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Confessione

Confessarsi bene: una vittoria per l’eternità

Quando si tratta della confessione, abbiamo grosso modo due alternative. O facciamo i furbi con noi stessi, o li facciamo con il diavolo.
Nel primo caso, il diavolo vince e ha giustificati motivi per contare sulla nostra dannazione. Nel secondo caso invece, sarà la grazia di Dio a trionfare in noi.
Non importa quanti e quali peccati ci portavamo nella coscienza e nell’anima: la confessione ben fatta li ha distrutti, annientati per sempre. Si aprono per noi le porte del Paradiso, dove potremo contemplare Dio e prendere parte per sempre alla sua gioia.
Ma mentre siamo ancora a casa nostra o comunque fisicamente lontani dal confessionale, il diavolo ci dà già dei suggerimenti.
Ci dice che il sacerdote è un uomo come noi, anche lui con i suoi peccatacci; ci fa sentire come un peso insopportabile il fatto stesso di andare a confessarci; sempre ascoltando la voce del diavolo, pensiamo: questi sacerdoti sono dei chiacchieroni, e comunque vuoi che i miei peccati, così tremendi, non gli scappino detti a qualcuno? E poi, se mi confesso sul serio, dovrò cambiare vita, cominciare a oppormi alla corrente, e lo so bene quanto è forte, io che mi sono lasciato trascinare fin dalla mia giovinezza, se non da prima!
Ma noi vogliamo forse riconciliarci solo con i nostri simili? Con le nostre paure rischiamo di scordarci che è Dio, nostro Padre e Creatore, a volerci far rinascere come suoi figli nella confessione. È a Dio che dobbiamo pensare innanzitutto.
Gesù Cristo, nostro Signore, ha istituito questo sacramento, ben sapendo quanto possiamo essere umanamente deboli noi e il confessore. Dio, quando fa qualcosa, si prende cura anche delle conseguenze. Continua a leggere

Domenica 27 agosto 2017. Una Messa di ordinaria follia

C’è un film che s’intitola Un giorno di ordinaria follia. Non ricordo di essermelo sorbito, quando anni fa ancora guardavo la televisione, e come tutti i telespettatori mi bevevo il cervello tra un “piatto” e l’altro.
Comunque, il film in questione ha due etichette: “drammatico” e “grottesco”. E così è stata l’ennesima Messa della Chiesa Cattolica Riformata a cui il nostro (d’ora in poi mi chiamerò così) ha partecipato domenica scorsa, 27 agosto 2017.
Il nostro, prima della celebrazione, andava in cerca di un sacerdote per confessarsi. Ed ecco che, già annunciatogli da un diacono, entra da fuori un prete, un missionario dicono, vestito in borghese. Una vecchia conoscenza.
In sacrestia lo salutiamo. Con un viso e una voce impassibili, risponde al saluto. Ci spostiamo nella cappella adiacente per la Confessione. Fa due tirate, prima e dopo la breve accusa dei peccati; nel marasma delle parole sembra di cogliere il fatto che qualcosa del modo di vivere del penitente non gli piaccia (nessun riferimento ai peccati). Poi si rifiuta di dare al nostro la penitenza, cosa di cui ha l’obbligo grave come sacerdote.
Segue una discussione. Il prete-missionario mimetico (in borghese) parla ironicamente di «flagellazione» con riferimento alla penitenza. Invita il nostro ad andarsene in un’altra chiesa se così non gli sta bene, al che gli viene ribattuto: «Io non devo andarmene, sono a casa mia!». Continua a leggere

Voglio confessarmi bene!

Anni fa, ai tempi di Benedetto XVI regnante, era disponibile in un Santuario mariano un pieghevole intitolato Voglio confessarmi bene!, di cui abbiamo conservato una copia come un tesoro prezioso. S’incentra sui Dieci Comandamenti, con una serie di domande per esaminare davvero a fondo la nostra vita. Lo riportiamo integralmente.

Maria Vergine, Madre di Misericordia, abbi pietà di me!

PREGHIERA

O Dio, nostra salvezza, che con la Croce del Tuo Figlio hai spezzato il giogo del peccato, aiutami a sentire il peso delle mie colpe e a confessarle con umiltà.
Rendimi la gioia di essere salvato per lodare la Tua misericordia e vivere nella Tua pace. Amen.
Signore Gesù Cristo, figlio di Davide, abbi pietà di me!

Per fare una buona Confessione si richiedono cinque cose: Continua a leggere

Che cosa dire quando mi confesso?

