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Luce che sorge

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Amare insieme

Consigli cristiani per la salute mentale

La salute mentale non è riuscire semplicemente a stare in relazione positiva con se stessi e l’ambiente circostante. Una relazione positiva è qualcosa di troppo generico, è un consenso che qualcuno può dare anche a una società come la nostra.
Anzi, proprio la nostra società, senza fede, è profondamente malata e corrotta ed è all’origine della malattia mentale, perché non si prende veramente cura delle persone che ne fanno parte.
La salute mentale, per chi non sia un povero ateo, è innanzitutto salute spirituale. Vuol dire godere dell’armonia che Dio ci offre nel suo progetto ammirabile. Vuol dire vivere legami veri, legami che sono innanzitutto familiari.
La malattia mentale è la perdita dei legami, l’incapacità di riconoscere che abbiamo un Padre, Dio, e una Madre, Maria Santissima, o l’incapacità di ricevere l’amore e la forza che Loro ci offrono.
La malattia mentale è una frattura, una divisione, tra la possibilità di essere in Dio un uomo o una donna nuovi, e la realtà dell’uomo o donna vecchi, legati all’io e al mondo.
Dunque la malattia mentale, pur con il debito aiuto di specialisti e farmaci quando veramente indispensabili, si vince ritrovando l’armonia con Dio e con la parte buona di noi stessi, quella che ha la sua fonte in Dio. Continua a leggere

Il posto ideale per le vacanze? Dove il Signore ci attende

Trascorrere le vacanze in un modo che non sia profondamente cristiano vuol dire che ancora sentiamo di dover qualcosa al nostro io, più che a Dio.
Magari, per grazia di Dio, non ci abbandoniamo alla villeggiatura dei nudisti, integrali o quasi, che affollano le spiagge. Forse, anzi, abbiamo già in mente una meta sicuramente spirituale, accogliente per noi e se ne abbiamo anche per i bambini.
Ma quale che sia la meta, una domanda vale più di tutte: è Volontà di Dio? Dio mi vuole, ci vuole là, in quel luogo e per quella durata di tempo?
Anche qui ci sono d’aiuto le parole del Signore Gesù: «Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo» (Gv 12,25-26).
Cosa significa servire Gesù? Tutto il contrario che servire il proprio io e quindi il mondo, padroni pieni di vanità e duri di cuore.
Servire il proprio io vuol dire mortificare la nostra intelligenza e la nostra libertà, facendone cattivo uso. Vuol dire fare un percorso che Dio non ha preparato per noi e nel quale faremo incontri meno felici, se non infelici, e avremo meno occasioni di grazia, se non guai.
Servire Gesù e seguirlo vuol dire volare con la nostra volontà dietro alla Volontà infinita di Dio, vuol dire vivere nella pienezza e incontrare tutte le occasioni che Dio ha preparato per noi: futuri amici, sposi, collaboratori per il lavoro e l’apostolato, pastori d’anime, fratelli e sorelle sinceri, persone da scoprire e a volte da aiutare con la parola, la preghiera, l’azione. Continua a leggere

Non c’è vita nell’impurità. Come guarire?

Abbiamo trascritto dalla registrazione un’omelia di Padre Giorgio Maria Farè, carmelitano. Con grande forza e chiarezza, il pastore di anime presenta la realtà dell’impurità e indica la via d’uscita. L’omelia inizia dopo il racconto del Vangelo sull’indemoniato di Gerasa, figura della persona caduta in preda all’impurità.

Sia lodato Gesù Cristo!

L’impurità è un fatto assai grave. Quanti uomini e quante donne anche oggi vivono dominati dallo spirito dell’impurità, da quello spirito che rovina il corpo e l’anima. E allora vediamo in questo Vangelo quali sono le caratteristiche di questo spirito impuro e di coloro che vengono posseduti, in modi diversi e a livelli diversi, dall’impurità.
Quest’uomo, nel Vangelo, San Marco dice che aveva le sue dimore tra le tombe, e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene, perché spezzava le catene e i ceppi.
Chi vive nell’impurità, vive tra i morti, vive in un’atmosfera di morte, respira aria di morte, perché lui è morto. Non c’è vita nell’impurità. Non c’è grazia nell’impurità.
Per questo, quando uno commette un peccato impuro, con volontà, con coscienza, con deliberato consenso, con piena avvertenza, non può accostarsi all’Eucaristia. Anche se oggi tutto va bene, anche se oggi molti dicono “Ma sì, va beh, cosa vuoi che sia!”. “Cosa vuoi che sia”? È un peccato grave. È un peccato che alle volte diventa mortale.
San Tommaso d’Aquino scrive che il peccato dell’impurità, oggettivamente, è sempre un peccato mortale. Poi soggettivamente, è ovvio, va declinato, va vista la situazione della persona, va analizzata bene nelle sue tre caratteristiche per compiere un peccato mortale, la piena avvertenza, il deliberato consenso, la materia grave, però oggettivamente è sempre grave. Continua a leggere

La scuola dell’infanzia (1898 Henry Jules Jean Geoffroy)

Un pregevole articolo dal periodico Radici Cristiane. Guardate che purezza, nell’abbigliamento, nelle acconciature e nei volti! E guardate la povera umanità di oggi…

