LA MUSICA DELL’ANIMA. Invito all’ascolto del canto gregoriano

di Fulvio Pagliano

Presentiamo all’ascolto alcuni celebri canti, commentandoli di volta in volta, affinché i lettori possano farsi un’idea del repertorio vocale che abbiamo voluto prendere in esame.
Una fondamentale considerazione: il canto cristiano antico non è ‘musica’, ma preghiera cantata.
È necessario cercare di collocarsi in questa mentalità, così distante dalla nostra. Disponiamoci dunque alla preghiera; cerchiamo di fare silenzio.

Il canto Flos Carmeli, Fior del Carmelo

Il primo canto è la famosissima sequenza liturgica Flos Carmeli, Fior del Carmelo, che la tradizione più antica attribuisce addirittura al sento generale dell’Ordine san Simone Stock. La prima traduzione italiana è del Trecento, realizzata dal carmelitano messinese Niccolò Calciuri.
Nell’esecuzione che ascolteremo ci vengono presentate le prime sei strofe.
Il solista intona la prima strofa della sequenza: l’incedere della melodia è sempre molto discreto, intimo, si muove per gradi contigui, senza eccessi, e la voce, se notate, tende ad indugiare a conclusione di ogni strofa. La modalità esecutiva è sempre la medesima: al solista risponde il coro, l’insieme delle voci, alternamente. Il solista intona la prima strofa, il coro ‘risponde’, eseguendo la seconda. Sempre così, sino alla conclusione. Questa modalità esecutiva, questo ‘stile’, si chiama responsoriale. È quello che usiamo ancora durante la Santa Messa: al salmo, il solista proclama la strofa, l’assemblea risponde con l’intonazione del versetto; e via di seguito.
Se prestiamo attenzione, noteremo che tutti e quattro i canti sono eseguiti su un delicato supporto strumentale eseguito dall’organo. Il gregoriano non prevede questa prassi, perché il canto cristiano antico è una espressione eminentemente vocale, non prevede l’ausilio di strumenti musicali; tuttavia, come possiamo notare, questa scelta non snatura affatto l’esecuzione dei canti nel loro insieme.
Bellissima è la dimensione ‘intima’ che il canto riesce a trasmettere: anche nei momenti di massima espansione vocale, in questo repertorio si mira sempre alla temperanza. Il gregoriano sarà sempre eseguito sottovoce, legato, privo di eccessi… Lo dicevamo: è preghiera, e preghiera cantata.

FLOS CARMELI

Flos Carmeli
vitis florigera,
splendor coeli,
Virgo puerpera, / singularis.

Mater mitis,
sed viri nescia,
Carmelitis
esto propitia, / Stella maris.

Radix Jesse
germinans flosculum,
nos adesse
tecum in saeculum / patiaris.

Inter spinas
quae crescis lilium,
serva puras
mentes fragilium, / tutelaris.

Armatura
fortis pugnantium
furunt bella,
tende praesidium / scapularis.

Per incerta
prudens consilium,
per adversa
iuge solatium / largiaris.

Mater dulcis
Carmeli domina,
plebem tuam
reple laetitia / qua bearis.

Paradisi
clavis et ianua,
fac nos duci
quo, Mater, gloria / coronaris.
Amen.

FLOS CARMELI – traduzione

Fior del Carmelo,
vite fiorente,
splendor del cielo,
tu solamente sei vergin Madre.

Madre mite
e intemerata,
ai figli tuoi
sii propizia, stella del mare.

Ceppo di Jesse,
che il fior produce,
a noi concedi
di rimanere con te per sempre.

Giglio cresciuto
Tra le alte spine,
pure conserva
le menti fragili e dona aiuto.

Forte armatura
dei combattenti,
la guerra infuria:
poni a difesa lo scapolare.

Nell’incertezza
dacci consiglio,
nella sventura
dal cielo impètra consolazione.

Madre e Signora
del tuo Carmelo,
di quella gioia
che ti rapisce sazia i cuori.

