LA MUSICA DELL’ANIMA. Le Quattro Stagioni di Vivaldi: esecuzione e commento

di Fulvio Pagliano

PREMESSA

In questo secondo articolo conclusivo dedicato ad Antonio Vivaldi, ci soffermeremo sui quattro concerti noti con il titolo de ‘Le Quattro Stagioni’, facenti parte della bella raccolta di composizioni per violino e orchestra intitolata ‘Il Cimento dell’Armonia e dell’Inventione’.

LE QUATTRO STAGIONI

I famosissimi concerti per violino e orchestra noti con il titolo de ‘Le quattro stagioni’, appartengono alla raccolta ‘Il Cimento dell’Armonia e dell’Inventione’, op. 8, che Antonio Vivaldi dette alle stampe tra il 1723 ed il 1725 ad Amsterdam. La raccolta è preceduta da una dedica, grazie alla quale possiamo desumere che la composizione dei quattro concerti che ci interessano risalga però a qualche anno prima.

A questo punto, vorremmo soffermarci brevemente sul titolo della raccolta. Cominciamo con il porci alcune domande fondamentali. Vivaldi ha titolato la raccolta ‘Il Cimento dell’Armonia e dell’Inventione’. Le parole – tutte le parole – hanno un loro preciso significato. Che cosa significa ‘cimento’, ‘cimentarsi’? Potremmo intendere ‘provare’, ‘tentare’, ‘mettersi in gioco’, ma anche ‘rischiare’. Con ogni probabilità – a nostro avviso – quest’ultima è l’interpretazione migliore, e ne spieghiamo il motivo.

Abbiamo visto, la volta scorsa, come Antonio Vivaldi abbia saputo realizzare un perfetto equilibrio fra tradizione e innovazione. Vivaldi seppe filtrare il deposito stilistico-musicale del suo tempo, ripensandolo attraverso la propria sensibilità e restituendocelo all’interno di forme musicali ben precise, collaudate. Un po’ alla Mozart.

Ciò che vogliamo dire è che Vivaldi si mise in gioco e rischiò davvero molto. Immaginiamo quale dovette essere la reazione dei contemporanei di fronte alle innovazioni armoniche, stilistiche e tecniche ideate dal maestro. Oggi, anche il grande pubblico ha nell’orecchio le frizzanti melodie vivaldiane: le ascoltiamo come colonne sonore, a volte, di documentari, programmi vari, eccetera. Addirittura le suonerie dei nostri telefonini ce le ripropongono (malauguratamente!).

Ma allora… Probabilmente gli ascoltatori dell’epoca sobbalzavano a dir poco sulla sedia ascoltando i concerti del maestro; per non parlare degli esecutori, degli strumentisti, i quali avranno dovuto industriarsi nell’apprendimento dei nuovi mezzi tecnici richiesti dalla complessità delle composizioni.

A questo punto, possiamo passare ad analizzare i quattro concerti che ci interessano. Potremmo guardare a Vivaldi come ad un antesignano della ‘Musica per Immagine’. In fondo, il compositore, anticipò quanto, in tempi moderni, faranno autori quali Respighi o Richard Strauss con i loro Poemi sinfonici.

La musica diviene descrizione, metafora; rappresenta scenari ed immagini concrete. Tanto è vero che gli stessi concerti ‘Le Quattro Stagioni’, saranno preceduti da quattro Sonetti descriventi la materia via via musicalmente esposta e ‘rappresentata’. Possiamo tranquillamente ritenere che i quattro Sonetti siano stati composto da Vivaldi stesso. Ne presentiamo ora, qui di seguito, il testo, che ci servirà da ‘guida all’ascolto’ dei brani in questione.

Iniziamo da ‘La Primavera’, RV 269, in Mi maggiore. Vivaldi ha utilizzato per questo primo concerto (e per i seguenti) una struttura tripartita, ovvero costituita di tre tempi: due rapidi, che incorniciano un movimento lento e più ‘disteso’. La sequenza è: Allegro – Largo – Allegro. Le indicazioni di tempo si chiamano ‘indicazioni agogiche’; si indicano sempre con la maiuscola e in tutti i paesi del mondo sono riportate in lingua italiana. Ne consegue che un musicista, ad esempio, americano troverà in partitura l’indicazione Allegro, così come un musicista austriaco, e via dicendo.

