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Luce che sorge

Con la luce di Cristo verso una nuova alba

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Amore

Una figlia adottiva e la sua madre naturale. Una storia di vita, fede ed eroismo

Sabato 20 maggio si terrà a Roma la Marcia per la Vita. Mentre il mondo sprofonda nell’oscurità, lasciamoci conquistare dalla luce che si trova nella storia di una figlia adottiva e della sua madre naturale. Una storia in cui trionfano la vita, la fede e l’eroismo.

1 maggio 2017 – Per tutta la vita mi è stato fatto sentire quanto ero speciale, perché ero tanto amata non solo da due genitori, ma da un altro ancora.

La gente mi faceva domande sui miei genitori “veri”, ma io sapevo che i miei genitori adottivi erano i miei “veri genitori”. Avevo sempre saputo di essere stata adottata, e come la maggior parte dei figli adottivi, ero restia a cercare i miei genitori naturali, perché temevo di far soffrire i miei genitori. Poi nel 1989, con il benestare dei miei genitori, incominciai la ricerca.

L’agenzia che aveva facilitato la mia adozione non poteva indicarmi una persona precisa, ma quello che mi dissero mi turbò. Mentre ai miei genitori era stato detto che mia madre era morta durante il parto, i dati riportavano che a quel tempo lei aveva 22 anni e soffriva di “nervosismo”.

“Nervosismo”? Che voleva dire? Continua a leggere

L’arte cristiana di amare

Anche a voi sarà successo, chissà quante volte, di non essere accolti con amore.
Ora, potremmo restare con lo sguardo su noi stessi, ma sorgono invece due domande.
La prima: chi ha accolto Gesù con amore? E noi, tu, io, abbiamo accolto Gesù con amore?
Gesù è il nostro adorabile Signore, vero Dio e vero Uomo. Gesù è l’Amore.
Gesù vive nella sua eterna Gloria, e non soffre più per la sua vita fra i peccatori, per la sua dolorosa Passione.
Eppure è Gesù il più escluso, l’Adorabile non adorato, non ricercato e non amato. È Gesù l’Immenso non anelato, lo Sposo ignorato e non bramato, l’Amico su cui quasi nessuno vuole contare, il Redentore che trova ancora cuori di pietra.
In realtà, noi dimostriamo amore a una persona, compreso noi stessi, a seconda di quanto amiamo Gesù. Continua a leggere

I morti non parlano (ma i vivi sì)

La sentenza per cui i morti non parlerebbero suona truce ma anche vagamente umoristica, soprattutto se letta standocene comodamente seduti su una poltrona.
È quello che dice il gangster minacciando un malcapitato dalla lingua troppo lunga, o dopo aver ormai commesso il fattaccio, per rassicurare i complici.
Oppure la frase viene messa in bocca non a un gangster ma a un personaggio di epoche e misfatti variabili. In qualche modo ci rassicura: lui fa la sua parte e il lettore (o lo spettatore) lo inquadra con la massima tranquillità.
Qui però la prendo in un altro senso.
I morti, cioè chi non ha la vita dell’anima, non parlano a chi li interpella, perché sono senza cuore. Oppure hanno un cuore prigioniero, privo di vita sufficiente per far divampare una fiamma bella e generosa. Continua a leggere

Verità e Amore, un linguaggio da ritrovare

Dio è Verità e Amore, ma prima di tutto Verità. Si insegna giustamente che la Verità può dirci cos’è l’Amore, ma l’Amore, da solo, non può dirci cos’è la Verità.
C’è una profezia di Nostro Signore Gesù Cristo che vale per gli ultimi tempi (Lc 18, 8): «Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».
Guardiamo adesso l’umanità che abita sulla terra. La fede è quasi scomparsa, perché nella Chiesa Cattolica, la Chiesa universale, si crede in un dio inventato dall’uomo, un dio che giustificherebbe il peccato.
Molti di più non credono affatto, oppure adorano un dio che non è Padre (i non cristiani) o satana stesso (gli occultisti).
Ora, Dio si fa comprendere attraverso un linguaggio, che deve essere parlato innanzitutto dai genitori con i propri figli. E poiché Dio è Verità e Amore, anche il linguaggio per far conoscere Dio deve essere un linguaggio di Verità e Amore. A questo linguaggio poi deve corrispondere la sostanza, la vita vissuta. Continua a leggere

