Facciamo i seri. L’autovalutazione del coronavirus

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Foto di Pete Linforth da Pixabay

11 marzo 2020. In questi ultimi due mesi, come sappiamo il coronavirus ha fatto furore. Ci si ammala, non ci si ammala ancora, si tossicchia, ci si scansa a vicenda, ci si lascia la pelle, c’è chi guarda ore di televisione sull’argomento fino a che si perdono i confini tra il cervello e il video programmato.

Beh, ma non solo. Il bollettino ufficiale al 9 marzo parla di 8.000 casi e di 300 morti. Ovviamente, all’incirca. Ma c’è chi dice che trattasi di una semplice influenza, dalla quale guarisce il 99% dei malati. Qualcuno sostiene che in Cina non hanno avuto quasi infezioni da coronavirus, per cui sarebbe tutta una montatura. Secondo altri la grande Tigre comunista era fino a poco fa sul punto di schiattare per l’isolamento economico, ma ora si viene a sapere che stanno meglio e ci mandano in Italia medici con gli occhi a mandorla per farci stare meglio. Certo non vorranno perdersi l’affare della Via della Seta, per finire di mangiarsi la nostra industria manifatturiera, e della rete internet 5G, per inondarci di onde elettromagnetiche senza scampo. E magari per dare una guardatina nei nostri dati che a loro possono far gola.

Quindi ci vuole serietà. Ecco allora che forniamo in assoluta anteprima un test di autovalutazione del coronavirus, in tre domande che vi aiuteranno a chiarire tutto:

1) Negli ultimi 17 giorni, avete consumato fette di salame di Milano?
2) Avete i piedi dolci (non vorrei dire piatti), e quanto? Misurate un po’ la dolcezza dei vostri piedi.
3) Negli ultimi 61 giorni, avete avuto episodi di prurito?

Una risposta positiva ad almeno due delle domande qui sopra comporta la certezza assoluta, al 1000%, di aver contratto il coronavirus.

Ora, il Consiglio delle Minestre ha decretato che in tal caso si procede saggiamente, “per il bene del Paese”, agli arresti domiciliari. Così vengono unificate le due misure finora disgiunte, dell’isolamento a domicilio e dell’arresto da 0 a 3 mesi per chi scappa di qua e di là.

Se non siete d’accordo, mangiatevi un bel piatto di fagioli con le cotiche. Possibilmente con pane casareccio, ma alla più disperata anche col pan carré.

Ciao


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