O chiave e porta
del Paradiso,
fa’ che giungiamo
ove di gloria sei coronata.
Amen.

Il canto Ave Mater, Ave Madre

Il secondo canto, bellissimo nella sua intimità, si apre con questo saluto alla Madre Celeste: Ave, Mater
Le voci procedono suddivise in due gruppi secondo una modalità esecutiva antifonica. Non spaventiamoci: parola difficile, significato semplice. Abbiamo due gruppi di cantori: canta il primo e ad esso risponde il secondo. Talvolta si uniscono cantando insieme.
Notiamo bene come si snoda la melodia: semplice, pura, evita particolari melismi – che vuol dire abbellimenti – e, se notate, la voce va sempre a riposare, a distendersi sulla parte finale di ogni verso, su uno stupendo vocativo: o Maria. Maria, nostra Madre, è anche il nostro Riposo.

AVE MATER

Ave Mater qua natus est orbis Pater, o Maria.
Nato nata, semper grata, illibata, o Maria.
Ave mundi domina, Evae solvens crimina, o Maria.
Ave sidus regium, gignens Dei Filium, o Maria.
Ave caeli regia, plena Dei gratia, o Maria.
Ave porta caelica, tibi laus angelica, o Maria.
Ave Dei thalamus, myrrha, thus et balsamus, o Maria.
Ave sponsa sophiae, nos reformans gratiae, o Maria.
Ave fons justitiae, origo munditiae, cella pudicitiae, o Maria.
Ave virgo virginum, mediatrix hominum, munda culpas criminum, o Maria.
Ave puerpera, lapsos de vipera reduc ad aethera, o Maria.
Candens flos lilii, loca nos ad pii, dexteram Filii, o Maria.

AVE MADRE

Ave Madre, dalla quale dell’orbe è nato il Padre, o Maria
Da Colui che è nato nata, sempre amata, illibata, o Maria.
Ave Signora del Creato, ai delitti di Eva hai rimediato, o Maria.
Ave stella magnifica, generatrice del Figlio di Dio, o Maria.
Ave reggia del Cielo, piena della grazia di Dio, o Maria.
Ave porta celeste, a te l’angelica lode, o Maria.
Ave dimora di Dio, mirra, incenso e balsamo, o Maria.
Ave Sposa della Sapienza, tu che ci restituisci alla grazia, o Maria.
Ave fonte della giustizia, origine della mondezza, cella della pudicizia, o Maria.
Ave Vergine delle vergini, Mediatrice degli uomini, purifica le colpe dei crimini, o Maria.
Ave Puerpera, gli ingannati dalla vipera riconduci alle cose celesti, o Maria.
Candido fior del giglio, ponici alla destra del pio tuo Figlio, o Maria.

Traduzione italiana di Isidoro D’Anna. Libero utilizzo per finalità di apostolato cattolico e non commerciali.

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Il canto Puer natus, Un Bambino è nato (a Betlemme)

Il terzo canto, Puer natus, Un bambino è nato (a Betlemme), è una bellissima composizione natalizia, di autore anonimo, ritrovata in un libro benedettino del XIV secolo. Oltre alla presente in latino, ne esistono altre due versioni: una in tedesco, l’altra in inglese.
Il canto è abbastanza lungo, quindi i cantori, come potrete ascoltare, ne eseguono solamente alcune strofe (come d’altra parte è avvenuto per il Flos Carmeli).
Un piccolo gruppo esegue il ritornello; gli altri cantori si uniscono e vanno ad eseguire la strofa. Dopo l’esecuzione di ogni strofa, si ripete il ritornello. Questa modalità esecutiva vale per tutto il canto.
Seguiamo sempre con attenzione lo snodarsi delle voci: la delicatezza, la leggerezza, il pudore esecutivo: il gregoriano è una preghiera casta.
A questo punto vorrei fare una considerazione fondamentale: nel canto cristiano antico, i suoni intonati dai cantori non hanno una vera e propria durata. La durata dei suoni è determinata dalla durata delle sillabe del testo latino che, come sapete, si dividono in brevi e lunghe. Tutto questo crea una perfetta corrispondenza tra parola e suono.
Lasciamoci dunque cullare dall’andamento delle voci. Vogliamo comprendere bene il gregoriano? Volete comprendere bene il gregoriano? Allora pensate al mare. Immaginate il fluire delle onde contro gli scogli: è un moto continuo, isocrono, ripetitivo… dolce. È la voce di Dio.

