Cerca

Luce che sorge

Con la luce di Cristo verso una nuova alba

Tag

Fedeltà

Il posto ideale per le vacanze? Dove il Signore ci attende

Trascorrere le vacanze in un modo che non sia profondamente cristiano vuol dire che ancora sentiamo di dover qualcosa al nostro io, più che a Dio.
Magari, per grazia di Dio, non ci abbandoniamo alla villeggiatura dei nudisti, integrali o quasi, che affollano le spiagge. Forse, anzi, abbiamo già in mente una meta sicuramente spirituale, accogliente per noi e se ne abbiamo anche per i bambini.
Ma quale che sia la meta, una domanda vale più di tutte: è Volontà di Dio? Dio mi vuole, ci vuole là, in quel luogo e per quella durata di tempo?
Anche qui ci sono d’aiuto le parole del Signore Gesù: «Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo» (Gv 12,25-26).
Cosa significa servire Gesù? Tutto il contrario che servire il proprio io e quindi il mondo, padroni pieni di vanità e duri di cuore.
Servire il proprio io vuol dire mortificare la nostra intelligenza e la nostra libertà, facendone cattivo uso. Vuol dire fare un percorso che Dio non ha preparato per noi e nel quale faremo incontri meno felici, se non infelici, e avremo meno occasioni di grazia, se non guai.
Servire Gesù e seguirlo vuol dire volare con la nostra volontà dietro alla Volontà infinita di Dio, vuol dire vivere nella pienezza e incontrare tutte le occasioni che Dio ha preparato per noi: futuri amici, sposi, collaboratori per il lavoro e l’apostolato, pastori d’anime, fratelli e sorelle sinceri, persone da scoprire e a volte da aiutare con la parola, la preghiera, l’azione. Continua a leggere

Servire Dio con generosità

«In ogni cosa e sempre, più rettitudine di intenzione, più esattezza, più puntualità, più generosità nel servizio del Signore, e allora sarai quale il Signore vuole che tu sia.»
Padre Pio

Questo pensiero di padre Pio si presenta come l’esatto quadro della nostra vita cristiana, che molto spesso ha tutte le caratteristiche tipiche di una vita cristiana non riuscita, incompleta, ridotta, perché regolata e dominata dalla “mediocrità”.
Non si è sbandati, non si è fuori strada, non si è motivo di scandalo, non si è anticristiani e nemmeno cristiani del tutto indifferenti: non si è nulla di tutto questo, è vero; ma non si è neppure cristiani ferventi, determinati, generosi nel donarsi e nel sacrificarsi per Cristo e per la sua Chiesa.
Che cosa si è, allora? L’unica risposta più vera e concreta è questa: si è dei cristiani mediocri. Si potrebbe anche dire che si è dei cristiani ordinari, alla buona, senza infamia e senza lode. In sostanza, la mediocrità è la veste interna ed esterna di questi cristiani che sono presenti e che vogliono operare nel Corpo della Chiesa soltanto in misura ridotta, mortificando il potenziale di grazie che avrebbero a disposizione: si potrebbe anche dire, in effetti, che sono cristiani dimezzati. Continua a leggere

Desiderare la Volontà di Dio

«Il dovere prima di ogni altra cosa, anche se santa.»
Padre Pio

Quando la Madonna a Fatima raccomandò ai tre pastorelli, Lucia, Francesco e Giacinta, di fare molta penitenza e preghiera, i pastorelli chiesero, con ingenuità e candore: «In che cosa consiste la penitenza?». E la Madonna spiegò loro che la prima e più importante “penitenza” consiste nel compiere bene i dovere di ogni giorno. I pastorelli compresero la lezione della Madonna, e da quel giorno la loro obbedienza ai genitori, in ogni cosa da fare a casa, divenne più completa e pronta; così la loro preghiera giornaliera e il loro lavoro di pastorelli.
L’insegnamento della Madonna era semplice e sostanziale: ogni altra penitenza, per quanto buona o eccezionale, è sempre secondaria rispetto alla penitenza dei propri doveri, perché i doveri di ogni giorno sono la più certa Volontà di Dio da compiere per salvarsi e santificarsi. Continua a leggere

