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Luce che sorge

Con la luce di Cristo verso una nuova alba

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Amore

Chi discrimina le persone con tendenze omosessuali?

Discriminazione significa ledere i diritti di una persona – al rispetto, al lavoro, a dei servizi e così via – a causa dell’identità assunta da quella persona – per natura, convinzioni, tendenze di qualsiasi tipo.
Se però a nessuno si devono negare il rispetto e la cura sociale, vanno comunque garantiti il rispetto e la cura sociale verso tutti. Quindi si deve assicurare il rispetto per l’ordine sociale, per la fede delle persone, per l’innocenza dei bambini, per la purezza e l’equilibrio di ogni persona e famiglia.
Tutto questo, chiaro per noi credenti, non è considerato se non per calpestarlo da chi oggi ha potere e influenza nel mondo visibile.
Ormai siamo a pochi passi dal mettere fuori legge, e poi condannare con la pena di morte, l’annuncio cristiano e la stessa pronuncia del nome di Gesù, il Signore della Vita, che la gente di potere osa sfidare con folle temerarietà.
Sono talmente accecati dal diavolo, di cui si sono fatti figli e discepoli, da non immaginare l’abisso verso cui il padre loro li sta conducendo.
E il diavolo è il «padre della menzogna» (Gv 8, 44). Imitando il padre loro, questi uomini e donne perduti si aggirano «come leone ruggente», «cercando chi divorare» (1 Pt 5, 8). Non hanno certo il coraggio del leone, ma solo il potere arrogante di chi ha venduto l’anima per ottenerlo.
Malvagi e menzogneri, usano le persone con tendenze omosessuali e d’altro tipo come strumenti di distruzione, mentre non hanno per loro né amore né pietà. Continua a leggere

Padre Pio e la sua mamma

Nel dicembre del 1928, la madre di Padre Pio, che tutti chiamano affettuosamente «mamma Peppa», accompagnata da Maria Pyle, si trasferisce a San Giovanni Rotondo per trascorrere il Natale con il figlio.
L’incontro tra i due avviene sul piazzale della chiesetta. Padre Pio non ha mai permesso che sua madre gli baciasse le mani. Ogni volta che ha tentato di farlo, l’ha sgridata dicendole: «È il figlio che deve baciare le mani alla madre, non il contrario». In questa occasione, mamma Peppa ricorre a uno stratagemma, come racconta Maria Pyle in un suo scritto: «Nascondendo la sua grande gioia sotto un’apparente calma, mamma Peppa prese la mano del figlio e, prima che egli la ritirasse, disse: “Padre Pio, ti bacio la mano per zia Libera (primo bacio) e per zia Pellegrina (secondo bacio), e per zia Filomena (terzo bacio)” e così oltre per circa dieci e più comari. E per finire disse: “E adesso, Padre Pio, la bacio per me”. Tentò ma non vi riuscì. Mentre si piegava per baciare, Padre Pio alzò di scatto le mani e, tenendole alzate, disse: “Questo mai. Il figlio deve baciare la mano alla mamma e non la mamma al figlio”». Continua a leggere

Il perdono è vita eterna. Una testimonianza di Madre Teresa di Calcutta

E mi ricordo di una volta che raccolsi una donna da un bidone dei rifiuti, e capivo che stava morendo. La tolsi da lì e la portai al convento. Lei non faceva che ripetere le stesse parole: “Mio figlio mi ha fatto questo”. Neanche una volta pronunciò le parole “Ho fame”, “Sto morendo”, “Soffro”. Non faceva altro che ripetere: “Mio figlio mi ha fatto questo”. Mi ci volle molto tempo per aiutarla a dire: “Perdono mio figlio”, prima che morisse.

Originale inglese:

I remember also, once I picked up a woman from a dustbin and I knew she was dying. I took her out and took her to the convent. She kept on repeating the same words: “My son did this to me.” Not once did she utter the words: “I’m hungry”, “I’m dying”, “I’m suffering”. She just kept on repeating: “My son did this to me.” It took me a long time to help her to say: “I forgive my son”, before she died (LS, 72). Continua a leggere

Lettera aperta al Dr. Silvio Viale

Caro Dr. Viale,

in questi giorni, informandomi su internet, ho saputo della sua pratica abortista, del suo turpiloquio, delle sue bestemmie e dei suoi proclami di morte nei confronti del bimbo Charlie Gard. Ho pure letto che è stata chiesta la sua radiazione dall’Ordine dei Medici.
Non mi sono mai trovato a uccidere una creatura umana nel grembo di sua madre, o ad invocare l’assassinio di un bimbo malato, e come questo sia possibile rimane per me un terribile mistero.
Tuttavia, ho vissuto in prima persona qualcosa dei sentimenti che lei esprime. Poi, solo quando ho ritrovato la fede che mi era stata rubata con l’innocenza, ho compreso cosa mi era successo.
Oggi so che se lei è stato battezzato, è divenuto figlio di Dio, e in quel momento né il diavolo né il mondo potevano vantare diritti o paternità su di lei.
Se siamo figli di Dio, lo siamo anche di Maria Santissima, la Madre che in fondo al nostro cuore abbiamo almeno una volta sognato, e possiamo chiamarci fratelli.
Ma come si fa a nutrire la fede, quando nella nostra famiglia, intorno a noi, non vi è chi ci ama con tutto il cuore, chi darebbe la vita per difendere la nostra innocenza? Continua a leggere

