La Bibbia come parla della donna?

Il candore di una giovane donna in abbigliamento biblico. (Da http://www.lightstock.com, tutti i diritti riservati).

Martedì, 1° dicembre 2020

Dedicato alla Madonna
e alle Donne che mi hanno ammesso,
anche con un solo sguardo,
alla scuola del loro amore.

Sono numerosi, nella Sacra Bibbia, gli episodi che hanno donne per protagoniste. A renderle così onorate, è il tesoro della loro fede in Dio. Se dovessimo ricordare ogni singolo passo della Scrittura dedicato alle donne, ne nascerebbe un libro, e neppure tanto breve. Cercheremo allora di restringere le citazioni, ma senza limitarci troppo.

L’argomento che abbiamo scelto è di grande importanza per la nostra fede cattolica. Mostrare a quale altezza spirituale Dio abbia chiamato la donna può spingere anche gli uomini ad elevarsi, a redimersi.

Vedremo che Dio ha sempre rivolto alle donne attenzioni sensibilissime. Con la venuta del Salvatore, Nostro Signore Gesù Cristo, appare poi nel suo splendore sublime Colei che è la Donna prefigurata già nel libro della Genesi. Visitata dall’Arcangelo nella sua umile casetta, si trova la Donna dall’umiltà più profonda, dalla purezza soprannaturale, dall’amore sovrumano, Immacolata e preservata dunque anche dal peccato originale. Ciò era necessario, in vista della sua elezione a Madre sempre Vergine del Dio fatto uomo. È Maria Santissima, Madre anche di ogni uomo e donna che appartengano a Cristo grazie al Santo Battesimo.

Annunciazione, dipinto realizzato nel 1393 dal sacerdote Ilario da Viterbo. Lo si può ammirare nella chiesetta della Porziuncola, all’interno della Basilica di S. Maria degli Angeli, presso Assisi.

Ora, se Dio riserva tenerissime premure alle donne fedeli, non risparmiando interventi miracolosi, a ben riflettere il motivo è chiaro. La delicatezza incantevole del cuore della donna, il mistero d’amore e maternità racchiuso nell’intimo di lei, la grazia femminea di ogni suo lineamento, fanno di Eva e delle sue discendenti il capolavoro più ammirevole di tutta la Creazione. È stato Dio Onnipotente a pensare così la donna, dalle profondità infinite della sua potenza e sapienza creatrici.

Dall’eternità, Dio ha deciso che fosse il cuore della donna a possedere nel grado più alto le qualità dell’amore, della dolcezza, della tenerezza, dell’accoglienza affettuosa. Dio ha fatto della donna la parte più bella e amabile di tutto il Creato, ed è per questo che la difende e la innalza, a volte capovolgendo situazioni che sembravano segnate.

Quando il demonio, sotto le spoglie del serpente, provoca la caduta di Eva e Adamo nel peccato originale, l’Onnipotente già preannuncia chi sarà Colei che gli schiaccerà la testa. Così risuona la voce di Dio, nella Genesi (3,15):

«Io porrò inimicizia tra te e la donna,
tra la tua stirpe
e la sua stirpe:
questa ti schiaccerà la testa
e tu le insidierai il calcagno».

La Madonna, una volta apparsa sulla scena della Creazione, subito per la potenza dell’Altissimo schiaccerà la testa al serpente, a satana. Fin dall’inizio, e per sempre, sarà vittoriosa sul suo potere malefico. Ma intanto, fino al trionfo del Cuore Immacolato di Maria, annunciato dalla Madonna a Fatima nel 1917, il serpente le insidierà il calcagno. In quel punto, rasente a terra, della figura di Maria Santissima, è da vedere l’insieme dei suoi figli umili e devoti, a Lei consacrati.

I veri figli di Dio e di Maria saranno combattuti, offesi e perseguitati da satana e dalla stirpe del serpente. Vi è inimicizia, per volere divino, fra la stirpe della Donna e la stirpe del serpente, tra gli amanti della purezza e gli impuri, tra gli spirituali e i mondani, tra gli assetati d’amore e i sazi, tra chi attende i figli dal Cielo e chi li respinge come un peso, tra i testimoni autentici della fede e i conformisti di questa o quella cerchia.

Adamo ed Eva sono allontanati dall’Eden, il Paradiso terrestre. A causa del peccato originale, la donna sarà destinata a soffrire per i dolori del parto. Più ancora dovrà tribolare l’uomo, condannato al duro lavoro quotidiano su una terra divenuta per lui inospitale. Il Signore preannuncia inoltre alla donna che «Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà» (Gn 3,16).

