Come parla la Bibbia dell’amicizia?

Dalla saggezza popolare abbiamo imparato un proverbio: Chi trova un amico, trova un tesoro. Qualcuno di voi saprà che questa affermazione è tratta quasi letteralmente dalla Sacra Bibbia (Sir 6,14). Ora, certamente un vero amico è un tesoro, mentre un amico non fidato potrebbe sempre dimostrarsi qualcos’altro.

Nella nostra vita ci sarà successo di restare amaramente delusi da persone che credevamo amici, o che non pensavamo potessero mai volerci male. Purtroppo i voltagabbana, persone prive di sani e solidi principi, esistono e ce ne sono molti in giro. L’importante è non meritarceli, come succede quando accettiamo per amici persone che chiaramente non sono amici e amiche di Dio. Pazienza poi se scopriamo che qualcuno, in apparenza buon cattolico, in realtà è una persona che preferisce servire il proprio orgoglio, quando si tratta di accogliere la Verità cristiana. E allora, dopo tante belle parole, cade la maschera e vediamo il vero volto brutale di queste persone solo in apparenza devote.

Ci sono domande importanti che possono venirci in mente sull’amicizia. La prima: Chi è il vero amico, e come riconoscerlo? O anche: Come fare per mantenere una buona amicizia? E poi: Si può chiamare “amico” chi ha dimostrato di non volerci bene? A queste fondamentali domande ci dà una risposta sicura la Sacra Bibbia, che è la Parola di Dio.

Partiamo dalla domanda: Chi è il vero amico, e come riconoscerlo? Il primo di tutti i veri amici, per fortuna, non è un uomo, una creatura debole come noi, ma Nostro Signore Gesù Cristo. Un amico che è Dio e uomo al tempo stesso, che ci ha creato, riempito di ogni beneficio e che è morto per noi peccatori sulla croce, per poi risorgere e attirarci alla vita eterna. A Gesù dobbiamo tutto e da questo comprendiamo che il nostro primo vero amico è Lui.

Perciò, non potrà essere nostro vero amico qualcuno che non ama profondamente Cristo e non mette in pratica i suoi insegnamenti. Già nei Salmi (119,63) troviamo chiaramente scritto: «Sono amico di coloro che ti sono fedeli e osservano i tuoi precetti». Nel Vangelo di San Giovanni (15,12-15), il Signore stesso chiarisce:

Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi.

Quindi chi non mostra fedeltà a Cristo, chi non vuole avere per il fratello l’amore che Cristo ci ha donato, chi ha cattive abitudini anche di peccati veniali non può essere nostro vero amico. Il mondo fa festa con l’abitudine al peccato, ma i veri cristiani di fronte al peccato si rattristano, soprattutto se è abituale.

L’amico vero si riconosce dunque dalla sua sete di Verità cristiana e dalla purezza del suo amore, che è come dire la purezza del suo cuore, del suo aspetto e del suo linguaggio. Per questo, il libro sapienziale del Siracide (6,7) ci avverte: «Se intendi farti un amico, mettilo alla prova; e non fidarti subito di lui».

La Sacra Scrittura non manca di ricordarci qual è lo stile e il fascino del vero amico, di quella persona che sa conquistare veri legami d’amicizia:

Il Signore ama chi è puro di cuore e chi ha la grazia sulle labbra è amico del re (Prv 22,11).
Il profumo e l’incenso allietano il cuore, la dolcezza di un amico rassicura l’anima (Prv 27,9).
Una bocca amabile moltiplica gli amici, un linguaggio gentile attira i saluti (Sir 6,5).

Immaginiamoci quindi cosa potremo mai aspettarci da chi ha un linguaggio rozzo, indelicato, per non dire volgare o addirittura osceno, il che sarebbe peccato mortale.

Magari poi ci domanderemo come possiamo fare, noi così fragili, per mantenere una buona amicizia. La Bibbia ce lo spiega bene (Sir 6,17): «Chi teme il Signore è costante nella sua amicizia, perché come uno è, così sarà il suo amico». Quindi se vogliamo conservare un vero amico, teniamoci sempre stretti al santo timor di Dio, con una vita giusta e tesa verso la santificazione.

In più, a volte nella relazione di amicizia possono esserci delle increspature, dei dubbi, qualche momento non del tutto piacevole. Se ci sembra di poter dubitare, la Parola di Dio ci invita a cercare un chiarimento con affettuosa prudenza (Sir 19,13-15):

Interroga l’amico: forse non ha fatto nulla, e se qualcosa ha fatto, perché non continui più.
Interroga il prossimo: forse non ha detto nulla, e se qualcosa ha detto, perché non lo ripeta.
Interroga l’amico, perché spesso si tratta di calunnia; non credere a ogni parola.

Un altro passo della Sacra Scrittura indica quali sono le possibili cattive azioni verso un amico, mettendoci in guardia contro le peggiori di tutte (Sir 22,21-22):

Se hai sguainato la spada contro un amico, non disperare, può esserci un ritorno. Se hai aperto la bocca contro un amico, non temere, può esserci riconciliazione, tranne il caso di insulto e di arroganza, di segreti svelati e di un colpo a tradimento; in questi casi ogni amico scomparirà.

Il libro di Giobbe (6,14) ci esorta alla compassione verso l’amico oppresso, anche se non possiamo concedere nulla al peccato: «A chi è sfinito è dovuta pietà dagli amici, anche se ha abbandonato il timore di Dio». Chissà che accompagnando l’amico ed aiutandolo a risollevarsi anche moralmente non si ottenga di riportarlo sulla retta via. E allora l’avremo riguadagnato a Dio e a noi stessi.

C’è poi un particolare del Vangelo, il fatto che Nostro Signore chiama “amico” anche chi gli fa del male. Ad esempio, nella parabola degli operai, leggiamo come Dio si rivolge a chi contesta il suo agire (Mt 20,8-15):

Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero un denaro per ciascuno. Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo: Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te. Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?

Sì, purtroppo ci sono i cristiani invidiosi della bontà di Dio verso il loro prossimo. Tuttavia, anche questi il Signore riesce a chiamarli “amici”. Più avanti, Gesù così parla a Giuda il traditore, che arriva al punto di baciarlo per dare ai Giudei il segnale di mettere le mani addosso al Signore (Mt 26,50): «Amico, per questo sei qui!».

Com’è possibile che Dio chiami “amico” chi risponde al suo amore con l’invidia o il tradimento? Il motivo è che Dio vuole sempre esserci amico, anche quando noi nella follia del nostro orgoglio lo rinneghiamo.

Ricordiamoci però che Dio non è solo Misericordia, ma anche Giustizia, e teniamo presente cosa scrive San Paolo nella Lettera ai Galati (6,7): «Non vi fate illusioni; non ci si può prendere gioco di Dio. Ciascuno raccoglierà quello che avrà seminato».

In conclusione, la vera amicizia umana è radicata nell’amicizia verso Dio.


3 risposte a "Come parla la Bibbia dell’amicizia?"

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