Consigli per una vacanza ideale. I Santi e le Sante della purezza

San Domenico Savio, La morte ma non peccati

Siamo alla terza puntata dei consigli per una vacanza o meglio un viaggio ideale. Le mete che proponiamo restano sempre valide, in ogni giorno dell’anno, purché si possa partire per raggiungerle.
Tuttavia l’estate, nei nostri ultimi tempi, è il periodo del massimo sfogo dell’impurità, con cattolici e non battezzati, credenti e non credenti, sposati e non sposati, genitori e non genitori che vanno in giro mezzi nudi per le strade. Ovviamente, il luogo di villeggiatura ideale secondo questa tendenza è la spiaggia, che offre l’opportunità di stare in pubblico quasi completamente nudi. Un’altra gran voglia dei nostri contemporanei occidentali è quella di abbronzarsi, perché con un lavaggio del cervello di almeno mezzo secolo si è arrivati a pensare che la pelle scura sarebbe più bella di quella bianca e candida.
Insomma, dall’ideale della purezza e della nobiltà si è passati all’ideale dell’oscenità e della volgarità.
Ecco perché è importante, particolarmente nel periodo estivo, andare a trovare i Santi e le Sante della purezza, che ci aspettano in varie località e regioni d’Italia. Andrebbero pure senz’altro visitati i santuari mariani, dedicati alla SS. Vergine Maria, Madre nostra e Madre della purezza.
Vediamo allora diverse possibili mete per un viaggio davvero felice. Bisogna infatti domandare alla Madonna e ai Santi e alle Sante della purezza che intercedano per aiutarci a diventare santi, senza indugio, abbandonando l’attaccamento ai peccati mortali e veniali e alla mediocrità della vita. In particolare poi, dobbiamo chiedere la loro intercessione per riuscire a testimoniare la virtù della purezza.

San Domenico Savio (a Torino)

Cominciamo dal Nord Italia, e più precisamente da Torino. Nel centro del capoluogo

San Domenico Savio e San Giovanni Bosco
San Giovanni Bosco e San Domenico Savio raffigurati insieme.

piemontese sorge il Santuario Basilica di Maria Ausiliatrice, voluto da San Giovanni Bosco (1815-1888), il grande sacerdote educatore dei giovani. Là sono custodite le spoglie di Don Bosco e di San Domenico Savio (1842-1857), che morì all’età di 15 anni per aver aiutato i malati di colera con altri ragazzi discepoli di Don Bosco, durante un’epidemia di quel tempo.
Il motto di San Domenico era: «La morte ma non peccati». Siamo all’opposto di quasi tutta la gente di oggi, che preferirebbe morire, e a volte anche uccidere qualcuno, piuttosto che convertirsi e rinunciare ai suoi peccati.
Il nostro giovanissimo Santo amava molto Dio e il prossimo, perché il suo cuore era puro e verginale. Inoltre nutriva una profonda devozione verso la Madonna, Madre di Dio e dei cristiani, e proprio per questo coltivava la virtù della purezza in modo speciale.
Citiamo alcuni episodi della vita di San Domenico, come li ha raccontati un sacerdote salesiano morto in concetto di santità, Don Giuseppe Tomaselli (1902-1989), nel suo libretto Il giglio di Mondonio. San Domenico Savio. Mondonio era la cittadina dove il piccolo Domenico si trasferì con i genitori che avevano lasciato il suo paese natale.

Piccoli drappelli di giovanetti si avviavano alla scuola. Chi canterellava, chi zufolava, chi chiacchierava. Qualcuno lanciava dei sassi e qualche altro altercava.
Anche Domenico si avviava alla scuola. Il suo contegno era riservato; i suoi occhi non vagavano e non si fermavano a mirare donne.
I giovanetti videro lungo la strada un pubblico spettacolo. Uomini e donne eseguivano dei giuochi, però non sempre erano castigati nelle parole e nei gesti. Tutti guardavano e ridevano. Domenico non si fermò a guardare.
Prima di entrare in classe, tutti commentavano il pubblico spettacolo.

– E tu, Savio, disse uno, hai visto che bei giuochi? Non ti sono piaciuti?
– Ma io ho visto niente!
– Non hai visto niente? Oh, sciocco! E come si può non vedere tali spettacoli? E che cosa vuoi dunque fare degli occhi, se non te ne servi a mirare queste cose?
– Io voglio servirmene per mirare il volto della nostra Celeste Madre Maria, quando andrò a trovarla in Paradiso.