Dunque, la bellissima storia d’amore iniziata con il primo uomo e la prima donna si è infranta, a causa della loro ribellione a Dio. Ma rimangono pur sempre creati l’uno per l’altra, e lo sentiranno anche nell’istinto, nell’attrazione. Il dominio arrogante dell’uomo sulla donna, come si è visto lungo i millenni, è un’altra conseguenza del peccato umano. Infatti sono le società più lontane dalla fede cristiana, e dunque cattolica, ad avere meno considerazione verso la Madre di Dio, e quindi verso la donna. Lo stesso può dirsi per i singoli uomini: i più sporchi e oltraggiosi lo sono sia verso la Madonna, che verso la donna.

Dopo il primo peccato, Dio annuncia ad Eva: «Con dolore partorirai figli» (Gn 3,16). Ma il Signore ha già riposto in lei l’amore per la vita e la felicità di essere madre. Ecco perché, al primo figlio partorito, Caino, Eva prende la parola, e senza lamentarsi delle doglie sicuramente sofferte, esclama con gioia (Gn 4,1): «Ho acquistato un uomo dal Signore». Poi è meraviglioso ritrovare come il Signore Gesù, Dio fatto uomo per la nostra salvezza, parli di quei «dolori» e di questa gioia (Gv 16,21):

La donna, quando partorisce, è afflitta, perché è giunta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell’afflizione per la gioia che è venuto al mondo un uomo.

Sì, all’uomo è dato di essere capofamiglia, ma con lo stretto dovere di onorare grandemente la propria sposa. Sono gli uomini, generalmente, che guidano le nazioni, «ma – insegna il Signore Gesù – chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo…» (Lc 22,26). L’uomo possiede di solito forza fisica, combattività e intelligenza analitica, ed è il solo a poter essere ordinato diacono o sacerdote. Ma è alla donna che Dio ha affidato di custodire il dono umano più prezioso, quello della vita nascente. Il pensiero femminile supera l’uomo nella sapienza dell’amore. È la donna che stupisce per il senso estetico dell’arte e della parola, più del genere maschile. I figli e le figlie cercheranno innanzitutto e sempre, a meno di non essere sviati o respinti, il dolce abbraccio della loro mamma.

Mamma con due figliolini. (Da http://www.canstockphoto.it, tutti i diritti riservati).

Ecco perché Dio, pur potendo incarnarsi come uomo già formato, ha scelto di farsi piccolo nel grembo immacolato di Maria. L’ha scelta come Madre per Sé e per i cristiani. «Umile e alta più che creatura»: così Dante loda la Vergine Santissima nel Canto XXXIII del Paradiso, nella Divina Commedia.

Ora vediamo alcuni episodi nei quali Dio interviene a favore della donna. E ricordiamoci quello che insegnano i Santi: Dio si sente offeso ancor più dalle bestemmie rivolte contro la Madonna che da quelle rivolte verso la propria stessa Divinità. Qualcosa di simile lo si nota nei veri galantuomini, che hanno a cuore più l’onore della donna, fosse anche una sconosciuta, del loro stesso onore.

Come molti di noi sapranno, il capostipite del popolo ebraico è Abramo. Al suo fianco ha Sara, donna di aspetto avvenente. Eppure dovranno attendere fino alla vecchiaia, perché si adempia la promessa di Dio, rivolta ad Abramo, di renderlo finalmente padre di un figlio.

Allora esisteva tra gli ebrei la poligamia, come del resto ancora secoli dopo, ai tempi del grande Re Davide. Un giorno, Sara propone ad Abramo di prender confidenza con la schiava Agar, così, se fossero nati dei figli, Sara li avrebbe considerati come i propri. Agar, tuttavia, una volta incinta si ribella alla padrona Sara, che la caccia via.

Ma il Signore, con somma delicatezza, manda un angelo a consolare Agar, persuadendola a tornare. Il figlio che partorirà, Ismaele, sarà tutto suo, «perché il Signore ha ascoltato la tua afflizione» (Gn 16,11). E poi rivolge ad Abramo la grande promessa del figlio Isacco, primo uomo di una discendenza senza numero.

Più avanti, un fedele servo di Abramo parte alla ricerca di una degna sposa per il figlio Isacco. Dovrà certo essere virtuosa. Quanto all’aspetto esteriore, un proverbio italiano recita: «Beltà e follia vanno spesso in compagnia». Chissà quante volte l’abbiamo dovuto constatare, incontrando ragazze e donne dalla piacevolezza solo superficiale.

Ebbene, la prescelta si chiama Rebecca, e di lei si legge: «La giovinetta era molto bella d’aspetto, era vergine, nessun uomo le si era unito». L’inviato di Abramo le chiede, cercando un segno da Dio: «Fammi bere un po’ d’acqua dalla tua anfora». La nobile fanciulla risponde, in tutta umiltà (Gn 24,18): «Bevi, mio signore». Dopo d’allora, la discendenza di Abramo, attraverso Isacco e Rebecca, sarà veramente innumerevole.

