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Economia

Le tasse, il denaro contante, il denaro virtuale e la perdita di libertà

di Nicola Arena, Sete di Giustizia

Il fenomeno della dematerializzazione del contante nasconde crimini contro l’umanità: è il più grande attacco alle libertà dei singoli. Perché dematerializzare il denaro? Perché fidarsi dei banchieri?

Denaro virtuale e perdita della libertà

Attualmente, non sono gli Stati e i popoli che hanno la proprietà del loro denaro. Sono i banchieri centrali che lo creano a costo zero e lo prestano allo Stato, pretendendo la restituzione dell’intero valore di quel denaro, che alle banche non è costato nulla, e in più gli interessi.
Il denaro viene fatto stampare a costo tipografico (comunque nullo) o creato attraverso una tastiera del computer semplicemente digitando dei numeri.
Perciò comprendiamo quanto sia importante per un popolo avere la piena autonomia di poter creare quei numeri cioè avere la SOVRANITÀ MONETARIA e più precisamente la PROPRIETÀ POPOLARE DELLA MONETA.
Nelle banconote notiamo la materia, cioè la carta e l’inchiostro per la grafica e notiamo anche dei numeri che ne stabiliscono il valore. Il valore nominale del denaro è quindi dato dai numeri ma anche dalla materia e dall’aspetto fisico del denaro, e quindi per essere visibile e dimostrabile ha bisogno di questi elementi.
Il denaro contante garantisce al portatore il diritto di acquistare beni e servizi per le sue necessità, in piena autonomia, anonimato e libertà.
Possedendo il denaro contante, possediamo il cosiddetto valore indotto stampato sul denaro, e possiamo aver diritto a beni che corrispondono a quel valore.

La strategia del denaro elettronico

Perché allora i grossi istituti bancari fanno propaganda per sostituire il contante con il denaro elettronico?
Semplice, perché con il contante abbiamo nelle nostre mani un valore e il diritto ad acquistare dei beni, mentre il denaro elettronico non viene gestito da noi ma da un potere estraneo, che in qualunque momento ci può negare il diritto a comprare o a vendere. Continua a leggere

Pomodoro cinese al posto di quello italiano. Con il permesso dei nostri politici

(16 marzo 2018) A metà della prossima settimana sbarcheranno a Napoli 44 container pieni di salsa di pomodoro cinese con destinazione la patria per eccellenza della pummarola. Coldiretti lancia l’allarme: import cinese al +43% in un anno.

Il treno merci è partito dalla stazione di Urumqi, capitale della regione autonoma dello Xinjiang, il 26 febbraio. Per percorrere 10.500 km e arrivare a destinazione impiegherà circa 25 giorni. Al momento dovrebbero trovarsi da qualche parte nelle acque del Mar Nero. La merce, infatti, e stata imbarcata al porto di Poti con destinazione finale Napoli.

La Coldiretti ha lanciato subito l’allarme. Lorenzo Bazzana, responsabile economico della confederazione degli agricoltori italiani ha dichiarato: “Nei primi 11 mesi del 2017 il nostro Paese ha importato dalla Cina 136mila tonnellate di concentrato triplo di pomodoro. Nonostante le quote siano diminuite, rispetto al 2016, si tratta pur sempre dell’equivalente di quasi un milione di tonnellate di pomodoro fresco. E se consideriamo che l’Italia produce circa 5 milioni di tonnellate di pomodoro all’anno destinato alla trasformazione industriale, significa che dalla Cina arriva il 20% della salsa di pomodoro lavorata in questo Paese”. […] Continua a leggere

Come la Cina devasta la nostra economia grazie alla globalizzazione e alle scelte sbagliate dei consumatori

Questa sgangherata globalizzazione, nata malamente alla fine degli anni Novanta, ha messo nelle mani dei cinesi una quantità enorme di strumenti per mettere in ginocchio la nostra economia.