Ecco, qui di seguito le indicazioni degli altri tre concerti: ‘L’estate’, RV315, in sol minore; ‘L’Autunno’, RV293, in Fa maggiore; ‘L’Inverno’, RV 297, in fa minore.

Per non appesantire eccessivamente il discorso, commenteremo solamente il primo tempo de ‘L’Autunno’ e il secondo tempo de ‘L’Inverno’. In cima all’articolo si trova già la registrazione integrale dei concerti nella splendida edizione diretta da Trevor Pinnock.

I quattro Sonetti sono i seguenti:

LA PRIMAVERA

(Allegro)
Giunt’è la primavera e festosetti
La salutan gl’augei con lieto canto,
E i fonti allo spirar de’ zeffiretti
Con dolce mormorio scorrono intanto:
Vengon’ coprendo l’aer di nero amanto
E lampi, e tuoni ad annuntiarla eletti
Indi tacendo questi, gl’augelletti
Tornan di nuovo al lor canoro incanto:

(Largo)
E quindi sul fiorito ameno prato
Al caro mormorio di fronde e piante
Dorme ‘l caprar col fido can’ à lato.

(Allegro)
Di pastoral zampogna al suon festante
Danzan ninfe e pastor nel tetto amato
Di primavera all’apparir brillante.

L’ESTATE

(Allegro)
Sotto dura stagion dal sol accesa
Langue l’huom, langue ‘l gregge, ed arde ‘l pino,
Scioglie il cucco la voce, e tosto intesa
Canta la tortorella e ‘l gardellino.
Zeffiro ddolce spira, ma contesa
Muove Borea improvviso al suo vicino;
E piange il pastorel, perché sospesa
Teme fiera borasca, e ‘l suo destino

(Adagio)
Toglie alle membra lasse il suo riposo
Il timore de’ lampi, e tuoni fieri
E de mosche, e mosconi il stuol furioso:

(Presto)
Ah che pur troppo i suoi timor sono veri
Tuona e fulmina il cielo grandinoso
Tronca il capo alle spiche e a’ grani alteri.

L’AUTUNNO

(Allegro)
Celebra il villanel con balli e canti
Del felice raccolto il bel piacere
E del liquor di Bacco accesi tanti
Finiscon col sonno il loro godere

(Adagio molto)
Fa’ ch’ogn’ uno tralasci e balli e canti
L’aria che temperata dà piacere,
E la staggion ch’ invita tanti e tanti
D’ un dolcissimo sonno al bel godere.

(Allegro)
I cacciator alla nov’alba a caccia
Con corni, schioppi, e cani escono fuore
Fugge la belva, e seguono la traccia;
Già sbigottita, e lassa al gran rumore
De’ scioppi e cani, ferita minaccia
Languida di fuggire, mà oppressa muore.

L’INVERNO

(Allegro molto)
Agghiacciato tremar tra nevi algenti
Al severo spirar d’orrido vento,
Correr battendo i piedi ogni momento;
E pel soverchio gel batter i denti;

(Largo)
Passar al foco i dì quieti e contenti
Mentre la pioggia fuor bagna ben cento

(Allegro)
Camminar sopra il ghiaccio, e a passo lento
Per timore di cadere bene;
Gir forte sdrucciolar, cader a terra
Di nuovo ir sopra ‘l ghiaccio e correr forte
Sin ch’il ghiaccio si rompe, e si disserra;
Sentir uscir dalle ferrate porte
Scirocco, Borea, e tutti i venti in guerra
Quest’è ‘l verno, ma tal, che gioia apporte.

Soffermiamoci nel commento del primo tempo de ‘L’Autunno’, che, nella presente registrazione, troviamo a partire dal min. 19:36, fino al min. 24:23.

Teniamo davanti agli occhi la quartina del Sonetto relativo; magari, prima di apprestarci all’ascolto, leggiamola più e più volte, per poi richiamarla alla mente durante l’audizione del brano. Cerchiamo di rappresentarla visivamente.

