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Luce che sorge

Con la luce di Cristo verso una nuova alba

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ABC della fede

Sepoltura o cremazione?

di Don Leonardo Maria Pompei

Strettamente connessa con il tema della risurrezione della carne è la delicatissima problematica relativa alla cremazione dei defunti. Si tratta di tematica così particolare e su cui oggi circolano talmente tante idee errate, incomplete e a volte addirittura grossolane, che su di essa ha ritenuto opportuno intervenire recentemente la Congregazione per la Dottrina della Fede con un’apposita istruzione (“Ad resurgendum cum Christo”) datata 15 Agosto 2016 (approvata dal Papa) per dare assai eloquenti delucidazioni su tale pratica, le quali si possono così sintetizzare.
Per antichissima tradizione la Chiesa ha da sempre raccomandato con insistenza che i defunti fossero seppelliti nei cimiteri o altri luoghi sacri, anzitutto come segno esteriore di fede e speranza nella risurrezione della carne, ma anche come espressione della dignità del corpo umano che, sulla terra, è servito come strumento per l’anima e come vaso per raccogliere le grazie concesse dal Signore in vita e infine – ma non da ultimo – allo scopo di favorire il ricordo e la preghiera di suffragio di familiari e amici del defunto. Continua a leggere

Il ringraziamento alla Comunione. Se non vogliamo perdere anche la fede

Nell’Eucaristia noi riceviamo, se siamo in grazia di Dio, Gesù Cristo vero Dio e vero uomo, in Corpo, Sangue, Anima e Divinità. Così viene insegnato ancora oggi, nonostante le profanazioni sorte e addirittura richieste all’interno della Chiesa Cattolica, da parte di chi ammette gli adulteri ai sacramenti.
Tuttavia, proprio una simile contraddizione ci mostra che, al di là delle parole, la fede dei cattolici nell’Eucaristia si sta spegnendo. E che ciò stia avvenendo lo si vede bene non soltanto dal consenso alla decisione empia di dare la Comunione agli adulteri, ma anche dall’atteggiamento dei cattolici prima, durante e dopo la Santa Messa.
Intanto, va messo in rilevo il fatto che la Messa oggi comunemente celebrata è una Messa abusiva, non cattolica, che ha avuto inizio con la riforma liturgica del 1969. Si violava in tal modo quanto Papa San Pio V aveva disposto non solo per il suo tempo ma per sempre (bolla Quo Primum del 1570).
Fra l’altro, mentre nella S. Messa tridentina, la “Messa in latino”, la SS. Eucaristia viene ricevuta nel modo più riverente, in ginocchio e sulla bocca, nella Messa riformata viene ricevuta nel modo più irriverente, in piedi e sulla mano. E quanti dei cattolici che vanno a comunicarsi hanno la dignità e il coraggio di inginocchiarsi al momento di ricevere Gesù Eucaristia? Continua a leggere

Il significato del parto verginale della Madonna

Lo straordinario Pontefice San Leone I, insediato sul trono di Pietro nel 440 d.C., governò per circa vent’anni la Santa Chiesa di Dio con altissimo prestigio, autorità e dottrina, come pochi altri nella storia, nel periodo difficilissimo dell’instabilità dell’Impero Romano che cadeva e si sgretolava sotto i colpi tremendi delle invasioni barbariche.
Per due volte, grazie al suo carisma veramente soprannaturale, salvò Roma, prima dagli Unni guidati dal feroce Attila costretto, non si sa da quale segno misterioso, a tornare al di là delle Alpi dopo aver incontrato il Santo Pontefice (452), e poi dai Vandali di Genserico che arrivarono a saccheggiare la città ma, per intervento di San Leone, risparmiarono la vita di tutti i cittadini (455). Continua a leggere

