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Confessione

Follia anticristiana in Australia. Una legge contro il segreto del confessionale

LifeSiteNews dà la notizia di una legge approvata il 7 giugno scorso nell’assemblea legislativa della città di Canberra, capitale dell’Australia. Viene stabilito l’obbligo per i sacerdoti di denunciare alle autorità i pedofili che si vadano a confessare da loro.
Tutti i partiti politici dell’assemblea hanno appoggiato il provvedimento, che riguarda Canberra e il suo territorio, ma non l’intera Australia.
I sacerdoti che intendano rimanere fedeli a Cristo e rispettare il segreto del confessionale, potranno essere perseguiti e incarcerati.
L’Arcivescovo di Canberra e Goulburn, Mons. Christopher Prowse, si è duramente opposto a questa legge criminale, ispirata dall’odio per Cristo, per i consacrati che lo servono e per quelli che cercano il suo perdono.
L’Arcivescovo ha detto che «i sacerdoti sono vincolati da un voto sacro a mantenere il segreto della confessione. Senza quel voto, chi sarebbe disposto a liberarsi dal peso dei propri peccati, cercando il saggio consiglio di un sacerdote e ricevendo il perdono misericordioso di Dio?». Continua a leggere

Pentirsi o no dei propri peccati? Un racconto del Vangelo

Negli anni Sessanta del secolo scorso, finita la Chiesa Cattolica tradizionale con la scomparsa di Papa Pio XII, si inaugurò il «dialogo col mondo», cioè con uno dei principali nemici di Dio e dell’uomo. Era inevitabile quindi che nella Chiesa il mondo arrivasse a dettare legge e che i suoi oppositori diventassero i fuorilegge. E chi sono i suoi oppositori? Il clero e i laici fedeli a Cristo e non al mondo.
Tra l’altro, molti Vescovi oggi perseguitano i sacerdoti che predicano e confessano come Dio comanda.
Avrete sentito dire di quei sacerdoti giusti o santi che non vogliono lasciare le persone nel peccato e fanno, com’è loro dovere, certe domande in confessione. E avrete sentito dire di quei falsi penitenti che vanno a confessarsi con la superbia di chi si vuole sempre assolvere da se stesso, e non sopportano le domande. Loro si confessano per ricevere l’assoluzione, non certo per purificarsi davanti a Dio!
E allora che fanno? Vanno a lamentarsi al bar, per strada, con i colleghi? Forse anche, ma sanno di potersi andare a lamentare con il loro Vescovo. E il loro Vescovo che fa? Con santa pazienza sopporta le loro lamentele perverse e li aiuta a pentirsi e vergognarsi? No, dà loro ragione e perseguita quei giusti o santi sacerdoti.
Ecco a cosa ci ha portato il «dialogo col mondo»: ad avere dei Vescovi, e non solo, che si uniscono al mondo nel perseguitare i giusti e i santi.
Ora, nel Vangelo di San Giovanni (cap. 5) si legge di quando il Signore Gesù guarisce «un uomo che da trentotto anni era malato». Si trattava di un infermo, costretto a stare su un lettuccio. Ma Gesù vuole guarirci prima di tutto nell’anima. Per questo, Gesù, conoscendo la situazione di quell’uomo, lo ammonisce: «Ecco che sei guarito; non peccare più, perché non ti abbia ad accadere qualcosa di peggio». Continua a leggere

Come dovrebbe essere la confessione? Padre Pio insegna

«Il Settimanale di Padre Pio» ha recentemente pubblicato alcuni stralci da un libro che parla di Padre Pio e di come confessava. L’Autore è Padre Pellegrino Funicelli, che frequentò il grande Santo.

