6 buoni motivi per non comprare prodotti cinesi

Comunisti cinesi

Siamo ormai abituati a sentire notizie sulla Cina e i suoi prodotti, massicciamente diffusi anche in Italia. È merce a basso prezzo e ci invita a comprarla per motivi di convenienza.
Ebbene, prima di presentarvi l’elenco dei buoni motivi per non comprare prodotti cinesi, diciamo che non sempre è peccato comprarli. Qualche volta può essere lecito, se noi e la nostra famiglia siamo poveri e l’acquisto di un prodotto essenziale a pochi soldi rappresenta un aiuto significativo per il bilancio familiare.
Tuttavia, nel percorrere le buone ragioni contrarie all’acquisto, vedremo che si tratta di questioni importanti e anche gravi. Come cristiani e italiani siamo chiamati a fare la scelta giusta e ad affrontare, finché possibile, qualche rinuncia, difficoltà e sacrificio pur di rimanere fedeli a Dio, alla nostra Patria, al bene vero della nostra famiglia e della povera umanità di oggi.
Fatta questa premessa, passiamo ai buoni motivi per non comprare prodotti cinesi. Attingiamo le citazioni dal sito www.laogai.it, che da anni conduce un’importante opera d’informazione e denuncia.

Perché non dovremmo comprare prodotti cinesi?

1 – Per non rendere più povero e debole il nostro Paese, la nostra Patria Italia.
«L’Europa importa dalla Cina il triplo di quello che esporta verso il paese asiatico e l’Italia è uno dei paesi più danneggiati, all’interno dell’UE, dall’invasione dei prodotti cinesi in tutti i settori: agricolo, tessile, mobili da cucina, oreficeria, calzature, vestiario, elettrodomestici etc… sia nel mercato interno sia nell’esportazione». «Sempre più aziende italiane inaugurano nuovi stabilimenti nel paese asiatico». È la cosiddetta delocalizzazione, un’altra causa della perdita dei posti di lavoro in Italia, nella rincorsa folle del profitto a causa del sistema economico globalizzato e selvaggio. L’Italia, la sua industria, i suoi lavoratori sono lasciati alla mercé della concorrenza cinese, invece di attuare un sano protezionismo. La dittatura comunista cinese, a differenza dei nostri politici venduti, limita fortemente l’ingresso di prodotti esteri. Ora si sta parlando del titanico progetto Nuova Via della Seta, che sarebbe la creazione di una rete d’infrastrutture, ufficialmente per rendere ancora più agevoli gli scambi con la Cina, ma la realtà è ben diversa e si tratta di un progetto devastante per l’Italia. «Come la globalizzazione, con le sue folli regole asimmetriche, ha decretato l’ascesa dell’economia cinese ed il declino della nostra, la Nuova Via della Seta sarà la concretizzazione del grande progetto cinese per la definitiva invasione commerciale dell’Europa. Consentirà a Pechino di ampliare la propria egemonia geopolitica. Vedremo arrivare sempre più container carichi di “made in China” che torneranno verso oriente, come sempre, semivuoti». Il governo Conte di Movimento 5 Stelle e Lega Nord ha annunciato di voler firmare l’accordo.

Conte con primo ministro cinese
Giuseppe Conte, primo ministro del governo M5S-Lega Nord, stringe la mano a Li Keqiang, primo ministro della Cina comunista

2 – Per non rendere più ricca e forte la dittatura comunista cinese.
La Cina comunista vuole dominare il mondo, e mentre ora lo fa con i prodotti a prezzi stracciati, con ogni forma di espansionismo economico, politico e culturale e con lo spionaggio, un giorno non lontano lo farà anche con l’aggressione militare; si può prevedere che i dittatori comunisti cinesi assaliranno militarmente l’Occidente appena ne avranno la possibilità.
Secondariamente, ma pure di grande importanza, finché continuiamo a finanziare la Cina comunista con i nostri acquisti e i nostri cedimenti, aumenteremo non il benessere e la libertà del popolo cinese, ma dei dittatori comunisti che opprimono quel popolo. Non tutti sanno infatti che almeno l’80% per cento dei cinesi vengono tenuti in condizioni di povertà, a vantaggio del restante 15-20% collegato al potere comunista. In Cina esiste una vastissima rete di fabbriche-lager dove i cinesi ufficialmente liberi ricevono «paghe ridicole, ferie praticamente inesistenti, salari pagati in ritardo, ore straordinarie obbligatorie e forfettizzate, licenziamento o pene corporali per le negligenze sul lavoro e mancata indennità per i licenziati». Ecco, insieme al lavoro forzato, il segreto del basso costo della manodopera in Cina e quindi dei prodotti cinesi venduti in Occidente.
Pensiamo poi a tutti i crimini perpetrati dal potere comunista in Cina: persecuzione dei cristiani e di chiunque cerchi di praticare una religione non riconoscendo come capi religiosi quelli scelti dai comunisti, ora anche con il riconoscimento concesso da Bergoglio ai falsi vescovi di nomina comunista; contraccezione con spirale obbligatoria per tutte le donne sposate; sterilizzazioni e aborti forzati per tutte le donne che hanno più di due figli (per molti anni c’è stata la politica del figlio unico); indottrinamento e lavaggio del cervello degli studenti; carcerazione, lavoro forzato fino a 16 ore al giorno, uccisione, tortura, trattamento psichiatrico fino a farlo impazzire veramente di chiunque difenda la propria fede, parli male del regime o protesti; espianto sistematico degli organi dei prigionieri uccisi per rivenderli a caro prezzo.