Un sacerdote molto stimato spiega uno dei requisiti fondamentali della Confessione e ci aiuta a riconoscere i peccati, innanzitutto quelli gravi.

di Don Leonardo Maria Pompei

Il quarto requisito per una buona Confessione è l’accusa sincera dei peccati commessi di cui si ha memoria. Come la Santa Madre Chiesa ha autorevolmente (e dogmaticamente) insegnato, sono oggetto obbligatorio e necessario tutti e ciascuno i singoli peccati commessi da quando si ha l’uso della ragione in poi, i quali vanno confessati bene, ovvero non genericamente, ma per specie, numero e circostanze.
L’inosservanza volontaria di tale indicazione, come già visto per ciò che concerne il sincero pentimento, non solo rende la Confessione invalida, ma la trasforma in sacrilega. Cerchiamo di focalizzare bene i dettagli di questo importantissimo ulteriore elemento costitutivo della “quasi materia del Sacramento”.
Bisogna quindi anzitutto distinguere tra oggetto obbligatorio e necessario della Confessione e oggetto consigliato e raccomandato di essa. È strettamente obbligatorio confessare i peccati mortali, ovvero quelli aventi una materia grave (in sé o per le “proporzioni” della trasgressione) e che siano stati commessi con piena avvertenza (rendendosi conto della gravità di ciò che si stava facendo) e deliberato consenso (non sotto la spinta di violenza o altra gravissima causa).  Continua a leggere

La Verità o le bugie “a fin di bene”?

Molti di noi, nel lavoro dipendente, avranno ricevuto l’indicazione, o piuttosto l’ordine, di mentire a qualcuno.
Oppure può esserci quella bugia che si considera pietosa, una bugia in apparenza così utile e importante da evitare la crisi di un malato, o di una persona instabile.
Altre volte, la bugia viene detta, e prima ancora giustificata, per salvare qualcuno da rappresaglie, percosse, carcerazione, morte violenta e così via.
Insomma, la bugia in simili casi sembra una strada obbligata e ci si sente del tutto tranquilli. Anzi, soprattutto quando servirebbe a proteggere qualcuno, la si ritiene molto caritatevole e meritoria.
Ricordo un prete di Napoli, sulla quarantina e vestito con il clergyman di derivazione protestante, che affermava proprio questo. Con uno slancio di solidarietà più che di furbizia, si diceva pronto a raccontare anche più di una bugia per salvare una persona.
Ora però spostiamo l’attenzione dal vecchio mondo e dal prete di Napoli e prestiamo ascolto a un grande Santo, anche lui campano: Padre Pio da Pietrelcina. Continua a leggere

Quando un pensiero è peccato?

Non tutti i pensieri cattivi sono peccati. Anche se oggettivamente la materia del pensiero è grave (ad esempio un omicidio o un adulterio), ma la volontà non è deliberata a pensare le cose che ha in mente oppure non avverte pienamente, d’impulso e razionalmente, la gravità del peccato, allora quel pensiero non è un peccato, o quanto meno non è un peccato grave.
Si può annoverare tra i peccati veniali se c’è un lieve consenso della volontà solo al pensiero, quasi che il pensiero soddisfi un desiderio di ira o di lussuria. Continua a leggere

“Non si confessi se non vuole”. Quando il pastore abbandona le pecore a se stesse

Il Signore Gesù ha messo bene in chiaro come si comporta il buon pastore.
«Il buon pastore offre la vita per le pecore», dice Gesù nel Vangelo di San Giovanni (10, 11).
In un passo di San Luca (15, 4), leggiamo anche: «Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova?».
Anche le immagini della devozione cattolica ci mostrano a volte Gesù il Buon Pastore che ha ritrovato la sua pecorella e la libera dalle spine dei rovi o da un pericolo imminente.
Ieri mattina, di domenica, dopo una Messa piena delle miserie della riforma liturgica, c’erano una madre e un figlio davanti non ad uno, ma a due sacerdoti. Continua a leggere

Quando l’ira è peccato? Un sacerdote risponde

Caro Padre Angelo,
intanto La ringrazio per il suo sito e la possibilità accordata ad ogni fedele e non di poterLe scrivere: è davvero importante saper trovare, oggigiorno, delle risposte chiare, dettagliate e vere, cioè cattoliche, e non adulterate in qualche modo, nel panorama della rete web.
Torno a scriverLe per la seconda volta per una domanda: quando l’ira è peccato?
[…]
Grazie per la sua risposta!
A presto!
Francesco Continua a leggere

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