La convivenza è vero amore?

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(Foto di Marie Lemaistre da Pexels)

Qualcuno sostiene che la convivenza è segno di non voler stabilire relazioni durature, di non saper dire: Ci ameremo per sempre. Ora, certamente la convivenza per definizione non è duratura né per sempre. Ma il discorso, se si conclude così, lascia il tempo che trova.

Se infatti pensiamo che sia un valore amare e amarsi per sempre, dovremmo riuscire a trovare la ragione di un amore senza fine. Altrimenti, non possiamo offrire alternative credibili. Anzi, noi stessi non siamo credibili.

La credibilità dell’amore noi la impariamo soprattutto dai nostri genitori. Non perché loro siano l’unica coppia a questo mondo, i soli testimoni possibili di quello che vale o non vale. È che siamo cresciuti con loro fin dalla più tenera età, fin dal grembo materno. Quindi il loro pensiero, il loro atteggiamento è diventato più o meno il nostro.

I nostri genitori erano un uomo e una donna di fede? Ci hanno insegnato chi è Dio? Ci hanno dato l’esempio di cosa vuol dire conoscere, amare e servire il Signore in ogni momento? Hanno fatto della nostra famiglia un piccolo cenacolo, dove si prega il Santo Rosario intorno alla Madonna nostra Madre e Regina? No, niente di tutto questo? E allora come ci si può aspettare che i figli abbiano fede, o una fede salda?

Nostro padre e nostra madre sono riusciti, facendo tutto per amore di Dio, ad amarsi sempre più? Oppure si sono tenuti più o meno a distanza, litigando ogni tanto, in una relazione ordinaria dove il mondo, non il Signore, la fa da padrone? Sono stati fedeli nell’amore, un vero amore di sposi cristiani?

I nostri genitori hanno compreso, da prima o almeno più tardi, che il Matrimonio è un sacramento, e non una banale intesa umana? Sapevano e stava scritto nella loro mente e nel loro cuore, che il primo fine del Matrimonio è dare figli a Dio, Padre di ogni bontà? Oppure sono stati avari nel donare la vita ai figli, e i figli a Dio con il Santo Battesimo e il cammino della santità?

I genitori che abbiamo avuto sono stati uno specchio di purezza e modestia, nel pensiero, nelle parole, negli atti, nell’abbigliamento, nelle abitudini, in tutta la loro vita familiare e sociale? Hanno forse profanato il sacramento che li univa, trascinandolo nel fango della contraccezione? Hanno voluto progredire per superare la sensualità e diventare innocenti come bambini, come i propri bambini ricevuti in dono da Dio? O sono rimasti fissati all’idolo della sensualità, da soddisfare perennemente e a tutti i costi, magari con i pur leciti metodi naturali?

Se tutto questo bene, così essenziale e indispensabile, non si è trovato nei genitori di una persona, quale stima potranno avere quei figli per il Matrimonio, quando arriveranno alla pubertà? Non saranno forse facili prede degli scandali incessanti promossi dallo Stato ateo-massonico ed esibiti dai loro coetanei?

No, non è amore un modo di vivere che esclude Dio, la fedeltà, i sacramenti, l’amore cristiano, la missione di procreare, la purezza e la modestia. È una vita triste, non realizzata, non aperta al Paradiso e all’eternità.

Concludiamo con le parole di un vero Pontefice, l’ultimo della Chiesa Cattolica tradizionale. Citiamo Papa Pio XII, il Pastore Angelico, dal discorso che tenne quando proclamò la santità di Maria Goretti, fanciulla martire della purezza.

I “Sì” tra parentesi sono il grido, in piazza San Pietro, di un’umanità ancora viva e fedele. Era il 24 maggio 1950.

Se alla luce di ogni martirio fa sempre amaro contrasto la macchia di una iniquità, dietro a quello di Maria Goretti sta uno scandalo, che all’inizio di questo secolo parve inaudito. A distanza di quasi cinquant’anni, tra la spesso insufficiente reazione dei buoni, la congiura del malcostume, valendosi di libri, di illustrazioni, di spettacoli, di audizioni, di mode, di spiagge, di associazioni, tenta di scalzare in seno alla società e alle famiglie, a danno principalmente della fanciullezza anche tenerissima, quelli che erano i presidi naturali della virtù.

Papa Pio XII Pastor Angelicus
Papa Pio XII, il Pastore Angelico. Regnò dal 1939 al 1958.

O giovani, fanciulli e fanciulle, pupille degli occhi di Gesù e dei Nostri, – dite – siete voi ben risoluti a resistere fermamente, con l’aiuto della grazia divina, a qualsiasi attentato (Sì!) a qualsiasi attentato che altri ardisse fare alla vostra purezza? (Sì!)

E voi, padri e madri, al cospetto di questa moltitudine, dinanzi alla immagine di questa vergine adolescente, che col suo intemerato candore ha rapito i vostri cuori, alla presenza della madre di lei, che, educatala al martirio, non ne rimpianse la morte, pur vivendo nello strazio, ed ora s’inchina commossa ad invocarla, – dite – siete pronti ad assumere il solenne impegno di vigilare, per quanto è da voi, sui vostri figli, sulle vostre figlie, al fine di preservarli e difenderli contro tanti pericoli che li circondano, e di tenerli sempre lontani dai luoghi di addestramento alla empietà e alla perversione morale? (Sì!).

Ed ora, o voi tutti che Ci ascoltate, in alto i cuori! Sopra le malsane paludi e il fango del mondo si estende un Cielo immenso di bellezza. È il Cielo che affascinò la piccola Maria; il Cielo a cui ella volle ascendere per l’unica via che ad esso conduce: la religione, l’amore di Cristo, l’eroica osservanza dei comandamenti…


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