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Luce che sorge

Con la luce di Cristo verso una nuova alba

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Abbigliamento

Come ti vesti, donna cristiana? Professare la fede con il vestito

di Don Dolindo Ruotolo

Il mondo corre all’impazzata verso l’impurità più sfacciata. Ogni anno la moda porta la sua novità, e è sempre una novità degradante… La vita moderna poi, con le sue stranezze e le sue vertigini, induce in molte donne e in moltissimi uomini la persuasione che in date circostanze si può o si deve fare a meno del decoro e della più elementare modestia…
Eppure il clima nel quale viviamo è un clima eroico [si fa qui riferimento alle migliaia di sacerdoti, religiosi e fedeli martirizzati in odio alla fede nella guerra civile spagnola: anni 1936 e seguenti, ndr] nel quale non si dovrebbe dare così miserabile spettacolo d’incoscienza. Sono morti i martiri a migliaia, immolando tutto per la Fede, come ai primi tempi del Cristianesimo. Avanzano le orde dei senza Dio, orde ignominiose, vergogna dell’umanità, ed avanzano col programma militante di demolire la società cristiana ed instaurare una repubblica di bruti. Avanzano sfacciatamente oggi, e sfacciatamente stabiliscono come testa di ponte della loro lotta, l’impurità e la disonestà della donna, la corruzione morale e il nudismo. Continua a leggere

Galleria della modestia femminile

Sul senso della modestia cattolica

Purezza e modestia sono due virtù cristiane, anzi più propriamente cattoliche, inseparabili perché esprimono il nostro rapporto con Dio e con il prossimo.
La purezza non riguarda solo i sensi ma tutto il nostro essere. È puro chi cerca Dio in tutto quello che fa, pensa, dice, e di conseguenza vuole donare Dio e ogni bene alle persone, invece di usarle e sfruttarle. La modestia ha invece più a che fare con il nostro atteggiamento e con la nostra vita esteriore. È modesto chi si riveste di Gesù Signore e di Maria Santissima, per mostrare Loro e non le attrattive della carne e della vanità.
Ovviamente, per una vera donna cattolica mostrare Maria Santissima vuol dire attirare le persone verso Cristo Gesù e non verso se stessa. La Madonna non vuole altro che portarci a Dio. Lei è il Capolavoro di Dio, e manifesta la grandezza infinita del suo Fattore.
Quindi si può dire che la purezza è cercare Dio, mentre la modestia è mostrare Dio, agli occhi di ogni persona e del mondo intero.
Non si tratta solo di evitare un male – l’oscenità e la vanità – ma soprattutto di affermare un bene – la nostra vita fondata in Dio, ora e nell’eternità. Continua a leggere

Il velo della donna in chiesa. Un suo aspetto e dove acquistarlo

Sul velo della donna in chiesa, un ottimo sacerdote, Don Leonardo Maria Pompei, ha pubblicato un articolo quasi esauriente che abbiamo ripreso sul blog e in un libro.
In realtà, non è una pecca che resti da dire qualcosa sull’argomento, perché Don Leonardo ha già scritto l’essenziale.
Comunque, riflettendo, il velo muliebre (cioè della donna) in chiesa mette in risalto un requisito importante della modestia: la quotidianità.
Non ha senso infatti essere meno modesti fuori dalle chiese che dentro, perché la modestia è sì un atto di riverenza a Dio, ma Dio è in ogni luogo. Siamo sempre alla presenza di Dio, e del nostro prossimo.
Ora però, mentre è abbastanza fattibile essere modesti nel vestiario in ogni momento, non è così per il velo.
Ad esempio, se non abbiamo proprio la smania del fresco o la fissazione dell’indecenza, possiamo benissimo tenere coperte braccia e gambe anche d’estate, magari con un abbigliamento molto leggero.
Ma il velo sul capo non fa più parte dell’abbigliamento femminile da diversi secoli. Le donne lo portarono nell’era della società cristiana, il Medioevo, quando il loro Modello era Maria Santissima, Madre di Dio e dei cristiani. Oggi invece i modelli delle donne sono l’immagine conformista che si sono fatte del loro genere, e magari questa o quell’attrice, questa o quella persona fotografata e spacciata come una falsa moneta. Continua a leggere

A proposito del costume maschile della donna. Lettera del Card. Giuseppe Siri

Il Cardinale di Genova Giuseppe Siri (1906-1989) avrebbe dovuto regnare come Pontefice al posto di Giovanni XXIII e Paolo VI, ma vi rinunciò in occasione di entrambi i conclavi. Una fumata bianca si vide chiaramente il 26 ottobre 1958, quale prova inconfutabile che un nuovo Papa era stato eletto come successore del Pastore Angelico, Pio XII. Rivelazioni provenienti dagli USA, e tuttora facilmente reperibili in rete, indicano nel Card. Siri il nuovo Pontefice di quella elezione, e mostrano i retroscena di un clero perverso che riuscì a convincerlo subito ad abdicare.
La Chiesa si sarebbe salvata dall’abbraccio letale con il mondo e le sue seduzioni, e dall’apostasia in cui ormai è sprofondata. Il mondo stesso forse non sarebbe finito nel baratro della società anticristiana, che invece oggi è la nostra. Verso la fine della sua vita terrena, il Card. Siri dichiarò al vaticanista Benny Lai: «Ho fatto male, perché avrei evitato di compiere certe azioni… Vorrei dire, ma ho timore a dirlo, certi errori. Quindi ho avuto un grande rimorso e ho chiesto perdono a Dio. Ho commesso un errore, e oggi lo capisco. Spero che Dio mi perdoni».
Dell’eminentissimo Card. Siri proponiamo ai lettori e a tutte le persone di buona volontà una lettera sull’argomento del vestiario maschile indossato dalle donne. La lettera è del 1960, un tempo in cui le povere donne sedotte da satana attraverso la moda e il conformismo iniziavano a portare diffusamente i pantaloni. Giudichino i lettori se non si è poi avverato il presentimento del Card. Siri sulla società mostruosa che sarebbe nata dalla confusione dell’abbigliamento, e quindi dei ruoli e dei generi. Continua a leggere

