I Vescovi del Lazio negano il valore del Santo Battesimo

Vescovi

Domenica 9 giugno 2019, solennità di Pentecoste.

I Vescovi del Lazio hanno dato l’ordine di leggere durante tutte le Sante Messe di oggi una dichiarazione per promuovere l’immigrazione di massa. Sono molto contrariati, perché l’attuale governo italiano ha cercato di limitarla.
A questi Vescovi però non basta chiedere l’accoglienza delle orde di islamici nelle nazioni occidentali. Colgono l’occasione per fare affermazioni contro la stessa fede cristiana.
Nella dichiarazione imposta ai sacerdoti e ai fedeli di Roma e del Lazio, si legge infatti tra l’altro:

– «desideriamo offrirvi alcune riflessioni in occasione della solennità di Pentecoste che ci mostra l’icona dell’annunzio a Gerusalemme ascoltato in molte lingue: pensiamolo come il segno del pacifico e gioioso incontro fra i popoli che attualizza l’invito del Risorto ad annunciare la vita e l’amore»; questi Vescovi hanno quindi abolito l’annuncio del Vangelo, per sostituirlo con un generico annuncio di “vita e amore” che fa pensare all’indifferenza religiosa, premessa del nuovo ordine mondiale e della falsa religione dell’anticristo; ovviamente non si poteva dire che «i popoli», cioè le orde di islamici e gli occidentali, si incontrano in terra cristiana per l’annuncio del Vangelo; gli islamici vengono qui per violentare, uccidere, massacrare e restare nemici di quei popoli battezzati in Cristo che il Corano ordina di non avere come amici e di sottomettere tutti all’Islam con la violenza;
– segue un’affermazione formalmente eretica, quella secondo cui «ogni povero – da qualunque paese, cultura, etnia provenga – è un figlio di Dio». La fede ci insegna invece che si diventa figli di Dio solo con il Battesimo cristiano. Anzi, trattandosi di Vescovi, e quindi non di sprovveduti ingenui, c’è da chiedersi se l’affermazione sia solo prova di eresia o non invece di vera e propria apostasia. Rinnegare la necessità del Battesimo cristiano è rinnegare Cristo.

Intanto Papa Bergoglio in questi giorni ha di fatto commissariato il Santuario di Lourdes, togliendone la direzione al Vescovo diocesano che si era dimostrato fedelmente cattolico e aveva fatto tanto bene alle anime. Fra l’altro il Vescovo, Mons. Nicolas Brouwet, era pure riuscito a risanare le finanze del Santuario. Al suo posto Bergoglio ha nominato un Vescovo modernista e immigrazionista.
Come interpretare questi avvenimenti? Quali saranno le conseguenze? La risposta possiamo leggerla nella parabola profetica di Nostro Signore Gesù Cristo (Mt 5,13):

Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.

La dichiarazione dei Vescovi del Lazio è scaricabile da qui. La riportiamo comunque anche di seguito.

* * *

Carissimi fedeli delle diocesi del Lazio, desideriamo offrirvi alcune riflessioni in occasione della solennità di Pentecoste che ci mostra l’icona dell’annunzio a Gerusalemme ascoltato in molte lingue; pensiamolo come il segno del pacifico e gioioso incontro fra i popoli che attualizza l’invito del Risorto ad annunciare la vita e l’amore.

Purtroppo nei mesi trascorsi le tensioni sociali all’interno dei nostri territori, legate alla crescita preoccupante delle povertà e delle disuguaglianze, hanno raggiunto livelli preoccupanti. Desideriamo essere accanto a tutti coloro che vivono in condizioni di povertà: giovani, anziani, famiglie, diversamente abili, disagiati psichici, disoccupati e lavoratori precari, vittime delle tante dipendenze dei nostri tempi.

Sappiamo bene che in tutte queste dimensioni di sofferenza non c’è alcuna differenza: italiani o stranieri, tutti soffrono allo stesso modo. È proprio a costoro che va l’attenzione del cuore dei credenti e – vogliate crederlo – dell’opzione di fondo delle nostre preoccupazioni pastorali.

