Che cosa rende unico il canto gregoriano – con esecuzioni consigliate

di Peter Kwasniewski

6 novembre 2018 (LifeSiteNews) – Ieri ho presentato una (breve!) storia del canto gregoriano nella liturgia della Chiesa Cattolica.

Oggi, parlerò di cosa distingue il canto gregoriano dalle altre forme musicali, e poi consiglierò le mie esecuzioni preferite in questo campo. Se possiamo individuare le qualità speciali del canto gregoriano, sarà più facile capire perché sia cresciuto naturalmente assieme alla liturgia e perché la Chiesa lo abbia così vivamente raccomandato nel corso dei secoli, fino ai nostri tempi.

1. Primato della Parola. Il canto gregoriano è musica al servizio della Parola di Dio. La maggior parte dei canti gregoriani sono basati sulle Parole stesse di Dio tratte dalla Sacra Scrittura, e cantate in fraseggi musicali che mettono in risalto la profondità di significato delle Parole. Il canto gregoriano è una esegesi del testo: la melodia e il ritmo non sono casualmente o accidentalmente correlati al testo, ma ne svelano e assaporano la verità – sottolineandone questo o quell’aspetto, indugiando su questa frase, esplorando quell’altra.

2. Ritmo libero. A motivo di quanto detto, il canto gregoriano è privo di metrica – la sola musica di questo tipo nella tradizione occidentale. I suoi fraseggi musicali seguono il ritmo naturale della Sacra Scrittura, che non è scritta in un metro poetico. Infatti il canto gregoriano non è confinato a uno schema ritmico predeterminato, come il tempo binario o ternario (si pensi alla marcia o al valzer), ma si conforma alle sillabe delle parole; i suoi fraseggi sembrano galleggiare, scorrere diritto o procedere sinuosamente, e librarsi in alto. Respira, più che marciare in avanti; si muove come imitando le onde o gli uccelli che roteano nel cielo. Buona parte della “magia” del canto gregoriano è prodotta dalla sua fluidità senza restrizioni e dalla libertà di movimento, che sembra disfarsi dell’egemonia del tempo terreno rappresentata dal ritmo.

3. Canto all’unisono. Poiché il canto gregoriano s’incentra sulla Parola di Dio mentre ci raccoglie nell’unico Corpo di Cristo, esso è cantato all’unisono – cioè tutti cantano la stessa melodia contemporaneamente. Il sottile ritmo del canto gregoriano e la celebrata inventiva e intricatezza delle sue melodie sono possibili proprio e soltanto per la sua insistenza, allo stesso tempo pratica e simbolica, sul canto all’unisono. Poche cose testimoniano l’unità, antichità e universalità della Chiesa in modo più grandioso di un’ampia congregazione che insieme, durante la Messa, declama il Credo con il canto gregoriano, dimostrando nell’azione che la Chiesa è una, santa, cattolica e apostolica.

4. Vocalizzazione senza accompagnamento. Il canto gregoriano è tradizionalmente cantato “a cappella”, ovvero senza accompagnamento musicale. Il suono della voce umana spoglia, che si eleva a Dio in preghiera, è singolarmente reale, sincero, umile, raccolto – e meno vulnerabile al genere di distrazioni che si hanno con l’uso di strumenti, soprattutto quando vengono suonati in maniera virtuosistica, esuberante o semplicemente ad alto volume.

5. Modalità. Dopo il ritmo libero, la modalità è la caratteristica che più contraddistingue il canto gregoriano. Un modo si può definire come una sequenza particolare di intervalli di toni e semitoni, tra i quali ci sono un tono dominante (o tenore) e un tono finale sul quale la musica si ferma. Prendendo in considerazione le possibilità consentite dalla scala ottotonica occidentale, il canto gregoriano confluì in quelli che si possono classificare come otto modi. Mentre la musica si sviluppava nel tardo Rinascimento e si evolveva nello stile del Barocco, due dei modi (in una certa misura; sto semplificando) acquistarono il predominio e divennero quelle che noi chiamiamo chiavi “maggiori” e “minori”. Questo sviluppo, mentre consentiva sofisticate sequenze di accordi e modulazioni di effetto, restringeva le melodie in confini più stretti, e così andarono perdute le variazioni nell’espressione rese possibili dai modi – tranne che nel canto gregoriano. Poiché le nostre orecchie sono così abituate al sistema di chiave maggiore/minore (e lo sono rimaste per secoli), i canti gregoriani, che impiegano otto modi che raramente si conformano alle nostre moderne aspettative musicali, ci colpiscono come ultraterreni, introspettivi, inquietanti, incompleti, “gioiosamente tristi”.