In un altro momento della sua bellissima vita di cristiano coerente, San Domenico affrontò quella che nel Novecento sarebbe diventata una piaga di tutta la società:

Il caldo era soffocante. Parecchi giovani stabilirono di andare al bagno. Fu invitato anche Domenico ad andarci.
– Domenico, vuoi venire con noi a fare una partita?
– Che partita?
– Una partita a nuoto.
– Oh, no! Io non vengo!
– Vieni; fa molto piacere! Quelli che vanno a nuotare, non sentono più il caldo, hanno buon appetito e ne avvantaggiano nella salute.
– Io non vengo e neppure voglio che andiate voi!
– E che male c’è?
– Voi vi esponete al pericolo di dare scandalo o di riceverlo. E questo non è male?
– Ma noi abbiamo un caldo che non ne possiamo più!
– Se non potete tollerare il caldo di questo mondo, potrete poi tollerare il caldo terribile dell’inferno? Guai ad offendere la purezza! Invece di andare al bagno, fate ciò che fanno gli altri: divertitevi qui onestamente. Fra non molto comincerà la funzione in Chiesa ed anche noi vi prenderemo parte.
Domenico seppe tanto industriarsi che convinse i compagni a non andare al bagno.

È così che un adolescente ha vissuto la sua vita e si è guadagnato un premio eterno in Paradiso. E noi, cosa vogliamo guadagnarci?
Andiamo alla sua tomba e chiediamolo in ginocchio a San Domenico e anche a San Giovanni Bosco lì vicino, quello che vogliamo per noi stessi e i nostri cari.

San Domenico Savio - tomba nella Basilica di Maria Ausiliatrice, Torino
La tomba di San Domenico Savio nella Basilica di Maria Ausiliatrice, a Torino.

Santa Lucia (a Venezia)

Il corpo di Santa Lucia, che morì martire a Siracusa, in Sicilia, il 13 dicembre del 304,

Santa Lucia, spoglie, con maschera
L’urna di Santa Lucia, nel Santuario di Lucia a Venezia.

riposa a Venezia nel Santuario di Lucia (provvisto di questo sito internet).
Alcune notizie essenziali sulla Santa le attingiamo dal sito Santiebeati:

Lucia nacque a Siracusa verso la fine del III secolo, da una nobile famiglia cristiana. Sin da fanciulla, si consacrò segretamente a Dio con voto di perpetua verginità, ma – secondo le consuetudini dell’epoca – venne promessa in sposa a un pretendente, invaghito per la sua straordinaria bellezza.
Un giorno Lucia propose alla madre, di nome Eutichia, di recarsi insieme a lei in pellegrinaggio nella vicina città di Catania, presso il sepolcro dell’illustre vergine martire Sant’Agata, per domandare a Dio la grazia della guarigione della stessa Eutichia, da molto tempo gravemente ammalata.
Giunte in quel luogo il 5 febbraio dell’anno 301, pregarono intensamente fino alle lacrime implorando il miracolo. Lucia consigliò alla madre di toccare con fede la tomba della santa patrona di Catania, confidando nella sua sicura intercessione presso il Signore. Ed ecco, Sant’Agata apparve in visione a Lucia dicendole: “Sorella mia Lucia, vergine consacrata a Dio, perché chiedi a me ciò che tu stessa puoi ottenere per tua madre? Ecco che, per la tua fede, ella è già guarita! E come per me è beneficata la città di Catania, così per te sarà onorata la città di Siracusa”. […]
Ma colui che l’aveva pretesa come sposa, si vendicò del rifiuto denunciando Lucia al locale tribunale dell’impero romano, con l’accusa che ella fosse “cristianissima” (sic), poiché infieriva la crudele persecuzione anti-cristiana dell’imperatore Diocleziano.
Arrestata, rifiutò con coraggiosa fermezza di sacrificare agli déi pagani, e quindi venne processata dal magistrato Pascasio. Ella rispose senza timore, quasi esclusivamente citando la Sacra Scrittura. Il testo dell’interrogatorio è un vero capolavoro di ricorso alla parola biblica. Per giustificare la propria obiezione di coscienza contro l’ordine di sacrificare agli déi, Lucia citò l’epistola dell’apostolo Giacomo: “Sacrificio puro presso Dio è soccorrere i poveri, gli orfani e le vedove. Per tre anni ho offerto tutto al mio Dio. Ora non ho più nulla, e offro me stessa”. Per testimoniare la sua serena fortezza dinanzi al magistrato, citò l’evangelista Matteo: “Sono la serva del Dio eterno, il quale ha detto: quando sarete trascinati dai giudici, non preoccupatevi di cosa dire, perché non sarete voi a parlare, ma parlerà in voi lo Spirito Santo”. Per confermare il sostegno da lei trovato nello Spirito Santo, citò la seconda lettera di Paolo ai corinzi: “Coloro che vivono in santità e castità sono tempio di Dio e lo Spirito Santo abita in essi”. Per affermare che era la potenza di Dio a proteggerla dalle minacce di violenza che la circondavano, citò il salmista: “Mille cadranno al tuo fianco e diecimila alla tua destra, ma nulla ti potrà colpire”.
Rimasta miracolosamente illesa da crudeli supplizi, profetizzò l’imminente fine delle persecuzioni di Diocleziano e la pace per la Chiesa, dopo di che morì con un colpo di spada in gola e venne devotamente sepolta nelle grandi catacombe cristiane della sua Siracusa. Era il 13 dicembre dell’anno 304. Da allora, il suo culto si diffuse ben presto in tutta la Chiesa, e ancora oggi Santa Lucia è certamente tra i santi più popolari, più amati e più venerati nel mondo.