Come salvarsi dall’Inferno? Risponde in breve un sacerdote

Quando la Madonna apparve ai tre pastorelli di Fatima (1917), fra l’altro fece loro vedere l’Inferno: un mare di fuoco e fiamme che si levavano in alto trascinando come carboni accesi anime e demoni; questi si distinguevano per le forme orribili e strane. I tre piccoli ebbero grande orrore e paura. La Madonna li confortò e poi disse: “Avete visto l’Inferno. Ecco dove vanno a finire le anime dei peccatori”. Per impedire un tale esito, che è la sventura più grave che mai si possa verificare, perché dall’Inferno non si esce più, occorre che i peccatori si convertano finché sono in vita e tornino a vivere in Grazia di Dio, che è la vita divina ricevuta col Battesimo. Per facilitare questo ritorno e quindi la Salvezza eterna, la Santa Madre di Dio raccomanda la preghiera del S. Rosario, la Confessione dei peccati, la S. Comunione e la consacrazione o affidamento al Suo Cuore Immacolato. Ai tre pastorelli insegnò anche questa preghiera, da dire ad ogni decina del Rosario: “O Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’Inferno, porta in Cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua Misericordia”. Continua a leggere

Quali sono le vie che portano all’Inferno? Risponde un sacerdote

Quali sono le vie che portano all’Inferno? Sono molte e purtroppo molto frequentate. Dice Gesù: “Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!” (Mt 7,13-14). Ecco alcune vie di perdizione:
1. Perdere la fede e vivere come se Dio non ci fosse. Non pregare, non tener conto dei Comandamenti di Dio né dei richiami dei Sacerdoti. Disertare la Chiesa, profanare la Domenica. Non credere al Papa, alle apparizioni della Madonna o del Signore, ai loro “Messaggi”, etc.; vivere come se mai si dovesse rendere conto.
2. Crescere e vivere secondo il principio del piacere. Io faccio solo ciò che mi piace, ciò che mi dà gusto e soddisfazione. Voglio le mie gratifiche. I figli – dicono tutti – non bisogna farli crescere inibiti e complessati. Si devono lasciare liberi (di perdersi?)!
3. Lasciarsi teleguidare dalla Tv. Vedo cosa c’è. Vedo come ci si diverte. Guardo come fanno gli altri. Mi interessa la moda, mi piacciono gli spettacoli; voglio divertirmi; cerco cose interessanti, rilassanti, stimolanti… Voglio novità! Desidero tutto ciò che vedo! Non nego nulla ai miei occhi! Continua a leggere

Quali sono le sofferenze dei dannati? Risponde un sacerdote

Quali sono le sofferenze dei dannati? Sono tante e terribili. La teologia, che studia la rivelazione e la Bibbia, ne enumera diverse. Esse sono:
-il “fuoco inestinguibile” (Mt 25,41), che colpisce e tormenta anche l’anima del dannato (cf. parabola del ricco epulone: Lc 16,19-31);
-il “pianto e lo stridore di denti” (Mt 8,12), cioè dolore e infelicità, rabbia e desiderio di vendetta;
-rimorso per le colpe commesse, che dà un continuo e implacabile tormento interiore;
-privazione di Dio come Amico; questa è la pena maggiore: non poterlo amare, non poterlo godere;
-compagnia dei demoni e schiavitù a Satana come tiranno e padrone assoluto;
-odio verso se stessi e verso tutti: i dannati non possono più amare niente e nessuno; tra di loro vi è complicità e non amore; è il fallimento definitivo dell’uomo;
-tormento dei sensi: fuoco, buio, fetore, disgusto, urla… Più tormentati sono i sensi con cui più si peccò: “Con quelle stesse cose per cui uno pecca, con esse è poi castigato” (Sap 11,16).
-la disperazione, cioè l’assoluta certezza che non vi sarà mai cambiamento del loro stato infelice. Continua a leggere

