L’intimità coniugale e il dono della vita. Parla il grande Papa Pio XII

Pio XII con Gary Cooper
L’attore statunitense Gary Cooper, convertito al cattolicesimo, incontra il Santo Padre Pio XII

Offriamo ai lettori le pagine conclusive del celebre Discorso che Papa Pio XII, il Pastore Angelico, rivolse all’Unione Cattolica Italiana Ostetriche il 29 ottobre 1951. È l’insegnamento perenne della Chiesa sull’intimità degli sposi e il dono della vita.

Quello stesso Creatore, che nella sua bontà e sapienza ha voluto per la conservazione e la propagazione del genere umano servirsi dell’opera dell’uomo e della donna, unendoli nel matrimonio, ha disposto anche che in quella funzione i coniugi provino un piacere e una felicità nel corpo e nello spirito. I coniugi dunque nel cercare e nel godere questo piacere, non fanno nulla di male. Essi accettano quel che il Creatore ha loro destinato.
Nondimeno anche qui i coniugi debbono sapersi mantenere nei limiti di una giusta moderazione. Come nel gusto dei cibi e delle bevande, così in quello sessuale, essi non debbono abbandonarsi senza freno all’impulso dei sensi. La retta norma è dunque questa: l’uso della naturale disposizione generativa è moralmente lecito soltanto nel matrimonio, nel servizio e secondo l’ordine dei fini del matrimonio medesimo. Da ciò consegue che anche soltanto nel matrimonio e osservando questa regola il desiderio e la fruizione di quel piacere e di quella soddisfazione sono leciti. Poiché il godimento sottostà alla legge dell’azione, dalla quale esso deriva, e non viceversa, l’azione alla legge del godimento. E questa legge, così ragionevole, riguarda non solo la sostanza, ma anche le circostanze dell’azione, di guisa che, pur restando salva la sostanza dell’atto, si può peccare nel modo di compierlo.
La trasgressione di questa norma è tanto antica quanto il peccato originale. Però al tempo nostro si corre pericolo di perdere di vista lo stesso principio fondamentale. Al presente, infatti, si suole sostenere, con le parole e con gli scritti (anche da parte di alcuni cattolici), la necessaria autonomia, il proprio fine e il proprio valore della sessualità e della sua attuazione, indipendentemente dallo scopo della procreazione di una nuova vita. Si vorrebbe sottoporre ad un nuovo esame e ad una nuova norma l’ordine stesso stabilito da Dio. Non si vorrebbe ammettere altro freno nel modo di soddisfare l’istinto che l’osservare l’essenza dell’atto istintivo. Con ciò alla obbligazione morale del dominio delle passioni si sostituirebbe la licenza di servire ciecamente e senza freno i capricci e gl’impulsi della natura; il che non potrà, presto o tardi, che ridondare a danno della morale, della coscienza e della dignità umana.
Se la natura avesse mirato esclusivamente, o almeno in primo luogo, ad un reciproco dono e possesso dei coniugi nella gioia e nel diletto, e se avesse disposto quell’atto soltanto per rendere felice nel più alto grado possibile la loro esperienza personale, e non per stimolarli al servizio della vita, allora il Creatore avrebbe adottato un altro disegno nella formazione e costituzione dell’atto naturale. Ora invece questo è insomma tutto subordinato e ordinato a quell’unica grande legge della «generatio et educatio prolis», vale a dire al compimento del fine primario del matrimonio come origine e sorgente della vita.
Purtroppo ondate incessanti di edonismo invadono il mondo e minacciano di sommergere nella marea crescente dei pensieri, dei desideri e degli atti tutta la vita matrimoniale, non senza seri pericoli e grave pregiudizio dell’ufficio primario dei coniugi.
