LA MUSICA DELL’ANIMA. Utilizzo sacro, modalità e discografia del canto gregoriano

Canto gregoriano, coro

Il nostro Fulvio Pagliano ci ha inviato la terza e ultima parte dedicata all’esposizione divulgativa del canto gregoriano. Indicandolo con l’espressione equivalente “canto cristiano antico”, Fulvio ci mostra l’uso che se ne è fatto nella liturgia tradizionale cattolica; poi passa ad indicarne le modalità e infine ci fornisce una breve ma significativa discografia del canto gregoriano.
Qui i collegamenti alle due puntate precedenti:
LA MUSICA DELL’ANIMA. Il primo millennio dopo Cristo
LA MUSICA DELL’ANIMA. Invito all’ascolto del canto gregoriano

2. LA LITURGIA, IL SUO SVILUPPO, LA TEORIA E I MODI ESECUTIVI NEL CANTO CRISTIANO ANTICO, I RIFORMATORI DI SOLESMES

Concludiamo la nostra esposizione sul canto cristiano antico con alcune informazioni un po’ più tecniche, ma fondamentali per poterci meglio muovere all’interno del vasto repertorio gregoriano.

2.1. La Liturgia

Intorno al IV-V secolo assistiamo allo sviluppo della Liturgia cristiana che, anche a Roma, sin verso la fine del IV secolo, utilizzerà la lingua greca.
Il termine Liturgia indica l’insieme degli atti esteriori, delle parole e dei riti propri al culto della religione cristiana.
La vera e propria unificazione liturgica, avverrà solamente intorno all’VIII-IX secolo, quindi in età carolingia; da questo momento, al di là dei differenti particolarismi locali, possiamo intravedere una notevole compattezza espressiva: ormai la Liturgia presenta una sua unità, che si esprime anche nella unificazione del repertorio liturgico delle preghiere e dei canti da eseguirsi. L’unità del rito contribuirà anche ad una maggiore unificazione della Chiesa dal punto di vista politico (pensiamo appunto al sodalizio fra Trono ed Altare avvenuto in detto periodo).

Santa Messa tridentina 2

Il centro fondamentale della Liturgia Cattolica è la Santa Messa.
La Santa Messa è la rinnovazione del Santo Sacrificio della Croce: ogni qualvolta partecipiamo alla Santa Messa, assistiamo, di fatto, alla rinnovazione di questo evento eccezionale; in breve: siamo sul Golgota insieme al Signore.
La Santa Messa, ovviamente, ha una sua struttura:
1) i riti di introduzione;
2) la Liturgia della Parola;
3) la Liturgia Sacrificale;
4) una conclusione con commiato.
All’interno di questa struttura, se avete prestato attenzione, alcune parti sono fisse, e costituiscono l’Ordinarium Missae; alcune altre mutano a seconda delle festività dell’Anno Liturgico, e si chiamano parti mobili, o Proprium Missae.
Le parti fisse della Messa, quali il Kyrie, il Gloria, il Credo, il Sanctus ed il Benedictus, non mutano mai, e, lungo i secoli, quando i grandi compositori hanno deciso di scrivere delle Messe, hanno per l’appunto musicato queste parti, e solo queste (pensiamo a Machaut, Palestrina, Bach, Mozart… Stravinskij).

Fra le parti mobili, possiamo ricordare: l’Introito, la Sequenza, il Graduale, il Communio… Anche queste parti erano riservate ai cantori e al coro. Abbiamo, al riguardo alcuni bellissimi esempi (pensiamo alla Sequenza Flos Carmeli già considerata).

Un altro elemento fondamentale della Liturgia Cattolica è la Liturgia delle Ore.
Si tratta, come sappiamo, di una serie di salmi ed inni, che si pregano durante la giornata (molti di noi li pregano). Abbiamo quindi le Lodi, l’Ora Media, i Vespri e, a conclusione della giornata, alla sera, la Compieta.
Le modalità esecutive che ancora oggi utilizziamo quando li recitiamo in comune, ci ricordano le forme espressive utilizzate durante l’esecuzione cantata (solista, cori alterni, tutti, eccetera).