Sant’Agnese (a Roma)

Sempre sul sito Santiebeati possiamo leggere alcune sintetiche notizie riguardanti Sant’Agnese:

Agnese nacque a Roma da genitori cristiani, di una illustre famiglia patrizia, nel III secolo. Quando era ancora dodicenne, scoppiò una persecuzione e molti furono i fedeli che s’abbandonavano alla defezione. Agnese, che aveva deciso di offrire al Signore la sua verginità, fu denunciata come cristiana dal figlio del prefetto di Roma, invaghitosi di lei ma respinto. Fu esposta nuda al Circo Agonale, nei pressi dell’attuale piazza Navona. Un uomo che cercò di avvicinarla cadde morto prima di poterla sfiorare e altrettanto miracolosamente risorse per intercessione della santa. Gettata nel fuoco, questo si estinse per le sue orazioni, fu allora trafitta con colpo di spada alla gola, nel modo con cui si uccidevano gli agnelli. Per questo nell’iconografia è raffigurata spesso con una pecorella o un agnello, simboli del candore e del sacrificio. La data della morte non è certa, qualcuno la colloca tra il 249 e il 251 durante la persecuzione voluta dall’imperatore Decio, altri nel 304 durante la persecuzione di Diocleziano.

Basilica di Sant'Agnese fuori le mura, Roma
Basilica di Sant’Agnese fuori le mura, interno.

Nella Basilica di Sant’Agnese fuori le mura, situata fra via Nomentana e via di Sant’Agnese a Roma, è custodita la tomba, visibile ai pellegrini, con i resti di Sant’Agnese, tranne il cranio, e insieme di Santa Emerenziana, sua sorella di latte, cioè fanciulla non consanguinea ma allattata insieme ad Agnese. Santa Emerenziana fu uccisa dopo che coraggiosamente aveva affrontato dei pagani fanatici intervenuti al funerale di Agnese.
La Basilica è ancora più facilmente raggiungibile, da quando è stata predisposta una linea della metro che arriva fino a piazza Annibaliano (nome della fermata), ai piedi di via di Sant’Agnese.

Sant'Agnese e Santa Emerenziana - le spoglie mortali
La cassa con le spoglie mortali delle Sante Agnese ed Emerenziana, nella Basilica di Sant’Agnese fuori le Mura, a Roma.

La preziosa reliquia del cranio di Sant’Agnese si trova invece nella Chiesa di Sant’Agnese in Agone, a Piazza Navona. La parola “Agone” si riferisce al fatto che l’area di Piazza Navona corrisponde all’antico Stadio dell’imperatore romano Domiziano. Sotto la chiesa c’è una cripta, attualmente (agosto 2019) chiusa per lavori di messa in sicurezza, che è il luogo dove Sant’Agnese fu martirizzata e dove si conserva la sua importante reliquia. Stando a quanto riferito sul sito internet della chiesa, si spera che i lavori possano terminare entro il 2019.

Santa Maria Goretti (a Nettuno nel Lazio e a Corinaldo nelle Marche)

Il 6 luglio 1902 lasciava la sua vita terrena Santa Maria Goretti, vergine fanciulla ancora undicenne, dopo il martirio affrontato per difendere la propria purezza. Il 24 giugno 1950 Papa Pio XII, il Pastore Angelico, l’avrebbe elevata all’onore degli altari.
Prima di raccontarvi ancora qualcosa di Marietta – così viene pure chiamata devotamente e familiarmente – diciamo dove si può andare in pellegrinaggio a trovarla.
A Nettuno, cittadina del Lazio, sono custodite quasi interamente le sue spoglie mortali, nel Pontificio Santuario Basilica Madonna delle Grazie e S. Maria Goretti. Nelle Marche, a Corinaldo, che è la sua città natale, si conserva la preziosa reliquia dell’ulna di un braccio della Santa, proprio il braccio con cui lei si difese dalla furia omicida del suo assalitore. La reliquia, come anche la tomba di Assunta, madre della piccola Santa, si trovano nel Santuario di Santa Maria Goretti.