Quest’opera pittorica è la raffigurazione di un asilo dove i bambini, prima di uscire nel cortile con il piccolo cesto che contiene la loro merenda, hanno appena lavato le mani nel lavabo circolare, sul retro della classe.
La giovane insegnante, elegante nella sua dignitosa uniforme, che ne esalta il prestigio, è gentile e premurosa con il piccolo allievo, che la guarda con ammirazione, quasi pendesse dalle sue labbra. Serenità e ordine sono frutto di una composizione pittorica, che ritrae soggetti in pose rilassate e sorridenti. I colori pastello, sfumati e luminosi, rendono gradevole il dipinto, in armonia con il mondo dell’infanzia che profuma di stupore e di «senso del meraviglioso».
Una realtà legata agli usi e costumi di quella che è stata la Civiltà cristiana, la stessa che vorremmo tornasse tra i banchi di scuola, dando centralità a Dio sul Crocifisso, quando l’intera comunità scolastica iniziava la sua giornata con la preghiera quotidiana. Continua a leggere

Occhi che non vedono, orecchie che non sentono. Perché?

Vi sarà capitato, magari tante volte, di offrire il meglio di voi stessi ad altre persone e di non trovare altro che silenzio, indifferenza o un aperto disprezzo.
Forse volevamo donare agli altri le cose sante e le nostre perle (Mt 7,6), e ci siamo rivolti a quelli che non sembravano proprio cani e porci. Eppure, nessuna risposta o il disprezzo.
Per noi, la cosa più importante è restare uniti a Gesù, nostro Signore e Maestro. Allora, se non siamo ascoltati, sappiamo che il primo a non essere considerato è il Signore Gesù. Vuol dire che veramente siamo suoi discepoli, e anche noi saremo ricompensati per l’indifferenza o il disprezzo che ci sono toccati.
Può anche succedere che ci impegniamo al massimo, insistendo, annunciando la Verità, mettendoci il cuore, con parole veramente ispirate dall’alto. Eppure niente. Tutto sembra scivolare addosso a quelle persone.
Allora ci domandiamo: perché? Quale sortilegio mai li rende così ciechi e sordi da non reagire, come se il loro cuore si fosse pietrificato? Continua a leggere

«La fede mi ha sempre aiutato». Ricordando Gino Bartali

«Il bene si fa, ma non si dice!» o ancora «le medaglie si attaccano all’anima, non al petto»: sono parole che suonano strane in un’epoca dove vige la dittatura del buonismo “a gettoni”, delle azioni fintamente solidali finalizzate all’apparenza, all’esaltazione esteriore del benefattore.
Gino Bartali, eroe del ciclismo italiano e mondiale, epico vincitore di 3 Giri d’Italia e di 2 Tour de France, pronunciò quelle parole, oggi rivoluzionarie, parlando con il figlio Andrea.

Così fu riconosciuto “Giusto tra le Nazioni”
Gino, nel 1944, forte della sua fede cattolica, aveva rischiato la vita per sottrarre centinaia di concittadini ebrei alla minaccia delle persecuzioni nazionalsocialiste. Su richiesta del cardinale Elia Dalla Costa, arcivescovo di Firenze, si adoperò per trasportare documenti segreti da Firenze alla basilica inferiore di S. Francesco in Assisi.
Quelle carte, ben nascoste nel telaio e nella canna della bicicletta, sarebbero difatti servite a fornire una nuova identità ai fuggiaschi ebrei, a salvarli dalle grinfie dei persecutori. Solo oggi l’impegno silenzioso e gratuito di Gino Bartali per il prossimo, in tempo di guerra, è stato reso noto al grande pubblico.
Israele ha riconosciuto Bartali, assieme al cardinal Elia Dalla Costa, “Giusto tra le nazioni”, per le vite di uomini e donne ebrei strappati alla morte tra il 1944 e il 1945. Continua a leggere

Galleria della modestia femminile II (chi cerca trova ancora)

Galleria della modestia femminile (chi cerca trova…)

Beatrice, una splendida ragazza che si vedeva grassa

Forse avrete saputo di Beatrice Inguì, una ragazza piemontese che ha perso la vita sotto un treno il 4 aprile scorso. Aveva solo 15 anni.
Beatrice era splendida di aspetto, come si può vedere dalla foto che mostriamo, ma le avevano creato il complesso di essere grassa. In realtà, come si nota, non era affatto grassa ma florida, quindi il suo era un pregio, non un difetto.
Purtroppo Beatrice non viveva con fede e la circondavano persone malvagie e perverse che guardano gli altri attraverso gli stereotipi, i luoghi comuni.
Sarà che la figliola era troppo sensibile oltre che atea o poco credente, ma i commenti che riceveva sul suo difetto immaginario l’avevano portata alla disperazione. La polizia ferroviaria ha trovato nel suo diario parole di dolore e di addio. È per questo che non si esclude il suicidio.
Non bisogna sottovalutare la questione, perché anche altri giovani e meno giovani possono cadere in una trappola simile.
Intanto, diciamo che né la floridezza né il vero e proprio grasso vanno considerati come un difetto fisico, se non imbruttiscono i lineamenti.
Ci sono ragazze (e ragazzi) che con un filo di grasso perdono molto della loro bellezza esteriore. L’assurdo di Beatrice è che faceva parte di quelle donne che ingrassando mantengono tutta la bellezza dei lineamenti, anzi, diventano anche più belle.
Diciamo pure che la donna florida è la più piacevole da vedersi sia come sposa che come mamma. Dà un’impressione di forza e femminilità. Continua a leggere

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