Quale Bibbia scegliere?

Sacra Bibbia - Ricciotti e CEI 1974

La parola “Bibbia” ricalca una parola greca che significa “libri”. Infatti si compone di 73 libri, 46 nell’Antico Testamento e 27 nel Nuovo Testamento.
L’Antico Testamento fu scritto quasi interamente in ebraico, e per il resto in aramaico; il Nuovo Testamento quasi tutto in greco, ad eccezione del Vangelo di S. Matteo che ebbe una prima stesura in aramaico e venne subito dopo tradotto in greco.
La Bibbia presenta vari generi e linguaggi, quindi vi è stata la mediazione dell’uomo, ma ha per autore Dio stesso. Gli autori umani ne scrissero i libri sotto quella particolare assistenza divina che è chiamata “ispirazione”, per cui, scrive l’abate Giuseppe Ricciotti introducendo la versione italiana da lui curata:

Lo Spirito Santo «mediante una forza soprannaturale li eccitò e mosse a scrivere, e li assistette mentre scrivevano in tal maniera, che essi tutte e sole quelle cose che Egli comandasse, rettamente concepissero nella mente, fedelmente volessero scrivere, ed acconciamente esprimessero con infallibile verità» (enciclica Providentissimus, del 1893). […]
Si abbia anche presente che non pochi errori reali possono ritrovarsi nelle odierne copie della Bibbia, introdottivi però dalla negligenza dei copisti, che lungo i secoli trascrissero male il testo primitivo o quello delle versioni.

Seguendo delle opinioni eretiche oggi di moda, tanti negano invece l’infallibilità della Bibbia. Ad esempio, riducono a favola certi fatti prodigiosi del racconto biblico, o attribuiscono ad antichi pregiudizi sociali l’insegnamento di San Paolo sulla sottomissione cristiana della donna nel Matrimonio.

L’abate Giuseppe Ricciotti (1890-1964) fu medaglia al valore nella Grande Guerra per la sua partecipazione come cappellano degli arditi, straordinario esegeta ed autore lui stesso di celebri testi di spiritualità cattolica, quali Vita di Gesù Cristo, San Paolo Apostolo, L’era dei martiri.
La Bibbia curata dal Ricciotti è una versione dal latino della Vulgata, la traduzione dalle lingue originali dei libri sacri fatta da San Girolamo, alla fine del IV secolo.

San Girolamo disponeva di testi che poi si sono perduti, e inoltre si documentò approfonditamente, in Terra Santa, per dare il giusto senso alle parole. La sua opera di traduzione era e rimane insuperata, anche se potrebbe esserci qualche piccola imperfezione. È il capolavoro di un Santo e della Chiesa intera. Con il Concilio di Trento (e precisamente nel 1546) venne infatti riconosciuta come «autentica», e quindi come documento di autorità suprema, «nelle pubbliche lezioni, dispute, predicazioni ed esposizioni». Il nome stesso di Vulgata vuol dire, dal latino, «comune» e «generalmente accettata».

La Bibbia del Ricciotti uscì dapprima per i tipi dell’editore Salani, poi non venne più stampata, essendosi diffuse nel frattempo altre versioni. Nel 2015, l’editore Effedieffe ha avuto il merito di rilanciarne la pubblicazione. Il prezzo di vendita attualmente è piuttosto alto, ma ne vale davvero la pena. Comunque, cercando nell’antiquariato, anche su internet, si trovano copie di edizioni Salani a prezzi inferiori, variabili per veste e condizioni di conservazione.

La Bibbia ufficiale CEI ha avuto due edizioni principali, nel 1974 e nel 2008. È il testo da cui si legge la Sacra Scrittura durante la S. Messa riformata. CEI sta per Conferenza Episcopale Italiana, in quanto la relativa Bibbia riceve l’approvazione dei Vescovi italiani.
Questa Bibbia non traduce la Vulgata, e nemmeno la Nuova Vulgata, che ha aggiornato poco affidabilmente la Vulgata. Vengono invece tradotti i testi originali, dei quali però si hanno ormai manoscritti molto più recenti di quelli usati da San Girolamo. Ad esempio, il Codice di Leningrado, che risale all’anno 1008 d. C.

Diciamo che la Bibbia del Ricciotti presenta un linguaggio non sempre adeguato per noi che viviamo nel XXI secolo, anche se corretto e fedele. Forse non sarebbe male farne una revisione per aggiornare la qualità dell’italiano.
Sta proprio qui un grande vantaggio della Bibbia CEI del 1974, scritta in un italiano eccellente. E poi tra questa versione e la Bibbia del Ricciotti non ci sono differenze sostanziali. Non si stampa più, ma se ne vendono delle copie anche su internet.