[…] Quel pomeriggio approfittai per riproporre a padre Pio una obiezione sulla sua facilità di negare o di rimandare l’assoluzione: «Padre, lei, aiutato da Fra Costantino e da tante altre anime oranti, lavora molto per ricondurre in seno alla Madre Chiesa i figli lontani. Ma intanto li lascia per mesi senza assoluzione. E questo non significa lasciarli ancora fuori della Chiesa?».
Rispose «Non basta entrare. Bisogna entrare bene. Per te basta che entrino all’ammasso. Per me è importante che entrino preparati. I mesi impiegati per prepararsi a far parte della Chiesa sono spesi molto bene. Entrare impreparati è lo stesso che non entrare».
La risposta di padre Pio non mi sorprese: confermava ancora una volta il suo santo rigore.
Nel praticare la Confessione sacramentale, alcuni perseguono uno scopo diverso da quello della conversione e della perfezione: tentano di carpire dalla buona fede o dal lassismo del confessore un’assoluzione invalida; tacciono i propri sbagli e nascondono le proprie vere intenzioni e responsabilità. Ma non sempre riescono a ingannare o a coinvolgere il confessore. Continua a leggere

Confessarsi bene: una vittoria per l’eternità

Quando si tratta della confessione, abbiamo grosso modo due alternative. O facciamo i furbi con noi stessi, o li facciamo con il diavolo.
Nel primo caso, il diavolo vince e ha giustificati motivi per contare sulla nostra dannazione. Nel secondo caso invece, sarà la grazia di Dio a trionfare in noi.
Non importa quanti e quali peccati ci portavamo nella coscienza e nell’anima: la confessione ben fatta li ha distrutti, annientati per sempre. Si aprono per noi le porte del Paradiso, dove potremo contemplare Dio e prendere parte per sempre alla sua gioia.
Ma mentre siamo ancora a casa nostra o comunque fisicamente lontani dal confessionale, il diavolo ci dà già dei suggerimenti.
Ci dice che il sacerdote è un uomo come noi, anche lui con i suoi peccatacci; ci fa sentire come un peso insopportabile il fatto stesso di andare a confessarci; sempre ascoltando la voce del diavolo, pensiamo: questi sacerdoti sono dei chiacchieroni, e comunque vuoi che i miei peccati, così tremendi, non gli scappino detti a qualcuno? E poi, se mi confesso sul serio, dovrò cambiare vita, cominciare a oppormi alla corrente, e lo so bene quanto è forte, io che mi sono lasciato trascinare fin dalla mia giovinezza, se non da prima!
Ma noi vogliamo forse riconciliarci solo con i nostri simili? Con le nostre paure rischiamo di scordarci che è Dio, nostro Padre e Creatore, a volerci far rinascere come suoi figli nella confessione. È a Dio che dobbiamo pensare innanzitutto.
Gesù Cristo, nostro Signore, ha istituito questo sacramento, ben sapendo quanto possiamo essere umanamente deboli noi e il confessore. Dio, quando fa qualcosa, si prende cura anche delle conseguenze. Continua a leggere

Domenica 27 agosto 2017. Una Messa di ordinaria follia

C’è un film che s’intitola Un giorno di ordinaria follia. Non ricordo di essermelo sorbito, quando anni fa ancora guardavo la televisione, e come tutti i telespettatori mi bevevo il cervello tra un “piatto” e l’altro.
Comunque, il film in questione ha due etichette: “drammatico” e “grottesco”. E così è stata l’ennesima Messa della Chiesa Cattolica Riformata a cui il nostro (d’ora in poi mi chiamerò così) ha partecipato domenica scorsa, 27 agosto 2017.
Il nostro, prima della celebrazione, andava in cerca di un sacerdote per confessarsi. Ed ecco che, già annunciatogli da un diacono, entra da fuori un prete, un missionario dicono, vestito in borghese. Una vecchia conoscenza.
In sacrestia lo salutiamo. Con un viso e una voce impassibili, risponde al saluto. Ci spostiamo nella cappella adiacente per la Confessione. Fa due tirate, prima e dopo la breve accusa dei peccati; nel marasma delle parole sembra di cogliere il fatto che qualcosa del modo di vivere del penitente non gli piaccia (nessun riferimento ai peccati). Poi si rifiuta di dare al nostro la penitenza, cosa di cui ha l’obbligo grave come sacerdote.
Segue una discussione. Il prete-missionario mimetico (in borghese) parla ironicamente di «flagellazione» con riferimento alla penitenza. Invita il nostro ad andarsene in un’altra chiesa se così non gli sta bene, al che gli viene ribattuto: «Io non devo andarmene, sono a casa mia!». Continua a leggere

Voglio confessarmi bene!