6. Anonimità. La vasta maggioranza dei canti gregoriani vennero composti da monaci, cantori e canonici anonimi. Noi non conosceremo mai i loro nomi in questa vita. Quale salutare correttivo per l’egotismo che spesso si associa alla creatività e alle prestazioni artistiche! Il canto gregoriano estingue la personalità distintiva – nel duplice senso che non conosciamo il suo autore, e che non possiamo “brillare” o spiccare come una rockstar quando diamo voce al canto gregoriano in una schola cantorum o in una congregazione. Ci si disaffeziona dal desiderio di mettersi in mostra, si è incoraggiati a immergere la propria individualità in Cristo, e siamo spinti a sentirci e comportarci come membra del Corpo Mistico.

7. Moderazione emotiva. Sarebbe sbagliato dire che il canto gregoriano sia privo di emozione. Le sue melodie ci donano una profonda soddisfazione nel cantarle e nell’ascoltarle (quando sono ben eseguite). Ci fanno sondare le profondità della gioia e dell’esultanza, dell’amarezza e della pena, dell’anelito e dell’affidamento fiducioso. Danno espressione a molte sottili sfumature di sentimento. Possono persino commuovere fino alle lacrime chi è spiritualmente sensibile. Comunque, le emozioni nel canto gregoriano sono moderate, gentili, nobili e raffinate. Inducono e conducono alla meditazione – e lo spirito s’invola in Dio, che è Spirito. La “temperanza” del canto gregoriano assume un’importanza speciale nei nostri tempi, in cui così tante persone vivono in maniera affrettata, correndo tutte indaffarate sopra la superficie delle cose, eccitabili e persino sfinite per l’eccesso di stimoli. In una misura che indubbiamente non era così necessaria nel Medioevo, il canto gregoriano diventa per noi un rimedio curativo, un purgante salutare, una chiamata a un’interiorità più grande, un sostenitore e custode della giusta gerarchia spirituale.

8. Inequivocabile sacralità. Questo è forse il fatto più ovvio, eppure raramente se ne apprezza appieno il valore: il canto gregoriano ebbe origine esclusivamente per il culto divino, e non si presta ad alcun altro uso (profano). È sacro per sua natura, cioè a disposizione di Dio soltanto. È l’equivalente musicale dell’incenso e dei paramenti sacri, che non si usano se non per il culto. Tali cose sono la “guardia d’onore” e gli “assistenti” privilegiati di Cristo, evocano potentemente la Sua presenza e ci guidano senza sforzo dentro quella presenza. Il canto gregoriano, dice Swain, è “l’icona musicale del Cattolicesimo romano”. In quanto tale, contrasta con gli stili musicali profani che, quando vengono introdotti in una chiesa, hanno un significato ambiguo: ci stiamo dedicando al Signore nostro o al mondo (per non dire alla mondanità)? Stiamo abbassando Dio al nostro livello o gli stiamo chiedendo di elevarci in alto, per contemplare la Sua divinità?

Ed ora ecco le esecuzioni consigliate di canti gregoriani. Ognuno di queste è speciale a modo suo, e tutte sono esemplari nell’esecuzione del canto. Le sottili differenze nel dar voce al canto gregoriano mostrano una legittima varietà d’interpretazioni di questa antica forma d’arte.

Benedicta (I Monaci di Norcia)

Chant (Monaci di Heiligenkreuz)

Requiem (Fraternità Sacerdotale di San Pietro)

Di gran lunga il migliore affare per un cofanetto di esecuzioni davvero eccellenti è questo. Per € 34,17 (dal mio ultimo controllo), potrete ricevere 6 CD di canto gregoriano che copre i momenti salienti dell’anno liturgico. Qui c’è un saggio di come suonano:

Choralschola der Wiener Hofburgkapelle (Scuola corale della Hofburgkapelle di Vienna)

Peter Kwasniewski

Traduzione di Isidoro D’Anna

Fonte originale


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