La bontà, quella vera

Fiori di Nemesia

Comunque si giri intorno all’idea di bontà, vale sempre quello che ci comanda il Signore Gesù nel Vangelo di San Giovanni (13,34-35): «Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri».
Gesù si è fatto uomo, anzi, bimbo per noi, donando a una Donna di essere l’Immacolata e la Madre di Dio e dei cristiani. Ha concesso ad ogni essere umano di poter avere, con il Battesimo e la vita di grazia, lo stesso Dio Padre e la stessa Madre che sono i suoi.
Gesù ha affrontato la povertà e la persecuzione crudele fin dalla sua prima infanzia, per amore del Padre e per amore nostro.
Gesù ha obbedito alla volontà di redenzione del Padre, prendendo la sua croce ogni giorno in questa valle di lacrime, fino a fronteggiare il disprezzo, la persecuzione violenta, la condanna, gli sputi, atroci supplizi e la morte di croce.
Gesù ha accettato per amore di una umanità spesso perversa e adultera che la sua Madre Immacolata soffrisse nascostamente i dolori della sua stessa Passione, e che stesse ai piedi della Croce vedendo agonizzare e infine morire il suo Figlio Divino.
Gesù è «la resurrezione e la vita» (Gv 11,25) e ci ha donato la sua e la nostra vita. Gesù continua a donarci la vita chiamandoci alla conversione e risollevandoci ad ogni vera confessione dei nostri peccati.
Gesù si è commosso per l’amico Lazzaro, per il cieco che chiedeva guarigione, per le folle che lo cercavano, smarrite come pecore senza pastore, per Gerusalemme e i suoi abitanti che Lui, il Signore, avrebbe voluto raccogliere «come una gallina raccoglie i pulcini sotto le ali» (Mt 23,37).
Gesù ha detto: «Non temere, continua solo ad avere fede» (Mc 5,36) a un padre che si sentiva annunciare: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?» (v. 35).
E noi, battezzati, liberi d’istruirci nella retta fede e magari italiani e benestanti, abbiamo fede? Ci amiamo gli uni gli altri come il Signore Gesù ci ha amati?
Quello che conta è saper unire Verità e amore. La Verità viene solo da Dio, ma l’amore deve venire, collaborando con la grazia divina, anche da noi, che pure siamo nulla, un soffio nelle mani creatrici di Dio Onnipotente.
Chi ama con i fatti e non a parole, è sempre pronto ad accogliere gli altri, a conoscerli, ad avere per loro ogni premura. Non parliamo ovviamente degli immigrati ostili fatti entrare nell’Occidente da capi politici e religiosi perversi.
Chi ama non è un mercenario che abbandona gli altri, pecore del gregge di Cristo, lasciandosi distogliere dai lupi feroci del disprezzo, dell’egoismo, dell’orgoglio, del risentimento.
Dio non ci premia se siamo chiusi, freddi, sprezzanti, incapaci di avere uno sguardo d’amore su questa o quella persona, se lasciamo le domande senza risposta, se preferiamo le persone compiacenti al tesoro di un amico vero, se sappiamo creare solo separazione oppure legami fondati sul conformismo, sul peccato.
L’amore di Gesù è amore di sacrificio. È sacrificare qualcosa che ci costa per ottenere il bene di chi amiamo, anche quando al presente non siamo riamati.
La prospettiva che conta non è un’ora, un giorno, degli anni, ma l’eternità, che si può conquistare anche in un attimo estremo di grazia, frutto magari del sacrificio d’amore offerto da un altro. Sacrificio economico, fisico, di pazienza, di bene fatto, di preghiera, mortificazione e digiuno…
Gesù l’aveva predetto riguardo ai nostri tempi: «Per il dilagare dell’iniquità, l’amore di molti si raffredderà» (Mt 24,12). Là dove c’è mancanza d’amore, prevale l’iniquità.
Per carità di Dio e del prossimo, e per pietà di noi stessi, mettiamoci in ginocchio nella meditazione possibilmente quotidiana, e riflettiamo con cuore contrito sul Comandamento nuovo che il Signore ci ha dato: «Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri».


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