Santa Maria Goretti, Santuario a Corinaldo, statua con reliquia
Statua di S. Maria Goretti con accanto la preziosa reliquia (ulna), nel Santuario di Santa Maria Goretti a Corinaldo, nelle Marche.
Santuario Basilica Madonna delle Grazie e S. Maria Goretti, Nettuno
Il Pontificio Santuario Basilica Madonna delle Grazie e S. Maria Goretti, a Nettuno, nel Lazio.

I genitori di Marietta, umili braccianti ma dalla fede salda, con i loro sette figli si erano dovuti trasferire da Corinaldo nel Lazio, in cerca di lavoro. Si vennero a trovare nelle paludi pontine, dove il papà di Marietta, Luigi, si ammalò gravemente e morì.
La piccola Santa aveva ancora nove anni, ma confortò la mamma e si prese cura con grande responsabilità di tutte le faccende che poteva sobbarcarsi. Così rimase analfabeta, ma le sue virtù erano eroiche, il suo temperamento sempre lieto e con sacrificio e buona memoria riuscì a frequentare il catechismo e a fare la sua Prima Comunione. Aveva tanto desiderato poter ricevere l’adorato Signore Gesù nell’Eucaristia. Quel giorno fece un proponimento: «O Gesù, piuttosto che offenderti mi faccio ammazzare!». Parole profetiche…
Assunta, la mamma, aveva cresciuto i figlioli con grande rispetto della purezza. Aveva dunque seminato bene nel cuore e nella vita di Marietta. Oggi invece sono proprio i genitori, anche quelli battezzati cattolici e con tanto di matrimonio sacramentale, a seminare la lebbra dell’impurità nel cuore dei loro figli, facendoli andare in giro poco vestiti e sottoponendoli ad ogni genere di sporcizia e tentazione, in particolare alla televisione, portatrice di un vero e proprio inferno in casa.
Un giorno Marietta rimase turbata, sentendo una ragazzina dire parole sporche con un giovane. La mamma le raccomandò di non pensare più a parole simili. E la figlia osservò: «Se io dovessi parlare come lei, è meglio morire!». Meglio morire! Invece oggi quanti adulti, giovani e persino bambini vomitano sporcizia, e vanno avanti come morti vivi!
Un giovane molto disagiato, Alessandro Serenelli, orfano di madre e figlio di un uomo che collaborava in società con i Goretti, cominciò a prendere di mira Marietta, che aveva allora 11 anni. Sarebbe stato lui a ucciderla, dopo ancora un tentativo di abusare di lei, così santamente pura.
Alessandro si sarebbe poi pentito, cambiando radicalmente vita attraverso 27 anni di carcere e grazie all’intercessione miracolosa della sua santa vittima.
Poco prima che Marietta morisse, nell’ospedale di Nettuno, l’arciprete Temistocle Signori le aveva parlato del Signore Gesù in croce, domandandole poi se perdonava il suo assassino.
Ecco quale fu la risposta di Maria: «Sì, per amore di Gesù gli perdono, e voglio che venga con me in Paradiso». È questo il vero perdono, che porta in Paradiso chi lo dà e chi lo riceve. Non è il rifiuto di perdonare o la falsa misericordia che tace sui peccati: queste cose invece portano all’inferno chi le dà e chi le riceve.
Anche mamma Assunta, povera e sofferente ma ricca di fede, perdonò senza esitazione il disgraziato Alessandro. Nel processo in cui gli fu data la condanna a trent’anni di carcere – evitò l’ergastolo in quanto minorenne per la legge di allora – il presidente del tribunale subito dopo la sentenza domandò a mamma Assunta: «Signora Assunta Goretti, perdonate voi all’uccisore di vostra figlia?».
«Per conto mio», rispose la mamma della martire, «sì, gli perdono di cuore, signor Presidente».
Dalla folla salì un mormorio di commenti. Ci fu chi disse: «Io non gli perdonerei!».
Ma la madre disse: «E se neppure Gesù Cristo perdonasse a noi?».
Sulla tomba di Maria avvennero guarigioni miracolose, tanto da indurre la Chiesa a iniziare un processo canonico, per accertare e poter proclamare universalmente la sua santità.
Fu Papa Pio XII, il Pastore Angelico, a proclamare Maria Goretti santa, il 24 maggio 1950, in Piazza San Pietro a Roma, davanti a una immensa folla di credenti, più di mezzo milione di persone.
Fra l’altro, disse il grande Pontefice nel discorso tenuto per l’occasione:

