L’abito fa il monaco, la monaca, il marito e la moglie

Fidanzati o sposi cattoliciAnni fa, non ricordo più quanti, andavo come oggi alla ricerca di veri sacerdoti e veri fratelli e sorelle in Cristo. In quel periodo ero in rapporti filiali con un’anziana signora che risultava essere una buona cattolica, con il dono di ricevere e trasmettere messaggi celesti. Anche il legame con la signora, del resto, faceva parte della mia ricerca di Dio e di persone esemplari.

Tuttavia, con il tempo mi sono dovuto rendere conto che se ci affidiamo alla parola dei veggenti, rischiamo di restare completamente delusi. Non solo si trovano incoerenze nel comportamento di queste persone, ma è proprio quella loro parola, considerata di origine divina, che tradisce le buone aspettative. Così ci ritroviamo con presunti consigli divini che non si avverano e sui quali non dobbiamo tornare perché se no rubiamo altro tempo prezioso. Oppure, con messaggi soprannaturali che da una vaga raccomandazione di fede e carità fraterna scadono nella celebrazione del terribile nemico della nostra fede che siede in Roma, sopra le macerie di una falsa Chiesa ufficiale.

E poi l’abito fa il monaco. E quindi anche la monaca, il marito e la moglie. Invece, alle Messe – rigorosamente secondo il Messale modernista di Paolo VI – che si celebravano presso il luogo di ritrovo dell’anziana veggente, dell’abito del prete cattolico non ho visto nemmeno l’ombra.

Ricordo una volta un signore sui 60-70 anni apprestarsi al “tavolo” intorno al quale si celebra la Messa modernista. Era vestito completamente in borghese. Il suo volto non mostrava il minimo segno di devozione o sacralità, ma solo un sorrisetto soddisfatto. Apparecchiava la “tavola” con i quattro orpelli della Messa riformata, e rivelava così di essere un prete… ricordo che lo guardavo con orrore.

Eppure Dio non ci ha creati e fatti cristiani per dover guardare con orrore ai consacrati della Chiesa! Abbiamo bisogno di trovare in loro dei buoni pastori, che veramente svolgano la missione sacerdotale di insegnare, governare e santificare.

Un altro prete, che aveva un incarico importante ad Assisi, la veggente me l’aveva decantato come chissà chi… poi quando arrivai fin lì lo trovai abbigliato in giacca, camicia e maglioncino… devo dire che gli diedi una bella strapazzata, mentre lui ebbe il coraggio di sentenziare: «L’abito non fa il monaco». Distorsione perversa, questa, perché il proverbio è nato per insegnare che all’abito si deve accompagnare la coerenza di comportamento, non per dire che ci può essere un monaco senza l’abito che gli è proprio…

Anzi, l’abito, per tutti noi, clero e laici, vecchi e giovani, adulti e bambini, è una forma esteriore che manifesta le nostre scelte di vita e ci spinge alla coerenza nel nostro atteggiamento.

Per questo l’abito del frate o della suora è un castissimo saio, con un rigoroso velo per la suora. L’abito del prete cattolico è invece la veste talare, quella lunga e nera, con 33 bottoni sul davanti, il numero degli anni di Cristo Signore. Il clergyman, con colletto bianco, giacca e pantaloni, rappresenta un tradimento della fede cattolica, anche perché appartiene ai pastori degli eretici protestanti. È stato introdotto nel clero dalle alte gerarchie, in odio alla fede cattolica che è il peggior ostacolo alla loro carriera.

Preti in abito talare 3
Preti vestiti come Dio comanda…

L’abito dei religiosi e dei preti deve indicare la loro esclusiva appartenenza a Dio e alla sfera del sacro, senza alcuna concessione a ciò che è carnale e mondano. E nei confronti dell’umanità ha la funzione di mostrare chiaramente le persone sacre, a cui ci possiamo affidare per essere condotti a Dio e alla santità.

L’abito del marito e della moglie, della persona più o meno giovane o anziana, deve pure indicare la nostra appartenenza a Dio, ma ovviamente non alla sfera del sacro. E come può un abito borghese indicare che noi apparteniamo a Dio? Con la più rigorosa castità, segno di un cuore puro e pio, e con il buon gusto, segno dell’amore per la bellezza che Dio ci dona.

L’abito borghese è molto importante, ed è per questo che i poteri occulti e gli atei hanno usato anche la moda sconcia e oscena per devastare l’umanità. Il momento opportuno per introdurre mode perverse, soprattutto tra le donne, è arrivato con il passaggio definitivo dalla società tradizionale alla società atea. Quindi si tratta della prima metà del XX secolo, quando con un’offensiva di degrado su tutti i fronti e due guerre mondiali si sono fatte cadere le ultime resistenze civili della civiltà cristiana. Con la morte di Papa Pio XII, il Pastore Angelico, nel 1958, è caduto anche l’ultimo baluardo della nostra religione cattolica.

È stato negli anni Venti che le donne hanno cominciato a scoprire le gambe, come manichini osceni. Intorno agli anni Cinquanta hanno poi iniziato a portare i pantaloni, presi in prestito dagli uomini. Ovviamente però, la propaganda ateo-massonica ha provveduto a far credere alle donne che andare in giro con una tale sconcezza era per loro e per tutti una conquista, un traguardo.

Famiglia pantalonata
Solo due figli e pantaloni per tutti: tempi che vai, “famiglia” che trovi…

Se ci teniamo alla nostra vocazione, scegliamo attentamente, e con i necessari sacrifici, l’abbigliamento che portiamo. La donna che veste con i pantaloni o scoprendo braccia, petto, gambe eccetera, difficilmente sarà una santa sposa di Cristo o sposa e madre cattolica. Come potrà insegnare la purezza e la femminilità ai suoi figli? Come potrà condurli alla «santificazione, senza la quale nessuno vedrà mai il Signore» (Eb 12,14)?

Del resto, anche gli uomini devono portare la loro forma esteriore, non scoprendo il corpo per non scadere nella carnalità e nello squallore. Anche gli uomini devono essere sulla terra un segno della gloria di Dio, un richiamo al primato delle cose spirituali, una luce nelle tenebre di un mondo che muore.

Dio Padre ha mandato il suo Figlio unigenito e ha scelto per Lui e per noi la SS. Vergine Maria come Madre. Gesù e Maria sono i nostri modelli, in tutto, anche nell’abbigliamento. E noi, a chi guardiamo, a chi cerchiamo di assomigliare, a Loro o ai modelli proposti dal mondo?


Una risposta a "L’abito fa il monaco, la monaca, il marito e la moglie"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...