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Luce che sorge

Con la luce di Cristo verso una nuova alba

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ABC della fede

Amore alla Croce

«Sì, io amo la Croce sola; l’amo perché la vedo sempre alle spalle di Gesù.»

Padre Pio

Padre Pio non ama la Croce per se stessa. Nessuno può amare la sofferenza per se stessa. L’istinto naturale fa respingere la sofferenza con impulso netto ed immediato. Anche l’istinto di conservazione entra subito in azione per respingere ciò che attenta al benessere dell’uomo.
Qual è il motivo, allora, per cui Padre Pio ha amato la Croce, l’ha voluta, l’ha fatta propria con una passione spinta fino alla predilezione per la sofferenza? La risposta è questa: «l’amo perché la vedo sempre alle spalle di Gesù».
Padre Pio ha scoperto il valore della Croce, la sua importanza, la sua preziosità. Dal momento che Gesù si è addossato la Croce, dalla nascita nella stalla di Betlemme alla morte sulla Croce del Calvario, c’è da credere che la Croce abbia un valore, un grande valore. Continua a leggere

Che cosa dire quando mi confesso?

Un sacerdote molto stimato spiega uno dei requisiti fondamentali della Confessione e ci aiuta a riconoscere i peccati, innanzitutto quelli gravi.

di Don Leonardo Maria Pompei

Il quarto requisito per una buona Confessione è l’accusa sincera dei peccati commessi di cui si ha memoria. Come la Santa Madre Chiesa ha autorevolmente (e dogmaticamente) insegnato, sono oggetto obbligatorio e necessario tutti e ciascuno i singoli peccati commessi da quando si ha l’uso della ragione in poi, i quali vanno confessati bene, ovvero non genericamente, ma per specie, numero e circostanze.
L’inosservanza volontaria di tale indicazione, come già visto per ciò che concerne il sincero pentimento, non solo rende la Confessione invalida, ma la trasforma in sacrilega. Cerchiamo di focalizzare bene i dettagli di questo importantissimo ulteriore elemento costitutivo della “quasi materia del Sacramento”.
Bisogna quindi anzitutto distinguere tra oggetto obbligatorio e necessario della Confessione e oggetto consigliato e raccomandato di essa. È strettamente obbligatorio confessare i peccati mortali, ovvero quelli aventi una materia grave (in sé o per le “proporzioni” della trasgressione) e che siano stati commessi con piena avvertenza (rendendosi conto della gravità di ciò che si stava facendo) e deliberato consenso (non sotto la spinta di violenza o altra gravissima causa).  Continua a leggere

Astinenza e digiuno: cosa comportano per i cattolici?

Quesito

Caro Padre Angelo,

ho una domanda che potrebbe sembrare banale, ma che mi incuriosisce molto.
Leggendo e studiando il mio libro di economia ho trovato scritto: “Nel 1996 il Papa abolì l’obbligo di non mangiare carne il venerdì”. Innanzitutto, Lei mi può confermare quest’affermazione?
In secondo luogo, sarei molto interessata a sapere come ed eventualmente perché è nato questo obbligo/divieto. Dato che da sola non riesco a trovare le informazioni che desidero mi rivolgo a Lei, sperando di non farLe sprecare tempo.
La ringrazio moltissimo per la disponibilità.

Elisa

Risposta del sacerdote

Cara Elisa,

1. mi dici che nel tuo libro di economia hai trovato questa affermazione: “Nel 1996 il Papa abolì l’obbligo di non mangiare carne il venerdì”.
Il tuo libro di economia su questo punto si mostra inesatto e superficiale. Continua a leggere

Per la Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria

Ave Maria!

Buona Festa dell’Immacolata a tutti!

Scusate se inizio riferendovi qualcosa di spiacevole, ma immagino che anche voi abbiate avuto esperienze simili, oggi o prima.

Sono reduce da una Messa, riformata secondo quanto disposto da Paolo VI. A dirla c’era un prete che per amore del suo io, non della povertà, veste in borghese e con i sandali. Non a caso, la Madonna in un messaggio da Anguera ha preannunciato: “Ci sarà una guerra, e i soldati indosseranno l’abito talare”. Sempre per amore del suo io, lo stesso ha stravolto il dogma dell’Immacolata Concezione, con due affermazioni deliranti:
1) nella Bibbia non ci sarebbero versetti che fanno riferimento all’immacolatezza di Maria Santissima;
2) lui – pensate, lui, unico al mondo, che io sconfinato! – è arrivato alla conclusione che la Madonna sarebbe stata preservata dalla libertà di dire no all’Arcangelo Gabriele! Come se non si potesse parlare, per la Madonna, di libero arbitrio e dunque anche di merito nell’adesione libera alla santa volontà di Dio!

