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Luce che sorge

Con la luce di Cristo verso una nuova alba

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Il Sacerdote

Sulla prudenza di sacerdoti e religiosi nei nostri tempi

Cosa deve fare un prete o un religioso – Padre, frate, suora – di fronte alle eresie e persino all’apostasia che oggi nella Chiesa si manifestano più che mai? È lecito mettersi a rimproverare apertamente i propri superiori, in particolare dai Vescovi in su?
Vi è in Italia almeno un sacerdote, un prete, che ha fatto questo, e pur se quello che diceva rispondeva a verità, si è talmente esposto da attirarsi la scomunica da parte dei suoi superiori. Ora quel prete non può più occuparsi dei suoi parrocchiani, se non in modo clandestino. Si ritrova privato della parrocchia che guidava e non può nemmeno più celebrare Messa e confessare.
Avevo dei pensieri al riguardo, ma ho voluto confrontarmi con il Padre spirituale. Ho per lui una grandissima stima, sapendo che parla sempre a nome della Chiesa, e mai di se stesso. Ed il Padre mi ha confermato tutto quello che pensavo.
Il sacerdote, ma anche un qualsiasi religioso, ha una grande e grave responsabilità verso le anime che gli sono affidate. La santificazione e la guida delle anime sono uno dei suoi primi doveri, e guai se lo trascura.
Quando un sacerdote, per rimanere al primo esempio, si espone troppo e a furia di imprudenze finisce per essere privato della sua autorità, le anime che gli erano affidate si ritrovano abbandonate a se stesse. E allora, a che è valsa tutta quella agitazione, tutta quella denuncia?
Si viene meno al dovere del buon pastore, che, dice il Signore Gesù, «offre la vita per le pecore» (Gv 10,11). Per le pecore, non per un’attività ossessiva di denuncia, che non porterà niente di buono. Il pastore che commette imprudenze, abbandona le pecore, e come avviene per il mercenario che fugge, anche in questo caso «il lupo le rapisce e le disperde» (v. 12). Continua a leggere

Regina della Pace. Pensieri di un sacerdote

Siamo lieti di pubblicare un articolo che racchiude alcuni pensieri di un caro sacerdote, Don Felice Prosperi.

REGINA DELLA PACE

Sono tornato ieri da un pellegrinaggio a Medjugorje e mi sono messo sotto il manto della Regina della Pace. Oggi però sento rumori e leggo proclami di guerra, in primis quello del Presidente d’America, che vuole castigare il Dittatore siriano Assad, con il motivo che avrebbe usato armi chimiche, e minaccia il Presidente russo Putin di fargli provare le sue nuove e micidiali armi.

Cosicché acerrimi nemici di Trump sono diventati di colpo suoi fan appassionati e persone, come il sottoscritto, che avevano salutato con favore le sue scelte in difesa della vita, della libertà di espressione e di religione, sono ora costernate nel constatare quanto vano e futile è l’uomo, e quanto è pericoloso che la nazione più potente e armata della terra sia guidata in modo così sciocco.

Già Trump aveva fatto sparare missili potenti contro Damasco, procurando numerosi morti in una guarnigione di soldati, con lo stesso preteso diritto divino di punire chi fa il male.

Putin gli risponde che farebbe bene a usare le sue armi per combattere i terroristi e tutti pensano che questa volta non starà a guardare, ma manderà gli aerei russi a bombardare le navi americane, già stazionate sulla costa della Siria. Continua a leggere

Ieri ho visto Padre Stefano M. Manelli – Silvano Dottori

Ave Maria! Voglio condividere un’esperienza edificante: ieri ho incontrato Padre Stefano Manelli!
Sono andato al Santuario di N.S. di Pontelungo con i miei due nipotini, uno di 3 anni, l’altra di due, per chiedere una benedizione, come spesso accade.
La piccola mi è scappata di mano e si è precipitata verso l’interno, dove c’è l’ascensore che porta ai piani superiori: in quel momento si è aperta la porta dell’ascensore ed è apparsa l’autorevole figura di Padre Stefano, appoggiata ad un bastone.
Il suo viso assorto, vedendo la piccola peste si è immediatamente illuminato, un dolce sorriso si è aperto sulla sua bocca e si è inchinato verso la bimba, per una carezza, estesa poi anche al fratellino. Si è quindi fermato per qualche minuto, interessandosi dei bimbi e scambiando qualche parola con il sottoscritto.
La sua voce era flebile, il viso tradiva momenti di sofferenza, lo sguardo si alternava dal triste al faceto a seconda dell’argomento del momento. Comunque sempre sereno, trasmetteva fortezza, sicurezza, fiducia. Continua a leggere

La veste talare

La veste talare è l’abito dei sacerdoti e seminaristi cattolici. Quest’abito è il segno esterno dell’anima disposta ad entrare nella vita ecclesiastica.

