L’educazione (cristiana) è un tesoro per noi

Vorrei soffermarmi, parlando in prima persona, sull’educazione che ho ricevuto nella mia vita. In realtà, parlo a nome di tutti quelli che credono nell’educazione, perché credono nella vera civiltà e in Cristo Signore che l’ha stabilita in mezzo a noi.
La civiltà occidentale, e quel che ne resta fuori e dentro di noi, non è infatti altro che la civiltà cristiana.
E per civiltà cristiana è da intendersi la civiltà cattolica, perché la storia della

medioevo - uomo e donna giocano a scacchi - illustrazione inizio xiv secolo - manessische liederhandscrift
Signore e signora medievali giocano a scacchi –  illustrazione tedesca tratta dal Manessische Liederhandschrift

redenzione e crescita spirituale dell’Occidente è stata la storia della santa fede cattolica, apostolica, romana. L’Europa ha cominciato a perdere la sua unità e integrità morale quando si è iniziato a perdere l’unità e l’integrità della fede cattolica. Ciò avvenne prima con lo scisma d’Oriente (poco dopo l’anno 1000) e poi con la decadenza dei costumi e degli ideali cristiani che si avviò verso la fine del XIII secolo, provocando in breve tempo la discesa della società nel baratro del neopaganesimo, del protestantesimo e di tutto ciò che abbiamo conosciuto.
Essere persone educate non è dunque veramente possibile se non si è persone di fede. L’educazione non comporta solamente un vago e freddo rispetto, tanto per osservare le convenzioni del proprio ambiente. L’educazione richiede di guardare attentamente all’altro e offrirgli non solo correttezza formale, ma anche e soprattutto considerazione e premure.
La buona educazione noi possiamo riceverla da chi ci alleva fin da piccoli, ma possiamo pure acquistarla, attraverso la conversione, l’istruzione religiosa, la riflessione e la preghiera, i consigli che riceviamo, a volte amichevoli e a volte racchiusi in un rimprovero…
Ora non stiamo a ricordare i fondamenti della nostra fede e i Dieci Comandamenti. Teniamo però a mente come il Signore Gesù ci presenta il giudizio finale: tutto quello che avremo fatto o non fatto ad un’altra persona, l’avremo fatto o non fatto a Lui. Ecco il criterio più importante dell’educazione. E aggiungiamo che noi non dobbiamo semplicemente seguire un codice, ma imitare i nostri modelli viventi: Gesù Cristo e la SS. Vergine Maria.
Proprio la nostra fede, se è retta, ci permette di rispondere a una domanda: si può dire che nel mondo attuale ci sia educazione?
Ora, da una parte rimane ancora il rispetto di certe convenzioni, e la cordialità tra le persone non si è del tutto spenta. Dall’altra parte tuttavia, sempre più, specialmente fuori dall’Italia ma anche da noi, il prezzo per poter godere della simpatia e delle attenzioni degli altri è l’evitamento della testimonianza cristiana. Inoltre, quasi tutte le persone sono coinvolte in abitudini che fino a inizio Novecento quasi tutte le persone avrebbero considerato pura follia. Mi riferisco per esempio alla pratica del nudismo, a metà per le strade e poco meno che integrale nei carnai delle spiagge. Oppure alla contraccezione e all’aborto, un tempo caratteristici quasi solo delle prostitute e delle streghe.
E che dire del turpiloquio, dell’abitudine ossessiva di nominare Dio e la Madonna invano e persino di bestemmiarli?
Adesso, per alleggerire un po’ il discorso vediamo insieme qualche aspetto particolare, magari sulla scia dei ricordi personali.

Il nome di Dio

Ero un bambino, ma ahimè, non più innocente. Mi rivedo ancora nel cortile della scuola elementare, grazie a Dio gestita dalle suore. Parlavo vanamente rivolto a un compagno di classe, e imitando i poveri adulti che avevo tante volte ascoltato, nominai Dio invano, come facendo un’esclamazione con il suo santissimo nome. Al che il compagno, serio e contrariato, con gli occhi bassi, mi ammonì: «Non pronunciare il nome di Dio invano!». Ero un piccolo miserabile e fui capace di risentirmi. Ma da allora quel richiamo mi è rimasto impresso, e nutro profonda gratitudine per il compagno che ebbe la prontezza di riprendermi.

