva l’eresia. E quando questa si presentava c’era il rogo purificatore… Venne pure un eretico sensuale e criminale, come Martin Lutero, che la scampò, in quanto i potentati tedeschi dell’epoca fecero man bassa dei beni e delle ricchezze della Chiesa cattolica tedesca… Comunque, i sacerdoti cattolici dell’epoca rispettavano le regole, messe “nero su bianco” dal Concilio Tridentino. Di quella Messa Tridentina vengono rispettate le regole e la “chiave” della formula eucaristica, altrimenti il Cristo non si presenta sull’altare a nutrirci spiritualmente con il suo Corpo e Sangue, fino alla fine dei secoli… Se i sommi gerarchi dell’eresia vaticana non cambieranno la formula, a favore dell’ecumenismo di facciata e in ossequio alle logge anglo americane dell’alta finanza, nemiche del Cristo,che ormai da cento anni dettano legge politica socio-economica nel mondo, dagli USA, all’ONU, in Europa, nella Russia bolscevica e nella Cina. comunista di oggi. L’eresia, unita alla stupidità (mancanza di conoscenza) del clero, sta cambiando pure i Sacramenti. Basta andare su Internet e vedere i filmati di come danno il Battesimo ai poveri bambini, dinnanzi a genitori ignari e “ignoranti”: non bagnano tre volte il cuoio capelluto, come prescritto, o immergono solo i piedini del bambino, tra gli strimpelli delle chitarre neocatecumenali, mentre altrove altri sacerdoti neocatecumenali danno il Battesimo perfettamente, così come è scritto… Siamo alla disperazione? No… Cerchiamo di essere dei cattolici fedeli al Dogma e alla Tradizione. Combattiamo in ogni modo, così come fa Luce che Sorge… Infine, non dimentichiamo la Promessa, quella che ci dice che “la Luce spende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta”. Satana, il creato, non può vincere il suo Creatore..

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