Dopo le suore che ballano e la suora cantante, ecco la suora che corre

Quando si negano le esigenze spirituali e morali di una persona, cosa rimane, se non pensare ossessivamente alle esigenze materiali e mondane?
Chi non prega, non è fedele, non mette Dio al centro della propria vita, non si santifica, penserà più che altro a correre, ballare, cantare, fare shopping, passare il tempo dall’estetista, girare i ristoranti, salvare gatti e koala…
Per preti, frati e suore, le esigenze spirituali sono ancora più importanti, perché il lorosuore e un frate che ballano compito è santificarsi e santificare. L’abito tradizionale del prete, la talare, e di frati e suore, un saio che copre interamente il corpo, mostra proprio che sono persone riservate a Dio, alla preghiera, alle cose sacre. La persona di chi ha ricevuto l’ordinazione è sacra e tutto deve indicarne la sacralità e la santità. La nostra povera umanità orfana ha disperatamente bisogno di uomini che siano padri spirituali e di donne che siano madri spirituali.
Che dire allora delle suore – e dei frati – che ballano, come ad Assisi, città che come Roma, la Capitale della Cristianità, sembra diventata piuttosto un centro d’invertiti spirituali, che hanno capovolto le esigenze spirituali in voglie mondane?

Suora cantante
Suor Cristina Scuccia

C’è poi la suora cantante, suor Cristina Scuccia. Interpreta canzoni profane, andando sul palcoscenico a duettare con donne cantanti che hanno fatto dell’oscenità la loro divisa e il loro stile di vita…
Adesso poi compare anche la suora che corre, la francese Marie-Théo Puybareau Manaud, che addirittura ricopre l’incarico di superiore provinciale della Congregazione romana di San Domenico.
Il giornale “Avvenire”, ancora capace di definirsi «quotidiano di ispirazione cattolica», riferisce contento le parole di questa povera infelice, che si trascina dietro – immaginate dove – tante povere anime consacrate e non:

E a chi le ha chiesto del dress code di una suora-runner, ha così risposto: “Pantaloncini e maglietta. C’è molta flessibilità, certo bisogna saperli portare”.

Per chi non è abituato all’uso idiota dell’inglese in un contesto italiano, spieghiamo che “dress code” vuol dire “codice d’abbigliamento”, e “runner” “corridore”.
L’oscenità propagata al posto della santa fede cattolica da questa poveretta consacrata, credo sia invece evidente per i lettori.
È il destino della falsa chiesa, già preannunciata dalla Beata Caterina Emmerick per il tempo in cui ci sarebbero stati «due papi». Iniziato il «dialogo col mondo» (Concilio Vaticano II), mentre Nostro Signore ci dice: «Io ho vinto il mondo» (Gv 16,33), tutto il marciume del mondo doveva passare nella Chiesa, e tutta la santità della Chiesa doveva diventare ufficialmente marciume.
Ma la santità è ancora alla portata di ognuno di noi, nonostante l’apostasia dilagante. «Chi cerca trova», c’insegna il Signore Gesù, e chi cerca Dio non potrà non trovarlo ancora oggi nella pienezza.

suora che corre
Suor Marie-Théo Puybareau Manaud

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