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Luce che sorge

Con la luce di Cristo verso una nuova alba

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ABC della fede

Confessarsi bene: una vittoria per l’eternità

Quando si tratta della confessione, abbiamo grosso modo due alternative. O facciamo i furbi con noi stessi, o li facciamo con il diavolo.
Nel primo caso, il diavolo vince e ha giustificati motivi per contare sulla nostra dannazione. Nel secondo caso invece, sarà la grazia di Dio a trionfare in noi.
Non importa quanti e quali peccati ci portavamo nella coscienza e nell’anima: la confessione ben fatta li ha distrutti, annientati per sempre. Si aprono per noi le porte del Paradiso, dove potremo contemplare Dio e prendere parte per sempre alla sua gioia.
Ma mentre siamo ancora a casa nostra o comunque fisicamente lontani dal confessionale, il diavolo ci dà già dei suggerimenti.
Ci dice che il sacerdote è un uomo come noi, anche lui con i suoi peccatacci; ci fa sentire come un peso insopportabile il fatto stesso di andare a confessarci; sempre ascoltando la voce del diavolo, pensiamo: questi sacerdoti sono dei chiacchieroni, e comunque vuoi che i miei peccati, così tremendi, non gli scappino detti a qualcuno? E poi, se mi confesso sul serio, dovrò cambiare vita, cominciare a oppormi alla corrente, e lo so bene quanto è forte, io che mi sono lasciato trascinare fin dalla mia giovinezza, se non da prima!
Ma noi vogliamo forse riconciliarci solo con i nostri simili? Con le nostre paure rischiamo di scordarci che è Dio, nostro Padre e Creatore, a volerci far rinascere come suoi figli nella confessione. È a Dio che dobbiamo pensare innanzitutto.
Gesù Cristo, nostro Signore, ha istituito questo sacramento, ben sapendo quanto possiamo essere umanamente deboli noi e il confessore. Dio, quando fa qualcosa, si prende cura anche delle conseguenze. Continua a leggere

Ave o Croce, unica speranza!

Ave o Croce, unica speranza! O crux ave, spes ùnica!
Come può la croce, addossata a noi dal mondo, diventare addirittura la nostra speranza? Poiché questo ci dice la Chiesa nella preghiera del Breviario, e in particolare nei primi Vespri della Domenica delle Palme, dove si trova il saluto alla Croce citato all’inizio.
In verità, non solo Dio ci ha creati per essere felici ora e sempre, ma la croce, conseguenza del peccato in un mondo di peccato, Dio la fa diventare occasione di riscatto, di perfezionamento spirituale, di salvezza per le anime quando la offriamo, e perciò di speranza.
In un mondo nel quale tutto è peccato e ostilità ai giusti, quale speranza ci resta, se non unire le nostre sofferenze a quelle di Cristo, la nostra croce alla sua?
Se poi rifiutiamo la croce, non riusciremo ugualmente ad evitarla, oppure la trasformeremo in una croce eterna: la tiepidezza, la ribellione, la mancanza di pace nel nostro cuore. Non solo, ma quelli che rifiutano la croce sono gli stessi che ne fabbricano di terribili per gli altri.
Sì, chi non comprende l’importanza di accettare la croce, si ritrova tiepido, senza ardore, senza il desiderio di fare per il Signore Gesù quello che Lui ha fatto per ciascuno di noi, soffrendo e morendo crocifisso. È la creatura che vuole lasciare la croce tutta al suo Creatore!
Rifiutare la croce vuol dire rimanere indifferenti, o persino infastiditi, di fronte alla Passione atroce sofferta da Gesù a causa dei nostri peccati e per il fine della nostra redenzione. Vuol dire avere un cuore di pietra. Continua a leggere

Il valore inestimabile della sofferenza

«Sappiate soffrire tutto cristianamente e non temete che nessuna sofferenza, per quanto basso ne sia il suo motivo, resterà senza merito per la vita eterna.»
Padre Pio

Saper soffrire cristianamente significa accumulare meriti per la vita eterna. Padre Pio è molto chiaro a riguardo: «Nessuna sofferenza […] resterà senza merito per la vita eterna». Nessuna sofferenza: grande o piccola, lunga o breve, nota o nascosta, interiore o esteriore, fisica o morale, nessuna sofferenza – assicura il Santo – «resterà senza merito per la vita eterna».
Tutto ciò è confortante, è vero. Ma ad una condizione precisa, che consiste nel «soffrire tutto cristianamente». Il vero problema è esattamente questo: riesco io a soffrire «cristianamente»? E d’altra parte: che cosa significa soffrire «cristianamente»? La risposta è semplice: significa soffrire come Gesù Cristo. Ma qui si casca pressoché tutti. Gesù, infatti, ha sofferto unicamente e perfettissimamente per amore di Dio e per amore degli uomini da salvare, secondo quei primi e massimi comandamenti nei quali si racchiudono l’intera Legge e i Profeti: «Ama Dio con tutto il tuo cuore» (Mt 22,37). Continua a leggere

Si può definire la Madonna “Madre dell’umanità?”