Come insegna più oltre il libro dei Proverbi (31,30), «Fallace è la grazia e vana è la bellezza, ma la donna che teme Dio è da lodare». La bellezza femminile è una meraviglia che stupisce la mente umana, perché solo Dio poteva concepirla e realizzarla. Tuttavia, il timor di Dio, ossia l’adorazione e la fedeltà, sono altrettanti doni, che imprimono la bellezza innanzitutto nell’anima. La Chiesa è concorde con i suoi mistici nell’affermare che la Madonna fu dotata di una bellezza esteriore soprannaturale. Eppure, è l’abisso della sua umiltà che l’ha innalzata sopra ogni creatura. Mai la Vergine Santissima si è compiaciuta di se stessa. Sempre ha offerto a Dio lode, ringraziamento e i più grandi sacrifici per ringraziarlo dei doni ricevuti.

Madonna con Gesù Bambino, opera di Alan Lathwell.

Vediamo adesso quali speciali attenzioni il Signore Dio ha dedicato a due donne, risollevando il loro animo affranto.

Un episodio, l’ultimo che prendiamo dalla Genesi, riguarda questa volta Giacobbe, il figlio di Isacco e Rebecca. Adesso tocca a Giacobbe cercare la sposa ideale, ma non tutto avviene secondo i suoi desideri. Un uomo, Labano, ha due figlie: Rachele, bellissima, e Lia, dagli occhi smorti. Giacobbe chiede insistentemente la mano di Rachele, ma Labano, con uno stratagemma disonesto, costringe innanzitutto il pretendente a sposare Lia… e infine gli concede anche la figlia Rachele.

Giacobbe, finalmente, riceve in moglie Rachele, e per sette anni si accosta più che altro a lei, trascurando quasi del tutto Lia. Ed ecco la sorpresa (Gn 29,31): «Ora il Signore, vedendo che Lia veniva trascurata, la rese feconda, mentre Rachele rimaneva sterile». Alla fine, però, dopo una serie di vicissitudini, «Dio si ricordò anche di Rachele; Dio la esaudì e la rese feconda. Essa concepì e partorì un figlio e disse: “Dio ha tolto il mio disonore”» (Gn 30,22-23). Quel figlio era Giuseppe, il predestinato a continuare nella fedeltà la discendenza di Abramo.

Spostiamoci ancora più addentro alla Sacra Scrittura, al libro di Rut. Il titolo del libro sacro è anche il nome della protagonista. Rut apparteneva ad un popolo tradizionalmente ostile a Israele, i moabiti. Tuttavia, stava entrando a far parte degli ebrei, perché lei e la sorella Orpa avevano sposato i due figli di una donna israelita, Noemi, emigrata da quelle parti con il marito. Poi restano entrambe vedove, e muore anche il suocero. Noemi torna in Israele e Rut, volendole bene, insiste tanto da ottenere di seguirla. E dove si stabiliscono, di preciso? A Betlemme…

Rut riuscirà a farsi prendere in moglie da Booz, un uomo potente e ricco, ma timoratissimo di Dio. All’inizio, Rut se ne va a spigolare umilmente su un campo di Booz, cioè a racimolare le poche spighe cadute ai mietitori. Ed ecco parte del dialogo tra l’uomo potente e ricco, ebreo, e la donna povera e nullatenente, moabita (2,10-12):

Allora Rut si prostrò con la faccia a terra e gli disse: «Per qual motivo ho trovato grazia ai tuoi occhi, così che tu ti interessi di me che sono una straniera?». Booz le rispose: «Mi è stato riferito quanto hai fatto per tua suocera dopo la morte di tuo marito e come hai abbandonato tuo padre, tua madre e la tua patria per venire presso un popolo, che prima non conoscevi. Il Signore ti ripaghi quanto hai fatto e il tuo salario sia pieno da parte del Signore, Dio d’Israele, sotto le cui ali sei venuta a rifugiarti».

Una graziosa e onesta illustrazione del dialogo fra Booz e Rut.

Successivamente, Rut si propone in moglie a Booz, sempre con umiltà, in virtù di una consuetudine ebraica, e i due così diventano marito e moglie. Non solo, ma dalla loro unione nascerà Obed, che fu padre di Iesse. Dopo, sarà Iesse a generare il santo Re Davide. Ora, come sappiamo, San Giuseppe e, si ritiene, anche la SS. Vergine Maria, discendevano in linea diretta dal Re Davide, e quindi anche da Rut. Così doveva essere, perché i profeti avevano annunciato per Cristo Signore il titolo più altisonante fra le tribù ebraiche: «figlio di Davide».

