Come descrivere il peccato mortale nell’anima?

di Padre Stefano M. Manelli, FI

Senza la grazia divina non c’è vita soprannaturale che vivifichi e alimenti l’anima dell’uomo, la quale recisa dalla vite di Cristo, fonte della grazia, si ritrova inerte, disseccata, immersa nel buio più totale. Tale è la testimonianza dei santi sulla realtà spaventosa del peccato mortale.

Che cosa produce il peccato mortale?

Ecco la risposta di san Cipriano: «Osserva i guasti che cagiona la grandine alle messi, il anima nera e deformeturbine agli alberi, la pestilenza agli armenti, il vento e la procella alle navi. Essi non sono che una languida figura dei danni che il peccato porta all’anima nostra: esso distrugge tutti i frutti delle buone opere, corrompe tutte le nostre facoltà e guida l’uomo a morte sicura».
Altre significative immagini del peccato mortale, prese dalla natura, sono state portate da un pio autore e scrittore di cose sante. Ecco alcune immagini.
«Recidete un tralcio dalla vite: i pampini avvizziscono, i grappoli disseccano. Quando il peccato ci distacca da Cristo, diventiamo rami secchi, inutili, condannati alle fiamme […].
«Recidete una mano dal corpo: quella mano resta inerte, annerisce, imputridisce, diventa pasto dei vermi. Così per l’anima, distaccata da Cristo, sua vita: non può operare più per la Vita eterna, imbruttisce, divorata dal verme che non muore e dal fuoco che non si estingue.
«Se potessimo vedere le persone come le vedono gli angeli! Quanti ci farebbero pietà e ribrezzo: rami secchi, membra putrefatte […]. Respirano, camminano, si divertono: e non si accorgono del loro stato miserevole».

San Pio da Pietrelcina…

Che cosa dire dell’aria pestifera del peccato mortale che parecchi santi avvertivano all’avvicinarsi di un peccatore? San Giuseppe da Copertino, san Giovanni Bosco, san Giuseppe Calasanzio… e molti altri.
Molti episodi, al riguardo, sono stati scritti su san Pio da Pietrelcina. Ne riferiamo soltanto due.
San Pio confessava gli uomini. Dopo diverse confessioni di uomini mandati via senza l’assoluzione sacramentale, si inginocchia davanti a padre Pio un pio sacerdote, il quale sente padre Pio che dice a se stesso con un soffio di voce: «Finalmente un po’ di aria pulita…!».
Un altro giorno avvenne un fatto straordinario che sconvolse tutti gli uomini presenti per le confessioni da padre Pio. Al suo turno, si inginocchiò davanti a padre Pio per confessarsi un signore molto distinto, notato da tutti i presenti. Stranamente, la confessione durava diversi minuti (anziché i soliti pochi minuti…).
Come padre Pio stesso raccontò, quel signore distinto era il demonio in persona…, del quale però egli non si accorse subito mentre si stava accusando di una moltitudine di peccati, i più infami e innominabili, e nello stesso tempo, tuttavia, dimostrava che non erano affatto peccati e così via…, fino a che, finalmente, padre Pio venne illuminato dall’Alto e allora impose a quel signore di dire ad alta voce: «Viva Gesù, viva Maria!…», ma a questa imposizione quel demonio «in un guizzo di fuoco sprofondò sotto terra, lasciando un fetore assolutamente irrespirabile».
Certamente, a voler paragonare un’anima in grazia con un’anima in peccato mortale, ci basti ricordare, qui, l’esperienza mistica della grande santa Teresa d’Avila, la quale disse che a vedere un’anima subito dopo la confessione fatta bene, si ha l’impressione di trovarsi di fronte a una dea, con la spinta a volerla quasi “adorare”. Lo splendore dell’anima in grazia di Dio, infatti, deriva dal Sangue divino di Gesù con cui si purifica e si riveste l’anima assolta dai peccati.
E il santo Curato d’Ars, confessore straordinario di tanti e tanti peccatori convertiti e rivestiti della grazia divina, spiega la bellezza dell’anima in grazia di Dio con queste parole ispirate: «Lo Spirito Santo riposa in un’anima pura, come sopra un letto di rose!».
Di fronte alla meraviglia divina della grazia di Dio nell’anima, c’è davvero da chiedersi come sia possibile allora farsi vincere e diventare schiavi della “bestia nera” del peccato mortale nell’anima… Eppure, nella nostra miseria umana senza fondo, si è capaci di arrivare non soltanto alla schiavitù volontaria del peccato mortale nell’anima, ma anche al suicidio atroce di se stesso (come Giuda) o alla morte orrenda di Voltaire o alla pervicacia demoniaca di un Renan che scrisse con insistenza di voler morire senza ritornare alla Fede, ripudiando apertamente ogni eventuale confessione della vecchiaia, scongiurando i familiari di non dargli ascolto qualora, nell’agonia, avesse chiesto di volersi riconciliare!

San Roberto Bellarmino…

Ecco invece la morte in grazia di Dio di un santo come il card. Roberto Bellarmino, quando, all’età di 81 anni, lasciò definitivamente il Palazzo Apostolico Vaticano, ritirandosi nel noviziato di Sant’Andrea, per prepararsi alla morte.
Lungo la strada, si incontrò con il card. D’Este che gli chiese subito: «Dove va, Signor Cardinale?». «Vado a morire», rispose san Roberto. «Va a morire?… Ma io la vedo in buona salute…». «Eppure, Signor mio, vado a morire, ed è ormai tempo…».
Il Cardinale restò pensoso e pochi giorni dopo gli chiese come stava. San Roberto rispose: «Sto per andarmene a casa… quindi sto bene. “Cupio dissolvi et esse cum Christo”».
Nella casa di noviziato, poi, guardando un quadro con i beati della Compagnia di Gesù, esclamava con fervore: «Voglio andar via con loro! Via, via da questa vita; bisogna volare lassù con questi. Oh, andrò ben presto anch’io a casa!…».

Da «Il Settimanale di Padre Pio», n. 1 del 6 gennaio 2019.


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