Le nuove norme di Papa Francesco sulla nullità matrimoniale

Bergoglio, in fila per abbracciarlo

Il 20 maggio del corrente anno 2019 si è aperta l’Assemblea generale dei Vescovi italiani, con un intervento di Papa Francesco. La stampa ha messo in particolare rilievo il rammarico di Francesco perché la sua riforma canonica della nullità matrimoniale ancora non verrebbe applicata «in gran parte delle diocesi italiane».
Forse anche noi dovremmo unirci allo scontento di Papa Francesco, o magari tirare un sospiro di sollievo? Per sapere come reagire, vediamo prima che cosa comporta per il Matrimonio la riforma in questione.

Nullità del matrimonio finora non voleva dire, nel linguaggio della Chiesa, annullare e rendere nullo un matrimonio valido. Significava invece riconoscere come nullo fin dal principio un matrimonio che valido non lo era mai stato.
Comunque era presupposta la validità di ogni matrimonio celebrato, considerato come il bene sacro da tutelare, proprio perché si tratta di un sacramento divino e non di un semplice accordo umano. Si seguiva il principio del cosiddetto favor matrimonii, favore verso il Matrimonio.
Papa Benedetto XIV, con il decreto Dei miseratione del 3 novembre 1741, prese delle misure decisive contro gli attacchi dell’Illuminismo alla famiglia. Istituì un defensor vinculi (difensore del vincolo) in ogni diocesi e stabilì che solo due sentenze consecutive conformi potessero far ottenere il riconoscimento della nullità. Si doveva evitare di trattare con leggerezza il sacramento del Matrimonio.

Dal 2015 ci sono invece due motu proprio di Papa Francesco, Mitis iudex Dominus Iesus per la Chiesa latina e Mitis et misericors Jesus per le Chiese orientali, che disfanno tutto l’operato della Chiesa Cattolica.
Papa Bergoglio ha eliminato il secondo grado di giudizio. Ha dato a ogni Vescovo la facoltà di essere giudice lui stesso nell’unico processo bastante a prendere una decisione esecutiva. Ha introdotto un processo breve, «che viene stabilito per risolvere i casi di nullità più evidente» (dal motu proprio per la Chiesa latina).
Rompendo inoltre con la dottrina cattolica, Papa Bergoglio nell’art. 14 § 1 del Titolo V delle Regole procedurali da lui decise ha inserito la mancanza di fede tra le cause di nullità del Matrimonio.
La Chiesa Cattolica invece ha sempre affermato che non è lecito considerare la mancanza di fede come causa di nullità, perché il Matrimonio cattolico è valido quando gli sposi, unendosi con il sacramento, si propongono di fare ciò che fa la Chiesa. Ad esempio, se sono decisi a rimanere fedeli l’uno all’altra e se intendono procreare figli.
La mancanza di fede sarebbe causa vera di nullità solo se e nella misura in cui portasse a non voler fare ciò che fa la Chiesa. Bergoglio al contrario s’inventa come causa di nullità «quella mancanza di fede che può generare […] l’errore che determina la volontà».

Immaginiamoci che cosa può succedere adesso. Come è risultato dal Sinodo sulla Famiglia dell’ottobre 2014, la maggior parte dei Vescovi cattolici in Europa sono ormai contro l’indissolubilità del Matrimonio. Non aspettavano altro che una decisione simile, per massacrare quel che resta delle famiglie cattoliche con l’autorità e i mezzi ricevuti attraverso queste norme.

Inoltre la nuova normativa è stata firmata il 15 agosto 2015, Solennità dell’Assunzione in Cielo di Maria Vergine. È stata resa nota l’8 settembre, Festa della Natività della Madonna. E si è stabilito che entrasse in vigore l’8 dicembre, Solennità dell’Immacolata Concezione. Troviamo quantomeno strano riferire così tanto alla Madonna, Madre di Dio e della Chiesa, un cambiamento contrario all’insegnamento della Chiesa sul Matrimonio.

Il programma di questo Pontificato per la famiglia era del resto già stato annunciato il 28 luglio del 2013. Papa Bergoglio stava ritornando in aereo da Rio de Janeiro, dove si era svolta la Giornata Mondiale della Gioventù.
Cogliendo l’occasione dell’intervista con i giornalisti, Papa Bergoglio annunciò di voler concedere «una seconda possibilità» a chi è già legittimamente sposato, come avviene tra gli ortodossi.
Quindi prima è venuto il Sinodo sulla Famiglia, poi le nuove norme sulla nullità matrimoniale e come terza iniziativa l’“esortazione papale” Amoris laetitia (2016), dove nel capitolo ottavo si dà l’indicazione di aprire i sacramenti agli adulteri, facendo caso per caso un discernimento che non comporta la rinuncia ai comportamenti peccaminosi.

La riforma della nullità matrimoniale voluta da Papa Francesco è stata definita «il divorzio cattolico» da qualche osservatore. Quanto disposto con Amoris laetitia si potrebbe allora definire come «l’adulterio cattolico».
Ma allora la Chiesa ufficiale, divenuta specchio di «una generazione perversa e adultera» (Mt 16,4), è ancora veramente cattolica?


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