Perché il Santo Rosario è composto di 150 Ave Maria?

Madonna del Rosario e San Domenico

Papa Giovanni Paolo II ritenne bene aggiungere nella preghiera del Rosario i cosiddetti Misteri Luminosi ai Misteri Gaudiosi, Dolorosi e Gloriosi. Nessun Romano Pontefice aveva mai pensato di fare una cosa simile, ma come sappiamo, dopo Papa Pio XII la Chiesa ufficiale è entrata nell’era modernista, fatta di innovazioni più che di Tradizione.

Papa Wojtyla introdusse la novità con la sua Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae, nel 2002. Vi si legge che sarebbe «un’integrazione… lasciata alla libera valorizzazione dei singoli e delle comunità». In realtà, un invito ufficiale del Papa facilmente diventa non solo una prassi ma persino un obbligo, com’è in effetti successo in mezzo al clero.

Sorge allora una domanda: la decisione di Giovanni Paolo II si può considerare giusta e opportuna?

Ricordiamo che il numero di Ave Maria del Rosario tradizionale è 150, come i Salmi della Sacra Bibbia e come le corde del salterio, strumento musicale che gli antichi ebrei usavano per accompagnare i Salmi di Davide. Del resto, Salterio è un altro nome per indicare il Libro dei Salmi nella Bibbia, e il Santo Rosario è tradizionalmente anche chiamato il Salterio della Beata Vergine Maria.

Spieghiamo il motivo di questo nome dato al Rosario.

Il Salterio inteso come l’insieme dei Salmi, un tempo non era facile da recitare per il popolo cattolico, e per questo rimaneva proprio del clero. Da una parte, infatti, il Salterio era un libro, e in quanto tale comportava nei secoli più antichi un elevato costo in denaro per procurarselo. Dall’altra parte, i Salmi richiedevano un’interpretazione di cui era capace quasi soltanto il clero. Quindi nel corso del tempo si affermò l’uso di recitare in risposta ad ogni Salmo un verso, un’antifona, che esprimeva il significato cristiano del Salmo. Quei versi o antifone poi diventarono una preghiera indipendente, fatta di confessione di fede, lode e ringraziamento al Signore per la sua opera di salvezza. Infine, sono venuti a raggrupparsi in quelli che noi conosciamo come i Misteri del Rosario. Allora, le 150 Ave Maria hanno preso il posto dei 150 Salmi e i fedeli cattolici, anche di pochi mezzi economici, hanno avuto a disposizione la devotissima preghiera del Santo Rosario. Ecco dunque il Salterio della Vergine Maria, con noi che ripetiamo il saluto angelico alla Madonna e ci alterniamo tra voce singola e coro.

Il Beato Alano della Rupe (1428-1475), grande apostolo del Rosario, dedica un capitolo di una sua opera proprio a spiegare perché le Ave Maria sono 150. Nell’Apologia del Santissimo Rosario, il Beato Alano elenca infatti una serie di ragioni soprannaturali, che si riferiscono tra l’altro al numero dei Salmi, al numero delle virtù con cui Cristo e Maria sono profetizzati nei Salmi di Davide, alla ricorrenza significativa del numero 150 nella Bibbia. Seguono poi altri motivi ancora.

Inoltre il Rosario, secondo la Sacra Scrittura, è rappresentato dalle rose di Gerico, che hanno 150 foglie. Il celebre interprete dei Libri Santi, Cornelio A Lapide, trova la ragione del nome “Rosario” nei seguenti versetti biblici: «Et quasi rosa plantata super rivos aquarum fructificate» («E crescete come una pianta di rose su un torrente», Siracide 39,13) e «Quasi plantatio rosae in Jerico» («Come le piante di rose in Gerico», Siracide 24,14).

Da quanto detto fin qui già si capisce come il numero 150 abbia un fondamento divino e come sia pertanto una caratteristica fondamentale del Santo Rosario.

Attenzione, però: il numero 150 è inseparabile dalla scelta ben precisa dei Misteri che compongono il Santo Rosario: Gaudiosi, Dolorosi e Gloriosi. Non sono di origine soprannaturale solo il numero 150, ma anche gli stessi precisi Misteri che meditiamo nello scorrere delle Ave Maria.

Questa corrispondenza inscindibile tra il numero 150 e le tre serie di Misteri venne solennemente riaffermata in un’apparizione di Maria Santissima a San Domenico. Ciò avvenne quando, nel 1214, il Santo si trovava ad affrontare i terribili eretici albigesi di Tolosa, in Francia. Ne parla un’altra opera del Beato Alano, di cui seguiremo la traduzione intitolata Il Salterio di Gesù e Maria: genesi, storia e rivelazioni del Santissimo Rosario, a cura di Gaspare Paola, Rosa Murone, Don Roberto Paola, dott.ssa Alberta Cardillo, dott.ssa Annalisa Massimi, disponibile su un sito internet dedicato al Beato Alano.

La Madonna apparve dunque a San Domenico accompagnata da tre Regine, ciascuna attorniata da cinquanta Vergini «di aspetto assai maestoso, al di sopra della natura umana, splendenti nelle vesti». La Madre di Dio spiegò poi al Santo l’origine del Rosario, dicendogli che le tre Regine al suo seguito erano l’immagine della Santissima Trinità. Le Regine simboleggiavano infatti l’Onnipotenza di Dio Padre, la Sapienza del Figlio di Dio e la Clemenza dello Spirito Santo, mentre le 150 Vergini, tre volte 50, rappresentavano il giubileo di grazia e di gloria dell’Onnipotenza, dono di Dio Padre; il giubileo di grazia e di gloria che deriva dai meriti di Cristo sofferente; e infine il giubileo di grazia e di gloria, che scorre nello e dallo Spirito Santo.

Nella visione, la Madonna rivelò ancora a San Domenico: «La Beatissima Trinità mi ha intitolato e conferito un Salterio, con il santo numero di 150, il quale nella prima cinquantina sull’Incarnazione, rifulge bianchissimo; nella seconda cinquantina sulla Passione del Figlio, rosseggia di porpora; nella terza cinquantina sulla sua Risurrezione e la gloria dei Santi, scintilla di stelle».

È dunque giusto prestare un riverente ascolto alla voce di Dio, accogliendo tutti questi significati e rivelazioni, riguardo alla composizione del Santo Rosario.

Comunque, chi vuole seguire Papa Wojtyla nella sua novità, certamente non fa peccato. In tal caso, sappiamo che il giorno proprio dei Misteri Luminosi è il giovedì, al posto dei Misteri Gaudiosi. Tuttavia, se questa pratica può rappresentare a volte un obbligo per il clero, di solito i fedeli laici sono liberi di seguire la propria coscienza.


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