LA MUSICA DELL’ANIMA. Lorenzo Perosi: forme musicali e il suo più grande capolavoro (ascoltabile qui)

PREMESSA

La volta scorsa ci siamo soffermati sulla vita del compositore piemontese Lorenzo Perosi, accennando brevemente alle diverse forme musicali del suo notevole repertorio. Perosi scrisse Messe a più voci, Oratori, Mottetti e molta musica strumentale.
Nella presente puntata ci preme approfondire – sempre in modo estremamente semplice – la struttura fondamentale di tali forme (gli specialisti la chiamano ‘analisi formale’), presentando poi ai lettori il primo tempo della Passione di Cristo secondo S. Marco, ovvero la Cantata Nella Cena del Signore, capolavoro assoluto del grande compositore.

LE FORME MUSICALI

La Messa

La Messa, lo si diceva trattando il canto cristiano antico, comprende cinque parti musicali: il Kyrie, il Gloria, il Credo, il Sanctus, il Benedictus e l’Agnus Dei. Nel musicare le Messe, i compositori si soffermarono sostanzialmente su queste cinque parti, dette anche Ordinarium Missae o Parti fisse della Messa. A partire dagli autori medievali, attraverso Palestrina, Bach, Mozart sino a Stravinskij, tutti musicarono le parti fisse, ed esse sole.

L’Oratorio

L’Oratorio è una composizione per soli (solisti), coro ed orchestra, a carattere meditativo e religioso. A differenza del Melodramma, non è una forma ‘rappresentativa’, ovvero non prevede una rappresentazione scenica, come avviene nell’opera. I cantanti interpretano un personaggio, magari biblico, ma vestono abiti comuni, non di scena. Lo ripetiamo perché è importante: non è prevista una rappresentazione scenica del racconto.
È interessante notare che nell’Oratorio i protagonisti cantano in prima persona, mentre la voce narrante, quella, per intenderci, dello Storico, narra l’avvenimento in terza persona. Nell’Oratorio si alternano quindi brani orchestrali, corali, vocali, recitativi, commenti del coro…
L’Oratorio nasce nel XVI secolo e raggiunge il suo momento ‘classico’ nel XVII secolo ad opera di Giacomo Carissimi. Possiamo ricordare i seguenti grandi compositori di Oratori: Carissimi, Scarlatti, Bach, Haendel, Franck, Bassi, il nostro Perosi, Honegger, eccetera.

La Cantata

Possiamo distinguere la Cantata in sacra e profana (o da camera). Nella sua forma più evoluta è molto simile all’Oratorio, essendo costituita di arie, recitativi, brani corali e solistici.
Sappiamo che la Cantata sacra troverà un ottimo terreno fertile soprattutto in Germania, con autori quali Schütz e Bach. La Cantata profana si nasce e si sviluppa particolarmente nel nostro Paese, in Italia, e qui trova il suo massimo rappresentante in Alessandro Scarlatti.

Il Mottetto

Il Mottetto è una composizione che attraverso le sue fasi evolutive raggiungerà la sua ‘epoca d’oro’ nell’epoca palestriniana.
Si tratta di una composizione a cinque o più voci, la cui forma è intimamente legata al testo sacro che la ispira, Possiamo dire che a ciascuna frase letteraria, a ciascuna frase del testo, corrisponde uno specifico ‘Tema’. Questo Tema dà vita ad un episodio polifonico (che significa a più voci) od omofono, cioè tutte le voci intonano la medesima successione di note – cantano all’unisono.
Quindi, nel primo caso, l’episodio proposto da una singola voce circola fra tutte le altre prima di esaurirsi. Nel secondo caso, la voce più acuta esegue la ‘melodia guida’, che viene poi armonizzata dalle altre voci.
È interessante notare come tutte le composizioni, brevi o lunghe, dell’epoca polifonica – quindi compresa la Messa – siano costruite secondo le regole della composizione mottettistica.
Volendo ricordare alcuni celebri compositori di Mottetti, citeremo: il Da Vittoria, Orlando di Lasso, Nanino… Perosi.

LA CANTATA NELLA CENA DEL SIGNORE

Vorremmo a questo punto focalizzare ancora una volta la nostra attenzione su Lorenzo Perosi, presentando all’ascolto il primo tempo del suo celeberrimo Oratorio La Passione di Cristo secondo S. Marco, cioè la Cantata Nella Cena del Signore.

Affrontando questo primo tempo dell’Oratorio, è importante tenere a portata di mano il testo del Vangelo secondo S. Marco cap. 13, 17-31. Sarebbe certamente utile leggerlo prima, come linea guida per l’ascolto.
Vedremo come l’intero primo tempo della Trilogia (la composizione, lo si accennava, è divisa in più parti) metta a tema proprio l’episodio evangelico da noi citato.
A questo primo tempo, seguono un secondo ed un terzo tempo, rispettivamente intitolati: L’orazione al monte (Mc 14, 33-43) e La morte del Redentore (Mc 15, 25-37), che però non considereremo, essendo nostra intenzione soffermarci esclusivamente sul primo – La Cena del Signore, appunto – corrispondente all’omonima Cantata.
In estrema sintesi: Lorenzo Perosi compose in un primo tempo la Cantata Nella Cena del Signore come brano autonomo (ottenendo peraltro uno straordinario successo); in seguito lo introdusse quale primo tempo della Trilogia che va a costituire La Passione di Cristo secondo S. Marco, il famoso Oratorio.