Le parole sporche

Altro ammonimento che mi è rimasto scolpito nella mente e nel cuore fu quello di una suora, a proposito delle parole sporche. Quella volta non ero il solo ad ascoltare, e da quanto mi racconta la memoria la suora stava parlando in generale. Diceva che quelle parole non si dovevano nemmeno ripetere. La ricordo con un’espressione più irata che nobile, ma colsi ugualmente il senso più vero del suo avvertimento.
Poi la mia vita fu quello che fu, ma ho sempre detestato radicalmente la volgarità, per non dire l’oscenità, e finché me ne sono macchiato ne ho fatto esperienza come di una tortura, un tormento, una devastazione. Del resto, è così per tutti, solo che la gente di oggi gode tranquillamente di fare il male, come se fosse la cosa più naturale del mondo.
Avete poi presente cosa scrive San Paolo nella lettera agli Efesini (5, 3-4)? «Quanto alla fornicazione e a ogni specie di impurità o cupidigia, neppure se ne parli tra voi, come si addice a santi; lo stesso si dica per le volgarità, insulsaggini, trivialità: cose tutte sconvenienti».

Il rispetto per i deboli

Erano trascorsi degli anni e frequentavo la scuola media. Un pomeriggio mi trovavo con un compagno di classe per una via, lungo un marciapiede. Ci aveva colti un’urgenza, non so quanto seria o scherzosa, e stavamo correndo o sul punto di correre, io o lui, o insieme. Il compagno in quel momento mi disse di fermarmi, perché più avanti aveva notato una persona disabile su una carrozzella, spinta da qualcuno. E mi disse, con un sorriso, che non si deve mai correre in presenza di chi è infermo. Parole d’oro…

La considerazione per l’età

D’estate mi recavo ogni anno o quasi da uno zio paterno che mi è rimasto carissimo, anche se ho dovuto convertirmi prima di saperlo amare veramente. Lo zio, con generosità, mi ospitava ogni giorno della mia villeggiatura al ristorante, insieme a una persona della mia famiglia. C’erano anche dei signori, conoscenti e amici dello zio, che pagavano per conto proprio ma formavano una stessa comitiva. Allora si prendevano due o tre macchine e ci si recava insieme al ristorante. Per salire e accomodarsi si seguiva però una gerarchia: il posto accanto al guidatore non poteva spettare al ragazzino. Anche così mi è stata insegnata la considerazione per l’età.
Oggi, per me l’anziano è persona da rispettare e riverire. A volte, quello che sarebbe lecito dire o fare con una persona più giovane, mi rendo conto che non lo è con chi ha tanti anni alle spalle.

«Che lavoro fa tuo padre?»

Quante volte vi sarete sentiti anche voi chiedere: «Che lavoro fa tuo padre?», prima a scuola, da altri ragazzi, genitori e insegnanti, poi da conoscenti, da persone incontrate per motivi di lavoro… e infine è arrivato il momento di sentirsi domandare: «Tu che lavoro fai?». Di solito ce lo chiedono molto prima e spesso al posto di voler scoprire quali sono i nostri princìpi, che tipo di persona siamo… Sono voci di un’umanità oscura, anonima eppure piena di se stessa. Vorrebbero controllare gli altri in base a una presunta importanza sociale, senza il minimo interesse per ciò che conta veramente.
A queste e altre domande indiscrete bisogna rispondere gentilmente ma fermamente invitando l’interlocutore a condividere i valori della vita, se può capire, o se no lasciandolo a bocca asciutta. In un colloquio di lavoro si dovrà invece far buon viso a cattivo gioco… anche perché non è peccato rispondere, o almeno non in quel caso.

Le premure

Nostro Signore ci comanda: «Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti» (Mt 7,12). È la massima che seguo, o almeno cerco di seguire. Ad esempio, se qualcuno mi scrive faccio di tutto per rispondergli prima possibile. Mi rattrista pensare a quei tanti che non mi hanno risposto o che mi hanno risposto solo come pareva a loro, lasciando cadere nel vuoto la mia domanda di amore e condivisione. Senza carità vera, nobile e concreta, le nostre sono solo fanfaronate.

Infine, qualcuno sostiene che non è più buona regola d’etichetta dire «Buon appetito!» ai commensali. Siccome però io e forse anche voi siamo all’antica, vi auguro un cordiale «Buon appetito!» per il vostro prossimo pasto, e mi raccomando non scordiamoci aglio e cipolla 😉

aglio e cipolla


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