Per chi apprezza ancora la Messa riformata

Messa riformata

Offriamo ai lettori la parte centrale di un articolo del blog La scure di Elia. Con limpidezza di dottrina e grande lucidità, l’Autore ci aiuta a comprendere a quale punto si sia arrivati nella Chiesa con la riforma liturgica del 1969. Ci riferiamo alla riforma di Paolo VI, quella che ha tolto di mezzo la santa Liturgia tradizionale in latino – per sempre obbligatoria – e l’ha sostituita con un miscuglio di modernismo, protestantesimo e spirito massonico. Così, in cinquant’anni, sono state allevate nuove generazioni di cattolici che hanno preso in odio la propria fede e le proprie radici. Attenzione, però: anche la Messa riformata, se celebrata correttamente, assolve il precetto domenicale e festivo.

L’adorazione degli idoli nei Giardini Vaticani e il loro uso durante la Messa papale nella basilica di San Pietro sono certo atti abominevoli, ma rappresentano soltanto l’apice di una parabola iniziata, sotto la spinta del Vaticano II, con la cosiddetta riforma della Messa, della cui entrata in vigore si celebra in questi giorni il cinquantenario.

Proprio nel cuore del rito, al posto delle antichissime preghiere con cui il sacerdote dedica la vittima immacolata del Sacrificio eucaristico, è stata collocata una formula che ricalca la benedizione ebraica del pasto, per giunta con qualche significativo ritocco: «Benedetto sei tu, Signore, Dio dell’universo: dalla tua bontà abbiamo ricevuto questo pane (questo vino), frutto della terra (della vite) e del lavoro dell’uomo. Lo presentiamo a te, perché diventi per noi cibo di vita eterna (bevanda di salvezza)».

Queste poche parole sono gravide di conseguenze catastrofiche di immane portata per la fede e la vita cristiana.

Anzitutto è completamente rimossa l’idea di sacrificio, sostituita da quella di un pasto che non è la consumazione della vittima immolata, bensì una condivisione di offerte di origine vegetale.

Anche nei nuovi canti che accompagnano quest’azione liturgica è scomparso ogni riferimento al mistero redentore della Croce, reso presente in modo incruento, a favore di un mero mettere in comune i beni della creazione ai fini dell’accrescimento di una “comunione” concepita in senso puramente socio-psicologico.

Cambia la natura dell’offerta: il significato, il motivo, la destinazione e l’effetto. Si ringrazia la divinità per un beneficio fruito dall’uomo, cosa che avrebbe un senso se si fosse a tavola, ma che qui rappresenta un completo capovolgimento di prospettiva: non si sta offrendo a Dio il culto perfetto che il Figlio gli rende per mezzo della Chiesa e che ridonda nella salvazione degli uomini, bensì accogliendo l’erogazione di un prodotto.

In attinenza a ciò è totalmente assente anche qualsiasi accenno alla transustanziazione: i doni presentati sull’altare devono diventare un generico cibo di vita eterna e un’imprecisata bevanda di salvezza anziché il Corpo e il Sangue di Cristo, la cui offerta costituisce l’atto più efficace di adorazione, ringraziamento, propiziazione e impetrazione che possa esser compiuto sulla terra.

L’eucologia del nuovo rito di offertorio (o presentazione dei doni, come esigono che lo si chiami) è un’espressione sintomatica di quello spirito del mondo moderno, antropocentrico, immanentistico e consumistico, cui il Concilio per antonomasia ha pensato bene di adattarsi.

Tale fatto può esser colto da chiunque a partire da una semplice analisi del testo; i risvolti più nefasti sono però nascosti, giacché sono rilevabili solo mediante un confronto con la preghiera giudaica cui il testo si ispira. Essa si rivolge correttamente al Re dell’universo (melekh ha‛olam), cioè al Creatore, non a un indefinito Dio dell’universo. Quest’ultima locuzione – come ho già segnalato in un altro articolo – proviene dalla Cabala e designa l’Adam Kadmon, l’uomo primordiale identificato con la divinità panteistica dietro la quale si nasconde… Lucifero. I massoni hanno messo a segno un bel colpo, facendo sì che si evocasse inconsapevolmente il loro “dio” proprio nel momento in cui comincia la parte più sacra della Messa, apice del culto cattolico.