Vi chiedo la carità di un’Ave Maria per quel povero prete.
E ora, per consolarvi, riporto per voi un pensiero di un vero sacerdote: Continua a leggere

L’Immacolata Concezione, storia e novena

Da dove nasce la Solennità dell’8 dicembre, dedicata all’Immacolata Concezione della Madonna? Ovviamente nasce proprio da questo mistero di grazia, legato indissolubilmente alla venuta del Figlio di Dio in mezzo a noi.
Ma certi eventi nella storia della Chiesa e dell’Italia hanno pure portato a proclamare il dogma dell’Immacolata Concezione.
Come sappiamo un po’ tutti, prima dell’unità politica fatta da massoni e liberali contro la fede cattolica del popolo italiano, Roma e gran parte del centro Italia erano sotto l’autorità del Papa.
Ma già a partire dal 1814, l’associazione segreta della Carboneria, di origine massonica, spinse per attuare un rivolgimento eversivo in tutta l’Italia. Continua a leggere

Il terremoto può essere un castigo di Dio per il peccato. Ma cos’è il peccato? E cos’è un castigo divino?

Il 30 ottobre scorso, il noto Padre domenicano Giuseppe Cavalcoli si è trovato a riferirsi in qualche misura, attraverso Radio Maria, al recentissimo terremoto, rispondendo alla domanda di un ascoltatore.
L’intervenuto aveva chiesto se le catastrofi naturali, come il terremoto, potevano essere una conseguenza dell’agire di un popolo e di leggi contrarie alla Legge di Dio.
Padre Cavalcoli ha invitato alla prudenza, ma ha ammesso che va data «una spiegazione di carattere teologico» ai cataclismi e ai disordini della natura.
La pur cauta risposta di Padre Cavalcoli ha scatenato una reazione violenta del mondo.
Per mondo si intendono ormai non solo le forze atee e massoniche e le masse da loro schiavizzate, ma anche la falsa Chiesa e i suoi alti gerarchi.
Del resto, non mancano nemmeno i commenti ispirati a rettitudine, come quelli del Prof. Roberto de Mattei.
Tuttavia, nell’ambito del confronto generale, bisognerebbe aggiungere un’importante spiegazione, anche se per i fedeli può essere scontata.
Si tratta di far comprendere, a chi non vuole restare cieco e sordo fino alla dannazione, che cos’è il peccato, cos’è un castigo divino, e dunque chi è Dio e chi siamo noi per il Signore.
La risposta è di grande semplicità. Continua a leggere

Le feste di precetto, tra prescrizioni sante e leggi empie

Il “primordiale giorno festivo di precetto” è la domenica, giorno della Risurrezione di Gesù Cristo nostro Signore.

Le feste di precetto stabilite per la Chiesa Latina

Oltre alla domenica, le altre feste di precetto prescritte per tutta la Chiesa Latina sono (l’elenco è ordinato partendo dall’Avvento):

  • Solennità fisse:
    • la Solennità dell’Immacolata Concezione, 8 dicembre;
    • la Solennità del Natale, 25 dicembre;
    • la Solennità di Maria Santissima Madre di Dio, 1º gennaio;
    • la Solennità dell’Epifania, 6 gennaio;
    • la Solennità di San Giuseppe, 19 marzo;
    • la Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, 29 giugno;
    • la Solennità dell’Assunzione di Maria, 15 agosto;
    • la Solennità di tutti i Santi, 1º novembre.

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Il pane quotidiano

«Non vogliamo persuaderci che la sofferenza è necessaria all’anima nostra; che la croce deve essere il nostro pane quotidiano.»
Padre Pio

La sofferenza è in rapporto diretto con la giustizia e con l’amore. Si può soffrire per dovere di giustizia o per dovere di carità. È giusto soffrire per riparare un male commesso. È nobile la sofferenza di chi solleva o libera un altro dal dolore. San Pietro Apostolo che pianse torrenti di lagrime appena si rese conto, dopo lo sguardo di Gesù, di aver rinnegato il Maestro (cf. Lc 22,62) è un esempio bellissimo della «sofferenza necessaria all’anima», come dice Padre Pio, per la giusta riparazione dopo la colpa commessa. Continua a leggere

Quando un pensiero è peccato?

Non tutti i pensieri cattivi sono peccati. Anche se oggettivamente la materia del pensiero è grave (ad esempio un omicidio o un adulterio), ma la volontà non è deliberata a pensare le cose che ha in mente oppure non avverte pienamente, d’impulso e razionalmente, la gravità del peccato, allora quel pensiero non è un peccato, o quanto meno non è un peccato grave.
Si può annoverare tra i peccati veniali se c’è un lieve consenso della volontà solo al pensiero, quasi che il pensiero soddisfi un desiderio di ira o di lussuria. Continua a leggere

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