L’abominio del Sinodo sull’Amazzonia. È forse vicino l’Avvertimento profetizzato a Garabandal?

Papa Francesco verso Sinodo sull'Amazzonia

Domenica 7 luglio 2019

Le notizie dei nostri giorni mostrano che la classe dirigente dei Paesi occidentali, ma anche la Chiesa Cattolica ufficiale, ormai da diversi anni formano un agguerrito fronte anticristiano.

Sarà bene quindi che non ci facciamo più illusioni e che combattiamo valorosamente, con tutti i mezzi opportuni a nostra disposizione, a cominciare dal Santo Rosario, l’arma che fa tremare l’inferno.

In Francia, i nemici di Dio al potere, innanzitutto governo e magistratura, sono finalmente riusciti ad avviare l’assassinio di Vincent Lambert, tetraplegico di 42 anni. Mentre scriviamo, i medici figli di satana stanno continuando a privare Vincent di cibo e acqua, come richiesto dalla moglie, che ha lottato per metterlo a morte.
Perché tutto questo? Perché vogliono dimostrare che non è Dio, non è la vita di grazia nell’anima a dare dignità a un essere umano. Quando una persona non diverte più, non dà più piacere, bisogna ucciderla. Questo è anche il principio dell’aborto e di ogni forma di eutanasia.
Ovviamente, la Chiesa ufficiale tace e nessuno muove un dito. Se anche qualche personaggio pubblico parlerà, sarà solo una buffonata per fingere di salvare la faccia.

Nel frattempo, in Vaticano si procede velocemente nell’opera di devastazione della fede cattolica, della Chiesa e dell’umanità.
Come se non bastasse tutto il male fatto e detto in questi ultimi anni… si potrebbero fare chissà quanti esempi. Limitiamoci a ricordare pochissime cose: pensiamo al clero giusto e fedele perseguitato ferocemente su tutta la terra, al sacrilegio dei Sacramenti resi accessibili agli adulteri (Amoris laetitia), all’educazione sessuale nelle scuole invocata da Papa Francesco, alla dichiarazione  sottoscritta secondo cui la diversità dei credi religiosi sarebbe voluta dalla sapienza di Dio, agli scandali anche contro i piccoli, mentre bisognerebbe piuttosto essere gettati in mare con una grossa pietra al collo, come quando il noto personaggio stacca le mani dei chierichetti che assistono alla S. Messa con le mani giunte, e li prende in giro.
No, non basta. Finché l’ultimo atto per aprire la via alla dittatura mondiale non sarà compiuto, si deve andare avanti. Ed ecco allora il Sinodo sull’Amazzonia previsto per l’ottobre del 2019. Nel documento preparatorio, il cosiddetto Instrumentum laboris, ormai eresia e apostasia sono dominanti, senza freno.
La dottrina cattolica viene messa decisamente da parte e questi alti prelati, che tutto sono tranne cattolici, si rifanno al paganesimo degli indigeni amazzonici come a una fonte di rivelazione e insegnamento per la Chiesa. Ci sono persino espressioni forti che fanno pensare all’intenzione di voler concedere il diaconato o il sacerdozio alle donne.
Ovviamente, a questi alti prelati, dell’Amazzonia e degli indigeni non importa proprio niente. È tutta una colossale montatura per trascinare all’inferno la popolazione amazzonica, noi e, se fosse possibile, la Chiesa intera.

A questo punto si inserisce la profezia di Garabandal riguardante l’Avvertimento. Per un articolo in proposito, potete vedere qui. Diciamo in sintesi che nell’Avvertimento ogni persona sulla terra sarà chiamata a scegliere tra Dio e il peccato, e le saranno mostrati tutti i peccati commessi nella propria vita. Alcuni moriranno per l’emozione, ma tutti faranno la loro scelta, quindi la linea di separazione tra buoni e cattivi sarà poi molto più netta.
Una persona di fiducia, che conosce bene le profezie di Garabandal, ci ha inviato il seguente messaggio:

Oggi [2 luglio 2019] sono 58 anni dalla prima apparizione della SS. Vergine del Carmine a GARABANDAL.
Da notare che l’Avvertimento sarà in rapporto con una cosa che inizia con la lettera A. Verrà per fermare l’affondamento della Chiesa. E sarà preceduto da un “sinodo”… CONCLUDIAMO! E prepariamoci.