Agli assassini della modestia femminile

Vogliamo qui lanciare un messaggio agli assassini della modestia femminile. E desideriamo che risuoni alto, sia pure come voce nel quasi deserto, come lo scritto Agli assassini della Liturgia di cui fu autore Mons. Domenico Celada nell’autunno del 1971.
Spesso, negli ultimi tempi che sono i nostri, le persone più accorte si trovano a leggere notizie sulle macchinazioni dei potenti. Notizie che i mezzi di comunicazione asserviti mai riporteranno.
Vorremmo però anche chiarire che nessuna rivoluzione, nessun abuso, neppure se perpetrati dal più grande – e miserabile – potente della terra, o dal Papa che abbatté la santa liturgia cattolica, potrebbero restare in piedi, se non avessero il consenso di una massa sterminata di schiavi volontari.
Del resto, il protestantesimo prima e la massoneria dopo non miravano solo a prendere il potere tra i regnanti e le istituzioni, come per la seconda è avvenuto completamente anche in Italia.
Osservava infatti nel secolo scorso l’americano Father (Don) Bernard Kunkel: «Il diavolo non poteva sperare di corrompere completamente il Corpo mistico di Cristo, la Chiesa Cattolica, a meno che non riuscisse prima a detronizzare Maria, la Madre Castissima, dai cuori dei cattolici».
La donna cattolica, fino all’inizio del Novecento, si copriva come una santa donna, e che lo pensasse o no, in lei appariva l’impronta di Maria Santissima. Una donna simile è stata la grande poetessa Ada Negri (1870-1945), di cui in fondo a questo articolo riporteremo una poesia, per dimostrare di cosa è capace una vera donna cattolica. Fra l’altro, essendo quei versi dedicati alla madre di lei, vengono molto a proposito oggi, per la Festa della Mamma. Continua a leggere

La veste talare

La veste talare è l’abito dei sacerdoti e seminaristi cattolici. Quest’abito è il segno esterno dell’anima disposta ad entrare nella vita ecclesiastica.

Le caratteristiche di questa veste sono:
1. Il colore nero, il quale indica indica che colui che la indossa è morto al mondo, ai suoi amori e stime.
2. È un abito ampio, a rappresentare quasi la sfericità della terra e l’immensità della religione cattolica.
3. È una veste lunga, che copre fino ai piedi, per testimoniare che tutta la carne è morta al mondo, e reca in sé la morte di Cristo; perciò colui che indossa la veste talare deve far apparire nella sua persona la morte di Nostro Signore e le sue vittorie, e così pure in tutte le azioni deve proclamarLo e annunciarLo.
4. I bottoni che chiudono la talare sono 33 in memoria degli anni della vita di Nostro Signore, e 5 sui polsi in memoria delle Sue cinque piaghe. Continua a leggere

L’invenzione del prete in borghese. Per una storia dell’abito sacro

Nella storia della Chiesa abbiamo avuto anche per l’abito prima una crescente consapevolezza e poi il declino, soprattutto nel XX secolo.
Seguiremo, molto in sintesi, il racconto fatto da Don Michele De Santi nel suo libro L’abito ecclesiastico, sua valenza e storia, dove l’autore si riferisce più che altro al clero maschile.
Come sappiamo, dopo la venuta del Signore Gesù i cristiani subirono persecuzioni non per poco tempo, ma per circa tre secoli.
Nei primi secoli (I-V), i sacerdoti non portavano vesti diverse da quelle dei laici. Finché duravano le persecuzioni, era impensabile darsi un segno riconoscibile dal potere imperiale. In più, la veste usata nell’Impero Romano aveva un aspetto molto dignitoso e scendeva all’incirca fino ai talloni. Continua a leggere

L’abito fa il monaco? Eccome!

Prossimamente su questi schermi (per navigatori) racconteremo, in breve, la storia dell’abito di preti e religiosi. Quello che da solo, come dice il proverbio, non fa il monaco, ma non c’è vero monaco senza l’abito.
Anche le persone consacrate si rivelano con il loro modo di presentarsi. E dalla situazione dell’abito sacro si comprende quella della Chiesa.
La responsabilità più grande ricade sul Papa, i cardinali e i vescovi. Spetta a loro per primi obbligare il clero a portare l’abito sacro.
Tradizionalmente, i consacrati indossano un abito lungo fino ai talloni (per cui si chiama “talare” la veste nera dei preti). Il modello può variare, ma ha sempre una sua bellezza semplice e austera.
Preti e religiosi devono essere coperti quasi interamente per mostrare che si mantengono casti e riservati a Dio. Continua a leggere

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