Segnaliamo poi ai lettori il libro di Tobia, dove la voce di Sara, una ragazza di onestissimi costumi, s’inscrive nella Parola di Dio. È una meravigliosa storia di lotta per la fede, di amore e consolazione. Ne citeremo, per concludere il presente articolo, solo un passo che in realtà non riguarda ancora i due fidanzati e sposi, ma i genitori del giovane pretendente. Questa volta vediamo come l’ispirazione divina porti un pio ed anziano ebreo ad essere caritatevole verso la moglie, malgrado lei lo abbia trattato indegnamente.

Sara diverrà la sposa di Tobia, che ancora si trova in terra d’esilio, figlio unico di Tobi e Anna, ormai piuttosto anziani. Il vecchio padre si è sempre sacrificato e ha corso gravi rischi per venire in soccorso dei suoi connazionali. Ha subìto una condanna a morte, riuscendo poi a scamparla, per la Provvidenza del Signore. Ancora non desiste dal seppellire i cadaveri degli ebrei uccisi in terra d’esilio, nonostante le disposizioni del re straniero. Al colmo di tutto questo, Dio gli manda una prova durissima, volendo fargli ottenere una santità più grande. Tobi diventa cieco. La moglie Anna lo offende, rinfacciandogli la sventura come il premio per tutte le buone azioni compiute, che apparivano insensate a lei e alla parentela. Tobi piange, ma prega con fede incrollabile. Poi, ritenendosi vicino alla fine, parla così al figlio Tobi (4,3-4):

Chiamò il figlio e gli disse: «Qualora io muoia, dammi una sepoltura decorosa; onora tua madre e non abbandonarla per tutti i giorni della sua vita; fa’ ciò che è di suo gradimento e non procurarle nessun motivo di tristezza. Ricordati, figlio, che ha corso tanti pericoli per te, quando eri nel suo seno». […]

Ed ecco infine venire a noi il Signore Gesù Cristo, inviato da Dio Padre per redimerci e riaprire ai fedeli le porte del Paradiso, rimaste chiuse fin dal peccato originale. Dopo essersi lasciato inchiodare alla Croce, il Signore affida ogni suo seguace alla Madre più vera (Gv 19,26-27):

Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.

Crocifissione, affresco di Pietro Cavallini, chiesa di San Domenico Maggiore, Napoli (foto di pubblico dominio da Wikimedia Commons).

Non c’è uomo che possa veramente amare una donna, senza amare la Madonna con tutto il cuore. Proprio nel cuore di un uomo o una donna in grazia di Dio, nel profondo della nostra anima, abitano con presenza spirituale, ma reale, Dio stesso e la Madre sua e nostra. Là attendono d’ispirare ad ogni passo il nostro cuore, la nostra mente, tutta la nostra vita.

Inoltre, il nostro adorabile Gesù è Dio, è il Redentore, ma si rivela a noi anche come lo Sposo Divino. Inizia allora una nuova storia d’amore, la più sublime e divina, tra il Signore Gesù e la donna, ma anche tra Gesù e l’uomo. Un nuovo amore sponsale, che si traduce in matrimonio mistico, in unione indissolubile tra l’anima e il suo Signore.

Ora l’uomo, e più ancora la donna, non hanno solo diritto a sposare l’umano. Lo stesso Cuore Sacratissimo di Cristo, vero Dio e vero uomo, attira a Sé la donna, pur semplice creatura, come sua eterna e diletta sposa. Ecco la radice della consacrazione verginale, come pure del celibato sacerdotale. Non dimentichiamolo mai: il Signore Gesù è lo Sposo Divino. Un giorno tutte e tutti lo conosceremo così, se non in questa vita, nella vita eterna.

Suggestivo richiamo del significato di ogni valida S. Messa, anche quella abusivamente non più in latino. Diventano di nuovo presenti, misticamente, la Passione, Morte e Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo.

Del resto, quando ancora lo sposalizio eterno è rimandato, cosa dire degli sposi cattolici? Quale uomo sarà vero, se non vorrà donare alla sua sposa l’imitazione di Cristo? E quale donna si donerà in pienezza al suo sposo, se non prendendo la Madonna per modello? Quali genitori faranno dei loro figli i santi del domani, e non la gioventù perduta di oggi, se non imitando Cristo e Maria? E infine, da chi verranno le attenzioni più sublimi e delicate nell’intimità domestica, se non dai Cuori uniti di Cristo e Maria Santissima?

Cuore di Gesù, venga il tuo Regno, venga attraverso Maria!

2 risposte a "La Bibbia come parla della donna?"

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