Anche se avessimo poca familiarità con Garabandal, una cosa è certa: per meritare il dono della vita dobbiamo amare e servire Dio fino a farci santi. Solo così potremo salvare più anime possibili, e solo questa è la vera risposta di fronte agli orrori che si susseguono nel mondo e nella Chiesa.
Preghiamo, in particolare, perché i nostri cari, il clero degenerato e più persone possibili, quando arriverà l’Avvertimento, possano essere toccati dalla grazia di Dio invece di farsi ancora più suoi e nostri nemici.

Riportiamo di seguito un approfondimento del Prof. Roberto de Mattei riguardo al Sinodo sull’Amazzonia.

Cosa pensare del Sinodo sull’Amazzonia?

di Roberto de Mattei

Vorrei parlare di un documento che mi è sembrato sbalorditivo e sconvolgente, l’Instrumentum Laboris cioè la bozza di lavoro per il Sinodo sull’Amazzonia che si aprirà in Vaticano il 6 ottobre.

Il Sinodo è una riunione periodica dei rappresentanti dei vescovi di tutto il mondo. È la quarta assemblea di questo genere che si tiene sotto il pontificato di papa Francesco. I Sinodi del 2014 e del 2015 furono dedicati alla famiglia, quello del 2018 ai giovani e quello del 2019 sarà dedicato all’Amazzonia: un tema strano, perché l’Amazzonia è un grande territorio: una regione tropicale di 7 milioni di metri quadrati, situata per il 65 per cento in Brasile e per il restante 35 per cento in altri 8 paesi dell’America latina.

Nel documento, pubblicato dalla Santa Sede il 17 giugno, l’Amazzonia viene presentata come un soggetto culturale e morale, «una realtà piena di vita e di saggezza» così viene definita (n. 5), che chiama la Chiesa a una conversione: «pastorale, ecologica e sinodale» (n. 5). La Chiesa, per svolgere il suo ruolo profetico deve porsi in ascolto dei «popoli amazzonici» (n. 7). Questi popoli sono capaci di vivere in «intercomunicazione» con tutto il cosmo (n. 12), ma i loro diritti sono minacciati dagli interessi economici delle multinazionali che, come dicono gli indigeni di Guaviare (Colombia), «hanno tagliato le vene della nostra Madre Terra» (n. 17). La Chiesa ascolta le «grida, sia dei popoli che della terra» (n. 18), perché in Amazzonia «il territorio è un luogo teologico da cui si vive la fede ed è anche una fonte peculiare della rivelazione di Dio» (n. 19). Una terza fonte della Rivelazione si aggiunge dunque alla Sacra Scrittura e alla Tradizione: l’Amazzonia, territorio dove tutto è «costitutivamente in relazione, formando un tutto vitale» (n. 21). In Amazzonia, l’ideale del comunismo è realizzato, perché, nel collettivismo tribale, dice il documento, «tutto è condiviso, gli spazi privati – tipici della modernità – sono minimi».

I popoli indigeni si sono liberati del monoteismo e riconquistano l’animismo e il politeismo. Infatti, come si legge al n. 25: «La vita delle comunità amazzoniche non ancora colpite dall’influenza della civiltà occidentale, si riflette nelle credenze e nei riti in merito all’agire degli spiriti, della divinità – chiamata in tantissimi modi – con e nel territorio, con e in relazione alla natura. Questa cosmovisione è raccolta nel ‘mantra’ di Francesco: “tutto è collegato” (LS 16, 91, 117, 138, 240)».