puer-natus-in-bethlehem

Testo latino preso da:
Puer natus in Betlehem – In cordis jubilo
http://www.cantualeantonianum.com/2008/12/puer-natus-in-betlehem-in-cordis-jubilo.html#ixzz4TpOPeuiK
http://www.cantualeantonianum.com

Traduzione italiana di Isidoro D’Anna. Libero utilizzo per finalità di apostolato cattolico e non commerciali.

Traduzione inglese di Hamilton M. MacGill, 1876, presa da:
http://www1.cpdl.org/wiki/index.php/Puer_natus_in_Bethlehem

I canti Homo quidam e Christus factus est

Dopo il breve Homo quidam, riguardo al quale inviterei i lettori a soffermarsi su di un primo esempio di melisma (sentiamo la voce del cantore soffermarsi ed eseguire un lungo abbellimento vocalico molto elaborato), vorrei intrattenermi sull’inno – perché di un inno si tratta – Christus factus est.
È impiegato come graduale nella liturgia cattolica e, come tutti sapete, è tratto dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi. Si tratta di un magnifico inno a Cristo Signore, nostro Dio.
Sono quattro semplici versetti, nella versione latina. Il solista intona il sostantivo Christus immediatamente seguito dal coro. Notate il distico centrale della quartina: le parole crucis e nomen sono ricchissime di melismi; le vocali sono tenute a lungo, abbellite, fiorite; al termine, il tutto si conclude con le voci che vanno ad adagiarsi sulla finale del versetto, e, qui, ritrovano al loro quiete. Potremmo dire che, qui, la voce riposa in Dio.

HOMO QUIDAM

Homo quidam fecit coenam magnam,
et misit servum suum hora coenae
dicere invitatis ut venirent
quia parata sunt omnia.
Venite, comedite panem meum,
et bibite vinum quod miscui vobis
quia parata sunt omnia.
Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto.

UN UOMO

Vangelo di San Luca 14,15:

Un uomo diede una grande cena
e mandò il suo servo all’ora della cena
a dire agli invitati: Venite,
poiché è tutto pronto.
Proverbi 9,5:
«Venite, mangiate il mio pane,
bevete il vino che io ho preparato.»
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

CHRISTUS FACTUS

«Christus factus est pro nobis obediens
usque ad mortem, mortem autem crucis.
Propter quod et Deus exaltavit illum et dedit illi nomen,
quod est super omne nomen.»

Il testo, tratto dalla Lettera di San Paolo ai Filippesi, in italiano dice:

Cristo si è fatto obbediente fino alla morte
e alla morte di croce.
Per questo Dio l’ha esaltato
e gli ha dato il nome
che è al di sopra di ogni altro nome.

(Filippesi 2,8-11)

È necessario educare un po’ l’orecchio a questo repertorio; immenso, meraviglioso, ma che – lo si diceva – è oggi lontanissimo dalla nostra sensibilità. Anzi, è divenuto, ormai, quasi materia esclusiva per gli specialisti.
Tuttavia, è possibile imparare ad apprezzarlo… costruendo il silenzio dentro di noi. Dio lo si incontra nel silenzio.

Nella prossima puntata, sempre in modo molto semplice, a conclusione del discorso, vorremmo affrontare brevemente la nascita della Liturgia, la struttura della Santa Messa, ed aggiungere qualcosa sulla teoria e i modi esecutivi utilizzati nel canto cristiano antico. Uno dei massimi esempi di purezza musicale in assoluto.

Fulvio Pagliano


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