La ferma volontà di essere santi

Aquila reale pixabay
Aquila reale
(foto di Kdsphotos su Pixabay)

Chi ama Dio è disposto a morire piuttosto che commettere volontariamente un peccato anche solo veniale. Inoltre, in ogni aspetto della propria vita, anche minimo, chi ama Dio sceglie ciò che è secondo Dio, puro ed elevato, non ciò che gli pare e piace o gli fa comodo o piace al mondo.
Tuttavia, anche così ci può succedere ugualmente di cadere nel peccato. Sono i peccati che noi non decidiamo di compiere, ma che facciamo d’impulso. Ad esempio un moto d’irritazione o rabbia, uno sguardo curioso di troppo che può portarci alla sensualità, una parola sciocca, una bugia detta per scherzo.
Può capitare allora comunemente che andiamo a confessarci e ci troviamo a doverci accusare sempre degli stessi peccati, e forse per di più numerosi.
Ora, i mezzi della vita di fede non è difficile scoprirli, se li cerchiamo. Più difficile è scuoterci dalla nostra debolezza. Per questo è necessario, per molti di noi, ad un certo punto della vita, ricevere degli sproni che ci scuotano e ci spingano al cambiamento.
Ecco dunque uno sprone che riguarda proprio chi si confessa. Sono le parole di Padre Pio, grandissimo Santo e confessore. Si legge ne «Il Settimanale di Padre Pio» (numeri del 10 e del 17 marzo 2019):

Certamente Padre Pio non pretendeva un dolore dei peccati manifestato nel pianto. Voleva, invece, e su questo non transigeva, il desiderio di cambiare vita e di impegnarsi nel sentiero dei Comandamenti di Dio. Quando una volta gli fu detto che negava l’assoluzione anche a chi mostrava dolore per i suoi peccati, Padre Pio deciso esclamò: «Dolore, dolore!… Il dolore si misura dalle opere che vengono dopo. Quando uno viene con gli stessi peccati una seconda, una terza, una quarta volta, che dolore è il suo?». Ad un sacerdote che gli chiese come comportarsi nei casi di recidività, Padre Pio rispose: «Tu non puoi fare come faccio io. Però al penitente che si presenta con lo stesso peccato, puoi dare l’assoluzione, una prima volta… Una seconda volta, lo puoi assolvere; ma la terza volta, vuoi tu profanare un sacramento che costa il Sangue di Cristo e tradire il fratello?». Se, invece, si trattava di difetti persistenti e vedeva «l’impegno e lo sforzo, incoraggiava».

A padre Carmelo, suo superiore, ma anche suo figlio spirituale, che volle entrare in argomento, disse: «E va bene, trattiamola pure questa questione spinosa, dolorosa: la più dolorosa per un’anima che crede. Senti, figlio mio, io uso questo sistema con determinate anime – le recidive – per dare ad esse una scossa, perché, specie per certi peccati, si passa facilmente dalla confessione al peccato e dal peccato alla confessione: si pecca e ci si confessa e si è assolti, si ritorna a peccare, a confessarsi, ad essere assolti…; una routine, un’abitudine… Ora l’anima che non riceve l’assoluzione, subisce un trauma spirituale: questo è un motivo. Ecco il secondo: così si sprona l’anima a mettersi sul serio sulla via retta ed a cominciare una buona volta a usare tutti i mezzi per la sua redenzione».

Ma torniamo più indietro, alla Sacra Scrittura. Cosa ci insegna Dio con la sua Parola? Fa al caso nostro un passo della lettera di San Giacomo (1,5-8):

Se qualcuno di voi manca di sapienza, la domandi a Dio, che dona a tutti generosamente e senza rinfacciare, e gli sarà data. La domandi però con fede, senza esitare, perché chi esita somiglia all’onda del mare mossa e agitata dal vento; e non pensi di ricevere qualcosa dal Signore un uomo che ha l’animo oscillante e instabile in tutte le sue azioni.

Decisione, ci vuole! Decisione per la santità, senza più oscillazioni né instabilità.
Camminiamo avanti nella storia. In Ecuador, nell’Ottocento, vi è stato un Presidente della Repubblica come mai nessuno prima e dopo, un vero eroe nazionale e della Cristianità: Gabriel García Moreno (1821-1875). Fu un grande uomo di fede cattolica, studioso di altissimo livello, condottiero intrepido sul campo di battaglia, lungimirante statista, artefice della rinascita dell’Ecuador e del suo popolo dalla barbarie anticristiana e dalla miseria provocate dalla massoneria. Un feroce attentato pose fine alla sua vita terrena. Ebbe ancora la forza di ribattere agli assassini che si accanivano su di lui: «Dios no muere!», «Dio non muore!».
Papa Pio IX, riconoscendo García Moreno come «martire, perché coscientemente aveva accettato il sacrificio», gli fece erigere un monumento in Roma, nell’Istituto Pio Latino Americano (si può leggere un importante profilo biografico scritto da Rino Camilleri).
Di García Moreno si racconta fra l’altro (qui l’articolo intero):

In uno di questi soggiorni a Parigi un suo compagno di viaggio gli chiese ironicamente perché difendeva di continuo la Chiesa Cattolica, se poi non sempre viveva in piena conformità con i suoi precetti. Egli rispose: «Ciò che hai detto è vero finora, ma non lo sarà mai più».
Infatti, da quel momento, con una tenacia formidabile tirò dritto su una strada di stupefacente coerenza, battagliando contro quella che egli riteneva la «malattia endemica del secolo», cioè «la debolezza del carattere».

Concludiamo con l’ultimo sprone. Ci è offerto dal Regolamento di vita per tendere alla perfezione cristiana e conseguirla, del redentorista Padre Finelli.

Per tendere alla perfezione e conseguirla bisogna:
1 – Avere un grande, generoso ed efficace desiderio di essere perfetti. Secondo S. Alfonso de’ Liguori il desiderio della perfezione deve essere forte perché un debole desiderio permette di adagiarsi nelle imperfezioni, mentre S. Teresa affermava che il desiderio della virtù facilita l’acquisto della medesima.
(I punti successivi potete leggerli qui).

Poniamoci dunque sempre alla presenza di Gesù e Maria, dopo averli ricevuti dentro di noi con la vita di grazia. In ogni momento rivolgiamoci a Gesù e Maria dentro di noi, perché i nostri pensieri, le nostre parole e le nostre azioni siano santamente ispirati. Fedele osservanza dei Comandamenti, Sacramenti, preghiera, consacrazione e devozione alla Madonna: avanti, fino al trionfo del Cuore Immacolato di Maria!


2 risposte a "La ferma volontà di essere santi"

  1. Tutto verissimo ma occorre anche sapere che senza di Lui non possiamo fare nulla, quindi impegno e sforzo ma anche consapevolezza che santi da soli non lo diventeremo mai.
    Anche perchè dobbiamo capire che siamo nulla e cìè il pericolo di montare in suberbia….

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