Qual è l’amore cristiano per se stessi?

Preghiera di un uomo

Dalla rubrica Risposte ai lettori, «Il Settimanale di Padre Pio», n. 27 del 7 giugno 2020.

Spett.le Redazione, nel Comandamento dell’amore che ci ha lasciato Gesù (amare Dio e il prossimo) non si fa menzione dell’amore verso se stessi. Come mai?

Elena M.

Cara Elena,

è vero: per sé, tra i precetti della carità posti da Dio non troviamo espresso in particolare l’obbligo di amare noi stessi. Gesù dice infatti: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso» (Mt 22,37-39).

Non si parla di un terzo amore, quello che riguarda noi stessi, che però è un amore altrettanto doveroso. Ma tale omissione è perfettamente spiegabile. Infatti, è tanto naturale per noi l’amarci, che non avevamo bisogno di un comando. Però, se riflettiamo, questo è implicito nel precetto stesso dell’amore del prossimo. Viene espresso a sufficienza quando si dice che bisogna amare il prossimo come noi stessi.

Le stesse ragioni che giustificano la carità verso il prossimo, giustificano, ancor di più, l’amore verso noi stessi. Infatti noi siamo obbligati ad amare il prossimo, perché in lui c’è la dignità della persona umana, ma anche in noi c’è la stessa dignità. Nel prossimo risplende l’immagine di Dio, ma in ciascuno di noi risplende pure la stessa divina immagine. Dobbiamo amare il prossimo perché riscattato a prezzo del Sangue di Cristo, e perché Dio l’ha destinato ad un altissimo fine, la gloria del Paradiso; ma lo stesso vale per noi.

Il retto ordine, inoltre, esige che prima amiamo noi stessi e poi gli altri, perché nessuno è più prossimo a noi di noi stessi, soprattutto riguardo al bene dell’anima, al bene spirituale. Ci è lecito sacrificare a favore del prossimo il denaro, la salute fisica, la vita fisica, compiendo così un atto sommamente meritorio e altamente eroico dinanzi a Dio. Ma non ci è mai lecito pregiudicare anche in minima parte l’anima nostra, perché ciò sarebbe un danno irreparabile per noi. Quindi non avremmo mai il diritto, per esempio, di esporre noi stessi a pericolo di dannazione eterna o al pericolo di commettere il minimo peccato veniale, per evitare questi pericoli agli altri.

Non bisogna credere, però, che qualunque amore di noi stessi sia buono. Spesso, purtroppo, l’amore che portiamo a noi stessi, per difetto di rettitudine e di ordine, degenera nell’egoismo, che è la radice di tutti i mali e la sorgente di tutti i peccati.

Questo amore, affinché sia buono e utile, deve essere retto nel motivo da cui parte e ordinato nell’oggetto a cui tende. Ciò significa che dobbiamo amare noi stessi per amore di Dio, perché Dio stesso ci ama e ci ha destinati a godere della sua felicità. Inoltre, bisogna in questo amore dare la preferenza a ciò che è superiore per natura e che merita di più la nostra stima.

In primo luogo, dobbiamo amare l’anima, perché è la parte più preziosa del nostro essere, che fu creata ad immagine di Dio redenta col Sangue preziosissimo di Gesù Cristo e santificata dallo Spirito Santo, e perché dalla salvezza dell’anima dipende la nostra eterna felicità. Ma per ottenere la salvezza dell’anima è indispensabile l’uso dei mezzi indicati allo scopo, quali la fuga dal peccato e dalle occasioni del peccato, la conversione sincera a Dio qualora per disgrazia ce ne fossimo allontanati con la colpa, e la pratica delle virtù e delle opere buone.

In secondo luogo, possiamo e dobbiamo amare anche il nostro corpo, che è l’abitazione dell’anima e lo strumento di cui di serviamo per dare gloria a Dio, santificato nel Santo Battesimo e «tempio dello Spirito Santo» (1Cor 6,19), destinato a risorgere un giorno, glorioso e immortale, e ad entrare con l’anima in possesso della felicità eterna. È giusto e doveroso, quindi, aver cura anche del corpo, sempre che ciò non sia eccessivo e non pregiudichi il bene dell’anima.

Per ultimo, dobbiamo aver cura anche dei beni temporali, perché sono necessari o utili al nostro mantenimento e ad operare il bene. Anche questi sono doni di Dio e, facendone buon uso, adoperandoli cioè per la gloria di Dio, per compiere i doveri del nostro stato e per aiutare il prossimo, possono essere una fonte ricchissima di meriti e perciò giovare immensamente alla salvezza dell’anima.


2 risposte a "Qual è l’amore cristiano per se stessi?"

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