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Confessione

Voglio confessarmi bene!

Anni fa, ai tempi di Benedetto XVI regnante, era disponibile in un Santuario mariano un pieghevole intitolato Voglio confessarmi bene!, di cui abbiamo conservato una copia come un tesoro prezioso. S’incentra sui Dieci Comandamenti, con una serie di domande per esaminare davvero a fondo la nostra vita. Lo riportiamo integralmente.

Maria Vergine, Madre di Misericordia, abbi pietà di me!

PREGHIERA

O Dio, nostra salvezza, che con la Croce del Tuo Figlio hai spezzato il giogo del peccato, aiutami a sentire il peso delle mie colpe e a confessarle con umiltà.
Rendimi la gioia di essere salvato per lodare la Tua misericordia e vivere nella Tua pace. Amen.
Signore Gesù Cristo, figlio di Davide, abbi pietà di me!

Per fare una buona Confessione si richiedono cinque cose: Continua a leggere

Che cosa dire quando mi confesso?

Un sacerdote molto stimato spiega uno dei requisiti fondamentali della Confessione e ci aiuta a riconoscere i peccati, innanzitutto quelli gravi.

di Don Leonardo Maria Pompei

Il quarto requisito per una buona Confessione è l’accusa sincera dei peccati commessi di cui si ha memoria. Come la Santa Madre Chiesa ha autorevolmente (e dogmaticamente) insegnato, sono oggetto obbligatorio e necessario tutti e ciascuno i singoli peccati commessi da quando si ha l’uso della ragione in poi, i quali vanno confessati bene, ovvero non genericamente, ma per specie, numero e circostanze.
L’inosservanza volontaria di tale indicazione, come già visto per ciò che concerne il sincero pentimento, non solo rende la Confessione invalida, ma la trasforma in sacrilega. Cerchiamo di focalizzare bene i dettagli di questo importantissimo ulteriore elemento costitutivo della “quasi materia del Sacramento”.
Bisogna quindi anzitutto distinguere tra oggetto obbligatorio e necessario della Confessione e oggetto consigliato e raccomandato di essa. È strettamente obbligatorio confessare i peccati mortali, ovvero quelli aventi una materia grave (in sé o per le “proporzioni” della trasgressione) e che siano stati commessi con piena avvertenza (rendendosi conto della gravità di ciò che si stava facendo) e deliberato consenso (non sotto la spinta di violenza o altra gravissima causa).  Continua a leggere

La Verità o le bugie “a fin di bene”?

Molti di noi, nel lavoro dipendente, avranno ricevuto l’indicazione, o piuttosto l’ordine, di mentire a qualcuno.
Oppure può esserci quella bugia che si considera pietosa, una bugia in apparenza così utile e importante da evitare la crisi di un malato, o di una persona instabile.
Altre volte, la bugia viene detta, e prima ancora giustificata, per salvare qualcuno da rappresaglie, percosse, carcerazione, morte violenta e così via.
Insomma, la bugia in simili casi sembra una strada obbligata e ci si sente del tutto tranquilli. Anzi, soprattutto quando servirebbe a proteggere qualcuno, la si ritiene molto caritatevole e meritoria.
Ricordo un prete di Napoli, sulla quarantina e vestito con il clergyman di derivazione protestante, che affermava proprio questo. Con uno slancio di solidarietà più che di furbizia, si diceva pronto a raccontare anche più di una bugia per salvare una persona.
Ora però spostiamo l’attenzione dal vecchio mondo e dal prete di Napoli e prestiamo ascolto a un grande Santo, anche lui campano: Padre Pio da Pietrelcina. Continua a leggere

Quando un pensiero è peccato?

Non tutti i pensieri cattivi sono peccati. Anche se oggettivamente la materia del pensiero è grave (ad esempio un omicidio o un adulterio), ma la volontà non è deliberata a pensare le cose che ha in mente oppure non avverte pienamente, d’impulso e razionalmente, la gravità del peccato, allora quel pensiero non è un peccato, o quanto meno non è un peccato grave.
Si può annoverare tra i peccati veniali se c’è un lieve consenso della volontà solo al pensiero, quasi che il pensiero soddisfi un desiderio di ira o di lussuria. Continua a leggere

“Non si confessi se non vuole”. Quando il pastore abbandona le pecore a se stesse

Il Signore Gesù ha messo bene in chiaro come si comporta il buon pastore.
«Il buon pastore offre la vita per le pecore», dice Gesù nel Vangelo di San Giovanni (10, 11).
In un passo di San Luca (15, 4), leggiamo anche: «Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova?».
Anche le immagini della devozione cattolica ci mostrano a volte Gesù il Buon Pastore che ha ritrovato la sua pecorella e la libera dalle spine dei rovi o da un pericolo imminente.
Ieri mattina, di domenica, dopo una Messa piena delle miserie della riforma liturgica, c’erano una madre e un figlio davanti non ad uno, ma a due sacerdoti. Continua a leggere

“Nonna, lei non ha peccati.” Così parlò il cardinal Bergoglio

Ieri stavo scorrendo gli articoli di un giornalista che si occupa molto di religione. La mia speranza era di trovare una voce sincera, perché ce ne sono ancora, sebbene pochissime.
Mi è così di nuovo saltato agli occhi un fatto avvenuto lo scorso dicembre. Sono parole di Bergoglio, il successore di Papa Benedetto XVI, con un ricordo di quando era cardinale a Buenos Aires, in Argentina. Il giornalista le riferisce senza sollevare il minimo interrogativo.
Leggiamole:

Bergoglio ha rievocato un fatto accaduto durante una messa per i malati celebrata a Buenos Aires, nel 1992. L’attuale Pontefice stava confessando da ore quando gli si avvicinò una donna di ottant’anni. “E io ho detto: ‘Nonna, lei viene a confessarsi?’. ‘Sì’. ‘Ma lei non ha peccati’. Continua a leggere

Quando l’ira è peccato? Un sacerdote risponde

Caro Padre Angelo,
intanto La ringrazio per il suo sito e la possibilità accordata ad ogni fedele e non di poterLe scrivere: è davvero importante saper trovare, oggigiorno, delle risposte chiare, dettagliate e vere, cioè cattoliche, e non adulterate in qualche modo, nel panorama della rete web.
Torno a scriverLe per la seconda volta per una domanda: quando l’ira è peccato?
[…]
Grazie per la sua risposta!
A presto!
Francesco Continua a leggere

Per una confessione furba

Quando si tratta della confessione, abbiamo grosso modo due alternative. O facciamo i furbi con noi stessi, o li facciamo con il diavolo.
Nel primo caso, il diavolo vince e ha giustificati motivi per contare sulla nostra dannazione. Nel secondo caso invece, sarà la grazia di Dio a trionfare in noi. Continua a leggere

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