Pregare, pregare, pregare, per diventare santi

Preghiera Himsan da Pixabay

di Padre Stefano M. Manelli, FI

La preghiera è l’impegno primario del cristiano deciso a salvarsi e santificarsi. Quale preghiera? Ogni forma di preghiera, ma in particolare l’orazione mentale, che regola gli affetti, dirige la condotta e corregge i difetti.

È molto ben conosciuta la massima di sant’Alfonso M. de’ Liguori che dice: «Chi prega certamente si salva; chi non prega certamente si danna».
San Pio da Pietrelcina aggiunse un particolare significativo alla massima di sant’Alfonso, dicendo: «Chi prega certamente si salva; chi prega poco certamente è in pericolo di perdersi; chi non prega certamente si danna».
La massima di sant’Alfonso M. de’ Liguori, infine, può essere forse completata così: «Chi prega certamente si salva; chi prega molto si fa santo; chi prega poco è in pericolo di perdersi; chi non prega certamente si danna».
La conclusione è che la preghiera, per il cristiano, è di primaria importanza.
Come si definisce la preghiera? Essa è «l’elevazione dell’anima a Dio», e si può subito capire che l’elevazione dell’anima è sempre “preghiera” se rivolta anche alla Madonna, agli angeli, ai santi e alle cose divine o alle «cose di lassù» (Col 3,2), come scrive san Paolo.

Quale preghiera?

Tutta la preghiera, in ogni sua forma, ossia:
– la preghiera vocale, mentale, affettiva, di semplicità, unitiva, contemplativa;
– le preghiere del mattino e della sera;
– le preghiere prima dei pasti e dello studio;
– le preghiere prima delle azioni più importanti e prima dei viaggi…

Poi ci sono le forme di preghiera:
– liturgica (la Santa Messa, l’Ufficio divino);
– eucaristica (Adorazione eucaristica, Visite al Santissimo, Comunioni spirituali);
– mariana (Santo Rosario, Corona dell’Addolorata);
– penitenziale (Via Crucis, disciplina).

Poi c’è la preghiera:
– personale, privata, corale, comunitaria, della famiglia riunita a pregare;
– la preghiera mistica di raccoglimento, di quiete, di unione divina, di estasi, di rapimento…

Nella vita spirituale vanno sicuramente bene tutte le forme di preghiera, dalle più semplici della vita ascetica, a quelle più elevate della vita mistica. Tocca a noi impegnarci a coltivare la fedeltà giornaliera a tutte le nostre personali forme di preghiera, badando soprattutto a quella preghiera che avvia verso le forme delle preghiere più alte e preziose: si tratta, cioè, della preghiera ascetica chiamata “meditazione” (oppure “orazione mentale”).

La “meditazione”

La grande maestra della preghiera, nella Chiesa, è santa Teresa d’Avila, e proprio lei ci ha lasciato la definizione più bella e confortante della “meditazione” affermando che quando io mi metto a meditare, «Gesù stesso si siede accanto a me per parlarmi attraverso il libro e illuminarmi nell’intimo santamente».
San Bernardo, il grande contemplativo, insegna che «la meditazione regola i nostri affetti, dirige la nostra condotta, reprime le nostre cattive tendenze», e a un monaco suo discepolo, che poi divenne papa Eugenio III, san Bernardo si preoccupò di scrivere un giorno questo richiamo: «Temo che la moltitudine degli affari, privandoti dell’orazione e della considerazione, ti porti all’indurimento del cuore».
Sant’Alfonso M. de’ Liguori spiega molto bene che «chi non medita, non prega o difficilmente prega; e non meditando, poco vede i bisogni dell’anima sua, poco i pericoli in cui si trova e poco vede la stessa necessità della preghiera. E così, non pregando, certamente si perderà».

San Girolamo…

A conti fatti, purtroppo, molti non meditano perché hanno difficoltà a raccogliersi e a concentrarsi per riflettere su ciò che dice il libro di meditazione. Ma la verità è che se ci si vuole davvero santificare, è necessario farsi forza a distaccarsi da molti interessi terreni che non servono a nulla per la santificazione.
Spiega molto bene san Girolamo, infatti, che «l’anima nostra è incapace di penetrare i misteri della vita interiore, finché è distratta da cose esteriori; è impossibile che arrivi alla contemplazione, finché non si distacca generosamente dalle cose terrene». Di fatto, è vero che noi si vorrebbe rapidamente arrivare anche all’orazione mistica, ma intanto non riusciamo a fare bene ogni giorno neppure la nostra mezz’ora di “meditazione”.
Come mai? La ragione è che è necessaria la nostra disciplina interiore bene ferma nel regolare il tempo e il luogo della meditazione, nello scegliere bene il testo o libro della meditazione, nel rifuggire dalle distrazioni o attaccamenti a cose esteriori che danneggiano la nostra capacità di meditare. Dice molto bene anche l’Imitazione di Cristo affermando con chiarezza che «pochi arrivano alla contemplazione, perché pochi sanno separarsi pienamente da ciò che è creato e caduco». Così non si va mai avanti!

Sant’Alfonso M. de’ Liguori…

Quando questo Santo novantenne era gravemente ammalato, perdeva a tratti anche la memoria, come può succedere, tanto che non poteva neppure celebrare la Santa Messa. Un giorno, durante il pomeriggio egli chiese la Santa Comunione, ma l’infermiere gli disse subito che l’aveva già fatta al mattino.
Un po’ più tardi il malato chiese ancora all’infermiere, dicendogli: «Ho fatto la mia meditazione, caro fratello? Perché, anche se mezzo morto non voglio lasciarla!».

San Pio da Pietrelcina…

Andò a confessarsi da padre Pio un confratello Cappuccino, venuto da fuori, impegnato quale professore di Teologia. Nella confessione, alla fine, egli si accusò anche di aver omesso la meditazione alcuni giorni, preferendo altri impegni. Proprio a quest’ultima colpa, padre Pio disse con severità al confratello: «Adesso dovrei dirti: “Alzati e vattene!”. Hai dimenticato la massima: “Meditazione o perdizione”?».
In una delle sue lettere, inoltre, san Pio da Pietrelcina ha anche scritto questo pensiero sulla vita spirituale: «Il dono dell’orazione contemplativa sta nella mano destra di Dio, e Dio non lo dà se non a chi si è distaccato interamente da tutte le cose esterne!».

Padre Stefano M. Manelli, FI

Da «Il Settimanale di Padre Pio», n. 22 del 2 giugno 2019.

Fonte della foto: Himsan da pixabay.com

Articolo attinente, dove lo stesso Autore spiega come si fa la meditazione:
“Ascolta la Parola di Dio e tienila nel cuore”


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