Da uno scambio con il Padre spirituale.

Ave Maria! Caro Padre, è giusto chiamare la Madonna “Madre dell’umanità”? Grazie.

Padre: Strettamente parlando, no. È Madre dei battezzati, Madre dei redenti (rigenerati in Cristo nel battesimo). È potenzialmente Madre di tutti in quanto tutti sono nella possibilità di accedere al battesimo. È Madre dell’umanità solo in un senso esteso, cioè, poiché il suo amore e le sue premure materne si estendono a tutti, affinché tutti giungano alla conoscenza della Verità e si salvino.
In quanto Corredentrice il suo amore materno si è esteso a tutta l’umanità.
Ma diventa nostra Madre nel senso più pieno solo quando col battesimo rinasciamo a nuova vita in Cristo.

Grazie Padre! Risposta della Chiesa Madre e Maestra!

Perché si deve ritenere che la Madonna sia morta. Rivelazioni a Santa Brigida di Svezia e a Suor Maria d’Agreda

È stato pubblicato e recentemente ancora recensito un libro dove si nega che la Madonna sia morta, prima della sua gloriosa Assunzione in Cielo. Alla luce del Magistero della Chiesa e delle testimonianze dei Santi, sicuramente però i due autori del libro hanno preso una strada sbagliata, pur se in buona fede. Per amore di Maria Santissima e della Verità di Dio, desideriamo allora esporre gli insegnamenti autorevoli al riguardo. Nella scorsa puntata abbiamo ripreso per intero un’udienza di Giovanni Paolo II, mentre in questa citiamo dalle rivelazioni mariane affidate a Santa Brigida di Svezia e a Suor Maria d’Agreda.

Da Santa Brigida di Svezia, Rivelazioni celesti, Libro VI, Capitolo 62:

La dormizione della Santa Vergine

Parla la Madre di Dio e dice: «Un giorno, diversi anni dopo l’Ascensione di mio Figlio, provai molta afflizione per il desiderio di andare in cielo e vedere mio Figlio. Allora vidi un angelo luminoso, come già mi era capitato in passato, che mi disse: ‘Tuo Figlio, Dio e nostro Signore, mi manda a te per annunciare che è arrivato il momento in cui devi raggiungerlo con il corpo, per ricevere la corona che è stata preparata per te. Al che, risposi: ‘Sai il giorno e l’ora in cui devo andarmene da questo mondo per passare nell’altro?’ E l’angelo disse: ‘Gli amici di tuo Figlio seppelliranno il tuo corpo. Dopo aver pronunciato queste parole, l’angelo scomparve ed io mi preparai all’evento, visitando, come di consueto, ogni luogo in cui aveva sofferto mio Figlio. Continua a leggere

Perché si deve ritenere che la Madonna sia morta. Udienza di Giovanni Paolo II

È stato pubblicato e recentemente ancora recensito un libro dove si nega che la Madonna sia morta, prima della sua gloriosa Assunzione in Cielo. Alla luce del Magistero della Chiesa e delle testimonianze dei Santi, sicuramente però i due autori del libro hanno preso una strada sbagliata, pur se in buona fede. Per amore di Maria Santissima e della Verità di Dio, desideriamo allora esporre gli insegnamenti autorevoli al riguardo. In questa puntata riprendiamo per intero un’udienza di Giovanni Paolo II, mentre nella prossima citeremo dalle rivelazioni mariane affidate a Santa Brigida di Svezia e a Suor Maria d’Agreda.