Se è vero che nel martirio di Maria Goretti sfolgorò soprattutto la purezza, in essa e con essa trionfarono anche le altre virtù cristiane. Nella purezza era l’affermazione più elementare e significante del dominio perfetto dell’anima sulla materia; nell’eroismo supremo, che non si improvvisa, era l’amore tenero e docile, obbediente ed attivo verso i genitori; il sacrificio nel duro lavoro quotidiano; la povertà evangelicamente contenta e sostenuta dalla fiducia nella Provvidenza celeste; la religione tenacemente abbracciata e voluta conoscere ogni giorno di più, fatta tesoro di vita e alimentata dalla fiamma della preghiera, il desiderio ardente di Gesù Eucaristico, ed infine, corona della carità, l’eroico perdono concesso all’uccisore: rustica ghirlanda, ma così cara a Dio, di fiori campestri, che adornò il bianco velo della Prima Comunione, e poco dopo il suo martirio. […]
A distanza di quasi cinquant’anni, tra la spesso insufficiente reazione dei buoni, la congiura del malcostume, valendosi di libri, di illustrazioni, di spettacoli, di audizioni, di mode, di spiagge, di associazioni, tenta di scalzare in seno alla società e alle famiglie, a danno principalmente della fanciullezza anche tenerissima, quelli che erano i presidi naturali della virtù. O giovani, fanciulli e fanciulle, pupille degli occhi di Gesù e dei Nostri, – dite – siete voi ben risoluti a resistere fermamente, con l’aiuto della grazia divina, a qualsiasi attentato (Sì!) a qualsiasi attentato che altri ardisse fare alla vostra purezza? (Sì!)

I «Sì» erano il grande grido che salì dai giovani presenti. Il Santo Padre si appellava poi ai genitori perché difendessero, da parte loro, la purezza dei propri figli e li tenessero lontani «dai luoghi di addestramento alla empietà e alla perversione morale». Anche dai genitori salì al Papa e al Cielo un grido potente: «Sì!».

Per approfondire:
https://lucechesorge.org/2019/07/06/vita-di-santa-maria-goretti-fanciulla-martire-della-purezza/

E voi, padri e madri di oggi, state accompagnando i vostri figli verso il Paradiso, accogliendo quelli che Dio vi manda e dando loro una santa educazione? O li state sottomettendo ai peggiori nemici, che sono il mondo, il diavolo e la carne? Per poi magari accusarli quando non studiano, sono infelici e malati di mente o compiono atti di teppismo e delitti veri e propri? I genitori dovranno rendere stretto conto a Dio di come avranno allevato i propri figli!

Santa Filomena (a Mugnano del Cardinale, Campania)

La Chiesa Cattolica possiede una storia breve ma bastante della vita e del martirio di

Santuario di Santa Filomena, Mugnano del Cardinale (AV), Campania
Santuario di Santa Filomena, Mugnano del Cardinale (AV), Campania.

Santa Filomena. La particolarità davvero speciale e insolita è che tale racconto è stato dettato dalla Santa stessa ad una religiosa, Suor Maria Luisa di Gesù, sua fervente devota, il 3 agosto 1833.
Fino allora, di Santa Filomena si sapeva solo che era una martire cristiana, una fanciulla sui 13 o 14 anni che aveva dato la vita per Cristo, a Roma, tra il III e il IV sec. d. C., sotto l’imperatore Diocleziano.
La devozione intorno alla Santa si era accesa dopo che un sacerdote napoletano, Don Francesco De Lucia, nel 1805 si era recato a Roma ed aveva espresso il desiderio di avere nella sua chiesa il Corpo di un Santo; ottenne così dal custode delle Sacre Reliquie del Vaticano l’autorizzazione a prelevare il corpo di un martire dalle catacombe di S. Priscilla (che si trovano sulla via Salaria). Qui trovò il corpo di Santa Filomena. Sistematala in un’urna, la trasportò a Mugnano del Cardinale (Av), il 10 agosto del 1805. In quella cittadina il corpo della Santa è tuttora custodito.

Santa Filomena - le sue spoglie mortali nel Santuario di Santa Filomena, Mugnano del Cardinale
L’altare di Santa Filomena con le sue reliquie, Santuario di Santa Filomena, Mugnano del Cardinale (AV).

Le spoglie furono accolte trionfalmente da tutto il popolo e collocate in una cappella laterale nella chiesa della Madonna delle Grazie. Don Francesco De Lucia iniziò a diffondere il culto della Santa, e istituì un’associazione religiosa, con il nome di “Figlie di Santa Filomena”.
I miracoli si moltiplicavano a Mugnano. Persino il Santo Curato d’Ars, ovvero San Jean-Marie Vianney, che sarebbe diventato Patrono universale dei parroci, fu miracolato dalla Santa: vicino alla morte si ricorse a S. Filomena celebrando una S. Messa in suo onore. Il Curato guarì, divenne un grande devoto della Santa e ne diffuse la devozione in tutta la Francia.
Santa Filomena è patrona della gioventù e predilige particolarmente le bambine e le fanciulle. È di sollievo agli afflitti e ai carcerati, ai sofferenti e ai malati, è di aiuto anche per i poveri orfani. È di grandissimo aiuto per gli studenti e per coloro che devono sostenere esami. È protettrice dei giovani sposi e molte volte ha donato la gioia della maternità a madri sterili. Assiste e protegge le partorienti e favorisce molte conversioni.
Riportiamo alcuni stralci delle rivelazioni fatte da Santa Filomena a Suor Maria Luisa di Gesù, che sono state accolte come autentiche dalla Chiesa:

Dio dispose che il mio deposito si fosse portato in Mugnano nel giorno 10, onde festeggiandosi il mio arrivo, si festeggiasse ancora il giorno del mio martirio, perché nel dì 10 agosto, un’ora dopo mezzogiorno, Diocleziano mi fece troncare la testa.

Io sono figlia d’un Re della Grecia. I miei genitori erano sterili. Capitò fra noi un medico Romano chiamato Publio. I miei genitori lo fecero chiamare per conoscere da qual causa venisse la loro sterilità.
Questo medico era cristiano. Sire, rispose a mio Padre, Se volete aver figli, dovete ricevere il santo Battesimo ed abbracciare la Religione Cattolica. I miei parenti subito acconsentirono; si fecero istruire, ricevettero il santo Battesimo con i loro confidenti. Un anno dopo io nacqui, e mi posero il nome di Filomena. A questo fatto molte famiglie del regno si fecero Cattoliche. Io cresceva con l’educazione cristiana; e di 5 anni presi la prima Comunione, di 11 anni feci a Dio voto di verginità. Pervenuta io a 13 anni, Diocleziano Imperatore intimò guerra al padre mio, che fu costretto di portarsi in Roma per trattare la pace ed evitare la guerra, e volle menar seco anche me e mia madre.
Arrivati in Roma trovammo Diocleziano nel palazzo de’ Bagni. Appena mi vide promise al padre mio la pace e la sua protezione, a patto che dovesse dargli me in isposa. Mio padre acconsentì, e ritirateci da lui me ne passò parola, ma io risposi: Non posso, perché ho consacrato a Gesù Cristo la mia verginità.
Incessanti preghiere mi fecero mio padre e mia madre, dicendomi: abbi pietà di tuo padre e di tua madre e della tua patria, ed io risposi: Il mio padre è Dio, la mia patria è il Cielo.
L’Imperatore infuriato ordinò che fossi chiusa i carcere, ed ogni 24 ore mi faceva portare pane a acqua.
Dopo 37 giorni mi apparve la SS. Vergine, e mi disse: “Cara figlia tu resterai ancor 40 giorni in questo carcere, e poi sarai esposta a vari martirii; ma l’Arcangelo Gabriele e l’Angelo tuo Custode ti assisteranno, e ne uscirai vittoriosa”.
Compiti i 40 giorni fui esposta nuda alla flagellazione, donde uscita tutta piaghe e mezzo morta mi gettarono in carcere. Ma Iddio presto mi guarì, e il domani mi trovarono affatto sana.
L’Imperatore udendo tutto l’accaduto, mi fece di nuovo interrogare se lo volea per isposo, ma sentendo rinnovarsi il rifiuto montò in maggiore sdegno, ed ordinò che fossi saettata.
Di nuovo fui condotta nel carcere tutta ferita e piena di sangue. Al mattino quelli che mi credevano già morta, mi trovarono sana e rubiconda, che cantavo salmi in lode di Dio, imperocché la notte fu unto il mio corpo con unguento odorifero da un Angelo, onde restai perfettamente guarita.
Allora si ordinò che fossi nuovamente saettata con saette roventi, ma legata appena fui rapita in estasi e le saette invece di ferire il mio corpo, tornando indietro uccisero sei saettatori.
A questo prodigio per ordine dell’Imperatore fu presa un’ancora, me la legarono al collo e mi gettarono nel Tevere; ma gli Angeli spezzarono le corde dell’ancora, e mi fecero passare a piedi asciutti. Il popolo vedendo quest’altro prodigio, incominciò a gridare a’ carnefici: E’ libera, è liberà, ma quelli per paura di popolare rivoluzione mi troncarono la testa. Ciò avvenne nel giorno 10 agosto di venerdì un’ora dopo mezzogiorno.

Abbiamo tratto le notizie su Santa Filomena da due fonti:
http://www.preghiereagesuemaria.it/santiebeati/santa%20filomena%20vita%20e%20martirio.htm
https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=1430506340368732&id=1046708052081898

Per approfondire:
https://lucechesorge.org/2017/09/03/santa-filomena-principessa-vergine-e-martire-a-tredici-anni-per-cristo/

Sant’Agata (a Catania)

Nel caso di Sant’Agata, che ha preceduto Santa Lucia nella gloriosa via del martirio, la città di Catania conserva in Cattedrale le spoglie mortali della propria Santa e Patrona. Qui la pagina ufficiale su internet.