Ma non finisce qui. Nella preghiera ebraica si benedice Dio perché fa uscire il pane dalla terra e crea il frutto della vite, con una chiara professione di fede nella Sua potenza; nella nuova Messa, invece, il pane e il vino diventano frutto della terra (della vite) e del lavoro dell’uomo. L’origine del cibo e della bevanda non è più il Creatore, ma realtà create che ne prendono il posto: la Madre Terra (come possiamo chiamarla alla luce degli ultimi sviluppi) e un’attività umana, quella su cui, con un’affermazione filosoficamente priva di senso, si fonda la nostra repubblica.

La Costituzione italiana, del resto, fu composta con l’apporto decisivo dei “cattolici” democratici, fra i quali svolse un ruolo di primo piano quel Giuseppe Dossetti che poi, scoperta una vocazione tardiva e propostosi come segretario tuttofare del cardinal Lercaro, uno dei quattro moderatori del Vaticano II, ne prese surrettiziamente la guida unitamente ad altri cospiratori di professione. Quando aveva saputo della sua decisione di farsi prete, l’anziano padre gli aveva replicato smarrito: «Ma come…? Hai fatto la rivoluzione nello Stato; ora vuoi farla anche nella Chiesa?».

Fonte:
http://lascuredielia.blogspot.com/

Santa Messa tridentina
Santa Messa tridentina, la Messa tradizionale in latino.

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4 risposte a "Per chi apprezza ancora la Messa riformata"

  1. Non disprezzo affatto la Liturgia Antica, anche se sono cresciuto con la Messa di Paolo VI.
    Hai detto bene, se viene celebrata degnamente è pienamente valida e soddisfa il Precetto.
    Vorrei anche ricordare che la Messa è sempre in lingua Latina.
    La differenza è che la Messa riformata viene tradotta in vernacolare dalle Conferenze Episcopali.
    In San Pietro viene ancora officiata in Latino una volta al giorno e 2 nei festivi ed è di grande bellezza.
    Ho iniziato ad andare a Messa con la versione di PVI attiva da 5 anni.
    Ricordo il coro, la Sacralita’ di Don Giorgio, delle Messe belle e sentite.
    Sinceramente preferisco essere partecipe in modo attivo.
    Rispondere alle Invocazioni e Preghiere e recitare il Pater.
    Nella Messa antica – pur piacendomi di più visivamente – mi sento meno coinvolto.
    Alcuni anziani, tra cui mia madre, mi dicono che la gente spesso recitava il Rosario durante la Messa o parlottava con i vicini perché capiva nulla.
    L’innalzamento culturale fa sì che oggi chi partecipa al Rito Antico capisca di più il Latino, certo.
    Rimane comunque Messa di nicchia.
    Il problema della Messa di PVI è che è passibile di abusi che senza dubbio vanno segnalati all’autorità ecclesiastica.
    Io stesso l’ho fatto e mi è stata data risposta.
    Io sto con il Cardinale Sarah.
    Unificare le due formule in un unico rito che permetta la partecipazione attiva dei Fedeli ma che mantenga una certa ritualità sacra del Rito Antico.

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    1. Io con la Messa di Paolo VI sono soltanto decresciuto… è stato San Tommaso d’Aquino, mi sembra, ad affermare che una mela è una mela e così via. Anche la Messa è la Messa e non ci sono due Messe cattoliche.
      La S. Messa tridentina è stata stabilita come obbligatoria e lecita per sempre dal grandissimo Papa San Pio V con la bolla Quo Primum. Un Papa ferocemente modernista, Paolo VI, ha invece inventato una nuova Messa e ha dichiarato illecita la S. Messa vera e obbligatoria…
      Le persone non parlottavano perché la S. Messa in latino non si capisce. Le parti più sostanziose della celebrazione, eccettuate le sacre letture, sono recitate dal sacerdote sottovoce, e nessun altro le sente né deve pronunciarle. Le altre parti sono poche preghiere che si ripetono sempre ed è facile impararle a memoria. Le letture possono essere seguite con una traduzione a fronte. Il problema non è capire la Messa in latino, ma capire e stimare il valore infinito della S. Messa e la preziosità indicibile dell’unica vera Messa cattolica.
      Purtroppo, per le persone colpevolmente ignoranti delle cose di Dio, come sono quelle che parlano in chiesa, non c’è altro rimedio che la conversione.

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  2. Io sono cresciuta con la messa Latina, ero ancora una bambina, e non capivo nulla.
    Mi colpisce di sapere che è sia stato PVI a cambiare e riformare la messa.
    Grazie . Ave Maria Vergine.

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