Il documento insiste affermando che la «cosmovisione» amazzonica racchiude una «saggezza ancestrale, riserva viva della spiritualità e della cultura indigena» (n. 26). Dunque, «i popoli amazzonici originari hanno molto da insegnarci. (…) I nuovi cammini di evangelizzazione devono essere costruiti in dialogo con queste sapienze ancestrali in cui si manifestano semi del Verbo» (n. 29). La ricchezza dell’Amazzonia è di non essere monoculturale, ma di essere «un mondo plurietnico, pluriculturale e plurireligioso» (n. 36) con cui è necessario entrare in dialogo.

«Nella loro saggezza ancestrale – i popoli dell’Amazzonia – hanno coltivato la convinzione che tutta la creazione è connessa, che merita il nostro rispetto e la nostra responsabilità. La cultura amazzonica, che integra gli esseri umani alla natura, diventa un punto di riferimento per la costruzione di un nuovo paradigma di ecologia integrale» (n. 56).

«Una Chiesa dal volto amazzonico nelle sue molteplici sfumature cerca di essere una Chiesa “in uscita” (cf. EG 20-23), che si lascia alle spalle una tradizione coloniale monoculturale, clericale e impositiva e sa discernere e assumere senza timori le diverse espressioni culturali dei popoli» (n. 110). L’opera di civilizzazione dell’America latina, che Giovanni Paolo II aveva definito una «grandiosa epopea» (Discorso del 16 ottobre 1991) è chiaramente condannata.

Partendo dalla premessa che «il celibato è un dono per la Chiesa», viene espressa la richiesta che «per le zone più remote della regione, si studi la possibilità di ordinazione sacerdotale di anziani, preferibilmente indigeni, rispettati e accettati dalla loro comunità, sebbene possano avere già una famiglia costituita e stabile, al fine di assicurare i Sacramenti che accompagnano e sostengono la vita cristiana» (n. 129). Ecco aperta la porta ai sacerdoti sposati e, subito dopo, alle donne sacerdote. Il documento dice infatti che occorre «garantire alle donne la loro leadership, nonché spazi sempre più ampi e rilevanti nel campo della formazione: teologia, catechesi, liturgia e scuole di fede e di politica» e «identificare il tipo di ministero ufficiale che può essere conferito alle donne, tenendo conto del ruolo centrale che esse svolgono oggi nella Chiesa amazzonica». Si inizierà con le eccezioni, e poi le eccezioni diventeranno la regola, come sta accadendo per la comunione ai divorziati risposati.

Mi sono chiesto se di fronte a questo manifesto politico-religioso che stravolge la dottrina e la prassi del Corpo Mistico di Cristo i vescovi, che sono i successori degli Apostoli, e i cardinali, che sono consiglieri del Papa nel governo della Chiesa, taceranno o faranno sentire la loro voce. Intanto una voce si è sentita, quella del presidente del Brasile Jair Bolsonaro, che si è detto “preoccupato” dalle possibili decisioni che possano sorgere dal Sinodo sull’Amazzonia convocato da Papa Francesco, denunciando che «vogliono rubarci l’Amazzonia».

In alcune dichiarazioni al quotidiano Valor Economico, Bolsonaro ha detto che è “logico” che si preoccupi per il sinodo – che si svolgerà ad ottobre e di cui è stato pubblicato l’Instrumentum laboris – perché «quelli stanno cercando di creare nuovi Paesi» dentro al territorio brasiliano.

«Si tratta della ‘tripla A’, un territorio di 136 milioni di ettari, che include le Ande e l’Amazzonia, fino all’Atlantico: una grande fascia che verrà posta sotto controllo mondiale, in nome della protezione ambientale», ha spiegato il presidente Bolsonaro, aggiungendo «vogliono rubarci l’Amazzonia, e noi non siamo d’accordo» e anche «se la stampa all’estero dice che vogliono distruggere l’Amazzonia, in realtà quello che voglio è che l’Amazzonia resti nostra».

Ma a me sembra che oggi qualcuno stia rubando qualcosa di più grande dell’Amazzonia. Stanno rubando la Chiesa.

Roberto de Mattei

Prof. Roberto de Mattei - Radioromalibera

Fonte:
https://www.radioromalibera.org/cultura-cattolica/analisi-e-commenti/cosa-pensare-del-sinodo-sullamazonia/


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