2.2. I modi esecutivi o toni ecclesiastici

Nella guida all’ascolto della volta scorsa, abbiamo indicato alcune modalità esecutive utilizzate dai cantori. Vorremmo però aggiungere, a tale riguardo, qualche ulteriore considerazione.
Abbiamo visto come le melodie del repertorio gregoriano tendano generalmente a procedere ‘a piccoli passi’, per gradi contigui, con piccoli intervalli di seconda o di terza; più rari sono i salti di quarta, quasi inesistenti – anche nel periodo di massima fioritura del repertorio – quelli di quinta.
La melodia ruota intorno ad una nota fondamentale: questa nota è detta repercussio proprio perché l’intero ‘itinerario’ vocale ruota intorno a detta nota (si allontana e si avvicina… si allontana e si avvicina).
Un’altra nota, fondamentale, è la finalis; generalmente, il brano trova qui il suo ‘riposo’, la sua conclusione.
Tutto si muove in questo àmbito esecutivo; l’intera melodia scorre tra questi due estremi: la repercussio e la finalis. Interessante no?
Ovviamente, a seconda del contenuto, del tono del testo che si desidera intonare (più o meno intimo; più o meno triste o gioioso), si sono elaborati alcuni modi o toni ecclesiastici, adatti a rendere nel migliore dei modi il carattere del testo.
I toni ecclesiastici sono otto e si dividono in autentici e plagali. Le scale plagali si estendono una quarta sotto i relativi modi autentici (non spaventiamoci, non è necessario memorizzare queste indicazioni per apprezzare il canto cristiano antico; le forniamo solamente per una maggiore completezza di informazione).
Mi preme invece aggiungere qualche cosa sull’opera di riforma del canto cristiano antico, avvenuta ad opera dei Benedettini della Abbazia di Solesmes, nella Francia centrale.

2.3. La riforma del canto cristiano antico

Il grande progetto di riforma del canto cristiano antico, viene inaugurato verso la metà del XIX secolo, in Francia, presso il Convento di san Pietro a Solesmes. Guardatevi le foto dell’Abbazia… È strepitosa, di una bellezza senza eguali!

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In questo convento, un dottissimo musicologo benedettino, Dom Gueranger, inaugura quest’azione di recupero del repertorio vocale, studiando i Codici medievali, la notazione mensurale, i testi a disposizione… È un lavoro monumentale, colossale; si tratta di decine di volumi pubblicati nella grande opera della Paleografia musicale, che ha impegnato per decenni oltre a padre Gueranger, importantissimi filologi quali Dom Sunol e Dom Ferretti.
La grande opera di questi studiosi sarà riconosciuta ufficialmente dal grandissimo Pontefice san Pio X, nel Motu Proprio Inter sollicitudines (1903), dove, accanto al gregoriano, verrà ribadita la ricchezza e l’importanza, per la Liturgia cattolica, della polifonia cinquecentesca.

CONCLUSIONE

Presentiamo a conclusione del presente articolo una discografia di base, affinché i lettori possano farsi un’idea più approfondita del canto cristiano antico, fondamento della civiltà musicale Occidentale.
Buon ascolto.

Ildegarda di Bingen, Ave generosa, Coro delle monache del monastero benedettino St. Hildegard di Eibingen, Universal Music.

Chant. Music for Paradise, The Cistercian Monks of Stift Heilingenkreutz, UCJ, 2 CD.

Voices – Chant from Avignon, Coro delle monache di Notre-Dame de l’Annonciation, Universal Music.

AA.VV. Jesus dulcis memoria, Amici Cantores e Antiqua Laus, dir. Guido de Capitani, Universal Music.


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