Povertà

Caro fratello o sorella laici, prete, religioso o religiosa,

vorrei condividere con te/lei un pensiero sulla povertà.
Qual è la vera povertà? Qual è lo spirito cristiano e cattolico di povertà?
Se davvero ami la povertà e i poveri, spogliati innanzitutto del tuo orgoglio.
È inutile vivere una povertà esteriore, quando siamo ricchi di orgoglio e amiamo fare come ci pare e piace.
La vera povertà è una forma di amore, perché ci spinge a fare tutto come Dio comanda, nella santa obbedienza, con umiltà e cuore puro.
Pensa al Santo Curato d’Ars, Patrono universale dei parroci e grandissimo devoto della Madonna. Lui portava l’abito talare e le scarpe del prete e viveva in grande povertà, senza bisogno d’inventarsi orgogliosamente qualcos’altro.
E quindi, se davvero ami i poveri, sappi che a loro non serve la messinscena di una povertà solo esteriore. I poveri, come i ricchi, hanno bisogno della ricchezza della grazia e di essere portati a Dio. Anche loro hanno il diritto di farsi santi.
Se tu invece fai come ti pare, ti approfitti dei poveri per tenerteli vicino e insegnare loro la via dell’orgoglio. Così i poveri saranno ancora più poveri, anche se magari ti ringrazieranno. Continua a leggere

Bugie

«Tu hai mai detto bugie?». Diversi anni fa, un giorno rivolsi questa domanda a un trio composto da padre, madre e figlia unica. Ero in vena di scherzi e punzecchiature.
Prima alla madre. Rispose, rabbiosa, che lei non aveva mai detto bugie, ma c’erano altre persone che le dicevano.
Quindi fu il turno della figlia: «Non lo so».
Infine il padre, dei tre il più illuminato: «Le avrò dette, qualche volta…».
E io, tu, abbiamo mai detto bugie? Ma è poi veramente peccato dirle, magari una bugietta di scusa, giusto un po’ furba, per sopravvivere alla meglio?
Sì, è peccato. «Dio è Verità.» Questa la spiegazione che Padre Pio dava per condannare ogni bugia, anche per scherzo, perché non è mai lecito ingannare. E lo spiegava così non a nome di se stesso, ma a nome di Dio e della Chiesa.
Sì, io ho detto bugie, e forse anche tante. Almeno una truffaldina, in famiglia. Ricordo però, per ogni bugia, una sensazione di malessere che l’accompagnava. Continua a leggere

È giusto Dio o sono giusto io?

La domanda che abbiamo scelto per titolo è semplice e non sarà difficile rispondere: «È giusto Dio o sono giusto io?». Ma sarà pure interessante per i lettori sapere com’è nata.
Circa una settimana fa, ho ricevuto una notizia presa da Facebook.
La parte centrale del messaggio diceva che i padri di due noti politici di sinistra sono azionisti della Open Society Foundations di George Soros. Parliamo del ricchissimo speculatore americano di origini ungheresi, che finanzia i progetti anticristiani nel mondo.
Solo dopo aver letto la notizia, che non mi meraviglia, ho notato cosa c’era scritto poco più sopra: «Maledetti!».
Quindi il Signore Gesù è morto in croce per salvare ogni anima, e i presunti cristiani maledicono? Ma allora anche per loro, come per Soros e gli altri, è vano l’amore di Cristo, il suo Sacrificio della Croce!
Anche per questi presunti giusti che maledicono, il Signore ha detto la parabola del fariseo e del pubblicano, «per alcuni che presumevano di essere giusti e disprezzavano gli altri» (Lc 18,9).
Chi è il fariseo? È quello che cambia la giustizia di Dio nella sua giustizia personale, il Vangelo di Cristo nel “vangelo secondo me”, e divide le persone tra amici e spazzatura, tra i simpatici e le persone che il fariseo ritiene degne solo di essere colpite, annientate, condannate per sempre. Continua a leggere