Vorremmo invitarvi ad una rinnovata presa di coscienza: ogni povero – da qualunque paese, cultura, etnia provenga – è un figlio di Dio. I bambini, i giovani, le famiglie, gli anziani da soccorrere non possono essere distinti in virtù di un “prima” o di un “dopo” sulla base dell’appartenenza nazionale.

Da certe affermazioni che appaiono come “di moda” potrebbero nascere germi di intolleranza e di razzismo che, in quanto discepoli del Risorto, dobbiamo poter respingere con forza. Chi è straniero è come noi, è un altro “noi”: l’altro è un dono. È questa la bellezza del Vangelo consegnatoci da Gesù: non permettiamo che nessuno possa scalfire questa granitica certezza.

Desideriamo invitarvi, pertanto, a proseguire il nostro cammino di comunità, credenti sia con la preghiera che con atteggiamenti di servizio nella testimonianza di una virtù che ha sempre caratterizzato il nostro Paese: l’accoglienza verso l’altro, soprattutto quando si trovi nel bisogno. Proviamo a vivere così la sfida dell’integrazione che l’ineluttabile fenomeno migratorio pone dinanzi al nostro cuore: non lasciamo che ci sovrasti una “paura che fa impazzire” come ha detto Papa Francesco, una paura che non coglie la realtà; riconosciamo che il male che attenta alla nostra sicurezza proviene di fatto da ogni parte e va combattuto attraverso la collaborazione di tutte le forze buone della società, sia italiane che straniere.

Le nostre Diocesi, attraverso i centri di ascolto della Caritas, e tante altre realtà di solidarietà e di prossimità, danno quotidianamente il proprio contributo per alleviare le situazioni dei poveri che bussano alla nostra porta accogliendo il loro disagio. Tanto è stato fatto e tanto ancora desideriamo fare, affinché l’accoglienza sia davvero la risposta ad una situazione complessa e non una soluzione di comodo (o peggio interessata). Desideriamo che tutte le nostre comunità – con spirito di discernimento – possano promuovere una cultura dell’accoglienza e dell’integrazione, respingendo accento e toni che negano i diritti fondamentali dell’uomo, riconosciuti dagli accordi internazionali e – soprattutto – originati dalla Parola evangelica.

Non intendiamo certo nascondere la presenza di molte problematiche legate al tema dell’accoglienza dei migranti, così come sappiamo di alcune istituzioni che pensavamo si occupassero di accoglienza, e che invece non hanno dato la testimonianza che ci si poteva aspettare. Desideriamo, tuttavia, ricordare che quando le norme diventano più rigide e restrittive e il riconoscimento dei diritti della persona è reso più complesso, aumentano esponenzialmente le situazioni difficili, la presenza dei clandestini, le persone allo sbando e si configura il rischio dell’aumento di situazioni illegali e di insicurezza sociale.

Pertanto, carissime sorelle e carissimi fratelli, sentiamo il dovere di rivolgere a tutti voi un appello accorato affinché nelle nostre comunità non abbia alcun diritto la cultura dello scarto e del rifiuto, ma si affermi una cultura “nuova” fatta di incontro, di ricerca solidale del bene comune, di custodia dei beni della terra, di lotta condivisa alla povertà. Invochiamo per tutti noi il dono incessante dello Spirito, che converta i nostri cuori per renderli solleciti nel testimoniare un’accoglienza profondamente evangelica e la gioia della fraternità, frutto concreto della Pentecoste.

I Vescovi della Diocesi del Lazio

9 giugno 2019, Solennità di Pentecoste


3 risposte a "I Vescovi del Lazio negano il valore del Santo Battesimo"

  1. Ormai l’apostasia è in atto.
    Diventiamo Figli Di Dio solo adorando e servendo Gesù Cristo Vero Dio e Vero Uomo.
    Questo insistente ripetere le direttive capital massoniche tanto care a Bergoglio è insopportabile, meschino e vile: che non si fa per incarichi e prebende?.
    Mi sembra evidente anche la gravità da parte di vescovi nel confondere tra creature e Figli.
    Mi pare sintomatico della desacralizzazione sionista bergogliana la scelta della Pentecoste quando il Paraclito ha illuminato gli Apostoli per dimostrare che i vescovi del Lazio non sono pastori.
    Mi auguro che pochi sacerdoti abbiano seguito questo diktat.

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