LA MUSICA DELL’ANIMA. Il primo millennio dopo Cristo

Raffaello Sanzio, Estasi di Santa Cecilia, Pinacoteca Nazionale di Bologna
Raffaello Sanzio, Estasi di Santa Cecilia.
La Santa, vergine e martire, è vissuta a Roma tra il II e il III secolo ed è Patrona della musica, degli strumentisti e dei cantanti. Le sue spoglie sono conservate nella Basilica di Santa Cecilia in Trastevere.

Nasce oggi sul blog Lucechesorge una rubrica che siamo lieti d’intitolare La musica dell’anima. È un progetto affidato alla competenza e alla sensibilità musicale di un caro fratello nella fede, Fulvio, che alla fine di ciascun articolo si firmerà per esteso.
Abbiamo pensato di offrire ai lettori qualche cenno storico per inquadrare la nascita e lo sviluppo della musica cristianamente ispirata. Poi, nei prossimi appuntamenti, troverete dei brani musicali disponibili come video su YouTube, accompagnati da un invito all’ascolto sempre a cura del caro Fulvio.

LA MUSICA DELL’ANIMA
a cura di
Fulvio Pagliano

Premessa

Prima di intraprendere il nostro viaggio attraverso la produzione musicale elaborata lungo i secoli dal genio dei grandi compositori cristiani, è necessaria una breve premessa, al fine di illustrare le finalità che, con la presente rubrica, ci siamo riproposti di raggiungere.
Chi scrive, non vanta titoli o meriti particolari; tantomeno titoli accademici in àmbito musicologico, storico-musicale, filologico od estetico… Semplicemente, chi scrive, è uno strumentista, specializzato in chitarra classica, con due fondamentali interessi: quello verso la fede cristiana, professata nella Chiesa, e quello della musica, quale strumento di evangelizzazione atto a riconfermare i principi della civiltà cristiana che hanno caratterizzato la storia e la vita del nostro Continente.
Rifiutare queste radici è una aberrazione, un negare l’evidenza; dimostra una superficiale conoscenza della propria storia, nonché una mancanza di fede e di buon senso.
A tal fine, crediamo che anche la musica, fra le altre forme artistiche, possa essere un mezzo capace di recuperare questa cultura e queste radici (al di là del suo indiscusso valore educativo e formativo); vedremo quale importanza il sentire cristiano abbia avuto, lungo i secoli, nella produzione di insigni musicisti (i quali non si vergognavano della loro fede), e ciò sin dai primissimi tempi dell’era cristiana. La nostra esposizione non ha certamente la pretesa di essere completa: ci limiteremo a considerare, per altro senza uno specifico ordine cronologico, alcune composizioni fondamentali della musica ‘colta’ occidentale, cominciando, per ovvi motivi, dal canto cristiano antico (comunemente noto come canto gregoriano), un vero gioiello di purezza, capace di far risuonare le più intime corde dell’animo umano.

INTRODUZIONE
La musica nel primo millennio dell’era cristiana

Il primo millennio dell’era cristiana, fu caratterizzato da una lunga serie di avvenimenti e situazioni di primaria importanza per la formazione della nostra civiltà. L’espansione e la successiva decadenza dell’impero romano, l’invasione delle popolazioni germaniche, la fondazione di regni romano-barbarici, il primato dell’impero carolingio alleato con la Chiesa di Roma. Quest’ultimo avvenimento fu decisivo: da quel momento, l’Europa diverrà un grande continente, culturalmente unificato, sotto una duplice guida: il Papa e l’imperatore.
Al contrario, la storia della musica, lungo questi dieci secoli, è povera di accadimenti, soprattutto se la confrontiamo con gli accadimenti e la ricca fioritura di forme artistiche e musicali del millennio successivo (XI-XX secolo).
Tuttavia, possiamo individuare nella produzione di questo primo periodo, alcune caratteristiche fondamentali:
1) non ebbe una finalità artistica, od estetica. Venne utilizzata come elemento di contorno nell’àmbito di avvenimenti profani. In seguito, ebbe un grande rilievo quale elemento fondamentale della liturgia cristiana;
2) al di là di alcune forme strumentali tipiche della cultura greco-romana, fu una produzione vocale, solistica o corale;
3) venne trasmessa oralmente, mnemonicamente. Solamente sul finire del primo millennio assistiamo, nei libri liturgici, alla comparsa di una rudimentale notazione che ne fisserà, nero su bianco, gli elementi fondamentali.