Aborto forzato in Cina

3 – Per evitare i prodotti cinesi pericolosi per la salute.
Sono frequenti i casi di prodotti contraffatti di provenienza cinese, di ogni genere, anche alimentari e sanitari, con etichette false e fatti con materiali scadenti e pericolosi per la salute. Anche i prodotti regolari, che non rappresentano una contraffazione di prodotti originali, possono essere realizzati con sostanze dannose per la nostra salute. «Un prodotto pericoloso su due è made in China, l’altro di provenienza europea. Sono questi i risultati di attente analisi condotte con il sistema d’informazione rapida Rapex che esamina i prodotti pericolosi diversi dagli alimenti. Giocattoli e indumenti sono i prodotti più pericolosi». «Diffidate dei giochi per bambini: bolle di sapone provenienti dalla Cina nel cui liquido sono stati trovati quantitativi di batteri fecali e diversi microrganismi normalmente presenti in animali selvatici e molto altro. Rischio ftalati e altre sostanze pericolose legato ai giocattoli cinesi. Queste sostanze chimiche, che hanno la proprietà di ammorbidire la plastica, sono largamente utilizzate nei prodotti che, per necessità, devono essere morbidi e flessibili, come ad esempio i giocattoli per i bambini. Gli ftalati sono molto pericolosi soprattutto per i bimbi più piccoli: evidenze scientifiche hanno dimostrato la loro dannosità a livello del fegato e dei reni, con gravi problemi anche a carico dell’apparato riproduttivo».

4 – Perché i prodotti cinesi vengono anche dai lavori forzati dei prigionieri politici.
I prodotti cinesi, quando non sono realizzati dalla popolazione ufficialmente libera ma sottopagata, sfruttata e maltrattata, vengono dai lavori forzati dei prigionieri politici, tra cui ci sono i nostri fratelli cinesi cattolici perseguitati. In Cina esistono più di 1.000 laogai, cioè campi di lavoro per prigionieri, dove milioni di uomini, donne e bambini sono costretti ai lavori forzati fino a 16 ore al giorno, privi di sicurezza e igiene, senza un letto per dormire, con un’alimentazione inadeguata. «I pestaggi e le torture sono all’ordine del giorno. Frequenti le scariche elettriche e la sospensione per le braccia». «Molti sono gli esempi di eroismo e di martirio offerti dalla Chiesa Cattolica clandestina. Il Cardinale Kung Pin Mei fu arrestato e trascinato allo stadio per confessare davanti a migliaia di persone il suo crimine di essere cattolico. Invece gridò: “Viva Cristo Re, Viva il Papa!”. La folla ripetè in coro le stesse parole e il Cardinale fu incarcerato per 32 anni. Il Vescovo Giuseppe Fan Xueyan passò gli anni dal 1958 al 1991 in prigione, dove fu ucciso mediante percosse che gli spaccarono il cranio. I suoi resti furono consegnati alla famiglia in una busta per la spazzatura. La violenta repressione ha sempre colpito anche semplici credenti».

Prigionieri cinesi

5 – Per la gigantesca evasione fiscale sui prodotti cinesi.
L’evasione fiscale sui prodotti cinesi ha proporzioni enormi e avviene già in dogana, con il sistema truffaldino della sottofatturazione, cioè dichiarando un valore della merce di molto inferiore al valore reale. Dall’ultimo studio di cui si ha notizia, solo con la sottofatturazione risultano evasi sulle importazioni cinesi in Italia circa 30 miliardi di euro ogni anno. A questo si aggiunge l’ulteriore evasione fiscale dei commercianti e imprenditori cinesi che dichiarano guadagni molto inferiori a quelli reali, delle aziende cinesi che aprono e chiudono prima di ricevere i controlli fiscali e di tutti i sistemi d’evasione fiscale di cui continuano ad arrivare notizie, quando gli evasori cinesi vengono scoperti e denunciati. I commercianti italiani così subiscono la concorrenza dei prodotti cinesi venduti a prezzi stracciati grazie al costo bassissimo della manodopera in Cina e grazie all’evasione fiscale dei cinesi in Italia.

