La Bibbia come parla dell’amore per i figli?

Domenica, 22 novembre 2020

Negli anni sono tornato molte volte su un certo passo del Vangelo, ma solo di recente mi ha colpito al cuore. Fra un evento e l’altro dei giorni scorsi, ne è nato il presente articolo. Ha come tema quei versetti che la Parola di Dio, la Bibbia, dedica in special modo all’amore per i figli.

Un dolce sprone, per muoverci ad amare i figli, è la vera devozione alla Madonna. Chi più di Lei ci è Madre, Mamma? Chi la supera, nel genere umano, in bontà, santità, dolcezza, purezza? Il suo Cuore Immacolato è così sublime, la sua umiltà è così profonda, che subito dopo l’Onnipotente viene Lei, resa onnipotente per grazia di Dio.

Soffermiamoci a contemplare una bella immagine o statua della nostra Madre Immacolata. Quella presenza sublime, leggiadra, riservata, pudica, regale, offre al nostro sguardo l’esempio perfetto della donna che sa essere madre. A quei tempi, fra gli Ebrei, era così che le donne apparivano, almeno nell’abbigliamento. E poi nel Medioevo le donne furono così grandi da vestirsi come Maria Santissima, da capo a piedi, proprio per imitarla. D’altra parte, il vestiario delle donne di fede, fino all’inizio del Novecento, non era ancora molto diverso.

Ora qualcuno, o qualcuna, penserà che quel tipo di abbigliamento, così coprente, e con il velo sul capo, serva a tenere sottomesse le donne agli uomini. In realtà, nell’ambito della Civiltà cattolica, è esattamente l’opposto: serve a presentare in modo casto e regale la bellezza della donna, e a sottomettere non le donne agli uomini, ma gli uomini, a cominciare dai mariti, alla santità richiesta da Dio e ad un comportamento tenero e riverente verso la donna. Oppure vogliamo dire che quando si guarda un’immagine della Madonna, qualcuno è preso da sentimenti di dominio, invece che da profonda venerazione? E poi osserviamo bene la differenza tra il velo bellissimo e leggiadro della Madonna, e quella specie d’infagottamento della testa imposto a certe donne non cristiane.

I massoni hanno capito bene che per distruggere il Cattolicesimo, la Chiesa e l’onore dell’umanità bisognava «sopprimere la donna… ma siccome non possiamo sopprimere la donna, corrompiamola insieme alla Chiesa» (dai piani della loggia massonica dell’Alta Vendita, trapelati e pubblicati per la prima volta nel 1875, su ordine di Papa Pio IX).

C’è quindi una corrispondenza stretta fra il pudore della donna e il suo amore per i figli, come pure tra l’esibizionismo della donna e il suo rifiuto anche omicida dei figli. Forse a questo punto sarà chiaro per i lettori… o dobbiamo riportare le statistiche sui miliardi di donne che ai nostri giorni ricorrono alla contraccezione, e sul miliardo e passa di bambini uccisi nel grembo materno?

Ora vediamo come Dio stesso, nella Sacra Scrittura, fin dalle prime pagine, ci mostra la grandezza della procreazione. Non citeremo tutti i passi, ma solo tre scene della storia della salvezza, altrimenti bisognerebbe dilungarsi troppo.

Nella Genesi, sta scritto che Dio aveva creato a sua immagine e somiglianza il primo uomo e la prima donna, Adamo ed Eva. Satana, sotto le spoglie apparentemente innocue del serpente, induce Adamo ed Eva a tradire la fiducia di Dio, loro Padre. Allora, Dio dice alla donna (Gn 3,16), dopo aver rimproverato il serpente e prima di redarguire l’uomo: «Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli».

Eppure, quando ad Eva, dopo la cacciata dall’Eden, nasce Caino, il primo figlio, quindi con dolore di gravidanza, Eva prende la parola, e non pensa a lamentarsi, ma con gioia esclama (Gn 4,1): «Ho acquistato un uomo dal Signore». Ed è meraviglioso ritrovare come il Signore Gesù, Dio fatto uomo per la nostra salvezza, così parli di quei «dolori» e di questa gioia (Gv 16,21):

La donna, quando partorisce, è afflitta, perché è giunta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell’afflizione per la gioia che è venuto al mondo un uomo.

(Foto da PxHere)

Ecco chi è il nostro Dio, e quanto è infinitamente grande la sua tenerezza. Proprio Lui, Gesù Cristo, il Dio che per Giustizia aveva dovuto allontanare l’uomo e la donna dall’Eden. Ed ora, per Misericordia, è venuto a prendere su di Sé la Croce, sapendo di poter soltanto Lui riparare ogni nostro peccato. Purché almeno vogliamo pentirci, e seguire il Cristo glorioso portando la nostra croce.