Un consiglio: la musica classica deve sempre essere ascoltata a volume ben udibile, così da poterne cogliere tutti gli aspetti dinamici e coloristici (sarebbe ideali potersi servire di un ottimo impianto stereo). Ovviamente, staremo attenti a non entrare troppo nel privato dei vicini di casa, altrimenti sono preferibili le cuffie o un volume più basso.

Per la musica di sottofondo, meglio servirsi di altri generi musicali, ma mai della classica. Quando ci si dispone all’ascolto della grande musica, si fa questo e non altro.

L’Allegro iniziale è molto frizzante e scattante; si presenta come una danza pastorale, e avvertiamo, nell’esecuzione presentata – certamente di elevatissimo gusto musicale ed estetico, tipicamente all’inglese – un immediato senso del movimento, che via via va animandosi e crescendo non appena il solista introduce una serie di ‘cascate’ sonore di alto virtuosismo tecnico. Da notare, nei quattro concerti, le contrapposizioni, i ‘piani sonori ed espressivi’ ideati da Vivaldi. Potremmo quasi definirlo una sorta di ‘mutamento degli affetti’ che nell’economia dell’esecuzione strumentale in qualche modo tende a spiazzare l’ascoltatore, suscitando interiormente – è il caso di affermarlo – una marea di sensazioni che vanno sovrapponendosi le une alle altre. Chi conosce la musica di Mozart, conosce molto da vicino tali dinamiche esecutive.

Prestiamo un’estrema attenzione alla contrapposizione tra Solo e Tutti, ovvero alle due ‘sezioni’ strumentali che, insieme, costituiscono la forma tipica del concerto settecentesco. Tale insieme strumentale e detto Concerto Grosso. Le Stagioni vivaldiane sono Concerti Grossi.

Il ‘dialogo’ strumentale, fra Solo e Tutti, a tratti assume un più vasto respiro, per farsi poi più stringato e, talvolta, combinando l’insieme degli strumenti in un unico insieme. Cerchiamo di cogliere le singole parti esecutive, notando la grande perfezione timbrica, tecnica ed esecutiva del brano che abbiamo voluto presentare all’ascolto.

Il secondo tempo de ‘L’Inverno’, lo troviamo a partire dal min. 33:18, fino al min. 35:07.
È qualcosa di straordinariamente bello; indescrivibile. Potremmo definirlo una sorta di ‘Intermezzo’, capace di spezzare, di contrastare l’andamento energico ed insinuante (a tratti vigoroso sin quasi all’eccesso) dei due tempi che precedono e seguono – il I e il III -.
La melodia è molto semplice e cantata. In due parti, viene ritornellata. Nella ripresa il solista introduce degli abbellimenti esecutivi (gruppetti, trilli, risoluzioni) per poi concludere in modo molto intimo e ‘silenzioso’ – potremmo dire così – la sua esecuzione. Notiamo la delicatezza del Tutti in sottofondo: gli archi eseguono un pizzicato descrivente la pioggia (più pioggerellina) cadente, il tutto supportato dal basso continuo, generalmente – nel Settecento – eseguito da clavicembalo o organo.

È un brano da ascoltare; difficile da ‘spiegare’.

Curiosità: pare che Vivaldi avesse pensato ‘L’Inverno’ come ad un concerto da eseguirsi in un ambiente sacro – una chiesa -, di qui il carattere così intimo e soffuso del presente brano.

È raccomandabile ascoltare sempre integralmente le opere di questi grandi compositori, senza estrapolarne singole parti dal contesto. Per apprezzare al meglio la musica classica, è necessario acquisirne una ‘visione d’insieme’.

BIBLIOGRAFIA

Michael Talbot, Il Maestro del Barocco. La vita e la musica di Antonio Vivaldi. Edizioni Ghibli.

DISCOGRAFIA

Antonio Vivaldi: Le Quattro Stagioni. The English Concert. Simon Standage, Trevor Pinnock. Edizione Archiv.

Antonio Vivaldi: Le Quattro Stagioni. Sonatori de ‘La Gioiosa Marca’. Edizione di Vox Antiqua.

Antonio Vivaldi: Gloria RV589. Trevor Pinnock. Edizione Archiv.

Fulvio Pagliano


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