La solitudine in rapporto al mondo e al Signore

La solitudine non è un bene, ma il suo significato davanti al mondo e davanti a Dio è completamente diverso.
Per il mondo, la solitudine è da condannare perché rappresenta il rifiuto della sua falsità, il ritirarsi dai suoi rapporti basati sul degrado e sul potere. Titolava emblematicamente, anni fa, uno dei giornali più venduti in Italia: «La follia dei solitari». Un marchio a fuoco, un’espressione di odio bruciante verso coloro che non hanno accettato di conformarsi e unirsi alla massa, sotto la guida di capi malvagi.
Il Signore Gesù invece di condannare semplicemente la solitudine ci invita ad uscirne, con le sue parole sublimi (Gv 12, 24): «In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto».
Davanti al mondo, ciascuno di noi è solo qualcuno da schiavizzare, da abbassare nel fango. Davanti a Dio, che ci ha creati, tu e io abbiamo una grande fecondità di vita nascosta nel profondo di noi stessi. Quando spostiamo lo sguardo dal nostro nulla egoistico alla pienezza divina di Gesù, allora muoriamo a noi stessi e al mondo, e nasciamo a vita nuova, vita eterna. Continua a leggere

Help for a deserving friend

Dear All,

It may come as a surprise to many that in Italy today poverty has reached a level perhaps not seen since the Second World War, so that now almost half of families are struggling to support themselves.
Yet not everyone is in a position to help others. Usually we help our closest neighbours first: our family members, relatives, friends and maybe also our brothers and sisters in Christ.
I would like to present to your kind attention the case of a man, a friend, who is a person of great faith and of a good heart. I will allow him to explain:

I am 59 years of age and a former company manager and consultant. I live in a town in Lombardy (North Italy) with my invalid 60-year-old wife and the youngest of our children, my son, who is at present unemployed.
Due to the worsening of my wife’s health, in the last four years I have mainly dedicated myself to assisting her to undergo the medical examinations needed to formulate a diagnosis, thereby forfeiting several job opportunities.
Finally in 2016 the double diagnosis of vascular encephalopathy caused by a ‘disease of small vessels’, and moderate Alzheimer’s dementia, which is serious given her age, and which over time has robbed her of almost all her independence. Continua a leggere

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Grazie

Ieri mattina ho pubblicato l’appello Aiuto per un amico che merita. Nell’arco della giornata, sono arrivate due offerte. Un messaggio accompagnava la seconda: «È poca cosa, ma se siamo in molti saremo in grado di darvi una mano. Pregherò per voi». Ecco la fede, ecco l’amore! Con profonda riconoscenza, mi sono inginocchiato e ho pregato per questa persona. Grazie!

L’amore di Don Bosco, il Santo educatore

San Giovanni Bosco, il santo prete familiarmente chiamato Don Bosco, aveva un grande vantaggio rispetto al clero di oggi. Poteva contare su una Chiesa che era Madre e Maestra, con una vera liturgia e una vera dottrina.
Trascorsi quasi centotrent’anni dalla sua morte (1888), la vera Chiesa non esiste più, se non in un piccolo resto di fedeli. Anzi, viene perseguitata dalla falsa Chiesa al governo, matrigna e prostituta del mondo, con una falsa liturgia e una falsa dottrina.
Ma la forza di Don Bosco stava, ancor di più, nella sua alleanza con Dio e nella devozione alla Madonna. E di questo tutti siamo e saremo capaci, anche negli ultimi tempi.
Il piccolo Giovanni rimase orfano di padre a due anni. La mamma allevò lui e gli altri due figli con grande amore e sapienza, abituandoli al lavoro e istruendoli benissimo nella fede cattolica. Sappiamo fra l’altro che mamma Margherita consacrò questo suo figliolo alla Madonna fin dalla nascita. Continua a leggere

Nel matrimonio, la via più elevata

Due siti internet cattolici hanno pubblicato, di recente, un paio di articoli sul piacere sensuale nella vita matrimoniale.
Entrambi gli articoli sottolineano, giustamente, come il piacere tra i coniugi sia lecito, sempre che non vada contro il bene della famiglia e dei figli.
Nulla di nuovo in questo, perché già San Paolo parla di come gli sposi possono unirsi quando in loro arde il desiderio sensuale (1 Cor 7, 1-8). Aggiunge tuttavia: «Questo però vi dico per concessione, non per comando» (v. 6).
Quindi riguardo al matrimonio non dovremmo mai parlare solo del piacere sensuale, che è una concessione, ma anche e soprattutto di una via più elevata nell’amore tra gli sposi. Altrimenti, rischiamo di presentare una visione a senso unico e incompleta.
Per esempio, in uno dei due articoli si legge: «La castità prematrimoniale è la capacità di rimaner fedeli al proprio marito e alla propria moglie ancor prima di conoscerli». Continua a leggere

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