Breve storia del canto gregoriano dal Re Davide ad oggi

di Peter Kwasniewski

5 novembre 2018 (LifeSiteNews) – Si potrebbe pensare che qualcosa chiamato “canto piano” (“plainchant” in francese o in inglese) non dovrebbe offrire molto di cui parlare; dopo tutto, il nome stesso ci dice che è piano e che è un canto.

In realtà, il canto gregoriano è tutto tranne che piano, se non nel senso che le sue belle melodie sono da cantarsi senza accompagnamento né armonizzazione, come si addice all’antica cultura monastica dalla quale hanno avuto origine. Quello che noi chiamiamo “canto gregoriano” è una delle più ricche e raffinate forme d’arte della musica occidentale – di fatto, della musica di qualsiasi cultura.

La tradizione di cantare la Sacra Scrittura, una pratica nota come cantillazione, ha avuto inizio almeno 1000 anni prima della nascita di Cristo. Vari libri dell’Antico Testamento, specialmente i Salmi e le Cronache, testimoniano la funzione centrale della musica nel culto del tempio. Alcune melodie gregoriane ancora in uso si avvicinano in modo notevole a melodie delle sinagoghe ebree, particolarmente il “Tonus Peregrinus” usato per il Salmo 113, In exitu Israel; l’antico tono del Vangelo; e il tono del Prefazio.
Dal momento che il Salterio di Davide venne composto proprio per le finalità del culto divino ed era visto come il libro messianico per eccellenza, troviamo che Pietro, Paolo e i Padri Apostolici lo citano abbondantemente nella loro predicazione. I primi cristiani scelsero spontaneamente di fare del Salterio il loro “libro delle preghiere”. La liturgia cristiana nel suo insieme, quindi, è nata dalla combinazione del Salterio e del Sacrificio. Il Salterio è l’“incenso verbale” delle nostre lodi e preghiere, l’omaggio del nostro intelletto. Il sacrificio cruento, la morte e la distruzione di un animale è l’abbandono totale del nostro essere a Dio. Nella Messa questi due sono meravigliosamente combinati nel Sacrificio razionale che consiste nell’offerta perfetta di Gesù Cristo sull’altare, del Signore che unisce le nostre lodi e preghiere alle sue e le rende degne della Santissima Trinità.

Il canto gregoriano si sviluppò prodigiosamente nel primo millennio dell’era cristiana. Prima di arrivare a Papa S. Gregorio Magno, che regnò dal 590 al 604, esisteva già un corpo di canti per il Sacrificio della Messa e per il ciclo della preghiera quotidiana (Ufficio Divino). Proprio quando diede forma definitiva al Canone Romano, che è il tratto fondamentale del Rito Latino, S. Gregorio organizzò il repertorio musicale esistente, ed ecco perché quel canto è stato da allora in poi sempre onorato con il suo nome: “gregoriano”.

Nel corso del tempo, vennero cantati non solo i Salmi e le loro antifone, ma anche le letture della Sacra Scrittura, le orazioni, le intercessioni, le litanie, le istruzioni (p.es. “Flectamus genua”, “Inginocchiamoci”) e, in generale, tutto ciò che era destinato alla proclamazione. Il nucleo del repertorio del canto gregoriano risale a prima dell’anno 800, mentre la maggior parte di esso nell’anno 1200 si poteva dire completata.

Poiché il canto gregoriano era la sola musica, appositamente concepita, che era cresciuta di pari passo con la liturgia della Chiesa, dovunque arrivasse la liturgia, il canto gregoriano la seguiva. Nessuno si sognava di separare i testi della liturgia dalla loro musica; richiamavano insieme l’unione di anima e corpo, o di una coppia felicemente sposata. Oppure si potrebbe vedere il canto gregoriano come i paramenti sacri indossati da un ministro della liturgia. Una volta sviluppato il vestiario cerimoniale, nessuno che fosse sano di mente si sarebbe sbarazzato di pianeta, stola, alba, amitto e manipolo. Questo è il vestiario che i ministri del Re hanno il privilegio di indossare! Allo stesso modo, i canti gregoriani sono il vestimento dei testi liturgici.

Il Concilio di Trento (1545-1563) riaffermò il ruolo del canto gregoriano nella liturgia e scoraggiò l’uso di musica polifonica eccessivamente complessa, specialmente qualora si basasse su motivi di origine profana.

Nondimeno, col passare del tempo le antiche melodie del canto gregoriano si ritrovarono abbreviate o deformate, perché venivano forzatamente adattate a un ritmo regolare come quello della musica in metrica del tempo. All’inizio dell’Ottocento, il canto gregoriano versava in gravi condizioni di rovina e trascuratezza.

Il restauro di quell’immenso tesoro della Chiesa, che costituiva parte integrante della sua solenne liturgia, doveva prima o poi avvenire. Ciò si realizzò grazie agli sforzi combinati di un monaco e di un Papa. Dom Prosper Guéranger (1805-1875) fondò l’Abbazia di Solesmes nel 1833 e la fece assurgere a centro propulsore dell’osservanza monastica, includendo l’Ufficio Divino e la Messa interamente cantati. I monaci di Solesmes studiarono approfonditamente gli antichi manoscritti nella loro opera di restauro delle melodie e dei ritmi propri del canto gregoriano.

Breve tempo dopo la sua ascesa al soglio pontificio avvenuta nel 1903, Papa S. Pio X incontrò a Roma i monaci di Solesmes e affidò loro l’impegnativo compito di pubblicare tutti i libri liturgici del canto gregoriano, con le melodie e i ritmi sottoposti a correzione. I monaci adempirono l’incarico, e Pio X diede alla loro opera il suo timbro di approvazione. Da questa direttiva papale ebbe origine una lunga serie di pubblicazioni decisamente influenti da parte di (o autorizzate da) Solesmes, la maggior parte delle quali sono a tutt’oggi utilizzate, in particolare il Liber Usualis, il Graduale Romanum e l’Antiphonale Monasticum.

Da Solesmes e Pio X alla Sacrosanctum Concilium, la Costituzione sulla Sacra Liturgia del Concilio Vaticano II, si può tracciare una linea retta e logica. Ecco quello che il Vaticano II ebbe a dire sull’argomento:

L’azione liturgica riveste una forma più nobile quando i divini uffici sono celebrati solennemente con il canto… Si conservi e si incrementi con grande cura il patrimonio della musica sacra. Si promuovano con impegno le «scholae cantorum»La Chiesa riconosce il canto gregoriano come canto proprio della liturgia romana; perciò nelle azioni liturgiche, a parità di condizioni, gli si riservi il posto principale. Gli altri generi di musica sacra, e specialmente la polifonia, non si escludono affatto dalla celebrazione dei divini uffici, purché rispondano allo spirito dell’azione liturgica.

Il movimento liturgico, dal quale sono venute queste parole di grande portata, era dedito al restauro e al recupero delle più belle e ricche tradizioni della preghiera cattolica. Purtroppo, una combinazione esplosiva di errato archeologismo liturgico e di modernismo novatore ha messo un gigantesco bastone tra le ruote, lasciando intorno una zona di guerra con visioni contrastanti, nella quale siamo ancora trincerati – e nella quale il canto gregoriano ha quasi subìto l’estinzione. La buona notizia è che il vento sta iniziando a cambiare qua e là. Il canto gregoriano non morirà mai, perché è la musica liturgica perfetta.

Peter Kwasniewski

Traduzione di Isidoro D’Anna

Fonte originale:
https://www.lifesitenews.com/blogs/a-brief-history-of-gregorian-chant-from-king-david-to-the-present


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