Chiese trasformate in ristoranti per i poveri: una moda alla Giuda

di Francesca de Villasmundo

Segni dei tempi scristianizzati e apostati: le chiese si svuotano del Mistero Eucaristico e dei fedeli che adorano il loro Dio nell’umile Ostia, per riempirsi di rumori e agitazioni mondane tramite i pranzi solidali!
È stato Papa Francesco a dar vita alla moda dei pranzi per i poveri all’interno delle chiese. Dappertutto nel mondo: da New York a Manila, da Roma a Ouagadougou, degli edifici religiosi vengono trasformati in grandi ristoranti in cui si agita il jet-set degli ecclesiastici convertiti in camerieri, sotto i flash dei giornalisti.
Ultimamente, è stato il cardinale Barbarin, arcivescovo di Lione, che in zucchetto e grembiule rossi, ha officiato nella chiesa di San Bonaventura della sua diocesi lionese, in occasione di un pranzo offerto una Domenica a mezzogiorno a 700 convitati, di cui 300 accompagnatori sociali. Per un costo di 25.000 euro!
Per la prossima festa dell’Epifania [l’articolo è di inizio gennaio 2019], in Italia e altrove saranno numerose le chiese che, con la scusa di aiutare l’umanità sofferente, si consacreranno a dei pranzi festivi che si credono sacri mentre sono inappropriati, offensivi e condannabili sotto tutti i punti di vista.
Solo una necessità estrema, come una guerra o un disastro naturale, può giustificare l’utilizzo di chiese come rifugio per la popolazione. D’altronde, per questo genere di festini non mancano certo gli edifici pubblici e culturali: case per la gioventù e altre sale polivalenti, senza che sia necessario trasformare le chiese in ristoranti.
La chiesa è un edificio sacro, spesso costruito con l’apporto e i sacrifici dei ricchi e dei poveri, che testimonia la presenza di Dio fra gli uomini. Abbassare questo edificio religioso ad un uso profano è esattamente una profanazione, una degradazione del luogo di culto, ed è anche un tradimento del popolo cristiano e dei suoi poveri: questi ultimi non sono più dei fedeli, ricchi o poveri, venuti a cercare l’amicizia e la misericordia del Signore, ma vengono trasformati in semplici ospiti occasionali di un prete, di un vescovo o di un papa in cerca degli applausi mondani: novelli Giuda dei nostri tempi moderni.
Il loro modo di mettere avanti i poveri è del tutto analogo all’attitudine dell’Iscariota: anche lui metteva avanti i poveri per appropriarsi del profumo col quale Maria Maddalena cospargeva i piedi del Signore, per poterlo vendere per trecento denari… e poi vendette Cristo per appena un decimo!
Questa desacralizzazione degli edifici religiosi, che si ammanta di una falsa idea della virtù di carità, nella quale è totalmente sparita la nozione di culto e riverenza dovuti a Dio, non è altro che un altro frutto funesto della desacralizzazione della liturgia compiuta dalla Chiesa conciliare: con la rivoluzione liturgica di Paolo VI, si è passati dall’altare rivolto a Dio alla tavola eucaristica antropocentrata; e oggi non rimane più che la semplice tavola di plastica dei pranzi solidali… logica di un declino annunciato da un’apostasia che non è più neanche silenziosa…

Fonte
http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV2754_De-Villasmundo_Chiese_ristoranti.html


Una risposta a "Chiese trasformate in ristoranti per i poveri: una moda alla Giuda"

  1. Articolo interessante e da diffondere.
    Peccato quella vena sedevacantista – già nota purtroppo- che connota tutto un modo di fedeli e che attacca tutti assimilando Giovanni Paolo II ad un Paglia qualunque ed il grande Paolo VI -dipinto come un eretico massone- a Bergoglio…..

    "Mi piace"

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