Sant'Agata di Catania - reliquario principale in Cattedrale
Sant’Agata di Catania, il principale fra i suoi reliquiari che si trovano in Cattedrale.

Il già citato sito Santiebeati ci fornisce utilissime notizie:

Sant’Agata il cui nome in greco Agathé, significava buona, fu martirizzata verso la metà del III secolo, alcuni reperti archeologici risalenti a pochi decenni dalla morte, avvenuta secondo la tradizione il 5 febbraio 251, attestano il suo antichissimo culto.
Agata nacque nei primi decenni del III secolo (235?) a Catania; la Sicilia, come l’intero immenso Impero Romano era soggetta in quei tempi alle persecuzioni contro i cristiani, che erano cominciate, sia pure occasionalmente, intorno al 40 d.C. con Nerone, per proseguire più intense nel II secolo, giustificate da una legge che vietava il culto cristiano.
Nel III secolo, l’editto dell’imperatore Settimio Severo, stabilì che i cristiani potevano essere prima denunciati alle autorità e poi invitati ad abiurare in pubblico la loro nuova fede. Se essi accettavano di ritornare al paganesimo, ricevevano un attestato (libellum), che confermava la loro appartenenza alla religione pagana, in caso contrario se essi rifiutavano di sacrificare agli dei, venivano prima torturati e poi uccisi. […]
Nel 249 l’imperatore Decio, visto il diffondersi comunque del cristianesimo, fu ancora più drastico; tutti i cristiani denunciati o no, dovevano essere ricercati automaticamente dalle autorità locali, arrestati, torturati e poi uccisi. […]
Secondo la Passio Sanctae Agathae risalente alla seconda metà del V secolo e di cui esistono tre traduzioni, una latina e due greche, Agata apparteneva ad una ricca e nobile famiglia catanese. Il padre Rao e la madre Apolla, proprietari di case e terreni coltivati, sia in città che nei dintorni, essendo cristiani, educarono Agata secondo la loro religione.
Cresciuta nella sua fanciullezza e adolescenza in bellezza, candore e purezza verginale, sin da piccola sentì nel suo cuore il desiderio di appartenere totalmente a Cristo e quando giunse sui 15 anni, sentì che era giunto il momento di consacrarsi a Dio. Nei primi tempi del cristianesimo le vergini consacrate, con il loro nuovissimo stile di vita, costituivano un’irruzione del divino in un mondo ancora pagano e in disfacimento.
Il vescovo di Catania accolse la sua richiesta e durante una cerimonia ufficiale chiamata ‘velatio’, le impose il ‘flammeum’, cioè il velo rosso portato dalle vergini consacrate. […]
Il proconsole di Catania Quinziano, ebbe l’occasione di vederla e se ne incapricciò, e in forza dell’editto di persecuzione dell’imperatore Decio, l’accusò di vilipendio della religione di Stato, accusa comune a tutti i cristiani, quindi ordinò che la catturassero e la conducessero al Palazzo Pretorio. […]
Il proconsole quando la vede davanti viene conquistato dalla sua bellezza e una passione ardente s’impadronisce di lui, ma i suoi tentativi di seduzione non vanno in porto, per la resistenza ferma della giovane Agata.
Egli allora mette in atto un programma di rieducazione della ragazza affidandola ad una cortigiana di facili costumi di nome Afrodisia, affinché la rendesse più disponibile. Trascorse un mese, sottoposta a tentazioni immorali di ogni genere, con festini, divertimenti osceni, banchetti; ma lei resistette indomita nel proteggere la sua verginità consacrata al suo Sposo celeste, al quale volle rimanere fedele ad ogni costo.
Sconfitta e delusa, Afrodisia riconsegna a Quinziano Agata dicendo: “Ha la testa più dura della lava dell’Etna”. Allora furioso, il proconsole imbastì un processo contro di lei, che si presentò vestita da schiava come usavano le vergini consacrate a Dio; “Se sei libera e nobile” le obiettò il proconsole, “perché ti comporti da schiava?” e lei risponde “Perché la nobiltà suprema consiste nell’essere schiavi del Cristo”.
Il giorno successivo altro interrogatorio accompagnato da torture, tralasciamo i testi degli interrogatori per motivo di spazio, del resto sono articolati diversamente da una ‘passio’ all’altra. Ad Agata vengono stirate le membra, lacerata con pettini di ferro, scottata con lamine infuocate, ma ogni tormento invece di spezzarle la resistenza, sembrava darle nuova forza, allora Quinziano al colmo del furore le fece strappare o tagliare i seni con enormi tenaglie. […]
Riportata in cella sanguinante e ferita, soffriva molto per il bruciore e dolore, ma sopportava tutto per l’amore di Dio; verso la mezzanotte mentre era in preghiera nella cella, le appare s. Pietro apostolo, accompagnato da un bambino porta lanterna, che la risana le mammelle amputate.
Trascorsi altri quattro giorni nel carcere, viene riportata alla presenza del proconsole, il quale visto le ferite rimarginate, domanda incredulo cosa fosse accaduto, allora la vergine risponde: “Mi ha fatto guarire Cristo”. Ormai Agata costituiva una sconfitta bruciante per Quinziano, che non poteva sopportare oltre, intanto il suo amore si era tramutato in odio e allora ordina che venga bruciata su un letto di carboni ardenti, con lamine arroventate e punte infuocate.
A questo punto, secondo la tradizione, mentre il fuoco bruciava le sue carni, non brucia il velo che lei portava; per questa ragione “il velo di sant’Agata” diventò da subito una delle reliquie più preziose; esso è stato portato più volte in processione di fronte alle colate della lava dell’Etna, avendo il potere di fermarla.
Mentre Agata spinta nella fornace ardente muore bruciata, un forte terremoto scuote la città di Catania e il Pretorio crolla parzialmente seppellendo due carnefici consiglieri di Quinziano; la folla dei catanesi spaventata, si ribella all’atroce supplizio della giovane vergine, allora il proconsole fa togliere Agata dalla brace e la fa riportare agonizzante in cella, dove muore qualche ora dopo.
Dopo un anno esatto, il 5 febbraio 252, una violenta eruzione dell’Etna minacciava Catania, molti cristiani e cittadini anche pagani, corsero al suo sepolcro, presero il prodigioso velo che la ricopriva e lo opposero alla lava di fuoco che si arrestò; da allora s. Agata divenne non soltanto la patrona di Catania, ma la protettrice contro le eruzioni vulcaniche e poi contro gli incendi.
L’ultima volta che il suo patrocinio si è rivelato valido, tramite il miracoloso velo, portato in processione dall’arcivescovo di Catania, è stata nel 1886, quando una delle ricorrenti eruzioni dell’Etna, minacciava la cittadina di Nicolosi, posta sulle pendici del vulcano e che venne risparmiata dalla distruzione.
Il culto per s. Agata fu talmente grande, che fino al XVI secolo, essa era contesa come appartenenza anche da Palermo, la questione è stata a lungo discussa, finché a Palermo il culto per la santa, fu soppiantato da quello per s. Rosalia. Anche a Roma fu molto venerata, papa Simmaco (498-514) eresse in suo onore una basilica sulla Via Aurelia e un’altra le fu dedicata da S. Gregorio Magno nel 593.
Nel XIII secolo nella sola diocesi di Milano si contavano ben 26 chiese a lei intitolate. Celebrazioni e ricorrenze per la sua festa avvengono un po’ in tutta Italia, perfino a San Marino, ma è Catania il centro più folcloristico e religioso del suo culto, le feste sono due il 5 febbraio e il 17 agosto, con caratteristiche processioni con il prezioso busto della santa, custodito nel Duomo.