GIOVANNI PAOLO II
UDIENZA GENERALE
Mercoledì, 25 giugno 1997

La dormizione della Madre di Dio (Fil 1, 20b-21)

1. Circa la conclusione della vita terrena di Maria, il Concilio riprende i termini della Bolla di definizione del dogma dell’Assunzione ed afferma: “L’Immacolata Vergine, preservata immune da ogni macchia di colpa originale, finito il corso della sua vita terrena, fu assunta alla celeste gloria in corpo e anima” (Lumen Gentium, 59). Con questa formula la Costituzione dogmatica Lumen gentium, seguendo il mio Venerato Predecessore Pio XII, non si pronuncia sulla questione della morte di Maria. Pio XII tuttavia non intese negare il fatto della morte, ma soltanto non giudicò opportuno affermare solennemente, come verità che doveva essere ammessa da tutti i credenti, la morte della Madre di Dio. Continua a leggere

Lo Stato deve essere cattolico? La libertà religiosa come va intesa?

Una lettrice scrive a «Il Settimanale di Padre Pio» chiedendo lumi su due questioni: lo Stato deve essere cattolico? La libertà religiosa come va intesa? Riportiamo l’autorevole risposta dell’ottimo settimanale, curato dai Francescani dell’Immacolata.

[…] Riflettiamo sul fatto che il fine della società non è diverso dal fine dell’uomo. Come Dio ha il diritto di essere il primo nel cuore dell’uomo, così deve essere posto al centro di ogni società, se si vuol trovare ordine e stabilità. Valgono anche qui le parole di Cristo: «Chi non è con me è contro di me» (Mt 12,30): una società senza Cristo è una società contro Cristo.
Oggi la vita è organizzata in modo tale che Dio non solo non è al primo posto, ma non è proprio preso in considerazione. Il rovesciamento dell’ordine è la causa principale dei mali politici e sociali che ci affliggono. Una ricostruzione politica e sociale non può che partire dalla ricostruzione di quest’ordine: ossia dall’assegnare a Dio la priorità non solo nella vita privata ma anche in quella pubblica. Continua a leggere

La sottomissione della donna in senso cristiano

Nella fede cristiana, che la Chiesa Cattolica ci ha tramandato fin dalle origini, si parla di sottomissione della donna nel Matrimonio. Nel più ampio contesto sociale, non è questione di sottomissione, ma di ruoli che rispettino l’indole maschile e l’indole femminile.
Purtroppo, in una società perversa e adultera come la nostra, se si accenna alla sottomissione della donna si può essere fraintesi. Del resto, bisogna avere saggezza; lanciare questo concetto in un ambiente mondano, con delle mezze frasi, è logico che attiri l’incomprensione generale.
Comunque, la preclusione verso questa verità di fede, già espressa da San Paolo nella Sacra Scrittura (Ef 5, 22-33), mostra se non altro tre diversi problemi: superbia, confusione e delusione.
Innanzitutto viene la superbia, primo peccato di satana omicida e impostore. La superbia acceca la ragione e indurisce il cuore, pervertendo lo sguardo umano persino sulla Parola di Dio. Così, la creatura impazzita trova il male là dove il Creatore le rivela il suo Amore. Continua a leggere

Le rivelazioni private. Che senso hanno per noi?

Non tutti, fra noi, hanno saputo fin dall’età della ragione in che periodo della storia si sono venuti a trovare. Molti avranno compreso solo piuttosto avanti nella loro vita che il mondo e la Chiesa erano in agonia.
Sì, è questo il tempo in cui la «grande prostituta» di cui parla il libro dell’Apocalisse ha sostituito la Sposa fedele di Cristo, vivente ormai solo in un piccolo resto di fedeli. «Con lei si sono prostituiti i re della terra e gli abitanti della terra si sono inebriati del vino della sua prostituzione» (Ap 17, 2).
Non più Sposa fedele, non più Madre, la Chiesa nella sua quasi totalità si è data al «dialogo», cioè alla prostituzione, «col mondo». Ha così manifestato predilezione per uno dei tre nemici irriducibili di Dio e dell’uomo: il mondo, il diavolo e la carne. Nemici che operano insieme e conducono alla stessa destinazione.
Coerentemente, oggi la Chiesa ufficiale perseguita in modo sistematico e crudele chiunque si opponga alla prostituzione con il mondo.
Tuttavia, almeno dalle apparizioni di Lourdes (1858) Maria Santissima è apparsa a numerose anime elette. È venuta ad illuminarci sul decadimento dell’umanità, a chiedere penitenza per salvare noi stessi e gli altri, e a guidarci come Condottiera invincibile.
Di fronte alle rivelazioni private che si susseguono fino al presente, dobbiamo fare un attento discernimento. Continua a leggere

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