Ora spostiamoci in avanti fra i libri della Sacra Bibbia, ma restando nell’Antico Testamento. Siamo nel secondo libro dei Maccabei, ambientato storicamente nel II secolo avanti Cristo.

Per le note al testo prendiamo come riferimento la Bibbia curata dall’Abate Giuseppe Ricciotti, noto per certe posizioni moderniste, ma l’edizione da lui diretta si può ritenere abbastanza affidabile. Tra le presentazioni della Bibbia CEI 1974 ci sono diverse falsità velenose. La Bibbia CEI successiva, poi, è falsa anche nella traduzione. Unico neo della Bibbia Ricciotti, è l’italiano che, risalendo agli anni Trenta, suona un po’ vecchiotto.

Maccabeo è il soprannome di un valoroso israelita, che portava il nome di Giuda. Un’ipotesi degli esegeti è che Maccabeo volesse dire «martello», da un termine ebraico. Si sarebbe quindi voluto esaltare la forza guerresca di Giuda il Maccabeo, e dei suoi fratelli (i Maccabei), che presero le armi contro gli invasori, primo fra tutti Antioco IV Epifane, re di Siria.

L’episodio del 2° libro dei Maccabei, dove risalta la figura materna, è nel capitolo 7. Il perverso re Antioco IV, simile ai governanti occidentali del nostro anno 2020, voleva far rinnegare agli ebrei la loro fede. Li avrebbe quindi graziati se avessero mangiato carne di maiale, proibita secondo la legge di Mosè. Ed ecco apparire, fra i protagonisti del martirio, una madre con i suoi sette bambini.

Sette figli, per una madre fedele, non sono pochi né troppi. L’importante è accogliere responsabilmente i figli che Dio manda. Potranno essere uno, due o persino 25, come i figli avuti dai genitori della grande Santa Caterina da Siena, che fu la 24esima.

Prima Antioco IV fa colpire con flagelli e nerbate la madre ebrea e i suoi bambini. Ma i fanciulli, si vede di chi sono figli. Uno di loro dice al tiranno: «Siamo pronti a morire piuttosto che trasgredire le patrie leggi». Allora si passa a tagliare la lingua, le mani e i piedi dei giovinetti, sotto gli occhi della madre. Non riportiamo tutte le parole e le descrizioni del glorioso martirio. Infine, rimane solo il bambino più giovane, ancora vivo. Il re invita la madre a consigliare al figlio di arrendersi, perché allora Antioco lo avrebbe ricoperto di grandi onori. La madre risponde che accetta di persuaderlo, e parla così al proprio unico bambino rimasto vivo (v. 27-29):

«Figlio, abbi pietà di me che ti ho portato in seno nove mesi, che ti ho allattato per tre anni, […] Non temere questo carnefice ma, mostrandoti degno dei tuoi fratelli, accetta la morte, perché io ti possa riavere insieme con i tuoi fratelli nel giorno della misericordia».

«Ultima dopo i figli, anche la madre incontrò la morte» (v. 41). Ma per chi perseguita i fedeli, o per chi rinnega Cristo, c’è la morte eterna, i tormenti satanici e senza fine dell’inferno.

Ed eccoci ora al terzo passaggio della Sacra Bibbia, quello che più mi ha toccato il cuore, quando l’ho meditato con attenzione. Nei Vangeli sinottici (i primi tre: Matteo, Marco e Luca), ricorre l’episodio del Signore Gesù e dei bambini piccoli. Citiamo dal Vangelo secondo Marco (10-13-16):

Gli presentavano dei bambini perché li accarezzasse, ma i discepoli li sgridavano. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio. In verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso». E prendendoli fra le braccia e imponendo loro le mani li benediceva.

Dunque Gesù, che è Dio, attendeva dall’eternità quei bambini, per donar loro il suo amore infinito. Con la collaborazione dei genitori, ha creato i loro corpicini e le loro anime nel grembo materno. Il Signore s’indigna se qualcuno impedisce ai bambini di venire a Lui, che li ha creati perché godano di averlo come Dio e come Padre. Ma quel bambino, quella bambina, siamo anche tu e io. Questo l’abbiamo del tutto dimenticato, se ci troviamo nel baratro della contraccezione o comunque del rifiuto egoistico dei figli.

Dio però non si dimentica di amare, perché è fedele a Se Stesso e alle sue promesse. Anzi, il Signore ci dice che solo se diventeremo innocenti e puri come i bambini, entreremo in Paradiso. Guai a noi allora, se cercheremo ancora di far diventare i bambini corrotti e impuri come gli adulti, invece di gioire e innamorarci della loro innocenza!

Dobbiamo tutti, dal primo all’ultimo, essere degni di apparire dinanzi allo sguardo degli innocenti, per poter un giorno apparire dinanzi allo sguardo del Dio eterno.


2 risposte a "La Bibbia come parla dell’amore per i figli?"

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