Conclusione

Veramente grande e risplendente di purezza è stata la vita di ciascuno di questi Santi. Se il loro meraviglioso esempio trova posto in noi, allora saremo impazienti di andare, inginocchiarci umilmente e con cuore contrito domandare il bene più grande: che noi e i nostri cari compiamo in tutto la santa volontà di Dio, e che possiamo vivere pienamente la beatitudine della purezza: «Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio» (Mt 5,8).
Quelli che non sono puri di cuore non vedranno mai Dio, a meno che non si convertano e si purifichino interamente, sulla terra o nella terribile fiamma del Purgatorio. A noi dunque la scelta, nella libertà che Dio ci ha donato.

Madonna di Lourdes
Maria, Madre della purezza, prega per noi.

5 risposte a "Consigli per una vacanza ideale. I Santi e le Sante della purezza"

  1. Ho dei bambini piccoli, che vogliono giocare in riva al mare. È quindi peccato portarli in spiaggia? Anche io uso il costume, ovviamente senza alcun intento provocatorio. Non credo di fare del male a nessuno giocando coi miei figli…

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    1. Gentile Signora, non è sempre peccato andare a mettersi in costume in spiaggia, ma il senso della purezza e i Santi ci dicono che la cosa in se stessa è cattiva. Stando ad esempio alle parole di San Domenico Savio, il giovanissimo Santo non dice: “Voi state commettendo peccato”, ma: “Voi vi esponete al pericolo di dare e ricevere scandalo”. Quindi si tratta di una cosa da evitare, preferendo svaghi che siano del tutto in accordo con la purezza. Grazie e ricordo lei e la sua famiglia alla Madonna nella preghiera.

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