Merita inoltre di essere ricordata una pregiata versione risalente alla seconda metà del Settecento, la Bibbia Martini (Imprimatur 1775). Si deve infatti al Cardinal Antonio Martini la fedele traduzione in italiano della Vulgata latina. Poi nel 1911, sotto il glorioso Pontificato di San Pio X, il domenicano Padre Marco M. Sales ripubblicò il testo dopo averlo rinnovato dal punto di vista lessicale, e dopo aver sottoposto il Commentario ad una revisione totale, attenendosi fedelmente alla dottrina tradizionale e alle norme della Chiesa.
È sempre grazie alla casa editrice Effedieffe che si trova ancora oggi in vendita la Bibbia Martini – Sales, in 4 volumi, anche se manca a fianco il testo in latino della Vulgata. Nel momento in cui scriviamo è pure disponibile su internet, gratuitamente, il Nuovo Testamento della Bibbia Martini – Sales con testo latino a fianco.

La versione CEI del 2008 presenta invece gravi difetti. Più precisamente, si tratta di tipi di difetti che si riscontrano sistematicamente in tutto il testo.
Facciamo degli esempi:

– la parola “grazia”, che indica i doni di Dio e il dovere di essergli fedeli, è stata sostituita varie volte con altre parole di significato diverso;
– si trovano termini incomprensibili al lettore comune, come l’aggettivo “paràclito”; eppure l’intento dichiarato era quello di rendere il linguaggio più comprensibile;
– vengono usate parole e frasi rozze e di basso livello; un modo questo perlomeno esagerato di rendere il linguaggio più comprensibile;
– si trovano cambiati l’ordine delle parole in una frase o le parole stesse, tanto che si finisce per dare alla Sacra Scrittura un senso negativo, o persino opposto a quello originario. Esempio. Vangelo di San Giovanni 14,21. Gesù dice ai suoi Apostoli, come leggiamo nella versione del 1974: «Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui». La versione del 2008 cambia così il versetto: «Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui». Nella prima versione, le parole «Chi mi ama» ci portano dritto, di slancio, al Signore Gesù. Nella seconda versione, l’espressione «Chi ama me» suona come se il Signore si riferisse a un confronto tra altri e Lui, e alla scelta di amare proprio Gesù a confronto con altri. Ma tutto questo è solo invenzione, e toglie ai lettori lo slancio verso Gesù;
– più volte si traduce la Bibbia in un linguaggio innaturale, se non assurdo, che rovina la comprensione e l’apprezzamento da parte del fedele. Esempio. Nella parabola del figliol prodigo, nella Bibbia del 1974 si legge: «Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te» (Lc 15,21). Nella versione del 2008 si trova invece: «Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te»;
– secondo l’idea che bisogna tradurre la Bibbia con parole vicine all’esperienza dei nostri contemporanei, vengono usati termini che stravolgono il senso letterale e spirituale dell’originale. Esempio. Nel racconto della Trasfigurazione del Signore Gesù, la Bibbia del 1974 riporta giustamente così le parole di Pietro a Gesù (Mc 9,5): «Maestro, è bello per noi stare qui; facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia!». La versione del 2008 afferma invece: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». In una sola frase, si trovano tre stravolgimenti: “capanne” al posto di “tende”, che nella storia religiosa degli ebrei e quindi nostra hanno un significato importantissimo, in quanto indicano il peregrinare di un popolo alla ricerca di Dio; “Rabbì” in sostituzione di “Maestro” è proprio il contrario del principio attuato con la parola “capanne”: si usa senza necessità un termine estraneo alla nostra comprensione e al nostro sentire, mentre ci è familiare chiamare Gesù “Maestro”; “essere qui” al posto di “stare qui” è innaturale e rovina l’accoglienza e il gusto della Parola di Dio.

In definitiva, ad oggi (anno 2019) le versioni migliori della Bibbia in italiano sono quella CEI del 1974 e quella curata dall’abate Ricciotti. Se ci è possibile, sarebbe utile averle entrambe in casa nostra.

Tratto da Isidoro D’Anna, La forza della Verità. Un tesoro da riscoprire, Youcanprint.
Per maggiori informazioni:
https://lucechesorge.org/i-miei-libri/


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