Un doloroso equivoco e il cuore grande del Padre

Per l’artrosi che soffrivo alle ginocchia, mi permisero di confessarmi seduta davanti al confessionale. Mi sentivo davanti a Gesù giudice; ma giudice buono, indulgente, misericordioso. Sotto quegli occhi, pieni di luce e di amore, la coscienza si sentiva tutta scrutata, per cui mi studiavo di ricordare ogni piccola colpa. Il Padre mi aiutava: mi dirigeva amando. Oh! Quanto poco conoscevo quel cuore! Mi stancavo della mia incostanza, mentre lui non si stancava. Non sopportavo me stessa, mentre lui così perfetto e santo mi sopportava, mi scusava, mi porgeva tutte e due le mani per rialzarmi. […].
In quel tempo ero molto occupata a scuola; non potendo parlargli a voce, scrissi un biglietto al Padre per esporgli alcuni dubbi di coscienza. Il giorno dopo quella consorella che mi perseguitava [una signora che abitava vicino al convento] mi disse: «Per forza ti devono venire quei dubbi, ce ne dai occasione».
Rimasi senza parola, mi affrettai ad entrare in chiesa. Quel che successe nell’anima mia Dio solo sa. Il nemico approfittò della mia coscienza sconvolta per sussurrarmi: «Fidati pure di Padre Pio, guarda com’è riservato. Tutto quello che tu gli dici lo fa sapere a quella». Non volevo credere a quello che il bugiardo mi diceva in quel momento di sconvolgimento, ma ripetevo a me stessa: le parole che ella mi ha ripetuto sono precisamente quelle che ho scritto al Padre. Perché gliele ha riferite, sapendo che va in cerca di nuovi pretesti per perseguitarmi di più? Continua a leggere

Due. Un amore grande e innocente

Il video che oggi offriamo ai visitatori è poesia in musica. S’intitola Due e dà voce a un amore grande e innocente. Alla pura bellezza delle note si aggiunge quella del testo. Non a caso, tra gli autori del pezzo c’è il paroliere Giulio Rapetti, in arte Mogol, un uomo che non ha perso la sua fede cattolica. La musica invece è di Riccardo Cocciante.

Su YouTube non è disponibile un buon video con l’interpretazione del solo Cocciante. O duetta con una signora che stravolge la sua parte, oppure ci s’imbatte in immagini di dubbia decenza.

Cercando ancora, abbiamo trovato l’interpretazione di un altro cantante, non sappiamo se dilettante o professionista. Non raggiunge il livello del famoso artista, ma almeno il canto ritrova la sua dimensione.

Di seguito potete leggere il testo.

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Una figlia adottiva e la sua madre naturale. Una storia di vita, fede ed eroismo

1 maggio 2017 – Per tutta la vita mi è stato fatto sentire quanto ero speciale, perché ero tanto amata non solo da due genitori, ma da un altro ancora.

La gente mi faceva domande sui miei genitori “veri”, ma io sapevo che i miei genitori adottivi erano i miei “veri genitori”. Avevo sempre saputo di essere stata adottata, e come la maggior parte dei figli adottivi, ero restia a cercare i miei genitori naturali, perché temevo di far soffrire i miei genitori. Poi nel 1989, con il benestare dei miei genitori, incominciai la ricerca.

L’agenzia che aveva facilitato la mia adozione non poteva indicarmi una persona precisa, ma quello che mi dissero mi turbò. Mentre ai miei genitori era stato detto che mia madre era morta durante il parto, i dati riportavano che a quel tempo lei aveva 22 anni e soffriva di “nervosismo”.

“Nervosismo”? Che voleva dire? Continua a leggere

L’arte cristiana di amare

Anche a voi sarà successo, chissà quante volte, di non essere accolti con amore.
Ora, potremmo restare con lo sguardo su noi stessi, ma sorgono invece due domande.
La prima: chi ha accolto Gesù con amore? E noi, tu, io, abbiamo accolto Gesù con amore?
Gesù è il nostro adorabile Signore, vero Dio e vero Uomo. Gesù è l’Amore.
Gesù vive nella sua eterna Gloria, e non soffre più per la sua vita fra i peccatori, per la sua dolorosa Passione.
Eppure è Gesù il più escluso, l’Adorabile non adorato, non ricercato e non amato. È Gesù l’Immenso non anelato, lo Sposo ignorato e non bramato, l’Amico su cui quasi nessuno vuole contare, il Redentore che trova ancora cuori di pietra.
In realtà, noi dimostriamo amore a una persona, compreso noi stessi, a seconda di quanto amiamo Gesù. Continua a leggere

I morti non parlano (ma i vivi sì)

La sentenza per cui i morti non parlerebbero suona truce ma anche vagamente umoristica, soprattutto se letta standocene comodamente seduti su una poltrona.
È quello che dice il gangster minacciando un malcapitato dalla lingua troppo lunga, o dopo aver ormai commesso il fattaccio, per rassicurare i complici.
Oppure la frase viene messa in bocca non a un gangster ma a un personaggio di epoche e misfatti variabili. In qualche modo ci rassicura: lui fa la sua parte e il lettore (o lo spettatore) lo inquadra con la massima tranquillità.
Qui però la prendo in un altro senso.
I morti, cioè chi non ha la vita dell’anima, non parlano a chi li interpella, perché sono senza cuore. Oppure hanno un cuore prigioniero, privo di vita sufficiente per far divampare una fiamma bella e generosa. Continua a leggere

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