Le mani del Sacerdote

Vi propongo un pensiero ispirato dall’Alto di un santo sacerdote, Don Dolindo Ruotolo (1882-1970), che ci parla qui delle mani del sacerdote. Ma prima mi permetto di fare qualche osservazione personale.
Noi che viviamo nell’anno 2019, ne abbiamo viste e ne vediamo di tutti i colori. Non si trova più, tranne in rarissime occasioni, un sacerdote di autentica fede cattolica, che quindi porti il suo abito: saio lungo fino ai piedi per i religiosi o talare per i sacerdoti secolari, i preti. E come si fa a vedere il sacro in chi si dissacra interiormente ed esteriormente? Come si fa a baciargli la mano?
Eppure, anche in questi tempi cattivi è sempre vero il detto di Nostro Signore: «Chi cerca trova». Cercando con sete di Verità, si trova anche quel sacerdote, quel religioso o quella suora che condivide la Verità con noi.
Si trova pure il sacerdote a cui poter baciare la mano.
Non so se avete notato, ma i sacerdoti che portano il loro abito, senza però avere più una vera fede cattolica, non gradiscono che si baci loro la mano.
Tempo fa incontrai un sacerdote dei Frati Minori, in chiesa, accompagnato da una ragazza. Mi diede la mano da stringere e io, con un sorriso e con naturalezza, gliela baciai.
La reazione dei due, a vedere le loro espressioni, fu come se avessi commesso un atto tra l’osceno, il folle e il delinquentesco.
Tale è il comportamento e il convincimento del vero cattolico, per chi ormai considera il cattolicesimo come l’eresia peggiore che ci possa essere.
Ma chi crede attende il Trionfo del Cuore Immacolato di Maria.
Lasciamo adesso la parola a Don Dolindo.

Oh, se si pensasse che le mani sacerdotali sono più sacre di un calice consacrato, non si giudicherebbe inutile baciarle e non si avrebbe l’ardire di stringerle a modo profano. Stringere la mano sacerdotale per saluto è una mancanza di rispetto, stringerla con un’intenzione non retta è molto più sacrilego che se si prendesse un calice dell’Altare per bervi. Quella mano è di Dio, e si è distesa sulle ginocchia del Vescovo per giurare a Dio solo la fedeltà dell’amore, come il servo di Abramo pose la sua mano sotto la coscia del padrone per giurargli che non avrebbe mai profanato la sua stirpe. Il Sacerdote è servo di Dio e le sue mani consacrate sono il segno della sua giurata fedeltà; non possono stringersi in amicizia terrena, ma solo possono essere baciate come calice di Dio. Tu che baci un’oleografia con devozione, non bacerai la mano segnata con l’Olio santo, sulla quale la grazia dello Spirito Santo oleografò la Croce del Redentore e impresse il segno della grazia?
O Gesù mio, come potrei io tendere queste mani, al mondo, al giuoco, al denaro, alle brutture della carne? Io che non sopporto di vedere in un luogo immondo la Croce, sia pure segnata su di un giornale, come potrei mettere in luoghi obbrobriosi di peccato il mio cuore e la mia mano, più sacri di un calice?

Don Dolindo Ruotolo


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...