Ciò che rende meno colpevoli

Confessionale

Dalla rubrica Risposte ai Lettori de «Il Settimanale di Padre Pio», n. 4 del 26 gennaio 2020.

[…] a vedere tante situazioni di questo tipo, mi domando se talvolta alcune persone non possano essere in certo senso un po’ più scusate rispetto ad altre per i peccati commessi, se possano esserci delle caratteristiche che diminuiscono la colpevolezza di alcuni? Dio che è giusto e che vede nel segreto, ne terrà conto?

Giuseppe L.

Caro Giuseppe,

certamente vi sono delle cause che possono limitare la libertà dell’uomo e quindi la sua responsabilità. Il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 1735) ne elenca alcune, che riportiamo di seguito brevemente.

1) L’ignoranza. Chi commette un peccato senza conoscere che sia tale, non ha responsabilità di quello che fa e quindi non pecca, per difetto di conoscenza. Deve trattarsi, però, di ignoranza invincibile, dalla quale non ci si è potuti liberare, o perché non è mai venuto il dubbio in contrario, o perché, anche dubitando, non si è riusciti a giungere alla conoscenza della verità. L’ignoranza vincibile, invece non ci scusa dal peccato, perché essendo volontaria possiamo vincerla e superarla usando la debita diligenza.

2) L’inavvertenza. È non rendersi conto che un certo tipo di atto è regolato da una legge morale (l’obbligo grave della Santa Messa domenicale, per esempio), o non rendersi conto dell’atto stesso pur conoscendo la legge (per esempio non sapere che oggi è domenica). Questo tipo d’inavvertenza diminuisce la libertà e la responsabilità.

3) La violenza. È un’azione coatta, con la quale si costringe qualcuno a fare quello che non vorrebbe fare. Non c’è libertà e responsabilità, a condizione che ci si opponga energicamente con la volontà a ciò che si è forzati a fare. Ad esempio, non fu responsabile il santo vecchio Eleazaro, quando nella persecuzione del re Antioco, si rifiutava di mangiare cibi vietati dalla legge ebrea, ma gli aprirono la bocca e glieli fecero inghiottire per forza (2 Mc 6,18,31).

4) Il timore. È il caso di chi commette un’azione illecita sotto la pressione del timore o di minacce fattegli dagli altri. In via generale, il timore non sopprime la libertà di scelta nell’individuo, ma al più ne attenua la colpa. Chiaramente è più colpevole chi compie un’azione cattiva non sollecitato dalla paura, di quello che la compie spinto dalla paura.

5) Le abitudini. Sono delle tendenze di condotta, buona o cattiva, derivanti dalla frequente ripetizione di atti uguali o simili. L’abitudine riduce la volontarietà di un’azione.

6) Affetti smodati o concupiscenza. Il termine concupiscenza (dal latino concupiscere) indica ogni forma di desiderio umano: a seconda dell’oggetto, il desiderio può ritenersi buono o cattivo. Spiega San Tommaso d’Aquino che l’uomo, perdendo l’innocenza originaria a causa del peccato di Adamo, ha perduto anche lo stato di equilibrio nel quale la ragione dominava le forze del desiderio, pur appoggiandosi su di esse; in questo modo le potenze inferiori si rivoltano ormai contro le potenze superiori. La concupiscenza non è peccato, ma inclina l’uomo a peccare. La concupiscenza non toglie all’individuo la libertà e la responsabilità. Diminuisce la responsabilità di chi commette il male, solo quando non è cercata e il suo stimolo insorge senza propria colpa. Ma se uno per esempio suscitasse appositamente in se stesso l’impulso al male o con letture oscene, o con discorsi osceni, o con sguardi impuri eccetera, allora la concupiscenza non attenua per niente la responsabilità della colpa, anzi l’accresce, perché è provocata e voluta.

7) Fattori psichici e sociali. Vi sono patologie psichiche (nevrastenie, isterismo, psicosi ossessiva eccetera) che possono comportare o una diminuzione della libertà e responsabilità (perché in forma lieve, senza comportare la perdita della coscienza) o addirittura annullare la libertà e la responsabilità (perché in forma grave, con perdita della coscienza). I fattori sociali (i condizionamenti ambientali, familiari, per esempio) possono soltanto diminuire la libertà e la responsabilità. L’uomo infatti non può essere completamente condizionato nel suo agire.


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