Beatrice, la donna ideale, cosa dice alla nostra generazione?

Beatrice Portinari

Dante, nella celebre poesia Tanto gentile, canta le lodi di Beatrice, la donna ideale che il Sommo Poeta ha potuto conoscere. È interessante notare come Dante guardi a Beatrice soprattutto in maniera spirituale, dal punto di vista delle virtù cristiane e femminili. Arriverà infatti a farla figurare nella Divina Commedia come sua guida nelle ascese del Paradiso.

Beatrice manifesta agli occhi dei contemporanei una bellezza che è inseparabilmente esteriore ed interiore. La virtù che traspare da lei la rende oggetto della più profonda ammirazione generale:

Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare.

La sua bellezza ispira la massima riverenza che si possa avere per una comune mortale. Proprio nel momento in cui si mostra, spinge ad elevare il pensiero al di sopra delle cose terrene. La sua persona di giovane donna rimanda a Dio.

Beatrice, che pur ebbe vita breve su questa terra, fu dunque dotata di ogni genere di bellezza. In realtà, un uomo vero vede come bella, anzi, la più bella di tutte, quella donna che sa renderlo felice. Una donna deve essere proprio bruttissima, ai limiti della deformità, per non poter apparire come la più bella al suo sposo, se sa renderlo felice.

Del resto, quante coppie di sposi cristiani giovani, superficialmente belli, sani e benestanti non sanno andare d’accordo e arrivano a lasciarsi? Questo succede proprio perché non hanno la fedeltà cristiana e non sanno rendersi felici. Così, passata l’infatuazione iniziale, rimangono nauseati l’uno dell’altra.

Quante giovani donne potrebbero a loro volta incarnare l’ideale femminile, e invece non vogliono saperne? Mettono in mostra il corpo, gambe, braccia e altro, proprio per spingere gli uomini a dimenticarsi di Dio.

La vita dei nostri contemporanei è una rappresentazione, in parte carnale, in parte mondana. Nella vita di Dante e Beatrice, invece, la vita di Dio e la vita umana s’incontrano e diventano un segno ammirabile.

Nell’umiltà, Beatrice, e al di sopra di lei la Madonna, hanno trovato una gloria senza fine. Nell’orgoglio invece, le donne di oggi vivono una gloria solo umana, che non andrà oltre la vita terrena. E gli uomini non fanno eccezione, anzi…

È un po’ come nella parabola di Lazzaro e del ricco epulone (Lc 16,19-31): chi non cerca Dio gode, malamente, solo in questa vita. Chi invece tiene lo sguardo rivolto al Signore, prenderà parte alla sua gioia senza fine.


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