Confessarsi bene: una vittoria per l’eternità

Quando si tratta della confessione, abbiamo grosso modo due alternative. O facciamo i furbi con noi stessi, o li facciamo con il diavolo.
Nel primo caso, il diavolo vince e ha giustificati motivi per contare sulla nostra dannazione. Nel secondo caso invece, sarà la grazia di Dio a trionfare in noi.
Non importa quanti e quali peccati ci portavamo nella coscienza e nell’anima: la confessione ben fatta li ha distrutti, annientati per sempre. Si aprono per noi le porte del Paradiso, dove potremo contemplare Dio e prendere parte per sempre alla sua gioia.
Ma mentre siamo ancora a casa nostra o comunque fisicamente lontani dal confessionale, il diavolo ci dà già dei suggerimenti.
Ci dice che il sacerdote è un uomo come noi, anche lui con i suoi peccatacci; ci fa sentire come un peso insopportabile il fatto stesso di andare a confessarci; sempre ascoltando la voce del diavolo, pensiamo: questi sacerdoti sono dei chiacchieroni, e comunque vuoi che i miei peccati, così tremendi, non gli scappino detti a qualcuno? E poi, se mi confesso sul serio, dovrò cambiare vita, cominciare a oppormi alla corrente, e lo so bene quanto è forte, io che mi sono lasciato trascinare fin dalla mia giovinezza, se non da prima!
Ma noi vogliamo forse riconciliarci solo con i nostri simili? Con le nostre paure rischiamo di scordarci che è Dio, nostro Padre e Creatore, a volerci far rinascere come suoi figli nella confessione. È a Dio che dobbiamo pensare innanzitutto.
Gesù Cristo, nostro Signore, ha istituito questo sacramento, ben sapendo quanto possiamo essere umanamente deboli noi e il confessore. Dio, quando fa qualcosa, si prende cura anche delle conseguenze. Continua a leggere

Ave o Croce, unica speranza!

Ave o Croce, unica speranza! O crux ave, spes ùnica!
Come può la croce, addossata a noi dal mondo, diventare addirittura la nostra speranza? Poiché questo ci dice la Chiesa nella preghiera del Breviario, e in particolare nei primi Vespri della Domenica delle Palme, dove si trova il saluto alla Croce citato all’inizio.
In verità, non solo Dio ci ha creati per essere felici ora e sempre, ma la croce, conseguenza del peccato in un mondo di peccato, Dio la fa diventare occasione di riscatto, di perfezionamento spirituale, di salvezza per le anime quando la offriamo, e perciò di speranza.
In un mondo nel quale tutto è peccato e ostilità ai giusti, quale speranza ci resta, se non unire le nostre sofferenze a quelle di Cristo, la nostra croce alla sua?
Se poi rifiutiamo la croce, non riusciremo ugualmente ad evitarla, oppure la trasformeremo in una croce eterna: la tiepidezza, la ribellione, la mancanza di pace nel nostro cuore. Non solo, ma quelli che rifiutano la croce sono gli stessi che ne fabbricano di terribili per gli altri.
Sì, chi non comprende l’importanza di accettare la croce, si ritrova tiepido, senza ardore, senza il desiderio di fare per il Signore Gesù quello che Lui ha fatto per ciascuno di noi, soffrendo e morendo crocifisso. È la creatura che vuole lasciare la croce tutta al suo Creatore!
Rifiutare la croce vuol dire rimanere indifferenti, o persino infastiditi, di fronte alla Passione atroce sofferta da Gesù a causa dei nostri peccati e per il fine della nostra redenzione. Vuol dire avere un cuore di pietra. Continua a leggere

Il valore inestimabile della sofferenza

«Sappiate soffrire tutto cristianamente e non temete che nessuna sofferenza, per quanto basso ne sia il suo motivo, resterà senza merito per la vita eterna.»
Padre Pio

Saper soffrire cristianamente significa accumulare meriti per la vita eterna. Padre Pio è molto chiaro a riguardo: «Nessuna sofferenza […] resterà senza merito per la vita eterna». Nessuna sofferenza: grande o piccola, lunga o breve, nota o nascosta, interiore o esteriore, fisica o morale, nessuna sofferenza – assicura il Santo – «resterà senza merito per la vita eterna».
Tutto ciò è confortante, è vero. Ma ad una condizione precisa, che consiste nel «soffrire tutto cristianamente». Il vero problema è esattamente questo: riesco io a soffrire «cristianamente»? E d’altra parte: che cosa significa soffrire «cristianamente»? La risposta è semplice: significa soffrire come Gesù Cristo. Ma qui si casca pressoché tutti. Gesù, infatti, ha sofferto unicamente e perfettissimamente per amore di Dio e per amore degli uomini da salvare, secondo quei primi e massimi comandamenti nei quali si racchiudono l’intera Legge e i Profeti: «Ama Dio con tutto il tuo cuore» (Mt 22,37). Continua a leggere

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