Questo edonismo anticristiano troppo spesso non si arrossisce di erigerlo a dottrina, inculcando la brama di rendere sempre più intenso il godimento nella preparazione e nella attuazione della unione coniugale; come se nei rapporti matrimoniali tutta la legge morale si riducesse al regolare compimento dell’atto stesso, e come se tutto il resto, in qualunque modo fatto, rimanga giustificato dalla effusione del reciproco affetto, santificato dal sacramento del matrimonio, meritevole di lode e di mercede dinanzi a Dio e alla coscienza. Della dignità dell’uomo e della dignità del cristiano, che mettono un freno agli eccessi della sensualità, non si ha cura.
Ebbene, no. La gravità e la santità della legge morale cristiana non ammettono una sfrenata soddisfazione dell’istinto sessuale e di tendere così soltanto al piacere e al godimento; essa non permette all’uomo ragionevole di lasciarsi dominare sino a tal punto, nè quanto alla sostanza, nè quanto alle circostanze dell’atto.
Si vorrebbe da alcuni addurre che la felicità nel matrimonio è in ragione diretta del reciproco godimento nei rapporti coniugali. No: la felicità nel matrimonio è invece in ragione diretta del vicendevole rispetto fra i coniugi, anche nelle loro intime relazioni; non già quasi che essi giudichino immorale e rifiutino quel che la natura offre e il Creatore ha donato, ma perchè questo rispetto, e la mutua stima che esso ingenera, è uno dei più validi elementi di un amore puro, e per ciò stesso tanto più tenero.
Nella vostra attività professionale opponetevi, per quanto vi è possibile, all’impeto di questo raffinato edonismo, vuoto di valori spirituali, e quindi indegno di sposi cristiani. Mostrate come la natura ha dato, è vero, il desiderio istintivo del godimento e lo approva nelle legittime nozze, ma non come fine a se stesso, bensì insomma per il servizio della vita. Bandite dal vostro spirito quel culto del piacere, e fate del vostro meglio per impedire la diffusione di una letteratura che si crede in dovere di descrivere in ogni particolare le intimità della vita coniugale col pretesto di istruire, di dirigere e di rassicurare. Per tranquillizzare le coscienze timorate degli sposi bastano in genere il buon senso, l’istinto naturale e una breve istruzione sulle chiare e semplici massime della legge morale cristiana. Se, in alcune speciali circostanze, una fidanzata o una giovane sposa avessero bisogno di più ampi schiarimenti su qualche punto particolare, toccherà a voi di dar loro delicatamente una spiegazione conforme alla legge naturale e alla sana coscienza cristiana.
Questo Nostro insegnamento non ha niente da fare col manicheismo o col giansenismo, come alcuni vogliono far credere per giustificare se stessi. Esso è soltanto una difesa dell’onore del matrimonio cristiano e della dignità personale dei coniugi.
Servire a tale scopo è, soprattutto ai giorni nostri, un urgente dovere della vostra missione professionale.
Con questo siamo giunti alla conclusione di quanto intendevamo di esporvi.
La vostra professione vi apre un vasto campo di apostolato dai molteplici aspetti; apostolato non tanto di parola, quanto di azione e di guida; apostolato che potrete utilmente esercitare soltanto se sarete ben consapevoli del fine della vostra missione e dei mezzi per conseguirlo, e se sarete dotate di una volontà ferma e risoluta, fondata in una profonda convinzione religiosa, ispirata e avvalorata dalla fede e dall’amore cristiano.
Invocando su di voi il potente aiuto del lume divino e del divino conforto, vi impartiamo di cuore, pegno ed auspicio delle più abbondanti grazie celesti, la Nostra Apostolica Benedizione.

Tratto da:

DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO PP. XII ALLE PARTECIPANTI AL CONGRESSO DELLA UNIONE CATTOLICA ITALIANA OSTETRICHE
Lunedì, 29 ottobre 1951

Cliccando qui si può scaricare l’intero Discorso. Fonte:
http://w2.vatican.va/content/pius-xii/it/speeches/1951/documents/hf_p-xii_spe_19511029_ostetriche.html
Il Discorso è presente anche negli Acta Apostolicae Sedis, AAS-43-1951, pagg. 851-854, scaricabili da qui.


2 risposte a "L’intimità coniugale e il dono della vita. Parla il grande Papa Pio XII"

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