Anni fa, ai tempi di Benedetto XVI regnante, era disponibile in un Santuario mariano un pieghevole intitolato Voglio confessarmi bene!, di cui abbiamo conservato una copia come un tesoro prezioso. S’incentra sui Dieci Comandamenti, con una serie di domande per esaminare davvero a fondo la nostra vita. Lo riportiamo integralmente.

Maria Vergine, Madre di Misericordia, abbi pietà di me!

PREGHIERA

O Dio, nostra salvezza, che con la Croce del Tuo Figlio hai spezzato il giogo del peccato, aiutami a sentire il peso delle mie colpe e a confessarle con umiltà.
Rendimi la gioia di essere salvato per lodare la Tua misericordia e vivere nella Tua pace. Amen.
Signore Gesù Cristo, figlio di Davide, abbi pietà di me!

Per fare una buona Confessione si richiedono cinque cose: Continua a leggere

Che cosa dire quando mi confesso?

Un sacerdote molto stimato spiega uno dei requisiti fondamentali della Confessione e ci aiuta a riconoscere i peccati, innanzitutto quelli gravi.

di Don Leonardo Maria Pompei

Il quarto requisito per una buona Confessione è l’accusa sincera dei peccati commessi di cui si ha memoria. Come la Santa Madre Chiesa ha autorevolmente (e dogmaticamente) insegnato, sono oggetto obbligatorio e necessario tutti e ciascuno i singoli peccati commessi da quando si ha l’uso della ragione in poi, i quali vanno confessati bene, ovvero non genericamente, ma per specie, numero e circostanze.
L’inosservanza volontaria di tale indicazione, come già visto per ciò che concerne il sincero pentimento, non solo rende la Confessione invalida, ma la trasforma in sacrilega. Cerchiamo di focalizzare bene i dettagli di questo importantissimo ulteriore elemento costitutivo della “quasi materia del Sacramento”.
Bisogna quindi anzitutto distinguere tra oggetto obbligatorio e necessario della Confessione e oggetto consigliato e raccomandato di essa. È strettamente obbligatorio confessare i peccati mortali, ovvero quelli aventi una materia grave (in sé o per le “proporzioni” della trasgressione) e che siano stati commessi con piena avvertenza (rendendosi conto della gravità di ciò che si stava facendo) e deliberato consenso (non sotto la spinta di violenza o altra gravissima causa).  Continua a leggere

La Verità o le bugie “a fin di bene”?

Molti di noi, nel lavoro dipendente, avranno ricevuto l’indicazione, o piuttosto l’ordine, di mentire a qualcuno.
Oppure può esserci quella bugia che si considera pietosa, una bugia in apparenza così utile e importante da evitare la crisi di un malato, o di una persona instabile.
Altre volte, la bugia viene detta, e prima ancora giustificata, per salvare qualcuno da rappresaglie, percosse, carcerazione, morte violenta e così via.
Insomma, la bugia in simili casi sembra una strada obbligata e ci si sente del tutto tranquilli. Anzi, soprattutto quando servirebbe a proteggere qualcuno, la si ritiene molto caritatevole e meritoria.
Ricordo un prete di Napoli, sulla quarantina e vestito con il clergyman di derivazione protestante, che affermava proprio questo. Con uno slancio di solidarietà più che di furbizia, si diceva pronto a raccontare anche più di una bugia per salvare una persona.
Ora però spostiamo l’attenzione dal vecchio mondo e dal prete di Napoli e prestiamo ascolto a un grande Santo, anche lui campano: Padre Pio da Pietrelcina. Continua a leggere

Quando un pensiero è peccato?

Non tutti i pensieri cattivi sono peccati. Anche se oggettivamente la materia del pensiero è grave (ad esempio un omicidio o un adulterio), ma la volontà non è deliberata a pensare le cose che ha in mente oppure non avverte pienamente, d’impulso e razionalmente, la gravità del peccato, allora quel pensiero non è un peccato, o quanto meno non è un peccato grave.
Si può annoverare tra i peccati veniali se c’è un lieve consenso della volontà solo al pensiero, quasi che il pensiero soddisfi un desiderio di ira o di lussuria. Continua a leggere

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