Cuore di mamma. Storie di mamme e dei loro figlioli

Thomas_Kennington_-_Homeless_(1890)
Thomas Benjamin Kennington, Homeless (Senza casa)

Offriamo ai lettori quattro storie di mamme e dei loro figlioli, per mostrare quanto può essere grande il cuore di una mamma, e quanto è preziosa una mamma per un figlio. Le prime due storie fanno parte delle esperienze di Madre Teresa di Calcutta, la terza la prendiamo dalla cronaca italiana e la quarta è realmente avvenuta ma ci viene narrata sotto forma di poesia.

Ricordo che un giorno raccolsi una donna da un cassonetto della spazzatura. Stava morendo. La portai al convento. Continuava a ripetere sempre la stessa frase: «Mio figlio mi ha fatto questo». Non disse una sola volta: «Ho fame», «Sto morendo», «Soffro». Continuò a ripetere: «Mio figlio mi ha fatto questo». Ho fatto molta fatica a farle dire prima che morisse: «Perdono mio figlio».
(Madre Teresa di Calcutta, citata ne La mia regola, Piemme, 1995, pag. 145).

Nel 1988 si verificò in Armenia un violentissimo terremoto, nel quale persero la vita molti uomini, donne e bambini. Quando Madre Teresa seppe del disastro, insieme ad un gruppo di suore si recò in quella regione per dare tutto l’aiuto che poteva.
Mentre prestava soccorso, Madre Teresa ebbe modo d’incontrare una donna ormai in fin di vita, che era rimasta per otto giorni sotto le macerie con la sua bimba di 18 mesi.
Quella mamma, per salvare la vita della sua piccola, dapprima l’aveva nutrita con un vasetto di marmellata e con il proprio latte. Poi, non avendone più, aveva spezzato il vasetto e aveva cominciato a tagliarsi un dito, con uno dei frammenti di vetro, per far succhiare alla piccina il proprio sangue. Aveva continuato così giorno dopo giorno, fino alla liberazione dalle macerie.
Ora quella donna stava per morire, ma il desiderio di vedere la sua bambina salva si era realizzato.
(Da fonti combinate in lingua inglese e italiana).

Concetta B., mamma morta d'infarto
Concetta B., la mamma morta a 57 anni mentre cercava il figlio. Che sia in mezzo al Paradiso!

Questa è una vicenda risalente al marzo 2012, che ha avuto luogo a Calatabiano, in provincia di Catania. Un ventenne incensurato, S.N., orfano di padre da circa 18 mesi, viene colto in flagrante mentre con due complici trasporta attrezzi agricoli rubati. Viene arrestato dai Carabinieri e portato in caserma insieme agli altri due. È tarda sera. Verso mezzanotte la povera mamma del giovane, Concetta B., di 57 anni, arriva presso la caserma, cercando notizie del figlio. Ma poco dopo, mentre è ancora fuori perché non la fanno entrare, muore d’infarto accasciandosi a terra, inutilmente soccorsa dai familiari degli altri arrestati. Il figlio è tornato in libertà il giorno seguente, mentre agli altri due toccavano gli arresti domiciliari. Con i giornalisti il giovane, che ha perso così anche la mamma, si è chiuso in un comprensibile riserbo: «Non parlo».

Concludiamo infine con una bellissima poesia, che racconta di un fatto veramente accaduto e conosciuto dall’Autrice in prima persona. Oggi non è raro, in realtà: sono tanti i figli senza cuore che lasciano i genitori negli ospizi e nei ricoveri, anche quando potrebbero tenerli amorevolmente in casa. Un giorno dovranno renderne conto a Dio.

Rispetto

Entrai in casa sua
in punta di piedi,
in quelle stanze c’era la sua vita,
gli affetti,
il suo mondo!
Parlò,
era figlia della campagna,
portava i segni del lavoro e del dolore,
aveva due figli
amati dal suo cuore,
due figli che la chiamavano “vecchia”
e volevano che andasse in un istituto
per essere liberi;
due figli per i quali
lei era solo un oggetto
da spostare a proprio capriccio,
due figli che dicevano di farlo per il suo bene,
due figli che non sapevano cos’è il bene,
cos’è la libertà,
cos’è l’amore e il rispetto,
la sacralità della persona umana.
Con dignità giustificava quei figli
da lei generati!
Un brivido freddo m’avvolse,
mi chiesi il perché,
mi risposero il silenzio
e quegli occhi di semplice donna,
azzurri come il cielo,
pieni d’amore.

Da Giovanna Mastriforti, I colori dell’anima, Il Filo, 2008.

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