1. IL CRISTIANESIMO E LA FORMAZIONE DEL CANTO CRISTIANO ANTICO

1.1. Il Cristianesimo

Il Cristianesimo sorge dalla predicazione di Gesù Cristo, che realizzerà e porterà a compimento nella sua Persona i contenuti dell’Antica Alleanza e gli oracoli profetici dell’Antico Testamento.
I contenuti della Rivelazione cristiana si diffonderanno in un primo tempo nell’àmbito culturale giudaico, e giudei furono i primi seguaci del Signore.
Dopo la distruzione di Gerusalemme del 70 d. C., avvenuta per mano degli imperatori Vespasiano e Tito, assistiamo ad un importante fenomeno, quello della diaspora (dispersione), ovvero dell’abbandono della città e del Paese sia di molti giudei, ma anche di molti cristiani, che, abbandonata la Palestina, si stabiliranno nelle più importanti città dell’impero: Antiochia, Efeso, Costantinopoli (che diverrà capitale dell’impero romano d’Oriente, assumerà il nome di Bisanzio e sarà un centro importante per la formazione del canto bizantino, dal quale deriveranno il canto greco-ortodosso e il canto russo). Se prestiamo attenzione, sono tutte città di lingua greca.
Ma le comunità cristiane si diffusero anche nelle grandi città occidentali a partire da Roma, sede del primo Papa, l’apostolo Pietro. Altri centri di diffusione saranno la Spagna, probabilmente raggiunta dall’apostolo Paolo, e l’Africa proconsolare. In questi territori la lingua utilizzata era il latino.

1.2. Le persecuzioni

Le persecuzioni contro i cristiani, sino a Diocleziano, rallentarono la diffusione delle comunità nei territori di lingua latina. Con l’Editto di Milano (313) e l’intervento dell’imperatore Teodosio (382), il cristianesimo diviene l’unica e legittima religione di Stato. A contatto con le differenti realtà culturali e territoriali, le comunità cristiane tendono, oltre che a trasmetterli, ad assumere alcuni caratteri, benché in àmbito liturgico il legame fondamentale rimanga quello con la prassi esecutiva giudaica: i testi, alcuni aspetti dell’espressione vocale (salmodia, cantillazione, jubilus) eccetera.

1.3. La formazione dei repertori vocali

Tale complessa ed articolata situazione, determina il sorgere di repertori vocali diversi fra loro. Alcuni esempi: in Italia troviamo il canto romano antico, il milanese (o ambrosiano), l’aquileiese e il beneventano. In Spagna troviamo il canto mozarabico ed in Gallia il canto gallicano.
Per quanto riguarda l’Italia, la maggior parte del materiale in nostro possesso riguarda il canto milanese, noto, appunto, come ambrosiano, dal nome del vescovo Ambrogio di Milano che ne curò la diffusione, compose alcuni inni (almeno quattro), ne sostenne la pratica – ad esempio quando la comunità cristiana milanese era violentemente sottoposta agli attacchi da parte degli eretici ariani.
Curiosità: Agostino di Ippona, che visse parecchio tempo a Milano accanto al grande Vescovo, ci ha lasciato molte pagine estremamente ispirate sulla tecnica del jubilus.

1.4. Il processo di unificazione dei repertori vocali

Tradizionalmente, il grande processo di omogeneizzazione del repertorio vocale, è attribuito al grande Papa benedettino Gregorio I Magno, amico della regina longobarda Teodolinda e primo biografo di san Benedetto, nato nel 540 e morto nel 602.
In realtà, tale attribuzione, non pare essere fondata. Un cronista posteriore a Gregorio, Giovanni Diacono, attribuì, appunto, al grande Pontefice, la compilazione dell’Antiphonarium cento, una raccolta ordinata di composizioni vocali in notazione, nonché la fondazione della stessa Schola cantorum romana.
Questa tesi ha prevalso lungo i secoli ma, da alcuni decenni, gli studiosi, specialisti, l’hanno invalidata. Vi spiego il perché.
L’Antiphonarium raccoglie una serie di composizioni in notazione, ma ai tempi di Gregorio, una notazione musicale non esisteva ancora. Le prime forme di una rudimentale ed approssimativa notazione, risalgono a qualche secolo dopo Gregorio.
Seconda considerazione: la Schola cantorum romana, non può essere stata fondata da Gregorio, semplicemente perché, a Roma, una Schola cantorum esisteva già, e questo prima dell’elezione a Papa di Gregorio.
Possiamo concludere che il processo di unificazione del repertorio vocale, sia avvenuto per gradi, lentamente, in modo estremamente complesso, ma che, convenzionalmente (e forse anche per semplificare), si sia soliti attribuirlo a Gregorio Magno. Da qui, la locuzione, non del tutto appropriata di Canto gregoriano.

1.5. La Schola cantorum

A conclusione di questa prima puntata, qualche parola sulla Schola cantorum.
La Schola cantorum, a Roma, aveva il compito di accompagnare le celebrazioni papali e le ricorrenze liturgiche nelle basiliche della città.
Sicuramente, svolgeva una funzione di conservazione e trasmissione dell’immenso repertorio vocale, che, ricordiamolo, veniva appreso a memoria; occorrevano circa una decina d’anni di lavoro per memorizzarlo completamente.
Alcuni esponenti della Schola venivano anche inviati all’estero per fare conoscere il repertorio nei grandi centri monastici e di vita religiosa europei. Ad esempio, Gregorio mandò in Inghilterra il monaco Agostino ed alcuni suoi cari amici proprio a tale scopo.

Grandi centri di vita religiosa furono Bobbio, in Italia; Metz e Tours, in Francia; San Gallo, in Svizzera.

(continua)

Fulvio Pagliano


2 risposte a "LA MUSICA DELL’ANIMA. Il primo millennio dopo Cristo"

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