Una breve digressione: chiediamo anticipatamente venia ai lettori per la ‘pochezza’ del presente commento, ma non abbiamo avuto modo di poter seguire l’esecuzione musicale ‘partitura alla mano’ (non ci è stato possibile entrarne in possesso). Quindi il commento non potrà entrare nel dettaglio come avremmo desiderato (e come del resto merita una composizione di tale levatura).

L’orchestrazione

La composizione si apre con un lungo episodio orchestrale di soli archi, la cui finalità è quella di introdurci nel vivo dell’evento, drammatico: il Signore Gesù si appresta a celebrare la Sua Ultima Cena con i Dodici. Sarà tradito.
Soffermiamoci sul ‘colore’ orchestrale: l’atmosfera è tesa, sospesa, ma sempre misurata; non scade mai in eccessi (tratto tipico del sentire perosiano)… Ricordiamolo: è la notte del tradimento; dobbiamo comprendere bene la drammaticità dell’avvenimento.
Lasciamoci dunque guidare dagli archi. Come noterete procedono con un andamento, un fluire, per così dire a cerchi concentrici: la melodia si espande a partire da una sorta di ‘nucleo centrale’, via via ‘verso l’esterno’. È una sensazione che si coglie ad un ascolto attento, ma estremamente difficoltosa da esprimersi a parole. Direi che i termini chiave per coglierla sono: silenzio e raccoglimento.

Lorenzo Perosi fu estremamente influenzato non soltanto dal repertorio gregoriano, ma anche dalla polifonia rinascimentale (lo si diceva, fu il massimo esponente del Movimento Ceciliano) e dal repertorio strumentale dell’età barocca. Tali elementi seppe filtrare mediante il suo genio, per riproporli, sapientemente amalgamati, nelle sue composizioni (è un po’ quanto fece lo stesso Mozart).

Non possiamo non notare l’atmosfera a tratti ‘barocca’, ‘bachiana’, dell’orchestra che, prima dell’ingresso del coro, introduce alcuni ottoni (pochi, in verità) che preparano l’ingresso delle voci.

Il coro ed il solista

Il coro introduce l’azione mediante un delicatissimo commento, seguito dall’ingresso del solista, Cristo, generalmente interpretato da una voce baritonale, ma in questo caso, si noterà, si è preferito sostituirla con una voce di basso. È una prassi usuale, ma che certamente va a penalizzare il colore della voce (forse lo si fa al fine di ottenere una maggiore drammaticità narrativa). Perosi pensò per questa parte ad una voce di baritono, la tipica voce maschile, la maggiormente diffusa.
A questo punto, assistiamo a continue sottolineature da parte del coro, che si amalgamano all’orchestra ed alla voce del solista in un continuo fluire, una sorta di ‘andamento a onda’, che si espande ritornando poi su se stessa. L’intera esecuzione è estremamente sommessa; l’incedere molto misurato, contenuto, pudico. Ma sul finale assistiamo ad una eccezione: la tensione cresce; il coro incede quasi in stile fugato; l’orchestrazione si rinforza; vengono introdotti gli ottoni… a tratti quasi alcune dissonanze… Una certa ‘grandiosità trattenuta’ conclude l’esecuzione.

CONCLUSIONE

Purtroppo Lorenzo Perosi risulta essere un compositore oramai sconosciuto ai più. Sino ad una cinquantina di anni fa, la sua produzione era abitualmente eseguita in ambito liturgico e ‘paraliturgico’, ma – non possiamo tacerlo – la ‘rivoluzione vaticanosecondista’ ha fatto la sua parte, relegando il grande compositore in una sorta di ‘gabbia dorata’, sbarazzandosene in favore delle ‘Messe beat’ dell’età contemporanea, quelle da clero modernista.

BIBLIOGRAFIA

Graziella Merlatti, Lorenzo Perosi, una vita tra genio e follia, edizioni Ancora.

DISCOGRAFIA

Consigliamo l’ascolto completo de La Passione di Cristo secondo S. Marco. È un’opera meravigliosa, da possedere. Fondamentale per chi ami il Signore Gesù. Per tutti coloro che sono davvero conquistati dalla Sua Passione.

– Lorenzo Perosi, La Passione di Cristo secondo S. Marco, coro e orchestra dell’Accademia ‘Stefano Tempia’.
– Lorenzo Perosi, La Passione di Cristo secondo S. Marco, orchestra Benedetto Marcello
– Lorenzo Perosi, La Passione di Cristo secondo S. Marco, orchestra dell’Angelicum di Milano; Coro polifonico di Torino, i madrigalisti milanesi.

Fulvio Pagliano


Una risposta a "LA MUSICA DELL’ANIMA. Lorenzo Perosi: forme musicali e il suo più grande capolavoro (ascoltabile qui)"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...