Il ringraziamento alla Comunione. Se non vogliamo perdere anche la fede

Nell’Eucaristia noi riceviamo Gesù Cristo vero Dio e vero uomo, in Corpo, Sangue, Anima e Divinità. Così viene insegnato ancora oggi, nonostante le profanazioni di chi ammette gli adulteri ai sacramenti.
Intanto, va precisato che la S. Messa oggi comunemente celebrata non è più la Messa tradizionale cattolica, chiamata tridentina, gregoriana o antica, e popolarmente detta Messa in latino. Si tratta invece di una Messa inventata da un certo Mons. Annibale Bugnini e accolta da Papa Paolo VI con la riforma liturgica del 1969.
Papa San Pio V, quando diede forma definitiva alla S. Messa tradizionale, stabilì che dovesse rimanere lecita e obbligatoria non solo per il suo tempo, ma per sempre (bolla Quo Primum del 1570).
Fra l’altro, mentre nella Messa in latino la SS. Eucaristia viene ricevuta nel modo più riverente, in ginocchio e nella bocca, nella Messa riformata viene ricevuta nel modo più irriverente, in piedi e sulla mano. E quanti dei cattolici che vanno a comunicarsi hanno la dignità e il coraggio di inginocchiarsi al momento di ricevere Gesù Eucaristia? Continua a leggere

Il silenzio in chiesa. Dall’omelia di un Padre carmelitano

Il Padre carmelitano Giorgio Maria Faré svolge un importante apostolato, anche attraverso i moderni mezzi di comunicazione. Abbiamo trascritto per i nostri lettori e chiunque altro gran parte di una registrazione di una sua omelia recente. Riguarda un argomento che ha implicazioni molto serie, il silenzio in chiesa.

[…] E notiamo che i profanatori non stavano nel tempio, ma nel cortile più esterno al tempio, dove era lecito anche ai pagani di entrare. Era uno dei cortili, non era il Santo e non era il Santo dei Santi, e ciò nonostante Gesù caccia fuori tutti. Quindi ci viene da pensare che non è sacro solo il tempio, ma tutto ciò che ne è attinenza, che ne è completamento.
Pensiamo ai giorni nostri, pensiamo alla sacrestia, per esempio, e a tutto quello che serve al culto divino. Ciò che appartiene a Dio non va mai profanato con un comportamento irrispettoso, che ha a cuore i propri interessi, le proprie faccende anche se importanti.
Pensiamo alle nostre chiese: quante volte si vede la gente entrare, correre, andare, fare, da una parte all’altra, durante la Messa, senza neanche un atto di adorazione verso il Santissimo Sacramento, se non un inchino, una genuflessione sgangherata, un segno di croce brutto, buttato lì, senza nessuna percezione, coscienza che sei alla presenza di Dio. Per credere questo bisogna credere nell’Eucaristia, ma credere nell’Eucaristia non è che sia una cosa così diffusa, oggi. Continua a leggere

Come vincere la solitudine?

In un precedente articolo abbiamo detto che la solitudine è rimanere soli con se stessi, o stare in compagnia di altri, ma senza rivolgere lo sguardo a Gesù Cristo, nostra Via, Verità e Vita.
Solo il nostro rapporto sincero e profondo con il Signore Gesù sconfigge la solitudine. Solo Gesù, nella Trinità Divina e con Maria nostra Madre, può restare sempre con noi, abitare nel nostro cuore, nel profondo della nostra anima, e donare pienezza alla nostra vita.
Se osserviamo i Comandamenti e ci impegniamo nella preghiera, possiamo arrivare a sentire presenti dentro di noi Gesù e la Madonna, come pure ogni Persona della SS. Trinità.
Può però succedere che per un’incolpevole aridità spirituale (vissuta anche dai Santi) non riusciamo a sentirli in noi. Ma anche allora c’è una comunicazione, e la fede ci dice che la loro presenza in noi non viene mai meno.
Più spesso possibile, rivolgiamoci a Gesù o a Maria realmente presenti dentro di noi, e affidiamo a Gesù o a Maria, che ci porta sempre a Gesù, il nostro stato d’animo, quel pensiero, quella parola o quell’azione, che così diventano belli, puri e secondo la Volontà di Dio. Continua a leggere

Blog su WordPress.com.

Su ↑