Il nostro linguaggio è nobile o indecente?

Madonna del Buon Consiglio

Ci sono persone e personaggi che s’impegnano nella testimonianza cristiana, ma il loro linguaggio cade regolarmente nella sporcizia. Così facendo mostrano cos’hanno veramente nel cuore, «poiché la bocca parla dalla pienezza del cuore» (Mt 12,34).
La civiltà cristiana è appunto questione di civiltà, non di proclami che toccano le persone solo in superficie, o magari le rendono più astiose.
Una delle caratteristiche comuni degli uomini del nostro tempo, sia atei che credenti, sia progressisti che conservatori, oltre all’orgoglio è la preferenza per le cose sporche. In particolare, sono diffusissime le parole indecenti, il vestiario succinto e l’oscena vita di spiaggia.
Se vogliamo essere cristiani degni di questo nome, bisogna che il nostro parlare sia nobile, e mai e poi mai indecente. Un cuore nobile si esprime con un linguaggio nobile e vive secondo la nobiltà che è propria di Gesù Cristo nostro Signore.
Viene poi da chiedersi come chi ama volgarità e oscenità possa essere devoto della SS. Vergine Maria, Madre di Dio e dei cristiani, Colei che è la purezza fatta persona.
Per l’edificazione dei lettori, citiamo allora sull’argomento dei passi della Sacra Scrittura e uno dell’opera più nota di San Francesco di Sales (1567-1622), Filotea. Introduzione alla vita devota.
È interessante notare che la Parola di Dio con San Paolo condanna inoltre la maldicenza, cioè il parlare senza necessità dei difetti veri o presunti di certe altre persone. Similmente, San Francesco di Sales nel seguito qui non riportato dello stesso capitolo, mette in guardia contro il disprezzo e la derisione del prossimo, e poi nei capitoli successivi contro i giudizi temerari e la maldicenza stessa.

Iniziamo dall’ammonimento di San Paolo Apostolo nella Lettera agli Efesini (5,3-5):

Quanto alla fornicazione e a ogni specie di impurità o cupidigia, neppure se ne parli tra voi, come si addice a santi; lo stesso si dica per le volgarità, insulsaggini, trivialità: cose tutte sconvenienti. Si rendano invece azioni di grazie! Perché, sappiatelo bene, nessun fornicatore, o impuro, o avaro – che è roba da idolàtri – avrà parte al regno di Cristo e di Dio.

Raccomanda poi San Paolo nella Lettera ai Filippesi (4,8-9):

In conclusione, fratelli, tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri. Ciò che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, è quello che dovete fare. E il Dio della pace sarà con voi!

Ancora San Paolo scrive nella Lettera ai Colossesi (3,8-10):

Ora invece deponete anche voi tutte queste cose: ira, passione, malizia, maldicenze e parole oscene dalla vostra bocca. Non mentitevi gli uni gli altri. Vi siete infatti spogliati dell’uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova, per una piena conoscenza, ad immagine del suo Creatore.

Viene da pensare, da un lato, alla massa che si crede al passo con i tempi, come se stesse inventando qualcosa di nuovo e migliore, mentre raccoglie nella sua vita il peggio di tutta la storia umana. Dall’altro lato, ci sono quegli avanguardisti della fede cattolica che sembrano portare una ventata di novità cristiana, ma sono orgogliosi e sporchi nel linguaggio, o compiacenti verso la sporcizia. Siamo sempre di fronte all’uomo vecchio…

Ecco poi come affronta l’argomento San Francesco di Sales, il Santo della dolcezza. L’Apostolo a cui fa riferimento è proprio San Paolo, e il punto della Scrittura è quello sopra citato della Lettera agli Efesini. Da Filotea. Introduzione alla vita devota, terza parte, capitolo XXVII:

Si dice che quelli che mangiano l’erba detta angelica, hanno sempre l’alito dolce e gradevole; coloro che hanno nel cuore l’onestà e la castità, che è una virtù angelica, usano sempre parole educate e pulite. Quanto alle cose indecenti e folli, l’Apostolo non vuole nemmeno che se ne faccia il nome, e ci assicura che niente corrompe i buoni costumi quanto le conversazioni invereconde.
Se queste parole indecenti sono dette di nascosto, in modo studiato e sottile, sono ancora più velenose; infatti più un dardo è appuntito e più profondamente penetra nel corpo; così, più una parola cattiva è sottile e più penetra nei nostri cuori.
Coloro che pensano di essere gentiluomini perché usano tali parole nelle conversazioni, non hanno idea di che cosa siano le conversazioni; devono essere simili a sciami di api raccolte insieme per ricavare il miele da qualche dolce e virtuoso argomento, e non un mucchio di vespe che si uniscono
per succhiare marciume.
Se qualche stupido ti dice parole indecenti, fa’ vedere che le tue orecchie non vogliono udirle: interessati ad altro o manifesta la tua ripugnanza in qualche modo; sarà la tua prudenza a indicarti quello opportuno.

Purtroppo noi del XXI secolo siamo circondati dalla stupidità, che è il risultato inevitabile dell’orgoglio. Chiediamo alla Madonna la grazia dell’umiltà, per poter essere sempre puri, caritatevoli e veramente figli della Chiesa.


3 risposte a "Il nostro linguaggio è nobile o indecente?"

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