Sono regole che vanno cambiate con urgenza perché consentono alla Cina dei vantaggi competitivi devastanti. Potevano avere un senso quando avevamo di fronte un paese povero ed arretrato. Adesso dobbiamo competere contro una gigantesca corazzata che si muove in modo implacabile. Bisogna apportare con la massima urgenza dei correttivi, perché stiamo per essere investiti da un gigantesco tsunami e una volta passato ci troveremo in mezzo alle macerie. Continua a leggere

Gotti Tedeschi: la crisi vera e quella falsa dell’economia

Riportiamo alcune parti trascritte della conferenza che Ettore Gotti Tedeschi ha tenuto lo scorso 17 marzo a Trento. Il titolo dell’incontro era La crisi dell’economia – Quella vera e quella falsa.
Il testo non è stato rivisto dal Relatore.

Credo che sia scontato dire che l’informazione è potere, e quindi la distribuzione dell’informazione serve a gestire il potere. Su questo credo che non ci sia nessun dubbio. Se noi leggiamo determinate cose sui giornali, che interpretano dei fatti, è soltanto perché c’è una certa volontà che questi fatti vengano considerati veri.
Però ora entro nell’argomento, in quello specifico di cui ho personalmente conoscenza, per cui non vado a parlare di altre cose. Parliamo di economia. Allora, in accordo con il Prof. Gioss, io ho detto: vediamo quali sono le crisi vere e le crisi false. Continua a leggere

Il signoraggio bancario

Nei Paesi occidentali, le banche tengono lo Stato e la società in un regime di schiavitù, avendo loro la proprietà del denaro pubblico. I Presidenti americani che volevano riportare la giustizia sono stati tutti uccisi.

Ci siamo mai chiesti chi stampa il denaro? Chi ne è il proprietario? Forse sì. Comunemente pensiamo che sia lo Stato a stampare la moneta, magari mediante la Zecca. In effetti, rispondendo così, non sbagliamo proprio del tutto. Infatti, in Italia, lo Stato produce la moneta metallica, servendosi dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato per conto del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
La moneta cartacea, invece, la produce la Banca Centrale Nazionale. A questo punto è lecito chiedersi a chi appartiene il valore della moneta cartacea stampata. Tutti penseremmo: allo Stato e, dunque, ai cittadini che lo compongono. Sbagliato! Il valore della moneta stampata appartiene alle banche. Continua a leggere

Meravigliosa BREXIT!!!

di Martino Mora

Per me è una gioia immensa, per tutti coloro che amano i popoli è un’immensa speranza. Per tutti coloro che servono il Nuovo Ordine Mondiale, invece, è forse l’inizio della fine. I popoli ci sono ancora, ed è questa la vera, grande notizia. L’omologazione tecnico-mercantile del mondo dovuta alla globalizzazione e il mondialismo feroce di banche, finanza, multinazionali e i loro servetti della politica, della cultura, delle istituzioni internazionali e dei mass media, non sono ancora riusciti ad annullare completamente le identità e le appartenenze collettive. Continua a leggere

Quando il pomodoro ‘Made in Italy’ viene dai campi di lavoro cinesi

‘Aziende italiane collaboravano con i campi di concentramento nazisti’. Una tale affermazione genererebbe, giustamente, scandalo. Eppure, oggi sappiamo che molte aziende italiane collaborano con i campi di lavoro cinesi, dove migliaia e migliaia di prigionieri di coscienza e dissidenti politici vengono regolarmente torturati, uccisi, e privati dei loro organi. Continua a leggere

Nella Cina comunista: sfruttamento e lavoro forzato al servizio dell’Occidente

Quando si parla di ‘made in China’, sempre più persone pensano a prodotti a basso costo di scarsa qualità e contraffatti. Ma non tutti sanno che molto probabilmente la maggior parte di questi viene prodotta in condizioni di sfruttamento della manodopera. Perché il ‘made in China’ è così diffuso nel mondo? Costa poco, e ciò attira i consumatori occidentali. Ma come mai il prezzo del ‘made in China’ è così basso? Continua a leggere

Abramo Lincoln e John F. Kennedy, due grandi Presidenti assassinati per la causa della giustizia

Abramo Lincoln e John F. Kennedy furono entrambi assassinati mentre ricoprivano l’alto incarico di Presidente degli Stati Uniti.
Entrambi avevano tolto alle banche il privilegio di creare il denaro e rivenderlo allo Stato a caro prezzo, come avviene anche oggi in Italia.
E’ solo una coincidenza? Continua a leggere

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