Le caratteristiche di questa veste sono:
1. Il colore nero, il quale indica indica che colui che la indossa è morto al mondo, ai suoi amori e stime.
2. È un abito ampio, a rappresentare quasi la sfericità della terra e l’immensità della religione cattolica.
3. È una veste lunga, che copre fino ai piedi, per testimoniare che tutta la carne è morta al mondo, e reca in sé la morte di Cristo; perciò colui che indossa la veste talare deve far apparire nella sua persona la morte di Nostro Signore e le sue vittorie, e così pure in tutte le azioni deve proclamarLo e annunciarLo.
4. I bottoni che chiudono la talare sono 33 in memoria degli anni della vita di Nostro Signore, e 5 sui polsi in memoria delle Sue cinque piaghe. Continua a leggere

L’invenzione del prete in borghese. Per una storia dell’abito sacro

Nella storia della Chiesa abbiamo avuto anche per l’abito prima una crescente consapevolezza e poi il declino, soprattutto nel XX secolo.
Seguiremo, molto in sintesi, il racconto fatto da Don Michele De Santi nel suo libro L’abito ecclesiastico, sua valenza e storia, dove l’autore si riferisce più che altro al clero maschile.
Come sappiamo, dopo la venuta del Signore Gesù i cristiani subirono persecuzioni non per poco tempo, ma per circa tre secoli.
Nei primi secoli (I-V), i sacerdoti non portavano vesti diverse da quelle dei laici. Finché duravano le persecuzioni, era impensabile darsi un segno riconoscibile dal potere imperiale. In più, la veste usata nell’Impero Romano aveva un aspetto molto dignitoso e scendeva all’incirca fino ai talloni. Continua a leggere

L’abito fa il monaco? Eccome!

Prossimamente su questi schermi (per navigatori) racconteremo, in breve, la storia dell’abito di preti e religiosi. Quello che da solo, come dice il proverbio, non fa il monaco, ma non c’è vero monaco senza l’abito.
Anche le persone consacrate si rivelano con il loro modo di presentarsi. E dalla situazione dell’abito sacro si comprende quella della Chiesa.
La responsabilità più grande ricade sul Papa, i cardinali e i vescovi. Spetta a loro per primi obbligare il clero a portare l’abito sacro.
Tradizionalmente, i consacrati indossano un abito lungo fino ai talloni (per cui si chiama “talare” la veste nera dei preti). Il modello può variare, ma ha sempre una sua bellezza semplice e austera.
Preti e religiosi devono essere coperti quasi interamente per mostrare che si mantengono casti e riservati a Dio. Continua a leggere

Corrispondenza

Altra nuova voce nel Dizionarietto, Corrispondenza…

A sacerdote santo, si dice, corrisponde un popolo fervente; a sacerdote fervente un popolo pio; a sacerdote pio un popolo onesto; a sacerdote onesto un popolo empio.

L’amore di Don Bosco, il Santo educatore

San Giovanni Bosco, il santo prete familiarmente chiamato Don Bosco, aveva un grande vantaggio rispetto al clero di oggi. Poteva contare su una Chiesa che era Madre e Maestra, con una vera liturgia e una vera dottrina.
Trascorsi quasi centotrent’anni dalla sua morte (1888), la vera Chiesa non esiste più, se non in un piccolo resto di fedeli. Anzi, viene perseguitata dalla falsa Chiesa al governo, matrigna e prostituta del mondo, con una falsa liturgia e una falsa dottrina.
Ma la forza di Don Bosco stava, ancor di più, nella sua alleanza con Dio e nella devozione alla Madonna. E di questo tutti siamo e saremo capaci, anche negli ultimi tempi.
Il piccolo Giovanni rimase orfano di padre a due anni. La mamma allevò lui e gli altri due figli con grande amore e sapienza, abituandoli al lavoro e istruendoli benissimo nella fede cattolica. Sappiamo fra l’altro che mamma Margherita consacrò questo suo figliolo alla Madonna fin dalla nascita. Continua a leggere

I sacerdoti, i laici e la metastasi dell’io

Domenica mattina. Non abbiamo la Santa Messa tridentina, l’unica vera Messa cattolica di sempre.
Non ci tocca però solo la Messa riformata e poi ancora riformata. Nello spirito della riforma, a celebrare, se così può dirsi, c’è un prete che riempie la liturgia dei suoi abusi.
Cambia, fa aggiunte alle parole del messale, si rivolge costantemente al femminile ai poveri fedeli presenti, chiamandoli «tutte voi».
Al momento dell’omelia, con l’usuale voce mesta, fa una premessa: oggi la liturgia propone di celebrare con gioia la venuta del Signore. Ma: «Io invece…». E giù uno sproloquio.
In una trasmissione di un protestante di lingua inglese, il pastore diceva: viene insegnato che la Chiesa ha avuto inizio con la Pentecoste, «but I say to you that…», «ma IO vi dico che…», e giù uno sproloquio.
Il Signore Gesù lo rimproverava ai giudei amanti della falsità, che odiavano Lui, il Signore della Vita: «Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi ricevete; se un altro venisse nel proprio nome, lo ricevereste» (Gv 5, 43). Continua a leggere

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