6 – Perché i prodotti tecnologici cinesi, a cominciare dai cellulari, possono essere usati per spiarci.
La Huawei, che produce un terzo degli smartphone venduti in Italia, «è accusata dall’Intelligence di Washington e Londra di essere prevalantemente un network di Huaweispionaggio che attraverso microchip utilizza gli smartphone, i tablet, i pc, le telecamere e anche le fotocopiatrici per non parlare delle infrastrutture in particolare quelle delle ultramoderne reti 5G, per rastrellare a tappeto comunicazioni, dati e immagini e di trasferirle nei database della Cina». In Italia, la Huawei «è impegnata nello sviluppo della rete di ultima generazione 5G in due aree: Milano e Bari-Matera. In quest’ultima è capofila con un investimento complessivo di 60 milioni di euro in 4 anni e una previsione di copertura 5G del 75% della popolazione entro il 2018 e completa entro il 2019». «In un’altra area test, L’Aquila-Prato, opera invece la multinazionale cinese ZTE». «Grande scandalo in casa Huawei. Tutti i telefoni della compagnia cinese vengono spiati dal costruttore. Negli USA se ne vieta la vendita» (notizia di dicembre 2018).
Anche la nostra scelta dell’operatore telefonico è importante, se si pensa che la cinese ZTE «dalla fine del 2016 controlla la rete WIND-3» ed «è divenuta il primo operatore di telefonia mobile in Italia, davanti a TIM e Vodafone».

Tra i cinesi che hanno osato criticare il regime, subendo condanne e lavori forzati per poi tornare liberi, spicca Harry Wu, cattolico, nato a Shanghai nel 1937. Nel 1960 fu

Harry Wu
Harry Wu (1937-2016)

condannato ai lavori forzati nei laogai, dove rimase tra sofferenze terribili fino al 1979.
«Rilasciato nel 1979 durante la liberalizzazione che seguì la morte di Mao Zedong, Wu si è trasferito negli Stati Uniti, dove è diventato professore di Geologia all’Università della California, Berkeley. Lì ha cominciato a scrivere delle sue esperienze nei laogai e nel 1992 ha abbandonato l’insegnamento per dedicarsi esclusivamente all’attivismo e alla denuncia delle violazioni dei diritti umani in Cina. A questo scopo ha creato la Laogai Research Foundation, organizzazione di ricerca e pubblica educazione non-profit sui campi di lavoro cinesi».
«Il 15 marzo 2006 Harry Wu aveva in programma la presentazione del suo libro Laogai. I Gulag di Mao Zedong presso il Tuma’s book bar di Roma. Tuttavia, «la presentazione del libro non si è potuta svolgere perché una cinquantina di attivisti dei centri sociali, armati di mazze, bastoni e spranghe, ha bloccato l’ingresso nella libreria; successivamente alcune persone che volevano assistere al dibattito sono state aggredite selvaggiamente; altri giovani sono stati rincorsi e malmenati per le strade del quartiere e lo stesso Harry Wu a stento si è sottratto al linciaggio» (fonte: Interrogazione parlamentare presentata alla Seduta n. 39 del 21/9/2006 alla Camera dei Deputati da Fabio Rampelli).
Ma i nemici di Dio, Patria e famiglia non sono soltanto le giovani belve umane dei centri sociali. Ci sono anche belve in giacca e cravatta ed eleganti, tutti quei politici, giornalisti e gente di potere che ci espongono sempre più al dominio della massoneria, del modernismo religioso, dei progressisti e della Cina comunista.
Anche noi dobbiamo interrogarci se stiamo facendo veramente tutto il possibile, tagliando ogni rapporto con i prodotti cinesi e usando il nostro voto politico in maniera attenta.
Impegniamoci a sostenere i politici più vicini ai valori della civiltà cristiana, se proprio non possiamo candidarci noi stessi. Non evitiamo questo impegno dicendo che tanto quei politici saranno ininfluenti. Lo saranno invece se tanti di noi continueranno a fingere di voler difendere i valori cristiani, ma senza muovere un dito per far votare i partiti, movimenti e personaggi politici di vera fede cattolica.

Papa San Pio X - combattere


5 risposte a "6 buoni motivi per non comprare prodotti cinesi"

  1. Io sinceramente, toglierei i primi due punti. Se ci pensassi, nel mondo ci sono persone che acquistano prodotti italiani,come italiani che acquistano prodotti stranieri. È cosí che funzionano gli affari. Quindi non bisogna sempre giudicare gli altri e dire che l’Italia é migliore in TUTTO. (parlo da italiano). La scuola, gli ospedali, per la maggior parte dei casi sono corrotti.

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  2. Io sinceramente, toglierei i primi due punti. Se ci pensassi, nel mondo ci sono persone che acquistano prodotti italiani,come italiani che acquistano prodotti stranieri. È cosí che funzionano gli affari. Quindi non bisogna sempre giudicare gli altri e dire che l’Italia é migliore in TUTTO. (parlo da italiano). La scuola, gli ospedali, per la maggior parte dei casi sono corrotti.

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  3. Io sinceramente, toglierei i primi due punti. Se ci pensassi, nel mondo ci sono persone che acquistano prodotti italiani,come italiani che acquistano prodotti stranieri. È cosí che funzionano gli affari. Quindi non bisogna sempre giudicare gli altri e dire che l’Italia é migliore in TUTTO. (parlo da italiano). La scuola, gli ospedali, per la maggior parte dei casi sono corrotti. Ovviamente io mi fido dei prodotti cinesi (con alcune eccezioni).

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